LIQUIDITÀ, DE BONIS: “C’È SOLO NEL TITOLO DEL DECRETO. INSUFFICIENTE IL CONFRONTO PARLAMENTARE”

“A questo punto non dobbiamo fare altro che celebrare il funerale del bicameralismo perfetto. Ancora una volta si chiede al Senato di fungere da mera camera di registrazione di decisioni prese altrove, con un ‘Decreto Liquidità’ il cui nome è molto ingannevole, dal momento che non reca contributi e sostegni diretti alle varie attività imprenditoriali in crisi, soprattutto nel campo dell’agricoltura. Mi auguro fortemente che il dibattito parlamentare, amputato in questo caso, ritorni almeno sul ‘Dl Rilancio’.”

 

Lo ha dichiarato oggi in Aula il senatore Saverio De Bonis nel suo intervento per la votazione del Decreto Liquidità.   

 

“Al momento – afferma il senatore – ciò che si percepisce è solo un danno per la nazione, per la nostra economia e per i cittadini: l’unica cosa che questo ‘Decreto Liquidità’ ha fatto è stato spingere le aziende italiane nelle braccia delle banche. Lo ha fatto, tra l’altro, non semplificando, bensì amplificando i problemi e appesantendo una burocrazia che incide sin troppo sulle nostre imprese e sulle famiglie. Dagli istituti di credito, interrogati in merito al numero di domande presentate, accolte ed evase, sappiamo peraltro che: su circa 560.000 domande presentate per richieste di prestiti fino a 25.000 euro, ne sono state accolte o erogate il 51,8 per cento, mentre su circa 48.000 domande per finanziamenti di importo superiore a 25.000 euro ne sono state accolte il 24 per cento.

 

“Né ci sono interventi volti a rafforzare il nostro sistema produttivo per renderlo più efficiente, senza contare il settore agricolo, che già da tempo necessitava di una coraggiosa ristrutturazione da parte dello Stato. In questo comparto fondamentale, le scarse risorse messe a disposizione risultano già essersi esaurite dopo poche settimane. In agricoltura, ISMEA ha impegnato 30.000.000 di euro di risorse proprie a circa 7000 imprese senza che vi siano risorse aggiuntive nel Decreto Liquidità, in grado di soddisfare una platea di agricoltori almeno 100 volte superiore, senza valutare il merito creditizio ma escludendo le aziende segnalate in centrale rischi. Il Governo avrebbe dovuto attivarsi per una rinegoziazione dell’accordo di Basilea, i cui criteri sono talmente rigidi che moltissime aziende rischiano di non poter accedere ai fondi messi a disposizione da parte dello Stato”. 

 

“Un dato è certo”, conclude il senatore. “Mentre tutta l'Europa dava soldi a fondo perduto da subito, noi siamo arrivati a giugno e ancora questa liquidità gli italiani non l'hanno vista. Abbiamo un milione di lavoratori autonomi che ancora non hanno ricevuto la prima tranche e, per la seconda tranche, il ‘Decreto Rilancio’ prevede nuovamente una serie di limitazioni; abbiamo 2 milioni e 600mila lavoratori che sono ancora in attesa della cassa integrazione. Infine, abbiamo 90mila aziende italiane che non hanno riaperto. Quello che serve con urgenza è aiutare le piccole e medie imprese che costituiscono il cuore pulsante di questo paese a rialzarsi”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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