IRRIGANTS D’EUROPE, BATTILANI: SETTORE IRRIGUO PRONTO A BALZO VERSO AGRICOLTURA 4.0

“In questo momento l’area del nord sta cambiando totalmente atteggiamento rispetto al passato, con un interesse crescente verso l’irrigazione e si vanno rivalutando anche le richieste degli stati del mediterraneo. Il contesto europeo, con la commissione della Von Der Leyen sul new green deal e le politiche agricole, è un contesto che sta spingendo verso un veloce e rapido adattamento ai cambiamenti climatici, attraverso le innovazioni tecnologhe ma anche tramite la governance e l’uso responsabile delle risorse. Temi questi che abbiamo sempre sostenuto e portiamo avanti da anni, cambiano i toni rispetto al passato quando si guardava al sostegno alla produttività, mentre oggi si guarda maggiormente al sostegno alle produzioni di qualità”.

Così il segretario generale di Irrigants d’Europe, Adriano Battilani, ad AGRICOLAE.

“Si sta cambiando ed è chiaro che non si può parlare più solo del nesso acqua-energia-alimentazione, ma a questi va aggiunto anche l’ambiente. Si procede dunque verso una economia circolare e sostenibile, con una forte produzione di biomasse europea, e queste biomasse non possono che venire dal settore agricolo e specificatamente nell’area mediterranea dal settore agricolo irriguo.

È chiaro che ci sono delle difficoltà che sono legate alla direttiva quadro acque, oltre alla necessità di tutelare e rimettere in funzione ecosistemi fluviali che sono stati gravemente deteriorati nell’ultimo trentennio e che hanno bisogno di essere messi nuovamente nelle condizioni di funzionare” prosegue.

“Purtroppo tutte queste responsabilità vengono fatte ricadere sulle spalle del comparto agricolo, che, pur avendo le sue colpe, è un mondo estremamente complesso.

Quando guardiamo al mondo dell’agricoltura irrigua guardiamo ad un settore estremante avanzato, una delle industrie più avanzate in Europa che sviluppa e implementa nuove tecnologie e soluzioni. Siamo già pronti al balzo verso l’agricoltura 4.0, in maniera maggiore e molto più capillare rispetto all’agricoltura di precisione. Un settore dinamico che non va però confuso col settore dell’allevamento zootecnico” sottolinea.

“Non necessariamente migliorare le tecniche o l’uso dell’acqua comporta inquinamenti, anzi in molti casi l’agricoltura seccagna per le sue caratteristiche è più esposta a causare picchi d’inquinamento che non quella irrigua.

Quello che stiamo chiedendo è che per avere un fiume blu è necessario avere un territorio verde attorno. Se per avere un fiume blu, come vorrebbe la direttiva quadro, dobbiamo sacrificare i territori che sono interconnessi con questo alveo fluviale allora ci troveremmo ad avere una situazione come il Nilo, ovvero un fiume che attraversa un deserto” dichiara Battilani.

“È vero poi che va gestito il prelievo ma il problema è proteggere gli ecosistemi, i quali sono molto complessi e stanno evolvendo insieme al clima. Bisogna perciò scegliere con attenzione i bersagli, che siano quindi mirati non alla cieca preservazione ma a sostegno di un adattamento ed evoluzione degli ecosistemi che non possiamo fermare” evidenzia.

“Stiamo discutendo su tutti i tavoli, l’indirizzo che si sta dando non dispiace ma è importante trovare dei punti di equilibrio. L’Europa si è dotata per prima a scala globale di pacchetti normativi che indirizzano le attività economiche in tal senso e che ne fanno un progetto estremante ambizioso. Si tratta di un processo che ovviamente richiederà sacrifici e impegni da parte di tutti i settori. Noi siamo pronti a compiere questi sforzi, a patto che siano giustificati e produttivi per l’ottenimento dell’obiettivo finale. Se devono invece essere fatti sulla base di questioni dogmatiche o pressioni di gruppi di opinione che nulla hanno a che vedere con le realtà produttive, allora vorrebbe dire sprecare delle opportunità e del tempo e, specialmente, mettere in ginocchio il settore produttivo agricolo in un momento in cui la sicurezza alimentare nel prossimo futuro non è assolutamente una garanzia” spiega Battilani.

“Abbiamo necessità di produrre e consumare meglio, facendo una revisione profonda del sistema che parta da chi è all’inizio e alla fine della catena. Il cittadino è il primo ad influenzare con le sue scelte la catena produttiva, l’agricoltore che deve fare bilancio non può dunque pensare solo all’ambiente se poi gli viene chiesto di vendere un prodotto che nel ciclo produttivo non è più sostenibile” conclude il segretario generale di Irrigants d’Europe Battilani.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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