MADE IN, MOZIONE LEGA NORD: IN SEMESTRE UE ITALIA PROMUOVA INIZIATIVE SU ETICHETTATURA E LOTTA A CONTRAFFAZIONE

Mozione 1-00532 presentata da Stefano Allasia della Lega Nord mercoledì 9 luglio 2014, seduta n. 260

La Camera, premesso che: negli ultimi anni si è registrata una ricca produzione normativa sul made in, sia sul fronte della tutela dei prodotti italiani sia su quello del rafforzamento dell'azione di contrasto ai fenomeni di contraffazione;

un traguardo importante è stato ottenuto con la promulgazione della legge 8 aprile 2010, n. 55, che assicura la tracciabilità dei prodotti del comparto tessile, pelletteria e calzaturiero, attraverso l'introduzione di un sistema di etichettatura obbligatoria che evidenzi il luogo di origine di ciascuna delle fasi di lavorazione dei prodotti stessi. La legge non è stata tuttavia pienamente attuata;

l'impossibilità per l'Italia di dotarsi di un sistema di etichettatura obbligatoria dei prodotti deriva dalla forte opposizione sul fronte europeo dei Paesi nordici, dalla Gran Bretagna, dall'Olanda e dalla Germania, che non hanno interesse a vedere tutelate le produzioni di qualità in quanto non ne sono produttori ma semplici importatori; il Parlamento europeo da tempo discute sull'opportunità di dotarsi di un sistema di etichettatura di origine dei prodotti. In data 15 aprile 2014, lo stesso ha approvato in prima lettura le norme per rendere obbligatorie le etichette made in sui prodotti non alimentari venduti sul mercato europeo;

una proposta di regolamento sull'indicazione del Paese di origine di taluni prodotti importati da Paesi terzi nell'Unione europea è stata già approvata dal Parlamento europeo nel 2010, ma non ha mai avuto definitiva approvazione a causa dell'impossibilità di raggiungere il necessario consenso con gli Stati membri;

l'Italia è uno dei Paesi maggiormente danneggiati dalla contraffazione, dal momento che presenta una struttura produttiva prevalentemente composta da piccole e medie imprese che faticano a contrastare la concorrenza proveniente dal mercato del falso, con un'inevitabile perdita di competitività;

stando ai dati, il mercato del falso nel nostro Paese ha realizzato nel corso del 2008 un «fatturato» di 7 miliardi e 109 milioni di euro. Le perdite per il bilancio dello Stato in termini di mancate entrate fiscali sono state calcolate in 5 miliardi e 281 milioni di euro, mentre sono stati 130 mila i posti di lavoro sottratti all'economia regolare. Secondo il Censis, se si riportasse il fatturato complessivo della contraffazione sul mercato legale, si genererebbe una produzione aggiuntiva, diretta e indotta, per un valore di quasi 18 miliardi di euro, con un valore aggiunto di circa 6 miliardi di euro, che fornirebbe nuovi stimoli al mercato, attivando anche nuova occupazione regolare;

la World Customs Organization, nel rapporto “Customs and Ipr Report 2009”, ha evidenziato come, su un totale di oltre 290 milioni di prodotti contraffatti sequestrati dalla dogane mondiali nel 2009, il 34 per cento dei sequestri sia avvenuto nell'area asiatica e del pacifico, il 30 per cento in Europa, il 18 per cento in Medio Oriente, il 14 per cento in America e lo 0,7 per cento in Africa;

nel triennio 2006-2008, l'Italia è stato il terzo Paese europeo per numero di prodotti contraffatti, con oltre 44 mila prodotti sequestrati, pari all'11,5 per cento del totale europeo. Nel 2008, il 54,6 per cento dei prodotti contraffatti è arrivato dalla Cina, mentre in Europa ogni minuto vengono sequestrati 186 prodotti contraffatti provenienti dalla Cina;

un dato positivo si registra in termini di sequestri di prodotti contraffatti. Le confische di beni contraffatti avvenute all'interno dell'Unione europea nell'anno 2000 ammontavano a quasi 68 milioni di beni, ma già nel 2001 erano passate a 95 milioni. Nel periodo 2004-2006, i beni sequestrati sono arrivati a 128 milioni;

è necessario che il Governo porti quanto prima a compimento le iniziative che il Parlamento italiano ha adottato in materia di tutela del made in Italy per permettere, specie in questo momento di crisi, alle imprese che producono in Italia di difendersi dalla concorrenza di chi, senza scrupoli, immette sul mercato prodotti di qualità estremamente bassa e quindi spesso dannosi per la salute umana, facendoli passare come made in Italy anche se prodotti interamente all'estero;

il     made in Italy e, in particolare, quello agroalimentare, è universalmente riconosciuto come straordinaria leva competitiva «ad alto valore aggiunto» per lo sviluppo del Paese;

la crescita costante dell’export testimonia l'indiscutibile ruolo dell'agroalimentare del nostro Paese e del valore attribuito al marchio made in Italy;

la contraffazione del made in Italy, cosiddetto italian sounding, è quell'insieme di caratteristiche collegate a un prodotto che presenta un mix di nomi italiani, loghi, immagini e slogan chiaramente riconducibili al nostro Paese al solo scopo di indurre in errore il consumatore, convincendolo che sta acquistando un prodotto italiano. Si tratta di etichette di falsa origine italiana, sia con riferimento alla materia prima che alla trasformazione. L'italianità è, infatti, un richiamo molto forte, poiché significa non solo qualità, bontà, semplicità, ma anche gusto e cultura;

l'imitazione di prodotti agroalimentari, che evocano un'origine ed una     fattura italiana, ma che non hanno alcun collegamento con il territorio italiano, fanno perdere risorse e provocano un danno all'immagine del Paese. Le imprese, che a causa della concorrenza sleale perdono spazi di mercato, e i consumatori, che per la ridotta capacità di spesa sono costretti a limitare la spesa alimentare optando per alimenti economici con prezzi troppo bassi per essere prodotti autentici, con il rischio di acquistare alimenti poco sicuri, non di qualità e di origine incerta, sono le vittime di questa pratica sleale;

le finalità dell'etichettatura sono quelle di non indurre in errore     l'acquirente sulle caratteristiche del prodotto alimentare e precisamente sulla natura, sull'identità, sulla qualità, sulla composizione, sulla quantità, sulla conservazione, sull'origine o la provenienza, sul modo di fabbricazione o di ottenimento del prodotto stesso ovvero non attribuire al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede;

il sistema di etichettatura e     tracciabilità dei prodotti agroalimentari, per ciò che concerne in particolare la tutela del made in Italy e l'anti-contraffazione, prevede ai sensi 350 del 2003 il divieto dell'uso dell'articolo 4, comma 49, della legge n. ingannevole «di segni, figure, o quant'altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana»; quando ciò non corrisponda a verità ne consegue l'applicazione dell'articolo 517 del codice penale;

4, reca disposizioni in materia di la legge 3 febbraio 2011, n.     etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari, in particolare, l'articolo 4 ha reso obbligatoria anche l'indicazione del luogo di origine o di provenienza sulle etichette degli alimenti. Tuttavia, in sede di prima applicazione della legge, per alcuni prodotti la decisione di esecuzione della Commissione europea ha impedito a tutt'oggi all'Italia di emanare i decreti interministeriali attuativi con motivazioni correlate anche ai termini di entrata in vigore in materia del regolamento (CE) del Parlamento europeo e 1169 del 2011; del Consiglio n.

1169/2011 il regolamento (CE) n. introduce alcuni cambiamenti in merito alla fornitura di informazioni sugli alimenti con lo scopo di garantire un elevato livello di protezione dei consumatori in materia di informazioni sugli alimenti;

nonostante lo     svolgimento delle attività di controllo e l'applicazione delle disposizioni di 1169/2011, nonché le disposizioni interne, ivi cui al regolamento (CE) n. comprese le fattispecie di reato previste dagli articoli del codice penale, le frodi e le contraffazioni nel settore agricolo e agroalimentare continuano a svilupparsi in maniera sempre più crescente;

l'impegno di tutti i Paesi     europei deve essere quello di contrastare il falso, che rappresenta un danno grave soprattutto per l'economia italiana, basti pensare che tutto l’export agroalimentare italiano vale 30 miliardi di euro, mentre il consumo di prodotti italiani falsificati nel mondo vale il doppio, per cui basterebbe una riduzione del 10 per cento di questi falsi per dare un contributo notevolissimo all'industria agroalimentare italiana;

occorre contrastare     efficacemente l'usurpazione del made in Italy, assicurando la qualità, la salubrità, le caratteristiche e soprattutto l'origine dei prodotti alimentari. Solo la tutela rigida dell'autenticità dell'indicazione di provenienza permette di consentire una scelta consapevole del consumatore;

la lotta alla contraffazione è una battaglia che va     condotta anche a livello europeo. Le condizioni di conoscibilità delle filiere e di tracciabilità degli alimenti sono informazioni fondamentali per il consumatore e sono volte a tutelare le imprese agricole italiane, basandosi sulla considerazione che i valori alimentari, territoriali, ambientali e culturali del made in Italy rappresentano un bene collettivo da valorizzare e proteggere in modo specifico,

impegna il Governo:

a farsi promotore, durante il semestre di presidenza dell'Unione europea, di iniziative che prevedano la possibilità per gli Stati membri di dotarsi di un sistema di etichettatura obbligatoria dei prodotti, adottando specifiche iniziative per permettere una maggiore tracciabilità dei prodotti stessi attraverso l'indicazione del Paese di origine e dei luoghi in cui avvengono le successive fasi di lavorazione;

ad intraprendere tutte le azioni necessarie a contrastare l'ingresso e la commercializzazione sul territorio nazionale di prodotti contraffatti, anche attraverso l'intensificazione ed il rafforzamento dei controlli da parte degli organi competenti;

a farsi promotore, durante il semestre di presidenza dell'Unione europea, di una campagna di lotta alla contraffazione, per contrastare efficacemente il mercato del falso nel settore agroalimentare, basata sulla specificità dell'etichettatura in modo che essa possa far risalire all'origine del prodotto, per la salvaguardia del made in Italy;

ad adottare iniziative, anche normative, per rendere più incisive le misure sanzionatorie previste dal codice penale in modo che facciano da deterrente alle sopradette pratiche illecite;

ad assumere iniziative a livello europeo al fine di potenziare gli scambi di informazioni tra partner europei e soprattutto di coordinamento europeo ed internazionale, al fine di rendere più efficaci i controlli a protezione dei prodotti agroalimentari italiani.

(1-00532) «Allasia, Fedriga, Attaguile, Borghesi, Bossi, Matteo Bragantini, Busin, Caon, Caparini, Giancarlo Giorgetti, Grimoldi, Guidesi, Invernizzi, Marcolin, Molteni, Gianluca Pini, Prataviera, Rondini, Simonetti».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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