ITALIA PRIMA IN UE PER VALORE AGGIUNTO AGRICOLO. TUTTI I DATI DEL CENTRO STUDI DI CONFAGRICOLTURA. TURISMO PUO DARE MAGGIORE SOSTENIBILITA ECONOMICA ALLE IMPRESE

L’agricoltura italiana produce molto valore, a costi di produzione contenuti, ma, occupando molte persone, fatica a trovare una solida sostenibilità economica in termini di redditi delle aziende e dei lavoratori. Il centro studi di Confagricoltura ha redatto un dossier per mettere a confronto l'agricoltura italiana con quella dei paesi membri Ue competitor.

Nel 2017, si conferma il ruolo di primo piano, nell’Unione Europea, dell’agricoltura italiana. Il nostro Paese, rispetto ai cinque principali concorrenti di settore (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito).

E' primo, davanti alla Francia, per il valore aggiunto al costo dei fattori di produzione; è primo, davanti alla Francia, per valore della produzione derivante dalle attività connesse; è primo, davanti alla Germania, per il valore medio della produzione, vegetale e animale, per ettaro coltivato; è primo, davanti alla Spagna, per l’occupazione di settore (Unità di Lavoro Annue); è al terzo posto, dopo Francia e Germania, per il valore della produzione, pur oggi scavalcato dalla Germania.

Qui di seguito il dossier del Centro studi di Confagricoltura in PDF

 

agricoltura_ue_italia_2017_centro_studi_confagricoltura

 

1. Primo posto dell’Italia per il Valore Aggiunto di settore

Nel 2017, secondo i rilevamenti di Eurostat, l’Italia si conferma, fra i cinque principali paesi agricoli dell’Unione Europea (valore della produzione e Valore Aggiunto a prezzi correnti più alti), al primo posto per Valore Aggiunto del settore agricolo (tabella 1), con una crescita, rispetto all’anno precedente del 3,2%, peraltro inferiore a quella del principale concorrente, la Francia (+9,8%), e ancor più alla crescita di Germania (+23,3%) e Regno Unito (+21%).

Tabella 1 - Valore Aggiunto del settore agricolo (coltivazioni, allevamenti, attività connesse) nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea (milioni di euro)

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

I dati sul Valore Aggiunto (V.A.) 2017 sono i migliori dell’ultimo decennio solo per la Spagna, segno che la crescita degli altri Paesi, dopo la crisi economico-finanziaria di fine 2007, è ancora instabile (tabella 2). Per tutti i paesi, gli effetti della crisi si sono evidenziati maggiormente nel 2009 (V.A. minimo del decennio); i tempi della successiva ripresa (V.A. massimo post crisi) sono stati differenti, distribuendosi fra il 2013 (Italia e Germania), il 2014 (Regno Unito), il 2015 (Francia) e il 2017 (Spagna). Nel 2017, tutti i Paesi, tranne la Spagna, registrano un V.A. inferiore al massimo post crisi (per l’Italia, -4,5%).

Tabella 2 - Evoluzione del Valore Aggiunto del settore agricolo (coltivazioni, allevamenti, attività connesse) nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea (milioni di euro e anno di riferimento) nell’ultimo decennio

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

2016 2017

Var. % 2017/2016

Italia 30.576,8 31.543,4 +3,2%

Francia 26.826,2 29.444,5 +9,8%

Spagna 26.993,1 27.727,8 +2,7%

Germania 16.516,3 20.358,7 +23,3%

Regno Unito 9.729,1 11.775,5 +21,0%

Max precrisi Min. crisi Max post crisi 2017 Var % 2017 su 2006-2008 2009-2011 2012-2017 Max post crisi

Italia 28.772,88 (2008) 26.307,07 (2009) 33.024,44 (2013) 31.543,38 -4,5%

Francia 29.223,90 (2007) 22.243,90 (2009) 30.085,60 (2015) 29.444,47 -2,1%

Spagna 25.169,36 (2007) 20.953,54 (2009) 27.727,76 (2017) 27.727,76 -

Germania 16.974,81 (2008) 13.163,00 (2009 21.502,59 (2013) 20.358,68 -5,3%

Regno Unito 8.535,92 (2008) 7.457,95 (2009) 11.845,30 (2014) 11.775,46 -0,6%

2. Torna a crescere il reddito di addetti e imprese

Il Valore Aggiunto, generato dalla differenza fra il valore della produzione (integrato dai contributi ricevuti) e i costi aziendali, dà la misura del reddito disponibile per gli addetti e per le imprese. Con altrettanti indici (A, B, C), Eurostat calcola, rispetto al 2010 (2010 =100), l’evoluzione percentuale di tali redditi, riferendoli, nel caso degli addetti, alle Unità di Lavoro Annue (ULA), cioè al numero convenzionale di lavoratori occupati a tempo pieno.

Per quanto riguarda il reddito medio per Unità di Lavoro Annua, dipendente e indipendente, ovvero salariata e non salariata (indicatore A - tabella 3), l’Italia presenta, nel 2017 rispetto al 2010, il miglior risultato (+35%), precedendo la Spagna (+22,7%), e, più distanziati, Regno Unito (+14,6%), Germania (+7,9%) e Francia (+5,6%).

Nel 2017, il reddito dell’Italia torna a crescere (+5,1 punti % rispetto al 2016) dopo tre anni (2014-2016) di flessioni; ma l’incremento del nostro Paese è superiore solo a quello della Spagna (che segna un negativo di 7,2 punti %), mentre fanno meglio di noi Germania (+23,3), Regno Unito (+18,1) e Francia (+10). Tuttavia si osserva che questi ultimi tre Paesi avevano registrato, nel 2015 (esclusa Francia) e nel 2016, rilevanti flessioni dell’indice, che era sceso sotto il valore del 2010. Anche per l’Italia si evidenzia, nel 2017 rispetto al 2013 (anno migliore del periodo), la perdita di 15,2 punti.

Tabella 3 - Evoluzione dell’indice del reddito medio per ULA, dipendente e indipendente, nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea (2010=100)

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

Andamento simile, ma per valori assoluti più alti, evidenzia il reddito medio per Unità di Lavoro Annua indipendente, quindi non salariata, corrispondente al lavoro prestato dal conduttore e dai suoi familiari (Indicatore B - tabella 4): rispetto al 2010, nel 2017 l’Italia è al primo posto (+72,5%), davanti alla Spagna (+55,6%) e, più distanziati, Regno Unito (+16,9%), Francia (+5,9%), Germania (-0,2%).

Nel 2017 rispetto al 2016, l’Italia segna +10,4 punti percentuali, meglio solo della Spagna (-6,5); ma anche in questo caso gli incrementi più consistenti di Germania (+44,9), Regno Unito (+29,1) e Francia (+19,3) sono preceduti dalle notevoli flessioni degli anni precedenti, che hanno portato l’indice sotto i 100 punti di riferimento (2010). Per l’Italia si evidenzia, nel 2017 rispetto al 2013 (anno migliore del periodo), la perdita di 32,5 punti percentuali.

Tabella 4 - Evoluzione dell’indice del reddito medio per ULA indipendente nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea (2010=100)

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017

Var. % 2017/2016

Italia 100 118,3 126,9 150,2 136,3 133,7 129,9 135,0 +5,1

Spagna 100 101,1 102,5 112,7 116,3 122,1 129,9 122,7 -7,2

Regno Unito 100 116,5 110,4 119,2 116,3 99,3 96,5 114,6 +18,1

Germania 100 118,0 103,9 121,3 115,3 76,5 84,6 107,9 +23,3

Francia 100 104,6 105,3 89,6 101,8 108,6 95,6 105,6 +10,0

2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017

Var. % 2017/2016

Italia 100 136,9 153,5 205,0 174,9 167,8 162,1 172,5 +10,4

Spagna 100 101,9 102,6 120,6 130,8 148,7 162,1 155,6 -6,5

Regno Unito 100 124,6 114,9 127,9 122,3 93,0 87,8 116,9 +29,1

Francia 100 105,6 105,2 77,4 98,8 110,9 86,6 105,9 +19,3

Germania 100 133,7 104,8 135,9 123,3 42,6 54,9 99,8 +44,9

 

Sono complessivamente più dinamici ed in crescita i redditi netti delle imprese agricole italiane (Indicatore C - tabella 5): dal 2010 sono aumentati del 59,3%, molto più del +20,7% della Spagna, e del +16,7% del Regno Unito. Sono in negativo, Francia (-9,2%) e Germania (-13,8%).
La dinamica di crescita fra il 2016 e il 2017 evidenzia l’incremento più contenuto dell’Italia (+8,1 punti percentuali), ma in un quadro di periodo nettamente favorevole rispetto agli incrementi più rilevanti di Germania (+38,4), Regno Unito (+29) e Francia (+14,9) che sono stati preceduti da flessioni molto rilevanti. Nel 2017, Germania (indice 86,2) e Francia (indice 90,8) sono sensibilmente al disotto dell’indice 100 riferito al 2010. Rispetto al 2013 (anno migliore del periodo), l’Italia è retrocessa di 25,2 punti %.

Tabella 5 - Evoluzione dell’indice del reddito netto medio delle imprese agricole nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea (2010=100)

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

Complessivamente, i tre indici di reddito agricolo descritti in precedenza evidenziano un’agricoltura italiana decisamente più in salute di quelle dei principali concorrenti, seppur con una crescita più contenuta nel 2017 rispetto al 2016 e con perduranti differenze negative rispetto al 2013 (tabella 6).

Tabella 6 - Italia: variazioni degli indicatori di reddito agricolo A, B, C 2013-2017

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

3. Valore della produzione: scivoliamo al terzo posto, ma restiamo largamente primi per il valore derivante dalle attività connesse e per il valore per ettaro di coltivazioni e allevamenti

Abbiamo ricordato come il Valore Aggiunto si calcoli per differenza fra il valore della produzione e il costo dei mezzi impiegati per la produzione (manodopera esclusa).
Nel 2017, per valore della produzione del settore agricolo (coltivazioni, allevamenti e attività connesse - tabella 7), l’Italia (54.762 milioni di euro) è stata nuovamente superata, al secondo posto, dalla Germania (56.647); al primo posto resta con largo margine la Francia (71.963); seguono, negli ultimi due posti della graduatoria, Spagna (49.165) e Regno Unito (30.939).

Fra i cinque Paesi considerati, la composizione del valore della produzione presenta significative differenze.
Nel 2017, l’Italia è...

  • -  al primo posto per il valore dei servizi derivanti da attività connesse,
  • -  al secondo posto per il valore della produzione vegetale,
  • -  al quinto posto per la produzione animale.Rispetto al 2010, abbiamo conservato le prime due posizioni, ma siamo retrocessi dal terzo al quinto posto per le produzioni animali (tabella 7).

2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017

Var. % 2017/2016

Italia 100 129,9 140,2 184,5 159,8 155,6 151,2 159,3 +8,1

Spagna 100 92,5 94,8 100,8 102,0 107,1 120,6 120,7 +0,1

Regno Unito 100 126,3 116,7 128,3 122,8 93,5 87,7 116,7 +29,0

Francia 100 103,0 100,4 72,3 90,5 99,2 75,9 90,8 +14,9

Germania 100 131,6 102,3 127,0 113,8 38,1 47,8 86,2 +38,4

2013 2017

Var. % 2017/2016

Reddito UL dipendenti (ind. A) 150,2 135,0 -15,2

Reddito UL indipendenti (ind. B) 205,0 172,5 -32,5

Reddito imprese (ind. C) 184,5 159,3 -25,2

Tabella 7 - Composizione del valore della produzione del settore agricolo nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea (milioni di euro)

2010

Vegetale Animale Connesse Totale

Francia 39.163,50 23.150,90 5.810,80 68.125,20

Germania 24.863,82 22.606,47 2.489,11 49.959,40

Italia 26.699,22 14.357,63 7.102,94 48.159,79

Spagna 25.028,12 13.797,34 1.545,71 40.371,17

Regno Unito 8.624,07 12.879,42 2.242,21 23.745,70

2017

Vegetale Animale Connesse Totale

Francia 39.151,53 26.306,19 6.504,80 71.962,52

Germania 25.892,55 27.210,59 3.544,31 56.647,45

Italia 29.085,73 16.229,42 9.446,99 54.762,14

Spagna 28.687,28 18.755,73 1.722,44 49.165,45

Regno Unito 11.175,10 16.741,44 3.022,84 30.939,38

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

4. Punti di forza e criticità del sistema agricolo italiano

L’andamento positivo dell’agricoltura italiana, nel 2017 rispetto al 2016 e nel periodo 2010-2017, è particolarmente significativo considerando che il nostro Paese, fra i principali Paesi agricoli dell’Unione Europea, è quello che dispone della minore superficie coltivata (SAU - Superficie Agricola Utilizzata). Così, per valore della produzione vegetale e animale per ettaro (escluse le attività connesse), l’Italia, già nel 2010 e ancora nel 2017, è al primo posto, con oltre 4 mila euro, contro i 3,6 mila della Germania, i 2,4 mila della Francia, 2 mila della Spagna e gli 1,7 mila del Regno Unito (tabella 8).

Tabella 8 - Valore medio della produzione agricola (coltivazioni e allevamenti, escluse attività connesse) per ettaro nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea

2010

Valore SAU Valore

m.ni € (ha x 000) €/ha

Cfr %

Italia 41.056 12.856 3.194 100,0

Germania 47.470 16.704 2.842 89,0

Francia 62.314 27.837 2.239 70,1

Spagna 38.825 23.753 1.635 51,2

Regno Unito 21.503 16.882 1.274 39,9

2017

Valore SAU Valore

m.ni € (ha x 000) €/ha

Cfr %

Italia 45.315 11.291 4.013 100,0

Germania 53.103 14.656 3.623 90,3

Francia 65.458 27.512 2.379 59,3

Spagna 47.443 23.206 2.044 50,9

Regno Unito 27.917 16.455 1.696 42,3

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

Ma l’agricoltura italiana, nonostante la drastica riduzione del numero di aziende e il conseguente incremento della SAU per azienda, resta caratterizzata dal più alto numero di aziende. Così si colloca, sia pure con un netto miglioramento nel 2017 rispetto al 2010 (57,6 contro 29,7 migliaia di euro), agli ultimi posti per il valore medio della produzione per azienda (tabella 9). Per questo indicatore, nel 2017, il miglior risultato è della Germania (218 mila euro), seguita dal Regno Unito (167 mila) e dalla Francia (165 mila); l’Italia (57,6 mila euro) è davanti solo alla Spagna (52,3 mila).

Tabella 9 - Valore medio della produzione del settore agricolo per azienda nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea

2010

Valore Aziende Valore

Cfr %

m.ni € x000 €/azienda

Germania 49.959 299 167.016 100,0

Francia 68.125 516 132.000 79,0

Regno Unito 23.746 185 128.216 76,77

Spagna 40.371 990 40.787 24,42

Italia 48.159 1.621 29.712 17,79

2017

Valore Aziende Valore

Cfr %

m.ni € x000 €/azienda

Germania 56.647 260 217.873 100,0

Regno Unito 30.939 185 167.238 76,8

Francia 71.963 435 165.432 75,9

Italia 54.762 950 57.644

26,5

Spagna 49.165 940 52.303 24,0

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

Un’altra importante criticità del nostro sistema agricolo riguarda il reddito per addetto. E’ infatti vero che siamo il Paese con la più alta, e sostanzialmente stabile, occupazione in agricoltura (circa 1,1 milioni di Unità Lavorative Annue); ma il Valore Aggiunto annuo per ULA è il più basso rispetto ai principali concorrenti di settore (tabella 9): nel 2017, come nel 2010, questo indicatore vale per l’Italia (23 mila euro nel 2010 e 28 mila euro nel 2017) circa il 66% rispetto a quello del paese primo in graduatoria (Francia nel 2010, Germania nel 2017).

Tabella 10 - Valore aggiunto medio del settore agricolo per ULA nei principali Paesi agricoli dell’Unione Europea

2010

V.A. ULA V.A.

m.ni € x000 €/ULA

Cfr %

Francia 27.862 809 34.440 100,0

Germania 17.031 522 32.627 94,7

Regno Unito 7.811 291 26.842 77,9

Spagna 22.366 964 23.201 67,4

Italia 26.448 1.164 22.722 66,0

2017

V.A. ULA V.A.

m.ni € x000 €/ULA

Cfr %

Germania 20.359 478 42.591 100,0

Regno Unito 11.775 290 40.605 95,3

Francia 29.444 746 39.470 92,7

Spagna 27.728 914 30.337 71,2

Italia 31.543 1.123 28.088 66,0

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Eurostat

5. Conclusioni

Nel 2017, si conferma il ruolo di primo piano, nell’Unione Europea, dell’agricoltura italiana. Il nostro Paese, rispetto ai cinque principali concorrenti di settore (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito)...

  • -  è primo, davanti alla Francia, per il valore aggiunto al costo dei fattori di produzione;
  • -  è primo, davanti alla Francia, per valore della produzione derivante dalle attività connesse;
  • -  è primo, davanti alla Germania, per il valore medio della produzione, vegetale e animale, perettaro coltivato;
  • -  è primo, davanti alla Spagna, per l’occupazione di settore (Unità di Lavoro Annue);
  • -  è al terzo posto, dopo Francia e Germania, per il valore della produzione, pur oggi scavalcatodalla Germania.

    Restano tuttavia alcune significative criticità, malgrado i consistenti miglioramenti registrati nel 2017, del nostro sistema agricolo:

  • -  siamo quarti per valore medio della produzione aziendale;
  • -  siamo ultimi, immediatamente preceduti (ma con differenza crescente rispetto agli anniprecedenti) dalla Spagna, per valore aggiunto medio per Unità di Lavoro.

    In sintesi, l’agricoltura italiana produce molto valore, a costi di produzione contenuti, ma, occupando molte persone, fatica a trovare una solida sostenibilità economica in termini di redditi delle aziende e dei lavoratori.

    In prospettiva, la sostenibilità economica delle aziende agricole può essere rafforzata...

  • -  proseguendo nella razionalizzazione del sistema produttivo (meno aziende, maggioredimensione media aziendale);
  • -  contenendo la riduzione del suolo disponibile per le coltivazioni, causata dalla nuovaurbanizzazione (c.d. consumo di suolo);
  • -  sostenendo la migliore remunerazione delle produzioni con riconoscimento d’origine (prodotti DOP e IGP);
  • -  dando ulteriore impulso alle attività connesse con la produzione primaria (trasformazione e vendita diretta dei prodotti, anche on-line, agriturismo, agricoltura sociale, produzione di energia da fonti rinnovabili senza sottrarre altro suolo alle coltivazioni);
  • -  promuovendo, a sostegno di alcune delle attività citate in precedenza, un migliore uso, da parte degli enti pubblici e delle imprese, degli strumenti informatici disponibili;
  • -  dando maggiore impulso al turismo, soprattutto rurale, che genera nuovi consumi (ristorazione, vendita diretta, e-commerce, anche internazionale) di prodotti agroalimentari tipici locali. 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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