MOZIONE ALLASIA, LEGA CAMERA, PER PROMUOVERE DECARBONIZZAZIONE SETTORE AGRICOLOACCORDO GLOBALE SU LOTTA MUTAMENTI CLIMATICI

ITALY-POLITICS-GOVERNMENT-SENATEAtto Camera Mozione 1-00961 presentato da ALLASIA Stefano, LEGA, lunedì 27 luglio 2015, seduta n. 469 che impegna il governo a promuovere gli obiettivi di decarbonizzazione nel settore agricolo, puntando a garantire un'alimentazione sostenibile e favorendo la diffusione nel mercato europeo e mondiale dei prodotti di qualità di eccellenza italiana, anche in considerazione della ricorrenza del grande evento dell'Expo di Milano, dedicato al tema «Nutrire il pianeta

 

La Camera,

premesso che:

dal 30 novembre all'11 dicembre 2015 si terrà a Parigi la Conferenza delle parti-Cop 21, dei Paesi aderenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), con il compito di portare avanti i negoziati tra i Paesi per cercare di definire obiettivi vincolanti diretti a contenere e ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera e contrastare così il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici;

dall'appuntamento della Cop 21 si aspetta l'adozione di un nuovo accordo globale che includa tutti i Paesi della comunità internazionale, ossia sia quelli industrializzati, come Stati Uniti e Unione europea, sia quelli emergenti o in via di sviluppo, come Cina e India, che hanno considerevolmente aumentato le loro emissioni negli ultimi anni;

infatti, se l'Unione europea rappresenta il 9 per cento delle emissioni rilasciate sulla terra, con una percentuale in calo, gli Stati Uniti rappresentano l'11 per cento e la Cina il 25 per cento delle emissioni rilasciate sul pianeta;

tra le indiscrezioni che arrivano dai media, in vista della Conferenza, sembra che l'amministrazione americana intende ridurre tra il 26 e il 28 per cento l'anidride carbonica entro il 2025 rispetto ai livelli del 2005, il Giappone ha promesso una riduzione delle emissioni del 26 per cento rispetto al 2013 entro il 2030, mentre, tra i Paesi in via di sviluppo, sembra che il Messico sostiene di riuscire a ridurre l'anidride carbonica del 22 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli attuali; inoltre, la Cina si è offerta di limitare il proprio picco di emissioni di anidride carbonica entro il 2030 e ad incrementare, entro questa data, il consumo di energia primaria pulita fino a raggiungere il 30 per cento del totale;

pertanto, questa volta, dalla Cop 21 si attende un'adesione vincolante anche da parte di Stati che in passato si sono dimostrati negativi agli accordi internazionali, con l'obbiettivo di contenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli precedenti alla rivoluzione industriale;

allo scopo di presentarsi alla Conferenza di Parigi con una posizione unitaria, per affrontare il cambiamento climatico globale oltre il 2020, anche in considerazione della posizione da protagonista assunta dall'Unione europea in materia di clima, la Commissione europea ha presentato il 25 febbraio 2015, al Parlamento e al Consiglio, la comunicazione intitolata «Il Protocollo di Parigi», che concretizza le decisioni prese dal Consiglio europeo dell'ottobre 2014 e che è imperniata sulla proposta di un accordo giuridicamente vincolante, basato su impegni equi e ambiziosi di tutte le parti, per raggiungere l'obiettivo a lungo termine di una riduzione di almeno il 60 per cento delle emissioni di gas serra entro il 2050 (rispetto al 2010), come si è deciso alla Conferenza delle Nazioni Unite a Lima (Cop 20), e consentire di raggiungere l'obiettivo dei 2 gradi;

anche se non accompagnato da un impegno globale, il pacchetto clima-energia 20-20-20 (riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento, innalzamento al 20 per cento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e innalzamento al 20 per cento del risparmio energetico entro il 2020), contenuto nella direttiva 2009/29/CE e valido fino al 2020, si è dimostrato un buon insieme di provvedimenti per contrastare il cambiamento climatico ed aumentare l'efficienza energetica, purtroppo esclusivamente all'interno dell'Unione europea;

da quanto si legge nella comunicazione del Protocollo di Parigi, le politiche dell'Unione europea in materia di clima ed energia stanno dando i loro frutti, con una diminuzione delle emissioni dell'Unione europea del 19 per cento tra il 1990 e il 2013, nonostante la crescita del prodotto interno lordo del 45 per cento nello stesso periodo. Le ultime statistiche annuali disponibili (Eurostat) evidenziano la continuità della tendenza positiva: nel 2013 le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione di combustibile fossile sono diminuite nell'Unione europea del 2,5 per cento rispetto al 2012. Il quadro 2030 per il clima e l'energia concordato dai Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea nell'ottobre 2014 rafforza gli strumenti strategici, con un obiettivo di riduzione delle emissioni dell'Unione europea del 40 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990;

tuttavia tali sforzi hanno scarsi effetti sul clima globale se non accompagnati dagli sforzi dei Paesi maggiormente responsabili degli incrementi dei volumi di emissione di gas serra, come gli Stati Uniti e i Paesi emergenti Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica;

secondo l'allarme lanciato dalle conclusioni a cui è giunto di recente il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), se non s'interviene in fretta i mutamenti del clima produrranno effetti gravi, estesi e irreversibili sulla popolazione e sugli ecosistemi del mondo intero; per evitare che la temperatura media del pianeta aumenti pericolosamente di oltre due gradi rispetto ai livelli preindustriali (il cosiddetto «obiettivo dei 2 gradi») tutti i Paesi dovranno ridurre in maniera consistente e costante le emissioni di gas a effetto serra;

l'allarme lanciato contro il riscaldamento del pianeta include effetti che colpiscono direttamente o indirettamente quasi tutti i settori del sistema economico mondiale, modificano le condizioni di vita in moltissime aree, intervengono sulla scarsità di risorse naturali e sulla modifica della resa e della qualità di numerosi prodotti alimentari, sullo scioglimento dei ghiacciai e sull'aumento del livello del mare e aumentano la frequenza e l'intensità di fenomeni estremi (come tifoni, alluvioni, tornado, ma anche siccità); particolarmente vulnerabile a tali effetti si presenta la regione del Mediterraneo e, in particolare, le regioni più a sud dell'area mediterranea, maggiormente esposte al rischio di aumento delle ondate di calore, alla diminuzione dell'estensione delle aree boschive e coltivabili, al rischio di desertificazione, innalzamento del livello del mare e intrusione salina;

si tratta di impatti che l'umanità deve affrontare ma che sono imputabili sia a cause naturali, più volte verificatisi in passato nella storia del pianeta, sia all'azione dell'uomo;

proprio in considerazione delle cause naturali, inevitabili nella storia del pianeta, e dell'incidenza minore e comunque parziale che assume l'azione dell'uomo a fronte di tali cause, le istituzioni politiche ed economiche, ultimamente, pongono sempre maggiore attenzione all’«adattamento», confermando sempre di più la necessità di diversificare le politiche di contrasto al cambiamento climatico, da un lato, in politiche finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra (politiche di mitigazione) e, dall'altro, in politiche volte alla minimizzazione degli impatti derivanti dai mutamenti del clima (politiche di adattamento);

gli scienziati concordano che oggi occorre sfruttare tutte le sinergie possibili, anche tenendo conto della limitatezza delle risorse pubbliche a disposizione per poter finanziare gli sforzi per la prevenzione degli effetti a lungo termine dei cambiamenti climatici, che, a loro volta, potrebbero seriamente compromettere l'economia globale e comunque incidere sulla concorrenzialità delle imprese dei Paesi aderenti alle convenzioni internazionali sul clima. Secondo la logica di gestione del rischio, i Paesi dovrebbero investire oggi per la salvaguardia delle infrastrutture critiche e dei centri di attività economica, tenendo conto sia delle future perdite legate al clima e ai danni annuali per le calamità naturali, sia della necessità di rilanciare la crescita economica per creare nuova occupazione;

la realizzazione degli obiettivi di contrasto ai cambiamenti climatici non può prescindere da una seria analisi della loro sostenibilità, dal punto di vista economico-finanziario e con riferimento all'impatto sui sistemi produttivi; tale necessità appare tanto più evidente in considerazione degli scenari macroeconomici internazionali, per cui le previsioni relative al prossimo futuro prefigurano una contrazione dei margini di redditività delle imprese europee, già chiamate a far fronte alla sempre più stringente concorrenza di imprese di altre aree geografiche, meno impegnate, fino ad ora, nel perseguimento degli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici;

occorre adottare strategie di flessibilità che evitino la perdita di competitività per le imprese europee, con il rischio di indurre le imprese stesse alla delocalizzazione con conseguente riduzione dell'occupazione. Tali considerazioni valgono, in particolare, per alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, alla luce delle particolari caratteristiche del sistema produttivo, per la prevalenza di imprese di piccola e media dimensione, ovvero per l'incidenza nella specializzazione produttiva di comparti quali quello della siderurgia, del vetro, della ceramica o della carta;

occorre uno sforzo da parte del Governo per rilanciare lo sviluppo e contestualmente garantire la tutela dell'ambiente, puntando sulla modernizzazione ecologica dell'economia e sul rispetto degli impegni presi a livello comunitario; infatti, l'obiettivo deve essere quello di accompagnare la transazione verso un mondo a basse emissioni con un rilancio dell'economia che crea crescita e occupazione;

l'elaborazione di una strategia per uno sviluppo sostenibile richiede un nuovo tipo di imprenditorialità che consenta di conciliare risultato economico, responsabilità sociale e tutela dell'ambiente, sottolineando il ruolo dell'innovazione anche per la crescita economica e l'occupazione, in conformità con i piani di ripresa economica adottati a livello comunitario;

occorre puntare, soprattutto, su misure che siano in grado di assicurare nuove occasioni di investimento e di miglioramento della produttività, favorendo contestualmente il miglioramento dell'efficienza nei consumi energetici e il ricorso a fonti alternative e rinnovabili, anche in considerazione che nel solo comparto delle energie rinnovabili le imprese dell'Unione europea sviluppano un fatturato di 129 miliardi di euro e producono lavoro per più di un milione di addetti;

bisogna prevedere l'attuazione di interventi che siano capaci di rafforzare stabilmente i sistemi produttivi, di incidere sulla ristrutturazione dei settori non più competitivi e di creare le condizioni di una forte ripresa dell'occupazione. Per raggiungere questi obiettivi è necessario sviluppare operazioni dirette alle piccole e medie imprese, al rilancio del settore degli investimenti e dell'edilizia ed al miglioramento dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale dei processi produttivi, allo snellimento e alla semplificazione delle procedure di autorizzazione degli impianti che utilizzano fonti di energia rinnovabili;

pertanto, tra gli obiettivi strategici da prendere in considerazione assumono importanza il rilancio degli investimenti in innovazione tecnologica e in tecnologie pulite, la riduzione dei consumi energetici e l'incremento dell'efficienza, incentivando soprattutto lo sviluppo delle tecnologie pulite nel settore delle costruzioni e automobilistico, che sono tra i più colpiti dalla crisi economica;

l'investimento in efficienza energetica consente di alleggerire, in tempi relativamente brevi, i costi energetici a carico delle famiglie e delle imprese; la promozione di un maggiore sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili può avere, come già verificato ultimamente, conseguenze positive sul piano dell'occupazione, dell'innovazione tecnologica, dell'affermazione di nuovi settori industriali, al tempo stesso ad alto contenuto di tecnologia e ad elevata intensità di lavoro,

 

impegna il Governo:

 

a sostenere nella prossima Conferenza di Parigi-Cop 21 un accordo globale e vincolante tra tutti i Paesi aderenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, con obiettivi realistici e cadenzati che dovranno essere rispettati da tutti i Paesi, ivi compresi Stati Uniti, Giappone e i Paesi emergenti Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, sia per evitare di generare distorsioni della concorrenza globale e spiazzare l'industria europea, sia per combattere le delocalizzazioni di attività produttive in altre macroregioni del mondo meno rispettose dell'ambiente, con effetti negativi verso l'incremento dell'inquinamento globale e verso l'incremento della disoccupazione nei Paesi dell'Unione europea;

a far valere fino in fondo i legittimi interessi nazionali nel negoziato in sede europea sulla definizione delle misure di lotta ai mutamenti climatici, esigendo che vengano valorizzate in pieno le esperienze industriali e tecnologiche italiane di eccellenza e chiedendo, soprattutto nell'interesse delle industrie italiane chiamate ad un impegno d'investimento consistente, un'adeguata possibilità di ricorso ai meccanismi flessibili, nonché misure calibrate sulle esigenze delle piccole imprese e sul rapporto costi/benefici;

a lasciare libertà ai Paesi dell'Unione europea nel determinare il proprio specifico mix fra efficientamento energetico e ricorso alle energie rinnovabili, ai fini del raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Cop 21 di Parigi, in considerazione delle grandi differenze fra i Paesi dell'Unione europea sia nel mix energetico sia nel clima, sia nella struttura produttiva e nelle tecnologie edilizie;

in considerazione degli ambiziosi obiettivi dell'Unione europea e dello sforzo delle imprese europee, e soprattutto di quelle italiane, e degli oneri da queste già sostenuti in impianti e tecnologie per il raggiungimento dell'obiettivo del 20-20-20, a prevedere, contestualmente alla stipula degli accordi, adeguati incentivi a favore degli investimenti in innovazione tecnologica necessari al raggiungimento degli obiettivi medesimi;

a promuovere l'istituzione di fondi in ambito europeo non solo per le misure di mitigazione, ma anche per le misure di adattamento, con particolare riferimento all'area del Mediterraneo e alla particolarità e criticità del territorio italiano e in considerazione degli effetti benefici che tali misure potranno determinare sulle risorse idriche, sul territorio e sugli ecosistemi;

ad approvare entro il più breve tempo possibile la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, elaborata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in collaborazione con la comunità scientifica nazionale, procedendo immediatamente con la definizione di un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che ne recepisca le indicazioni definendone priorità, tempistiche e impegni di spesa;

ad assumere iniziative per escludere dal patto di stabilità le spese dello Stato, delle regioni e degli enti locali, legate a politiche e misure di riduzione delle emissioni climalteranti, con particolare riguardo alle risorse finalizzate al risparmio energetico, efficienza energetica, energie rinnovabili, nonché a interventi volti all'adattamento ai cambiamenti climatici e, in particolare, alla messa in sicurezza del territorio e alla protezione civile;

a sostenere le azioni delle regioni finalizzate ad aumentare la resilienza del territorio promuovendo le opportune sinergie tra mitigazione e adattamento, anche in collegamento con le iniziative in atto a livello europeo, favorendo lo sviluppo dei piani regionali e locali di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici e privilegiando le misure ad alto grado di sostenibilità ambientale;

ad istituire un qualificato ed organico servizio meteo-climatico nazionale con il compito di monitorare i cambiamenti in atto nei vari ambiti nazionali (atmosfera, mare ed ecosistemi);

a promuovere lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia elettrica e di calore, consolidando meccanismi di incentivazione coerenti con le più avanzate esperienze europee;

ad adottare ogni opportuna iniziativa normativa volta a prorogare le attuali agevolazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici;

ad assumere sia iniziative volte all'efficienza energetica e dunque al risparmio energetico, sia iniziative mirate ad una reale riduzione dei costi energetici, a beneficio dei consumatori finali e, in particolare, delle imprese europee e dei cittadini;

a proseguire nell'adozione di misure per il sostegno degli investimenti diretti al risparmio energetico, alla ricerca ed allo sviluppo delle tecnologie pulite nel settore delle costruzioni, adottando misure dirette a ridurre i consumi energetici degli edifici privati, nonché degli edifici pubblici e della pubblica illuminazione attraverso una più diffusa messa in opera di un concreto efficientamento degli impianti;

ad aumentare l'efficienza energetica degli edifici pubblici attraverso interventi di carattere strutturale e a promuovere l'ammodernamento del parco immobiliare residenziale pubblico e privato, secondo criteri di sostenibilità ambientale e di efficienza energetica, nonché di qualità della costruzione, di sicurezza, anche sismica, e di risparmio nelle fonti energetiche e nei costi di gestione, proponendo iniziative normative per rendere obbligatorie le tecniche dell'efficienza energetica ai fini dell'attribuzione di aiuti o agevolazioni statali o regionali e per agevolare, attraverso misure fiscali, interventi di manutenzione straordinaria degli immobili esistenti finalizzati ad aumentare il rendimento energetico degli edifici e l'utilizzo di fonti rinnovabili;

a promuovere investimenti per sostenere politiche innovative in favore dello sviluppo dei trasporti puliti a basse emissioni e a bassi consumi, perseguendo gli obiettivi di decarbonizzazione nel settore dei trasporti, incentivando l'uso di biocombustibili di seconda e terza generazione e la diffusione di veicoli elettrici e ibridi, promuovendo sistemi di mobilità alternativi, come tranvie, car sharing e piste ciclabili, e incentivando, in particolare, lo sviluppo delle tecnologie pulite nel settore automobilistico attraverso la subordinazione in maniera permanente degli incentivi per la rottamazione delle auto all'acquisto di veicoli a basso impatto ambientale;

ad adottare iniziative volte a garantire la definizione di un quadro normativo certo ed esaustivo a tutela degli investimenti nel settore delle rinnovabili, sia per ridurre la dipendenza delle importazioni di energia, sia per tutelare le legittime aspettative delle imprese, anche tenendo conto degli effetti positivi sull'economia e sull'occupazione, dal momento che nel solo comparto delle energie rinnovabili le imprese nell'Unione europea sviluppano un fatturato di 129 miliardi di euro e danno lavoro a più di un milione di addetti;

a rendere maggiormente efficace il sistema europeo di scambio dei titoli di emissione di gas serra (Eu-Ets), anche allargando la platea delle attività economiche incluse nel sistema, e ad adottare un sistema di regole chiaro, uniforme e stabile nel tempo per orientare le scelte di investimento delle imprese verso tecnologie e attività a bassissime emissioni di carbonio, rendendo il mercato delle quote di emissione di gas ad effetto sera maggiormente liquido e remunerativo teso ad attivare un adeguato ciclo di investimenti contro i cambiamenti climatici;

ad attivare un sistema di compensazione non a livello nazionale ma a livello europeo, per evitare che le economie più forti possano effettuare maggiori compensazioni per le loro imprese nazionali creando distorsione competitiva intracomunitaria;

a promuovere politiche industriali che con incentivi mirati sostengano le attività economiche efficienti nell'uso delle risorse naturali e dell'energia, nel rispetto dei principi dell'economia circolare, per dare alle imprese l'occasione di essere protagoniste nella necessaria riconversione in chiave ecologica dell'economia e di rafforzare le proprie competenze nei nuovi mercati che si aprono;

ad assumere iniziative per prevedere specifici cicli di approfondimento nelle scuole di ogni ordine e grado per dare agli studenti le informazioni sui cambiamenti climatici in atto, sulle loro cause e sugli effetti potenziali, nonché sui comportamenti anche individuali in favore del risparmio delle risorse naturali;

a promuovere gli obiettivi di decarbonizzazione nel settore agricolo, puntando a garantire un'alimentazione sostenibile e favorendo la diffusione nel mercato europeo e mondiale dei prodotti di qualità di eccellenza italiana, anche in considerazione della ricorrenza del grande evento dell'Expo di Milano, dedicato al tema «Nutrire il pianeta».

(1-00961) «Allasia, Grimoldi, Fedriga, Attaguile, Borghesi, Bossi, Busin, Caparini, Giancarlo Giorgetti, Guidesi, Invernizzi, Marcolin, Molteni, Gianluca Pini, Rondini, Saltamartini, Simonetti».

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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