MADE IN ITALY, ISTAT: DOP IGP E STG, ECCO COME E QUANTO CRESCE NEL 2016PRODUTTORI +4,4%, BOOM NEL MEZZOGIORNO (+12%). FRA SETTORI IN CRESCITA FORMAGGI, ORTOFRUTTICOLI E CEREALI E OLII EXTRAVERGINE OLIVA

ISTAT: DOP, IGP E STG NEL 2016

ISTAT: DOP IGP E STG, ECCO COME E QUANTO CRESCE NEL 2016 LA PRODUZIONE DI QUALITA'

Nel 2016 si rafforza la tendenza crescente del settore dei prodotti agroalimentari di qualità nelle sue diverse
dimensioni (produttori, trasformatori, allevamenti, superfici e numero di prodotti riconosciuti).
Rispetto al 2015 il numero di produttori delle Dop, Igp e Stg aumenta del 4,4%, sintesi della lieve diminuzione registrata al Nord (-0,3%) e del consistente aumento rilevato nel Mezzogiorno (+12%) e nel Centro (+2,5%). Cresce anche il numero dei trasformatori (+4,6%), soprattutto nel Mezzogiorno (+16,2%) e in misura più lieve nel Nord (+0,3%), che compensano largamente la diminuzione osservata al Centro (-0,4%).
Rispetto al 2015, gli allevamenti (40.557 strutture) crescono del 3,2% e la superficie investita (197.525 ettari) del 16%. Gli incrementi maggiori si registrano nel Mezzogiorno (allevamenti +8,8% e superficie +32,7%). Fra i principali settori sono in crescita i Formaggi, gli Ortofrutticoli e cereali e gli Oli extravergine di oliva.


L'Italia si conferma il primo Paese per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg conferiti dall'Unione europea. I prodotti agroalimentari di qualità riconosciuti al 31 dicembre 2016 sono 291 (13 in più sul 2015); tra questi, quelli attivi 1 sono 279 (95,9% del totale). Nel 2016, gli Ortofrutticoli e cereali conseguono 4 nuovi riconoscimenti, le Paste alimentari 3, gli Oli extravergine di oliva e i Prodotti di panetteria 2, le Preparazioni di carni e i Formaggi 1. I settori con il maggior numero di riconoscimenti sono: Ortofrutticoli e cereali (110 prodotti), Formaggi (52), Oli extravergine di oliva (45) e Preparazioni di carni (41); Carni fresche e Altri settori comprendono, rispettivamente, 5 e 38 specialità. Le regioni con più Dop e Igp sono Emilia- Romagna e Veneto (rispettivamente 45 e 38 prodotti riconosciuti).

Nel 2016 gli operatori certificati sono 83.695, 3.685 in più (+4,6%) dal 2015 (91% solo attività di produzione;
5,9% trasformazione; 3,1% entrambe le attività). Nel sistema di certificazione le nuove entrate di
operatori (12.513) superano di molto le uscite (8.828). Gli operatori sono soprattutto uomini: il 79,9% dei
produttori e l'85,6% dei trasformatori.  I produttori (78.784) sono particolarmente numerosi nelle attività relative ai settori dei Formaggi (26.964, 34,2% del totale), degli Oli extravergine di oliva (21.033, 26,7%) e degli Ortofrutticoli e cereali (17.967, 22,8%).

CRESCONO DOP E IGP
I prodotti Dop (Denominazione di origine protetta) rappresentano il livello più elevato della qualità
certificata e protetta dall’Ue. Si contraddistinguono in quanto sono originari di una specifica zona
geografica, presentano caratteristiche dovute essenzialmente o esclusivamente a un particolare
ambiente geografico (inclusi i fattori naturali e umani) e vengono prodotti e trasformati esclusivamente
in un delimitato territorio. Al 31 dicembre 2016 i prodotti Dop italiani riconosciuti dall’Ue sono 166 (due
in più rispetto a un anno prima). Nel corso del 2016 solo i settori degli Ortofrutticoli e cereali e dei
Prodotti di panetteria ottengono una nuova certificazione Dop. Le Dop attive sono 164 (cinque in più
rispetto al 2015) mentre quelle non attive calano da cinque a due.


I prodotti Igp (Indicazione geografica protetta) raggruppano le specialità agroalimentari di pregio
riconosciute e tutelate dall’Ue. Si caratterizzano in quanto sono originarie di una specifica zona
geografica, possiedono una determinata qualità, reputazione o altre caratteristiche attribuibili a
uno specifico territorio, ossia vengono almeno prodotte e/o trasformate in una delimitata zona
geografica. Al 31 dicembre 2016 le Igp italiane riconosciute dall’Ue sono 123, 11 in più rispetto al
31 dicembre dell’anno precedente. Nel 2016 ottengono tre nuovi riconoscimenti ciascuno i settori
Ortofrutticoli e cereali e Paste alimentari, due gli Oli extravergine e uno ciascuno le Preparazioni
di carni, Formaggi e Prodotti di panetteria. I prodotti Igp attivi raggiungono quota 114 (otto in più
rispetto al 2015) mentre quelli non attivi salgono da sei a nove.


I prodotti Stg (Specialità tradizionale garantita) comprendono le preparazioni riconosciute e
tutelate dall’Ue, le cui peculiarità non dipendono dall’origine geografica ma da una composizione
tradizionale del prodotto, una ricetta tipica o un metodo di produzione tradizionale. Le singole
specialità Stg si possono produrre sia nell’intero territorio nazionale sia negli altri Paesi Ue. Un
medesimo prodotto Stg può essere certificato da più Organismi di controllo mentre ciascuna Dop
o Igp viene certificata da un solo Organismo. Anche nel 2016 la Mozzarella e la Pizza napoletana si confermano le uniche specialità tradizionali italiane riconosciute dall’Ue. La Mozzarella è attiva mentre la Pizza Napoletana risulta non attiva.

2006-2016: PRODOTTI DI QUALITA' IN FORTE AUMENTO
I prodotti Dop, Igp e Stg si rafforzano come componente importante del settore agroalimentare
italiano e fattore di competitività delle realtà agricole locali. Pur mantenendo talune caratteristiche
tipiche dei prodotti di nicchia, il comparto dei prodotti di qualità va assumendo connotazioni
sempre più rilevanti.
Complessivamente, fra il 2006 e il 2016 si registra un consistente aumento del numero di specialità
riconosciute e di quelle attive, con tassi di crescita elevati soprattutto nel triennio 2009-2011.
Nel decennio considerato, le specialità Dop, Igp e Stg riconosciute dall’Ue passano da 156 a 291
e i prodotti attivi da 153 a 279. I produttori salgono da 63mila a 79mila (+26%) e gli allevamenti da
34mila a 41mila (+20%). La superficie aumenta da 124mila a 198mila ettari (+59%) e i
trasformatori da 5.700 a 7.500 (+31,7%).
In particolare, nel biennio 2006-2007 è cresciuto molto il numero di produttori e allevamenti mentre
per la superficie l’ aumento più forte si è registrato nell’ultimo biennio 2015-2016. La crescita dei
trasformatori risulta invece più contenuta e raggiunge il massimo tra il 2015 e il 2016.

Nel periodo 2006-2016, i produttori, storicamente più radicati nelle regioni settentrionali, crescono
di più nel Centro-sud; in particolare, i produttori del Mezzogiorno superano stabilmente, a partire
dal 2013, quelli del Nord-est, che invece risultano in calo. Tale andamento si deve sia
alla crescita del numero di prodotti meridionali riconosciuti dall’Ue, e di conseguenza
all’incremento dei loro produttori, sia all’incremento dei produttori delle filiere lattiero-casearia in
Sardegna e oleicola in Puglia e Sicilia. I trasformatori sono più numerosi nelle regioni centro-meridionali rispetto a quelle settentrionali; nel 2016 i trasformatori meridionali superano per la prima volta quelli del Nord-est

OPERATORI CERTIFICATI: I NUOVI SUPERANO QUELLI CHE ESCONO

Il tasso di rinnovamento rimane sostenuto e più elevato rispetto all’anno precedente. Come nel 2015,
nel corso del 2016 il numero di nuovi soggetti che entrano nel sistema di certificazione supera quello
di coloro che ne escono: tra gli operatori i nuovi entrati sono 12.513 (11.794 produttori e 1.272
trasformatori) e compensano largamente gli 8.828 fuoriusciti (8.473 produttori e 941 trasformatori).
Il comparto dei prodotti di qualità registra complessivamente un saldo positivo di 3.685 unità, tra
operatori entrati e fuoriusciti dal sistema di certificazione, a fronte di un saldo positivo di appena 162
unità rilevato nel 2015. Fra gli operatori, i nuovi ingressi sono prevalenti nei settori Oli extravergine
(6.383) e Ortofrutticoli e cereali (2.472); le cessazioni sono più numerose nei settori Oli extravergine
(4.829) e Formaggi (1.430).
I produttori gestiscono 40.557 allevamenti (+3,2%), le cui produzioni zootecniche costituiscono 93
prodotti di qualità attivi (Prospetto 2). Inoltre, utilizzano una superficie di 197.525 ettari (+16%
rispetto al 2015), le cui produzioni formano, tal quali o trasformate, 160 specialità Dop e Igp attive
(Prospetto 3). Le rimanenti 26 Dop, Igp e Stg non hanno un legame diretto con superfici o
allevamenti di riferimento.
L’esame del numero di prodotti attivi Dop, Igp e Stg per classe di operatori, produttori, trasformatori,
allevamenti e superficie permette di analizzare la consistenza delle filiere per gruppi di
denominazioni. I prodotti realizzati da meno di 500 operatori sono 232 (83,2% del
totale), mentre quelli ottenuti da almeno 3mila operatori sono 17 (6,1%).

IL NUMERO DI  ALLEVAMENTI MEZZOGIORNO SUPERA QUELLO DEL NORD
Come già rilevato per il 2015, anche nel 2016 è nel Mezzogiorno che si registrano i valori di
crescita più elevati per operatori (+3.279, +12,5%), produttori (+2.976, +12%), trasformatori
(+328, +16,2%), impianti di trasformazione (+520, +18,8%), superficie (+17.586 ettari, +32,7%) e
allevamenti (1.499 strutture, +8,8%). Gli operatori risultano presenti maggiormente nel Nord dove, seppure in calo, è localizzato il 41% dei produttori e il 42,2% dei trasformatori con il 42,5% degli impianti di trasformazione. Come nel 2015, anche nel 2016 gli allevamenti localizzati nel Mezzogiorno (46,2%) superano quelli rilevati nel Nord (41,1%). Oltre i tre quarti della superficie (76,5%) sono concentrati nelle regioni centro-meridionali (40,4% nel Centro e 36,1% nel Mezzogiorno). La distribuzione per zona altimetrica mostra la netta prevalenza dei produttori ubicati in montagna e collina, che costituiscono insieme oltre i tre quarti (76,3%) del totale

Tra i produttori, le donne sono due su dieci (20,1%, la stessa percentuale del 2015) e ancora di
meno nei principali settori zootecnici: 17,5% nel settore delle Carni fresche, 12,3% in quello dei
Formaggi e 3,7% nel settore delle Preparazioni di carni. La presenza femminile risulta più
consistente nei settori vegetali, in particolare degli Oli extravergine (33,6%) e degli Ortofrutticoli e
cereali (20,1%). Viene quindi confermata la difficoltà delle donne a inserirsi in settori in cui è più
difficile conciliare produzione, rapporto con il mercato ed esigenze familiari.
Pur presenti su tutto il territorio nazionale, i produttori risultano fortemente concentrati in alcune
aree; oltre la metà (51,3%) è localizzata in tre regioni: Sardegna, Toscana, e Trentino-Alto Adige,
con un peso pari, rispettivamente, al 20,3%, al 16,3% e al 14,7% del totale nazionale. Tali
concentrazioni sono la conseguenza dell’esistenza di produzioni regionali molto diffuse e attive da
prima del conseguimento dei rispettivi riconoscimenti Dop e Igp. Lombardia, Emilia-Romagna e
Veneto comprendono il 18,6% dei produttori mentre il restante 30,1% è distribuito nelle rimanenti
14 regioni. In particolare, in Trentino-Alto Adige prevale nettamente il settore frutticolo, in Toscana
l’olivicolo e in Sardegna il lattiero-caseario.
Circa la metà dei trasformatori (49,3%) opera in quattro regioni del Centro-nord: Emilia-Romagna
(19,5%), Toscana (16,2%), Lombardia (7%) e Veneto (6,6%). In Emilia-Romagna e Lombardia
prevalgono i trasformatori di prosciutti e insaccati (macellatori, elaboratori e porzionatori), in Toscana
gli operatori oleari (molitori e imbottigliatori) e in Veneto i confezionatori ortofrutticoli.
A livello regionale, i maggiori incrementi si segnalano in Sardegna (+1.109 produttori, +7,4%;
+1.372 allevamenti, +9,2%), Sicilia (+796 produttori, +28,8%; +5,1mila ettari, +28,8%), Puglia
(+505 produttori, +18,6%; +6,9mila ettari, +26,3%) e Piemonte (+574 produttori, +21,6%;
+2,8mila ettari, +55,5%). Viceversa, le contrazioni maggiori si riscontrano in Lombardia (-266
produttori, -4,5%; -181 allevamenti, -3,3%) e Veneto (-174 produttori, -4,1% e -154 allevamenti,
-5%).


Gli allevamenti sono particolarmente concentrati in Sardegna (40,2% delle strutture), Lombardia
(13,1%), Emilia-Romagna (10%) e Veneto (7,2%), ossia nelle aree geografiche del Paese
storicamente specializzate nell’allevamento suinicolo e nella produzione lattiero-casearia di
qualità. La superficie interessata alle Dop e Igp, coltivata principalmente a ortofrutta e olivo, è concentrata in
tre regioni: Toscana (34,9%), Puglia (16,6%) e Sicilia (11,5%), seguono Trentino-Alto Adige (11%),
Emilia-Romagna e Calabria (entrambe con il 4,8%). In particolare, si conferma la netta prevalenza
della melicoltura in Trentino-Alto Adige, dell’olivicoltura da olio in Toscana, Puglia e Sicilia e
dell’ortofrutta in Sicilia ed Emilia-Romagna.
Le specialità Dop e Igp riconosciute dall’Ue sono ampiamente diffuse sul territorio 4 . La ripartizione
con più prodotti Dop e Igp è il Mezzogiorno che comprende 112 riconoscimenti, pari al 38,8% dei
prodotti italiani riconosciuti dell’Ue. Alcune regioni sono particolarmente ricche di Dop e Igp 5 ; in Emilia-Romagna e Veneto i prodotti riconosciuti sono rispettivamente 45 e 38. Nel Nord spiccano anche Lombardia e Piemonte con 35 e 22 specialità, mentre la Valle d’Aosta dispone di soli quattro riconoscimenti. Nel Centro la maggiore consistenza di denominazioni si rileva in Toscana e Lazio, rispettivamente con 31 e 28 specialità. Nel Mezzogiorno le regioni con più riconoscimenti sono la Sicilia con 30 prodotti e la Campania con 23, seguono Puglia e Calabria, rispettivamente, con 19 e 18 prodotti.

CARNI FRESCHE: SETTORE STABILE
Il settore delle Carni fresche riguarda cinque prodotti Dop e Igp, tutti attivi (Prospetto 1): il Vitellone
bianco dell’Appennino centrale (allevato in Emilia-Romagna e nelle regioni del Centro, Abruzzo,
Molise e Campania), l’Abbacchio romano nel Lazio, l’Agnello di Sardegna e la Cinta Senese in
Toscana. Nel settore rientra anche la componente zootecnica della filiera produttiva dell’Oliva
Ascolana del Piceno. Gli animali allevati, bovini, suini e ovini, si utilizzano per la produzione di
carne, distribuita come prodotto fresco dopo la lavorazione.
Il settore comprende 9.513 operatori, di cui 8.645 produttori/allevatori che gestiscono 8.680
allevamenti, con 19mila bovini, 1,0 milioni di ovini e 4mila suini, e 938 trasformatori con 2.016
impianti. Rispetto all’anno precedente si riscontra un calo di 56 produttori (-0,6%), 52 allevamenti
(-0,6%) e un aumento di 41 trasformatori (+4,6%) e 71 impianti di trasformazione (+3,7%).

Il settore risulta sostanzialmente stabile e anche il numero dei nuovi operatori che sono entrati nel
corso del 2016 (807) è vicino a quello dei fuoriusciti (790).
Il 62,4% degli allevamenti si concentra nelle regioni meridionali mentre il 62,7% dei produttori e il
64,5% dei trasformatori si trova nelle aree collinari. Sono solo 70 i produttori che svolgono
contemporaneamente anche l’attività di trasformazione. Rispetto al 2015, i produttori/allevatori si
confermano per l’82,5% uomini e per il 17,5% donne.
A livello territoriale, il maggior numero di allevamenti bovini si riscontra in Toscana e Umbria; la
filiera ovina si concentra prevalentemente in Sardegna e Lazio mentre i suini sono presenti solo in
Toscana e Marche.

PREPARAZIONI DI CARNI: SI RIDUCE IL CALO DEGLI OPERATORI

Le Preparazioni di carni (prosciutti, insaccati, carne di maiale macellata e prodotti a base di carne
bovina e suina) comprendono 41 specialità (21 Dop e 20 Igp), di cui una non attiva (Prospetto 1).
Nel corso del 2016 viene riconosciuto un solo prodotto, l’Igp Mortadella di Prato.
La maggior parte dei produttori e dei trasformatori risulta iscritta contemporaneamente a più
prodotti Dop e Igp in quanto, per le diverse esigenze di mercato, più parti dello stesso animale
allevato e macellato vengono destinate alla trasformazione in differenti prodotti di qualità. Le
specialità riconosciute comprendono sia prodotti molto diffusi (Prosciutto di San Daniele,
Prosciutto di Parma, ecc.) sia prodotti di nicchia (Lardo di Colonnata, Salame di Varzi, ecc.).
Il settore raggruppa 4.014 operatori, di cui 696 trasformatori con 1.027 impianti di lavorazione e
3.325 produttori, che gestiscono 3.842 allevamenti.
Nel 2016 si riduce, nel confronto con il 2015, il calo degli operatori (-36, -0,9%) già registrato negli
anni precedenti. Rispetto al 2015 diminuiscono sia i produttori/allevatori (-39, -1,2%) che gli
allevamenti (-14 strutture, -0,4%) e le scrofe (-9mila, -3,9%); viceversa, risultano in aumento i posti
ingrasso (+9mila, +2,6%). Al calo della produzione zootecnica corrisponde un lieve incremento sia
dei trasformatori (+3, +0,4%) sia degli impianti (+31 strutture, +3,1%). Nel 2016 entrano nel settore
196 nuovi operatori a fronte di 232 fuoriusciti.
Oltre i tre quarti dei produttori (78,4%) e degli allevamenti (78,7%) sono ubicati in pianura, il 75,7%
dei trasformatori e il 73,5% degli impianti di lavorazione si trovano in aree collinari e montane. Tra i
produttori, gli uomini (96,3% del totale) prevalgono nettamente sulle donne (3,7%); fra i trasformatori
la presenza femminile raggiunge il 4,2%.
Sono solo sette gli operatori che svolgono contemporaneamente la funzione sia di allevatore sia
di trasformatore. La quasi totalità dei produttori, e dei relativi allevamenti, è coinvolta nella
produzione di insaccati e prosciutti mentre l’86,8% dei produttori è interessato anche alla carne di
maiale macellata.
Il numero di allevamenti risulta superiore a quello di allevatori: infatti una quota di produttori
(soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte) gestisce contemporaneamente più
allevamenti. Nel Nord si concentra il 73,1% dei trasformatori e oltre il 91% dei produttori, degli
allevamenti, delle scrofe e dei posti ingrasso.
Le regioni con la maggior consistenza produttiva sono Lombardia (1.352 allevatori e 1.574
allevamenti), Piemonte (772 e 877) ed Emilia-Romagna (511 e 631).
La consistenza degli operatori è estremamente contenuta nel Mezzogiorno. Tuttavia va segnalata
la presenza di un piccolo nucleo di allevatori e trasformatori che producono e lavorano quattro
rinomate specialità (Capocollo, Pancetta, Salame e Soppressata di Calabria) e di alcuni
trasformatori che elaborano il Salame Sant’Angelo.

FORMAGGI: RIPRENDE LA CRESCITA
Il settore dei Formaggi comprende 52 prodotti (49 Dop, due Igp e uno Stg), di cui 51 attivi
(Prospetto 1). Nel corso del 2016 si registra il riconoscimento di una nuova Igp, la Burrata
d’Andria. Una quota di operatori risulta iscritta contemporaneamente a più formaggi Dop, in quanto il latte
prodotto in un medesimo allevamento può essere destinato alla trasformazione in differenti
formaggi.  Molti prodotti caseari italiani vantavano già da tempo il riconoscimento di una qualità superiore:
ancor prima dell’entrata in vigore della legislazione europea sui prodotti Dop e Igp (Regolamento
Cee n. 2081/92), numerosi formaggi possedevano il marchio Doc (Denominazione di origine
controllata), poi trasformato in Dop. Tra i formaggi, accanto a specialità assai diffuse (Parmigiano
Reggiano, Grana Padano, ecc.) coesistono prodotti molto localizzati (Formai de Mut della Valle
Brembana, Spressa delle Giudicarie, ecc.).
Al 31 dicembre 2016, nella filiera lattiero-casearia di qualità sono coinvolti 27.933 operatori, di cui
26.964 produttori, che conducono 27.567 allevamenti, e 1.501 trasformatori con 2.467 impianti di
trasformazione. Riprende nel 2016 l’aumento dei produttori/allevatori (+922, +3,5%) e degli
allevamenti (+1.228 strutture, +4,7%). Sempre nel 2016, come negli anni precedenti, si registra
una contrazione dei trasformatori (-28, -1,8%) a fronte di un lieve incremento degli impianti (+9
strutture, +0,4%). Nel corso dell’anno entrano nel settore lattiero-caseario 2.321 nuovi operatori
che compensano largamente i 1.430 fuoriusciti.
Il 64,1% degli allevamenti e il 57,6% degli impianti di trasformazione si trovano nelle aree
montane e collinari. Nel settore dei Formaggi, rispetto al 2015 le donne, pur restando in netta
minoranza rispetto agli uomini, scendono al 12,3% (-0,3 punti percentuali) dei conduttori delle
unità produttive.
La maggior parte dei trasformatori esercita sia le attività di caseificazione sia quella di
stagionatura. Si rileva anche la presenza di 532 allevatori che svolgono congiuntamente anche
l’attività di trasformazione.
La maggioranza dei produttori/allevatori è coinvolta nella produzione di latte vaccino od ovino,
entrambi destinati principalmente alla trasformazione in formaggi stagionati a pasta dura e cotta.
A livello di ripartizione territoriale, il maggior numero di produttori e di allevamenti del Nord si trova
in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, del Centro in Toscana e Lazio e del Mezzogiorno in
Sardegna. In particolare, in Sardegna sono presenti 11.709 allevamenti (+1.400, +13,6% sul
2015) che rappresentano il 42,5% del totale nazionale delle strutture per l’allevamento di animali.
Le uniche due regioni prive di allevamenti certificati sono la Liguria e l’Abruzzo. Il 76,9% dei
trasformatori è concentrato nel Nord, principalmente in Emilia-Romagna, Lombardia, Valle
d’Aosta, Veneto e Piemonte.

ortofrutta

ORTOFRUTTICOLI E CEREALI: MAGGIORE SUPERFICIE E PIÙ OPERATORI

Gli Ortofrutticoli e cereali rappresentano il settore più numeroso, con 110 specialità riconosciute,
36 Dop e 74 Igp; solo sei prodotti risultano ancora non attivi (Prospetto 1). Nel corso del 2016, fra
i quattro nuovi riconoscimenti conseguiti dall’Italia, tre sono prodotti orticoli Igp: Asparago di
Cantello, Anguria Reggiana e Patata del Fucino e uno frutticolo, la Dop Oliva di Gaeta.

Nel settore si contano prodotti molto diffusi (Mela Alto Adige o Südtiroler Apfel, Mela Val di Non,
Arancia Rossa di Sicilia, ecc.) accanto a tipiche produzioni di nicchia (Cappero di Pantelleria,
Asparago verde di Altedo, ecc.).
L’attività di trasformazione consiste spesso solo nel confezionare (selezionare, calibrare, ecc.) le
produzioni ortofrutticole e cerealicole che, tal quali, costituiscono prodotti Dop e Igp. Solo per
pochi prodotti viene eseguita una più complessa fase di trasformazione (Farina di Neccio della
Garfagnana, Oliva Ascolana del Piceno, ecc.).

Il settore Ortofrutticoli e cereali risulta in crescita; gli operatori sono 18.829. Di questi, 17.967 sono
produttori, che utilizzano 63.552 ettari (in media 3,5 ettari per produttore) e 1.511 trasformatori
con 1.601 impianti. Rispetto al 2015, si registra un aumento significativo sia dei produttori (+906,
+5,3%) e della superficie (+9,6mila ettari, +17,8%) sia dei trasformatori (+161, +11,9%) e degli
impianti (+185 strutture, +13,1%). Nel corso del 2016, gli operatori entrati sono più numerosi dei
fuoriusciti dal sistema di certificazione (2.472 contro 1.355).
La gestione femminile, in calo rispetto al 2015 e superiore a quella rilevata per i settori zootecnici,
riguarda il 20,1% delle unità produttive e il 16,9% delle imprese di trasformazione. Oltre il 90% dei
produttori e circa l’80% della superficie si trova nelle aree montane e collinari. La maggioranza dei
trasformatori svolge contemporaneamente anche l’attività di produttore.
Il melo è la coltura più estesa che, pur se in calo, risulta praticata sul 36,9% della superficie e
coltivata dal 61% dei produttori; segue il nocciolo con il 10,1% dell’area utilizzata.
Le regioni più importanti nella filiera degli Ortofrutticoli e cereali sono Trentino-Alto Adige, Sicilia,
Emilia-Romagna e Piemonte. In Trentino-Alto Adige si concentra il 57,6% dei produttori (che
coltiva il 34,2% della superficie certificata), grazie soprattutto agli impianti della Mela Val di Non in
provincia di Trento e della Mela Alto Adige o Südtiroler Apfel in quella di Bolzano. I trasformatori
sono presenti soprattutto in Veneto e Calabria, con 290 e 256 imprese di lavorazione.

olio d'olivaOLI EXTRAVERGINE: SETTORE IN ESPANSIONE

Gli Oli extravergine di oliva raggruppano 45 prodotti tutti attivi (Prospetto 1). Nel corso del 2016
vengono conseguiti due nuovi riconoscimenti Igp (Olio Sicilia e Olio di Calabria). Gli Oli
extravergine comprendono tutti prodotti Dop, ad esclusione di tre Igp: tra queste l’Olio Toscano
che, peraltro, è il prodotto oleario con il maggior numero di operatori e la più ampia superficie
coltivata.
Il settore risulta in espansione. Gli operatori sono 21.881 e comprendono 1.950 trasformatori con
2.683 impianti e 21.033 produttori/olivicoltori, che coltivano 131.767 ettari investiti a olivo per la
produzione di olive da olio, con una media di 6,3 ettari per produttore. Fra i trasformatori, 1.115
esercitano l'attività di molitura e 1.544 quella di imbottigliamento; 1.102 operatori svolgono
contemporaneamente la funzione di produttore e di trasformatore.
Nel 2016 si registrano, come per l’anno precedente, aumenti degli operatori e della superficie
olivicola; in particolare si incrementano sia i produttori (+1.466, +7,5%) sia i trasformatori (+139
imprese, +7,7%). Risulta in forte aumento la superficie coltivata, che sale a 131,8mila ettari
(+16,8mila ettari, +14,8%) mentre gli impianti crescono di 184 strutture (+7,4%). Nel corso del 2016
entrano nel settore 6.383 nuovi operatori a fronte di 4.829 fuoriusciti.
L’incremento della superficie olivicola si deve all’apporto considerevole delle due Igp olearie
riconosciute nel 2016 e subito entrate in attività; infatti, l’Olio Sicilia contribuisce con 4,1mila ettari
e l’Olio di Calabria 3,3mila ettari. Risulta in forte aumento anche la Terra di Bari, la cui superficie
si incrementa di 3,9mila ettari.
La gestione femminile interessa il 33,6% delle unità produttive e il 22,1% delle imprese di
trasformazione, che rappresentano le percentuali più elevate di presenza femminile riscontrate fra
tutti i settori dei prodotti di qualità. La grande maggioranza dei produttori si trova in collina
(79,3%).
Il 61% dei produttori olivicoli è localizzato nel Centro, il 28,1% nel Mezzogiorno e il restante 10,9%
nel Nord. In particolare, nella sola Toscana si trovano 11.029 olivicoltori e 67mila ettari, che
costituiscono, rispettivamente, il 52,4% delle unità produttive italiane e il 50,8% della superficie
nazionale. Sempre in Toscana spicca la realtà produttiva dell’Olio Toscano che, raggruppa da
sola 10,8mila produttori che coltivano 63,3mila ettari a olivo. Nel Mezzogiorno le regioni più
rappresentate sono la Puglia (2.906 produttori e 31,1mila ettari) e la Sicilia (1.827 olivicoltori e
11,9mila ettari). Le imprese di trasformazione sono presenti principalmente in Toscana e Puglia,
rispettivamente con 801 e 220 unità.

ALTRI SETTORI: AUMENTANO ALLEVAMENTI E SUPERFICIE

Gli Altri settori comprendono: Altri prodotti di origine animale, Aceti diversi dagli aceti di vino,
Prodotti di panetteria, Spezie, Oli essenziali, Prodotti ittici, Sale e Paste alimentari. Gli Altri settori
raggruppano complessivamente 38 specialità (17 Dop, 20 Igp e una Stg), di cui tre non attive
(Prospetto 1). Nel 2016 si registrano 5 nuovi riconoscimenti: la Dop Pane Toscano e le 4 Igp
Cappellacci di zucca ferraresi, Culurgionis d’Ogliastra, Pizzoccheri della Valtellina e Cantucci
Toscani.
Tra gli Altri settori, quello con più riconoscimenti (15) è costituito dai Prodotti di panetteria, che
comprendono quattro Dop, dieci Igp e una Stg.
La Liquirizia di Calabria, in base allo specifico Regolamento comunitario, viene compresa, come
già sottolineato, sia tra i Prodotti di panetteria sia tra le Spezie, mentre nel totale degli Altri settori
è conteggiata una volta sola. In generale, almeno dal punto di vista numerico, si tratta di specialità
di nicchia che interessano complessivamente 1.525 operatori, di cui 850 produttori, con 2.205 ettari
e 468 allevamenti, e 885 trasformatori con 1.183 impianti. Tra gli operatori, 210 soggetti svolgono
contemporaneamente entrambe le attività di produzione e trasformazione. Nel 2016 si rileva un
consistente incremento di produttori (+16,8%), trasformatori (+1,7%), allevamenti (+23,2%),
superficie (+68,1%) e impianti (+4,4%).
Nel 2016 entrano nel sistema di certificazione 334 nuovi operatori mentre ne escono 192. Le donne
gestiscono il 22,4% delle unità produttive e il 14,6% delle imprese di trasformazione. Il 59,2% dei
produttori si trova nelle zone montane e collinari.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

Tags: × × × ×

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Reload Image

Enter Captcha Here : *

MORE ARTICLES