L’EDITORIALE DI ROBERTO FORMIGONI: MADE IN ITALY, STORIA ITALIANA DI SUCCESSO. ECCO LE COSE DA FARE SUBITOCOSI’ LA POLITICA E’ CHIAMATA A FORNIRE UNA PROVA

roberto_formigoni_ansa"La politica, nei diversi livelli e ruoli istituzionali, è chiamata ad offrire una prova, insieme di concretezza e di visione strategica, per consentire al nostro Paese di trovare la strada che ci porti fuori dalle difficoltà che bloccano da troppo tempo la società e l’economia.

Proviamo a stendere un’agenda, sia pure non completa, delle scadenze che abbiamo di fronte nella politica agricola:

- entro il marzo 2014, l’invio a Bruxelles per l’approvazione entro quattro mesi del documento “Accordo di partenariato”, cioè della piattaforma relativa a tutti i fondi strutturali europei;

- entro il 31 luglio 2014, l’approvazione di tutti gli atti nazionali d’applicazione dei pagamenti diretti (primo pilastro) della politica agricola comune;

- entro l’autunno, l’approvazione dei programmi operativi nazionali e dei piani operativi regionali sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale;

- il semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell'Unione europea dal 1° luglio 2014;

- l’Expo 2015, che potrà e dovrà essere l’occasione per condividere un nuovo modello di sviluppo di Food Security e Food Safety con al centro la persona umana ed il suo rapporto con l’ambiente.

Il sistema agroalimentare italiano rappresenta un volume di attività economica di 266 miliardi di euro, pari al 17 per cento del PIL nazionale (ultimo dato disponibile 2012, fonte INEA-ISTAT).

E’ una grande storia di qualità e successo.

L’agroalimentare italiano si afferma per l’origine e la tipicità territoriale dei prodotti agricoli nonché per la capacità di trasformazione (secondo ricette italiane, tradizioni italiane, competenza e conoscenza italiane): fattori che mettono in evidenza la ricchezza organolettica ed antropologica della nostra cultura alimentare.

L’enogastronomia è inoltre uno degli attrattori principali del turismo.

33 miliardi di euro costituiscono il volume delle esportazioni, il cui valore è in crescita (+6%) nel 2013 rispetto al 2012. Il legame dei prodotti agro-alimentari con lo stile italiano costituisce il punto di forza di maggior importanza nella differenziazione sui mercati mondiali.

Per tale ragione, la difesa del Made in Italy deve essere un obiettivo prioritario della politica nazionale in Europa e nell’ambito degli accordi internazionali e di commercio.

Va ricordato il pregevole lavoro svolto dal Governo italiano e dalla Conferenza Stato-Regioni nel corso del 2013, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto di attuazione del Pacchetto Qualità, portato dal regolamento Ue n. 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari.

L’attuazione della complessa riforma della politica agricola comune (PAC) è oggi l’appuntamento decisivo per l’agricoltura.

Avrà effetti importanti fino al 2020 e la IX Commissione “Agricoltura e produzione agroalimentare” del Senato della Repubblica intende offrire un proprio contributo di orientamento. È avviato il lavoro preparatorio alla stesura di una mozione che sarà messa a disposizione del Ministro per le politiche agricole e delle Organizzazioni agricole, per contribuire a trovare soluzioni di semplificazione burocratica e di efficacia attuativa.

La lenta procedura ordinaria di codecisione è giunta, con qualche ritardo sulla tabella di marcia ed uno slittamento di molte scadenze applicative al 1° gennaio 2015, al risultato di vedere pubblicati sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (L347 del 20 dicembre 2013) i regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio sulla riforma della PAC. Mi fa piacere dare ancora riconoscimento agli italiani impegnati come parlamentari europei per il prezioso lavoro che hanno svolto (in Commissione agricoltura ed in Commissione per i bilanci) al fine di migliorare il testo iniziale presentato dall’esecutivo europeo.

Quale agricoltura italiana porteremo al 2020?

Sono trascorsi ormai più di tre anni da quando, dopo un primo dibattito pubblico ed una risoluzione del Parlamento europeo, la Commissione UE aveva messo in moto ufficialmente il cammino per la riforma della PAC, attraverso la comunicazione (COM 672 del 18 novembre 2010) dal titolo “La PAC verso il 2020: rispondere alle future sfide dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio”.

Venivano individuati, in sintesi, tre obiettivi strategici:

• garantire la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare a lungo termine per i cittadini europei e contribuire a soddisfare la domanda mondiale di prodotti alimentari;

• sostenere le comunità agricole che forniscono ai cittadini europei una grande varietà di derrate alimentari di pregio e qualità (prodotte in modo sostenibile per preservare il paesaggio rurale, lottare contro la perdita di biodiversità, favorire l'adeguamento al cambiamento climatico e mitigarne gli effetti);

• preservare la vitalità delle comunità rurali, per le quali l'agricoltura costituisce un'attività economica importante in grado di creare occupazione locale.

Il primo obiettivo è dunque quello produttivo. Rilanciare l’offerta agro-alimentare, migliorando la struttura delle aziende agricole, la loro organizzazione orizzontale e di filiera, la loro redditività.

Il secondo obiettivo coglie la peculiare caratteristica competitiva del nostro Paese, orientato alle produzioni di qualità in un contesto paesaggistico, ambientale e culturale che rende distintiva l’agricoltura nei diversi territori rurali.

Il terzo obiettivo strategico è dedicato alle comunità rurali per evidenziare la multifunzionalità dell’agricoltura anche nella prospettiva occupazionale.

Il quadro finanziario pluriennale offre una grande opportunità per l’Italia: si rendono disponibili oltre 5 miliardi di euro all’anno di risorse finanziarie europee fino al 2020.

La sfida che le istituzioni politiche e la società civile sono chiamati ad affrontare è quella di dimostrare che è possibile garantire oggi cibo sufficiente, buono e sano ed uno sviluppo sostenibile. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso un nuovo approccio che sappia coniugare tutte le conoscenze scientifiche e tecnologiche, i risultati più avanzati della ricerca, la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private dentro una consapevolezza del ruolo e della responsabilità che l’uomo ha di fronte alle risorse della natura".

 

Roberto Formigoni

presidente della Commissione Agricoltura del Senato

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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