LA DIETA MEDITERRANEA DIVENTA “SUPER”LO DICE UNO STUDIO DELL'EUROPEAN JOURNAL OF CLINICAL NUTRITION

gianni zio ok okChe la dieta mediterranea sia universalmente riconosciuta come quella salubre per eccellenza, tanto da rappresentare un “healthy eating” per tutti, è cosa ormai acclarata. Le sue proprietà sono peraltro in buona parte legate, oltre che alla buona qualità e quantità di apporto in macronutrienti (carboidrati, lipidi e proteine), al suo contenuto in micronutrienti e cioè vitamine e molecole e ad azione antiossidante ed altre con le caratteristiche dei cosiddetti fitofarmaci. Anche se in parte noto, poco è stato pubblicato sinora sul ruolo esatto di tali componenti alimentari e su come ottimizzarne l’apporto pur nell’ambito di un corretto stile di vita alimentare qualitativo e quantitativo di una classica scelta rigorosamente “mediterranea”. Esistono, pubblicate il Italia dall’ INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti) e negli USA dall’USDA (United States Department of Agricolture), tabelle dei contenuti in vitamine, antiossidanti e fitofarmaci nella maggior parte degli alimenti consumati nel mondo. D’altro canto i ricercatori dell’Università Cattolica partecipanti al famoso Progetto Moli-Sani hanno schedato e monitorato rigorosamente i comportamenti alimentari di più di 24 mila volontari nella popolazione del Molise tra la primavera del 2005 e quella del 2010. In un sottogruppo di circa 13 mila soggetti selezionati sono ora state applicate le suddette tabelle individuando due sottogruppi di cui uno alimentatosi con cibi, sempre appartenenti alla dieta mediterranea, a contenuto globale di antiossidanti e fitofarmaci al di sotto di una media matematica prestabilita ed un altro al di sopra della stessa. In tutti sono stati presi in considerazione due inconfutabili indicatori di rischio cardiovascolare: la pressione arteriosa e la cosiddetta flogosi sistemica (infiammazione diffusa dell’organismo) identificabile col dosaggio della PCR (Proteina C Reattiva) ematica.

Ebbene, gli studiosi (G. Pounis et al.), fermo restando il principio che il mangiare “mediterraneo” si identifica con l’healty foods degli scienziati della nutrizione, hanno pubblicato nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista European Journal of Clinical Nutrition i loro risultati in base ai quali si evince che esiste la possibilità di accedere ad una sorta di Super Dieta Mediterranea in grado di difenderci in maniera significativamente migliore dal rischio di incappare in malattie quali arteriosclerosi, infarto del miocardio, ipertensione, ictus. Insomma, se la quota di pasta e pane è irrinunciabile, ma è indifferente per apporto di questi potenti micronutrienti, una scelta quotidiana basata su verdure a foglia larga e pomodori, cotti o crudi, carote e ravanelli crudi, noci e nocciole, pesce, olio d’oliva ed agrumi, rispetto a quella basata su cavoli e broccoli, funghi e cipolle crudi, legumi cotti, oli vegetali, pollo e tacchino, latte e yogurt magri e frutta senza agrumi è nettamente più efficace dal punto di vista salutistico e preventivo pur nell’ambito della scelta rigorosamente “mediterranea” di base.

 

 

Giovanni Spera

Endocrinologo, Internista ed Obesiologo

Professore Ordinario di Medicina Interna, docente nella scuola di Specializzazione di Endocrinologia da più di 40 anni e Fondatore e Coordinatore Scientifico del Master “Prevenzione e Terapia di Soprappeso,Obesità e Disturbi dell’Alimentazione” alla Sapienza, Università di Roma, ha organizzato e diretto per circa 20 anni il Centro di riferimento Aziendale del Policlinico Umberto I di Roma per la Diagnosi e Cura dell’Obesità ed i Disturbi dell’Alimentazione. Consulente del Ministero della Salute in più legislature per le Campagne per un corretto stile di vita e la lotta all’Obesità, è nel CD della Società Italiana per i Disturbi del Comportamento Alimentare e Presidente della Sezione Laziale della Società Italiana dell’Obesità dal 2007 al 2012.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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