ISTAT, CIA: CALO POTERE DI ACQUISTO SVUOTA IL CARRELLO DELLA SPESA

La Cia commenta i dati diffusi dall’Istat relativi al primo trimestre 2014: la flessione della domanda interna è diventata strutturale e coinvolge sempre di più beni primari come il cibo: oggi l’85% degli italiani cerca di eliminare ogni eccesso o spreco sulla tavola; il 58 per cento opta per il prezzo più basso, scegliendo il brand solo se è in offerta speciale mentre il 49% ammette di tagliare per primo pranzi e cene al ristorante.

La riduzione del potere d’acquisto delle famiglie continua a riversarsi direttamente sul carrello alimentare, con una flessione della spesa per il cibo del 2 per cento da inizio anno ma che sfiora il 12 per cento rispetto ai livelli pre-crisi (dai 129 miliardi del 2007 ai 114 miliardi del 2013). Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai dati Istat ai dati Istat su “reddito e risparmio delle famiglie” nel primo trimestre 2014.

In sei anni gli italiani hanno visto il reddito reale disponibile erodersi del 10,2 per cento e la disoccupazione salire ai massimi dal 1977 -osserva la Cia-. Di conseguenza, il calo della domanda domestica è diventato strutturale, andando a coinvolgere non più solo il “superfluo” ma anche beni primari come gli alimentari.

La tavola, insomma, è diventata “low-cost”, come dimostra l’aumento esclusivo degli scontrini nei discount nel primo quadrimestre dell’anno (+3,1 per cento) in controtendenza totale rispetto a negozi di quartiere (-2,3 per cento), supermercati (-0,7 per cento) e ipermercati (-1 per cento).

Non solo -aggiunge la Cia-. Davanti al bancone alimentare, l’85 per cento degli italiani cerca di eliminare ogni spreco ed eccesso, comprando “quanto basta”, e il 58 per cento opta per il prodotto con il prezzo più basso, scegliendo il brand solo se è in offerta speciale. Inoltre, il 49 per cento dei consumatori ammette di sacrificare per primo pranzi e cene al ristorante, mentre il 21 per cento ritorna al “fai da te” in cucina soprattutto per quanto riguarda dolci, pane e pasta ‘a mano’.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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