MAFIA E RISTORAZIONE, RANIERI RAZZANTE: QUANDO LA CRIMINALITA SI SIEDE A TAVOLA

RANIERI RAZZANTE

Sono cinquemila gli esercizi ristorativi in mano alla criminalità organizzata.

Non si tratta solo di grandi ristoranti. Infatti, si va dalle trattorie alle pizzerie, dai bar alle gelaterie. Secondo il quinto rapporto sui crimini agroalimentari in Italia realizzato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla Criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, il volume d’affari complessivo delle agromafie si aggirerebbe attorno ai 21,8 miliardi di euro. Roma e Milano le città maggiormente coinvolte.

Gli esponenti delle mafie spesso sfruttano la disperazione di imprenditori in affanno o a rischio chiusura. Con i loro enormi capitali da ripulire entrano come partner e soci, offrendo sicurezza ed opportunità di investimento a cui è difficile rinunciare, specialmente in periodi di crisi come quello cui stiamo assistendo. E, come facilmente intuibile, il settore della ristorazione è uno dei più appetibili. È notizia di pochi giorni fa la chiusura di uno dei locali più frequentati della Capitale, “Assunta Madre”. Intestazione fittizia di beni e riciclaggio di denaro sporco. Queste le accuse mosse. Secondo gli investigatori Gianni Micalusi avrebbe costituito “redditizie attività commerciali, tra cui i rinomati ristoranti con il marchio Assunta Madre, effettuando svariati investimenti immobiliari, intestando i beni a prestanome privi di risorse economiche per evitare di figurare come titolare effettivo”.

I soldi che arrivano dalle attività criminali vengono, infatti, “ripuliti” e reimmessi nel circuito legale. Ma il riciclaggio non è il solo obiettivo. Per le mafie è fondamentale anche assicurare coperture lavorative, presidiare il territorio, costruire un vero e proprio network sociale e accrescere il prestigio familiare. Il crimine organizzato è infatti sempre in cerca di onorabilità e si procura il prestigio sociale anche realizzando nuovi posti di lavoro.

Le attività ristorative sono dunque molto spesso tra gli schemi legali dietro i quali si nasconde un’espansione mafiosa sempre più aggressiva e sempre più integrata nell’economia regolare. Le organizzazioni criminali, grazie ad una sperimentata politica della mimetizzazione, riescono a tutelare i patrimoni finanziari raccolti con le attività illecite.

Le operazioni delle Forze dell’Ordine indicano che il settore della ristorazione è solo un tassello di un mosaico che coinvolge un’intera filiera enogastronomica. Si va dalla produzione alla raccolta, dalla distribuzione alla vendita. Ed ancora, coinvolge ampi settori come la pesca, il falso biologico, il tabacco, etc. Solo nell’ultimo anno sono stati duecentomila i controlli della Direzione Investigativa Antimafia.

Di fatto, non è possibile delineare un quadro univoco nel quale la presenza criminale si dispiega e neanche si può parlare di una presenza egemonica o monopolistica da parte di un gruppo rispetto a un altro. In molte ipotesi si può sostenere che le organizzazioni criminali controllano interi quartieri, strade, attività commerciali di varia natura e proprietà immobiliare. Ma non è facile ricostruire come esse si leghino a interessi commerciali e ad attività imprenditoriali. L’unico elemento sicuro è che questa rapida penetrazione nel tessuto urbano sta alterando in maniera preoccupante l’antropologia cittadina, trasformando il suo tessuto sociale ed economico. Rispetto agli anni Settanta e Ottanta, oggi la criminalità organizzata, paradossalmente, in termini di investimento, è molto più presente. In quegli anni, infatti, i boss comparivano con le loro macchine, ricoperti d’oro e armi; oggi mantengono un profilo basso.

Il mutamento delle tecniche investigative, già in atto, dovrà sempre più attraversare la ricerca, lo studio e la necessaria “profilazione” delle nuove mafie e del connesso “terrorismo finanziario”.

 

Ranieri Razzante

Direttore Centro Ricerca Sicurezza e Terrorismo

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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