LAVORO, CONFCOOPERATIVE: GOVERNO INTERVENGA, 150.000 LAVORATORI A RISCHIO NEI SETTORI ELETTRICITÀ, GAS E RIFIUTI

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"Sono 150.000 gli addetti a rischio nei settori elettricità, gas e rifiuti. È quanto accadrà dal 1 gennaio 2021 se il Governo non dovesse intervenire sulla disciplina delle concessioni contenuta nel Codice degli Appalti». È l’allarme che lanciano le Cooperative Elettriche Italiane Storiche aderenti a Confcooperative Consumo ed Utenza.

«L’art. 177, comma 1 del Codice degli Appalti, prevede, infatti – fanno sapere nella nota le Cooperative Elettriche – che le imprese del gas e dell’elettricità debbano mettere a gara una quota pari all'80% di tutti i loro lavori, servizi e forniture di importo superiore a 150.000 euro. L’obbligo è stato però esteso per via interpretativa anche ai lavori che le imprese concessionarie svolgono con i propri dipendenti. Ciò vuol dire che l’impresa è obbligata ad esternalizzare e a smembrare l’80% della propria attività: una imposizione incomprensibile e irragionevole, non prescritta dalle direttive europee e censurata dallo stesso Consiglio di Stato, che l’ha ritenuta incostituzionale».

«Imporre una gara è un conto, imporre lo smembramento di un’impresa è un altro. Rischiamo un pesante contraccolpo occupazionale e perdita di professionalità nelle aziende del gas e del settore elettrico – dicono Cooperative Elettriche Italiane Storiche – se il governo non dovesse intervenire».

«Se la norma dovesse applicarsi molte società si trasformerebbero in un sol colpo in piccole società appaltatrici, costrette a licenziare la maggior parte dei propri dipendenti, disperdere competenze e dequalificare servizi essenziali per la comunità, privandole altresì di quegli investimenti necessari per modernizzare le infrastrutture energetiche, con un abbassamento generale dei livelli di sicurezza. È senza dubbio – conclude la nota – una misura irrazionale, da scongiurare ad ogni costo».

Per altro anche la Segnalazione a Parlamento e Governo n. 481 del 12 marzo 2019 dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, evidenzia rilevanti profili di criticità con specifico riguardo ai rischi di ricadute negative sulla continuità e sulla qualità del servizio reso e al possibile aumento dei costi per la gestione delle concessioni e conseguente loro traslazione sui clienti finali. Sarebbe opportuno dunque intervenire su una disposizione che appare irragionevole e sembra presentare tratti di incostituzionalità.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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