MALTEMPO, SERPILLO (UCI): URBANIZZAZIONE IN ITALIA BRUCIA DUE METRI QUADRATI AL SECONDO. MANCA CULTURA PREVENZIONE

“154 miliardi di dollari ogni anno sono l’impatto economico dei disastri naturali nel mondo.

Il 60% dei danni è stato provocato da eventi meteo.

411 milioni le persone colpite da disastri naturali nel 2016. Cifra quattro volte superiore a quella del 2015.

L'Italia è al settimo posto al mondo per numero di vittime. Prima in Europa. 7 milioni sono gli italiani che risiedono in territori a rischio idrogeologico per alluvioni.

Inoltre la perdita di più di un quarto delle terre coltivabili in 25 anni (-28%) è corresponsabile dei disastri meteorologici e geologici che colpiscono l'Italia”.

Apre così Mario Serpillo, Presidente UCI, sugli ultimi drammi causati dal maltempo.

“Il cambiamento climatico in atto non può fermarlo nessuno e l’Italia diventa ostaggio del primo temporale. Ma il problema – continua Serpillo – è a monte.

I fondi vengono utilizzati per far fronte alle emergenze mentre andrebbero impiegati prima nella prevenzione e nella tutela dell'ambiente che rimangono le soluzioni più importanti per far fronte alle catastrofi.

Rendere antisismici gli edifici, ridurre le emissioni di gas, punire l'abusivismo sono azioni fondamentali. In Italia dal 1968 al 2014 sono stati spesi circa 120 miliardi di euro (2,4 all’anno) per la ricostruzione post terremoti. Ma per evitare i crolli sarebbe bastato investire gli stessi fondi in prevenzione. Solo i fondi impegnati per l'ultimo terremoto si aggirano sui 23,5 miliardi di euro”.

Insiste il Presidente UCI “È allarmante pensare che in un Paese idrogeologicamente fragile e per di più posizionato “scomodamente” tra sub-deserto ed Europa boreale ci sia un’urbanizzazione così veloce che brucia qualcosa come due metri quadrati di territorio al secondo. Senza contare quella dell’abusivismo.

Questa politica di cementificazione ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 milioni di ettari.

Ricordiamoci – continua Serpillo – che disponibilità di terra coltivata significa non solo produzione agricola di qualità ma anche sicurezza ambientale contro il degrado e il rischio idrogeologico. Il territorio è reso meno ricco e più fragile dall'abbandono dell'attività agricola”.

“Si rende necessario – conclude il Presidente UCI – approvare al più presto un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa per fermare il consumo di suolo".

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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