MOZIONE, CARFAGNA FI CAMERA, SU PIANO DI RILANCIO DEL SUD

Atto Camera

Mozione 1-00066

presentato da

CARFAGNA Maria Rosaria

testo presentato

Lunedì 22 ottobre 2018

modificato

Martedì 23 ottobre 2018, seduta n. 69

La Camera,

premesso che:

nel dibattito in corso sulla manovra di imminente presentazione, come del resto nelle discussioni interne all'attuale maggioranza di Governo, risuona assordante il silenzio in merito ad una qualsiasi strategia per il Mezzogiorno del Paese, che ancora sconta forti insufficienze e gravi ritardi. Le politiche degli ultimi anni non hanno infatti agevolato un rilancio dell'economia del Sud d'Italia, che ha visto, da parte dei Governi della passata legislatura, solo il susseguirsi di piccoli interventi, incapaci di innescare un processo virtuoso di ripresa, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo totalmente inadeguati a sostenere il quanto mai necessario rilancio degli investimenti, e, quindi, la crescita di reddito capace di generare gettito;

l'onere di sostenere la crescita economica al Sud è rimasto soprattutto a carico della politica di coesione e dei fondi strutturali europei, e i dati continuano a confermare l'immagine di un Paese diviso per gli investimenti, la crescita, il reddito pro capite, l'occupazione e il lavoro. È quindi ancora necessario agire concretamente con interventi immediati, implementando una serie di azioni volte a risollevare il Mezzogiorno, che può costituire una punta di diamante per il rilancio economico e sociale del nostro Paese, in Europa e sul piano internazionale;

il rilancio del Sud richiede però interventi organici e razionali, improntati innanzitutto a logiche di valorizzazione delle risorse umane e materiali già presenti sul territorio, volti a consentire alla realtà locale di esprimere appieno le sue grandi potenzialità endogene;

sembrano maturi i tempi, anche a livello culturale, per abbandonare i vecchi paradigmi basati su misure di tipo «assistenziale», e affidare al Sud e alla sua popolazione gli strumenti in grado di rilanciare il territorio nell'ottica di principi liberali, moderni e meritocratici;

in questa prospettiva, da tempo Forza Italia ha individuato una serie di problematiche strutturali da risolvere in via prioritaria, attraverso soluzioni e proposte d'intervento elaborate anche grazie al confronto serio e quotidiano con le realtà locali, con gli amministratori del territorio, con autorevoli studiosi di ambito economico, giuridico e politologico, nonché con le esperienze più virtuose registrate a livello europeo e internazionale;

sul tema «impresa» e sulle necessarie misure volte a promuovere la rinascita industriale e occupazionale delle regioni del Mezzogiorno, è importante partire dal riconoscimento nei confronti delle imprese ivi operanti della possibilità di fruire dell'integrale esenzione dell'imposta sul reddito delle società (IRES): un vero e proprio shock fiscale teso a centrare innanzitutto l'obiettivo dell'aumento e del miglioramento della qualità degli investimenti delle imprese in capitale fisico e umano. I vantaggi di questa misura sono presto detti: carattere automatico e diretto del beneficio; niente intermediazione della burocrazia; niente infiltrazioni della criminalità organizzata; attrazione degli investimenti e delle imprese, internazionali e italiane, che oggi delocalizzano in altri Paesi; piena compatibilità con i Trattati europei, grazie all'articolo 107 del Tfue;

sempre con riguardo alle imprese, un altro nodo nevralgico riguarda l'estrema difficoltà nell'accesso al credito per le piccole e medie imprese del Mezzogiorno, che ne impedisce lo sviluppo. Da tale angolo visuale, è necessario rafforzare il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, incrementando la sua dotazione anche con l'intervento della Cassa depositi e prestiti, oltre che mediante versamento di contributi da parte delle banche, delle regioni e di altri enti e organismi pubblici, ovvero con l'intervento della Sace. Inoltre, l'ulteriore intervento che si intende proporre per rafforzare l'operatività del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese è quello di destinare alle regioni del Mezzogiorno una quota pari al 45 per cento delle risorse erogate dalla Cassa depositi e prestiti al fondo, in analogia con quanto a suo tempo previsto con la cosiddetta clausola Ciampi in materia di destinazione della spesa complessiva in conto capitale. In questo modo, le piccole e medie imprese del Sud potranno ottenere finanziamenti per gli investimenti necessari a rinnovarsi, crescere e competere sul mercato;

per quanto riguarda il lavoro, è centrale innanzitutto il tema dei giovani. Al Sud, ci sono 1,8 milioni di Neet under 35; 2 donne su 3 sono disoccupate; esiste un elevato tasso di dispersione scolastica e un basso numero di studenti che conseguono la laurea. È necessario quindi mutare la prospettiva delle misure in grado di «cambiare rotta», attraverso il finanziamento di una formazione effettiva, attiva e on the job, realmente calibrata sullo sviluppo delle professionalità e sul collocamento lavorativo, magari a valere sui fondi europei, destinata agli under 35 e alle donne under 40, da utilizzare per alternanza scuola/lavoro, ricerca e sviluppo in università e in azienda, formazione e orientamento all'occupazione, impiego e autoimpiego;

sempre sul fronte lavoro, per mitigare in modo efficace e concreto la questione legata alla forte disoccupazione femminile, potrebbe essere utile riconoscere all'impresa, per ogni nuova assunzione di una donna a tempo pieno o parziale, con contratto almeno annuale, un credito d'imposta pari al costo del relativo contributo Irpef. Studi autorevolissimi svolti a livello europeo e internazionale dimostrano ormai, al di là di ogni ragionevole dubbio, che più donne occupate significano più crescita;

altro allarme che riveste il Mezzogiorno, riguarda il tema delle reti infrastrutturali dei trasporti, la cui carenza ricopre, ormai da diverso tempo, caratteri emergenziali e di precarietà, provocando notevoli disagi ai cittadini e all'intera economia del Sud;

l'area del Mezzogiorno presenta innanzitutto bassissimi livelli di connettività ferroviaria al suo interno, in termini sia di estensione della rete, sia di velocità commerciale. La competitività del trasporto ferroviario delle merci è bassa e necessita di interventi di riequilibrio, mentre sul lato dei servizi di trasporto ferroviari passeggeri sono bassi i livelli di qualità percepita, a causa di scarsa accessibilità e carenza di servizi. Basti pensare che in Sicilia sono 429 le corse regionali giornaliere, contro le 2.396 della Lombardia; la media di età dei convogli passa dai 19,2 anni del meridione ai 13,3 del Nord (a fronte di una media nazionale di 16,8 anni), con comprensibili ripercussioni negative sia sulla velocità degli spostamenti che sul comfort dei passeggeri. Per non parlare dell'assenza di collegamenti ad alta velocità, oggetto di annunci che non hanno ancora avuto seguito;

tali servizi rivestono un interesse strategico e di cruciale importanza non solo sul piano della garanzia del diritto fondamentale alla mobilità dei cittadini, ma anche per lo sviluppo dell'economia dell'intero Paese, nonché per la forte vocazione turistica del Mezzogiorno che, soprattutto nei periodi estivi, riscontra un consistente afflusso di visitatori;

è quindi assolutamente necessario intervenire per innalzare il livello di competitività del sistema, anche attraverso il potenziamento delle infrastrutture e attrezzature portuali e interportuali, incluso il loro adeguamento ai migliori standard ambientali, energetici e operativi. Non può essere poi trascurato ciò che accade a livello di accordi internazionali, e la recente esclusione – di fatto – delle infrastrutture del Mezzogiorno nell'ambito degli accordi con la Cina, per promuovere la cooperazione economica e gli investimenti sulla cosiddetta «Via della Seta»; è infatti fondamentale la promozione internazionale dei porti meridionali e delle loro Zes, e, a livello europeo, operare, nell'ambito della prossima revisione della Rete dei trasporti transeuropea (Ten-T), per favorire i corridoi meridionali e riportare i porti del Sud nella mappa dei porti strategici;

a livello infrastrutturale, un'altra fondamentale criticità attiene alle strutture idriche: esse risalgono a più di 30 anni fa e le perdite nella rete si aggirano al Sud intorno al 45 per cento, a fronte del 26 per cento rilevato al Nord. È giunto il momento di riammodernare il sistema infrastrutturale attraverso una rete e un sistema di micro invasi: il costo stimato è pari a 5 miliardi di euro annui, molto inferiore a quanto oggi si spende per gli sprechi e le sanzioni europee. Gli obiettivi, oltre a salvaguardare le risorse idriche, sono quelli di assicurare gli approvvigionamenti a famiglie e imprese, nonché di consentire il rilancio dell'agricoltura, settore strategico per il Sud;

con riferimento ai diritti, è evidente come siano presenti in Italia forti divari territoriali nei servizi di assistenza all'infanzia (strutture nido), di assistenza sociale, in quelli accessori di istruzione (refezione scolastica, trasporto studenti, assistenza disabili), in quelli del trasporto pubblico locale e delle strutture sanitarie. Un primo allarme riguarda gli asili. In particolare, la copertura dei servizi di asilo e nido per l'infanzia nel Meridione è scarsissima, coprendo solo il 7 per cento circa dei bambini, a fronte di una media nazionale del 20 per cento, e di una media europea del 40 per cento circa. In questa prospettiva, è necessario lo stanziamento di fondi per realizzare strutture e servizi pubblici di asili-nido, affidando l'operazione a una società di gestione del risparmio pubblica (ad esempio, Invimit o Cassa depositi e prestiti immobiliare) e prevedendo costi contenuti del servizio in base al reddito. I vantaggi sono enormi e si colgono su due piani: da un lato, i benefici occupazionali immediati per le donne-madri lavoratrici, che avrebbero finalmente la possibilità di affidare i propri bambini a strutture dedicate, a costi nulli o comunque contenuti; dall'altro lato, i benefici sociali e culturali di medio-lungo periodo, sia sotto il profilo della crescita demografica e della natalità, sia sotto il profilo dell'affermazione del ruolo della donna-lavoratrice nella nostra società;

parlando di diritti, è impossibile non parlare di diritto alla salute. Le forti disomogeneità territoriali nelle prestazioni sanitarie hanno creato una situazione di costante lesione, al Sud, del diritto costituzionale alla salute. È necessario un piano integrato finalizzato a ristabilire la piena osservanza dell'articolo 32 della Costituzione, da svilupparsi sui seguenti versanti: introduzione immediata dei costi e fabbisogni standard nella sanità; istituzione di un'Agenzia nazionale che controlli in modo più stringente l'operato dei singoli servizi regionali e delle province autonome, assicurandone l'efficienza e l'efficacia, anche con funzioni sostitutive e commissariali; introduzione immediata del reddito di salute, cioè di un bonus sanità da attribuire in base all'isee ai residenti nelle regioni dove è minore l'aspettativa di vita;

nel capitolo dei diritti rientra anche il dossier «pensioni». È noto come il decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009, preveda che i requisiti anagrafici per l'accesso al sistema pensionistico italiano debbano essere adeguati all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istituto nazionale di statistica (Istat) e convalidato dall'Eurostat; da ultimo, la legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017, articolo 1, commi 146-153) è nuovamente intervenuta sulla materia, sia modificando il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita, sia escludendo dall'adeguamento specifiche categorie di lavoratori e i lavoratori impegnati nelle cosiddette attività usuranti. Sul territorio nazionale esistono forti disomogeneità fra Nord e Sud sull'aspettativa di vita, con differenziali anche di 4 anni. In Campania nel 2017 gli uomini sono vissuti mediamente 78,9 anni e le donne 83,3; nella provincia autonoma di Trento 81,6 gli uomini e 86,3 anni le donne. La maggiore sopravvivenza si è registrata nelle regioni del nord-est, dove la speranza di vita è stata per gli uomini 81,2 anni e per le donne 85,6; nelle regioni del Mezzogiorno, si attesta a 79,8 anni per gli uomini e a 84,1 per le donne. In Italia, infatti, si vive più a lungo a seconda del luogo di residenza o del livello d'istruzione: hanno una speranza di vita più bassa le persone che nascono al sud, in particolare in Campania, o che non raggiungono la laurea. Inoltre, chi ha un titolo di studio basso ha anche peggiori condizioni di salute. Queste disuguaglianze sono acuite dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano la popolazione di livello sociale più basso con un impatto significativo sulla capacità di prevenire o di diagnosticare rapidamente le patologie. Pertanto, si ritiene opportuna la modifica dell'attuale meccanismo di adeguamento dell'accesso al sistema pensionistico italiano all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istat, introducendo elementi di differenziazione rispetto all'età pensionabile in base alle diversità nella speranza di vita;

sempre sul fronte dei diritti, forti disuguaglianze si registrano sul fronte delle tariffe delle polizze assicurative obbligatorie per la responsabilità civile (cosiddette RC auto), che nel Mezzogiorno sono più alte rispetto ad altre parti d'Italia: un altro balzello per famiglie e imprese. La differenza, anche per gli automobilisti virtuosi (senza incidenti) è data dalla sola sigla di residenza e, quindi, dalla presunta sinistrosità complessiva. Nella XVII legislatura in un ramo del Parlamento fu già approvata l’«offerta unica» a prescindere dalla residenza per gli automobilisti virtuosi. Un passo avanti ma, di fatto, inefficace, che è bene riproporre ed attuare;

a livello istituzionale, la governance degli investimenti e della gestione dei fondi di coesione nazionali ed europei è ad oggi troppo complessa, e dispersa fra una miriade di istituzioni, livelli territoriali e procedimenti, che creano ritardi e inefficienze. I firmatari del presente atto di indirizzo propongono di accentrare tutte le competenze in un nuovo soggetto, la Cassa per le infrastrutture e i diritti del Sud (Caid), che funga da collettore, gestore e controllore unico dei fondi (nazionali ed europei) e delle attività, che fra l'altro assorbe la vecchia Agenzia per la coesione. Per alimentare la Cassa, si dovrebbe modificare l'attuale sistema della quota «De Vincenti» e, sul modello della «quota Ciampi», prevedere che ad essa sia le amministrazioni centrali che le società partecipate pubbliche conferiscano il 45 per cento dei propri stanziamenti ordinari in conto capitale;

sono inattuate dal 2001 parti importanti della Costituzione quali l'indicazione dei Lep, cioè i «livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale» (articolo 117, secondo comma, lettera m), e l'istituzione del fondo di perequazione (articolo 119 quarto comma) indispensabile per consentire ai territori con minore capacità fiscale per abitante, come i territori del Mezzogiorno, il finanziamento integrale delle funzioni pubbliche attribuite. In particolare, sono rimasti «lettera morta» i condivisibili criteri enunciati nella legge sul federalismo fiscale n. 42 del 2009 che avrebbero dovuto presiedere alle misure perequative: capacità fiscale, densità demografica, sviluppo infrastrutturale, gettito dei tributi, stato dei servizi;

in tale vuoto normativo, il processo di attuazione dei fabbisogni standard che si è realizzato a partire dal 2015 per i comuni delle regioni a statuto ordinario mostra quindi evidenti anomalie quali l'assegnazione di un fabbisogno zero dove il servizio non è erogato (caso asili nido e trasporto pubblico locale), l'assegnazione di un fabbisogno ridotto nei comuni che si trovano in territori poveri di servizi regionali (caso assistenza sociale), nonché l'individuazione di un « target perequativo» molto lontano da quello previsto in Costituzione e cioè pari al 50 per cento invece che integrale;

nell'attuale quadro, le risorse straordinarie (provenienti da fondi strutturali europei, piano di azione coesione e risorse nazionali del fondo di sviluppo e coesione) sono destinate in via prevalente al Sud, ma quelle ordinarie risultano invece prevalentemente allocate al Nord: su 691 euro di spesa in conto capitale che la pubblica amministrazione effettua per un singolo cittadino meridionale solo 239 euro arrivano dai fondi ordinari, cioè quelli che lo Stato – semplificando il concetto – mette a disposizione completamente «di tasca sua». Al Centro-nord il rapporto è ribaltato: 508 euro di spesa ordinaria pro capite e 87 di spesa straordinaria;

oltre agli evidenti riflessi negativi sulle popolazioni, la mancata attuazione di tali previsioni preclude quindi alle regioni del Sud di sfruttare le virtualità autonomistiche speciali consentite dall'articolo 116 terzo comma della Costituzione; è chiaro, infatti, che nessuna condizione ulteriore d'autonomia può essere acquisita, senza le correlative risorse; ed è altrettanto chiaro che queste non saranno mai sufficienti, nelle realtà in questione, senza l'effettiva attuazione del Fondo perequativo. L'autonomia, senza il supporto delle risorse, è solo un fantasma, sia per l'esercizio delle funzioni attribuite direttamente dalla Costituzione, sia, a maggior ragione, per quelle ulteriori che le regioni volessero eventualmente intestarsi ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione,

impegna il Governo:

1) al fine di promuovere la rinascita industriale e occupazionale delle regioni ricomprese nell'obiettivo europeo «Convergenza» (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) realizzando gli obiettivi dell'aumento e del miglioramento della qualità degli investimenti in capitale fisico e umano e dell'adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, ad assumere ogni opportuna iniziativa di competenza volta a introdurre un'esenzione integrale dell'imposta sul reddito delle società (Ires), per le imprese in attività ivi ubicate e per le nuove imprese che avviano in tali regioni un'attività economica;

2) ad adottare iniziative normative per riprendere il modello della cosiddetta clausola «De Vincenti», innalzando la soglia prevista dall'articolo 7-bis del decreto-legge n. 243 del 2016 e portandola al 45 per cento, in analogia con quanto a suo tempo previsto con la cosiddetta clausola Ciampi in materia di destinazione della spesa complessiva in conto capitale, ed estendendo il vincolo non solo agli investimenti delle amministrazioni centrali, come avviene attualmente, ma a tutte le amministrazioni pubbliche e agli enti di diritto privato in controllo pubblico, e a Cassa depositi e prestiti;

3) ad adottare iniziative per rafforzare l'operatività del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, destinando alle regioni del Mezzogiorno (Campania, Basilicata, Molise, Calabria, Puglia, Sardegna, Sicilia e Abruzzo) una quota pari al 45 per cento delle risorse erogate dalla Cassa depositi e prestiti al fondo;

4) ad adottare iniziative normative per istituire la Cassa per le infrastrutture e i diritti del Sud (Caid), che funga da collettore, gestore e controllore unico dei fondi (nazionali ed europei) e delle attività, prevedendo che all'alimentazione della Cassa provvedano le amministrazioni centrali, nonché le società partecipate pubbliche, conferendo il 45 per cento dei propri stanziamenti ordinari in conto capitale;

5) a prevedere, nell'ambito del disegno di legge di bilancio 2019, il rifinanziamento del cosiddetto «bonus Sud», nonché ad adottare ogni iniziativa di competenza finalizzata a favorire l'istituzione di un «conto giovani» per il Mezzogiorno, a valere sui fondi europei, destinato agli under 35 e alle donne under 40, da utilizzare per alternanza scuola/lavoro, ricerca e sviluppo in università e in azienda, formazione e orientamento all'occupazione impiego e autoimpiego;

6) ad adottare iniziative per riconoscere, quantomeno alle imprese operanti nel Mezzogiorno, un credito d'imposta pari al costo del contributo Irpef, per ogni nuova assunzione di una donna a tempo pieno o parziale, con contratto almeno annuale;

7) ad adottare ogni opportuna iniziativa volta al riammodernamento del sistema infrastrutturale idrico del Mezzogiorno, attraverso una rete e un sistema di micro invasi, al fine di contenere gli sprechi, assicurare gli approvvigionamenti a famiglie e imprese, e consentire il rilancio dell'agricoltura;

8) ad adottare iniziative per prevedere lo stanziamento di risorse volte alla realizzazione di strutture e servizi pubblici di asili-nido nel Mezzogiorno, anche affidando l'operazione a una società di gestione del risparmio pubblica e prevedendo costi contenuti del servizio in base al reddito;

9) ad adottare ogni opportuna iniziativa di competenza per assegnare risorse specifiche alla realizzazione dell'alta velocità nel Mezzogiorno agevolandone la realizzazione;

10) ad adottare iniziative per rilanciare gli investimenti in infrastrutture e l'ammodernamento della rete dei trasporti e tutti gli interventi in grado di aumentare la competitività delle aree meridionali: gli assi viari, i collegamenti ferroviari tra le città del Mezzogiorno, le opere di consolidamento idrogeologico;

11) ad assumere, nelle sedi di competenza, ogni iniziativa volta a sostenere l'inserimento delle infrastrutture del Mezzogiorno nell'ambito degli accordi con la Cina, per promuovere la cooperazione economica e gli investimenti sulla cosiddetta «via della Seta»;

12) a sostenere la promozione internazionale dei porti meridionali e delle loro zone economiche speciali, avvalendosi di Ita ed Invitalia, considerato che i porti meridionali vanno promossi presso i Governi stranieri e soprattutto il Governo cinese e le società armatoriali di quel Paese, come è stato fatto finora solo per i porti di Genova e Trieste;

13) ad adottare iniziative per confermare il finanziamento delle opere incluse nel programma di investimenti relativo alle aree logistiche integrate candidate dalle regioni meridionali e dalle rispettive autorità di sistema portuale come previsto dal Pon infrastrutture e reti 2014-2020;

14) ad operare, nelle sedi di competenza, nell'ambito della prossima revisione della Rete dei trasporti transeuropea (Ten-T), per favorire i corridoi meridionali e riportare i porti del Sud nella mappa dei porti strategici;

15) ad adottare iniziative per provvedere al completamento della disciplina relativa alle Zone economiche speciali, alla luce della loro rilevanza per il rilancio del Mezzogiorno, e in particolare all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo alle semplificazioni, in quanto è opinione comune che l'attrattività degli investimenti nelle aree Zes sarà in funzione della effettiva semplificazione delle procedure amministrative per la realizzazione degli stessi investimenti;

16) ad adottare le iniziative di competenza per l'estensione della normativa del nuovo codice doganale dell'Unione, Regolamento (Ue) 952/2013, più semplice di quella nazionale, alle operazioni doganali nell'ambito delle Zes, quanto meno con riferimento a quelle del Mezzogiorno;

17) ad adottare iniziative a favore dell'elisione di tutti gli ostacoli allo sviluppo del traffico intermodale, in particolare estendendo il regime di favore previsto per Trieste al traffico dei rotabili da e per i porti del Mezzogiorno, e, a tal fine, a promuovere la liberalizzazione dei permessi di transito (dosvole) per i rotabili stranieri e l'esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche per gli stessi per le regioni con maggiore traffico da e per i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena), tanto al fine di soddisfare le richieste di maggiori approdi da parte degli imprenditori dei suddetti Paesi, disponibili ad investire in infrastrutture logistiche (terminal);

18) a sostenere, con specifiche iniziative, l'insediamento nel Mezzogiorno di impianti di rifornimento Lng per navi ed autotrazione al fine di ridurre l'inquinamento e decarbonizzare le aree produttive paesaggisticamente ed ecologicamente attrezzate;

19) ad adottare specifiche iniziative di competenza volte introdurre, per gli automobilisti virtuosi, tariffe delle polizze assicurative obbligatorie per la responsabilità civile (cosiddette RC auto) uniche per tutto il territorio nazionale, a prescindere dalla residenza, per restituire equità al premio assicurativo, in particolare per il Sud del Paese, dove un automobilista può arrivare a pagare, in media, più del doppio rispetto ad un automobilista del Nord;

20) ad adottare iniziative, anche normative, in maniera organica, per ristabilire la garanzia del diritto costituzionale alla salute, in particolare nel Mezzogiorno, con una serie di misure sinergiche: l'introduzione immediata dei costi e fabbisogni standard nella sanità; l'istituzione di un'Agenzia nazionale che controlli in modo più stringente l'operato dei singoli servizi regionali e delle province autonome, assicurandone l'efficienza e l'efficacia, anche con funzioni sostitutive e commissariali; l'introduzione immediata del reddito di salute, cioè di un bonus sanità da attribuire in base all'Isee ai residenti nelle regioni dove è minore l'aspettativa di vita;

21) a promuovere iniziative tese a rimodulare i criteri anagrafici di accesso alla pensione, calcolandoli su base regionale anche alla luce della speranza di vita, tenendo conto che vi sono attualmente forti sperequazioni tra aree geografiche, in particolare a danno di quelle meridionali;

22) ad adottare iniziative per definire i livelli essenziali delle prestazioni per tutte le materie d'interesse degli enti territoriali, quale premessa per una corretta attuazione dell'autonomia, nonché per garantire un calcolo oggettivo dei fabbisogni standard regionali, provinciali e comunali, adottando altresì iniziative per completare il percorso di attuazione della legge n. 42 del 2009, in particolare per quanto riguarda i fondi di perequazione e la perequazione infrastrutturale, al fine di correggere incongruenze come il target perequativo inferiore al 100 per cento, che non consentono alle regioni meno sviluppate del Mezzogiorno di sfruttare le virtualità autonomistiche speciali consentite dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, e superando così l'istituzionalizzata (e censurabile) prassi di sostenere il fabbisogno del Sud con i fondi straordinari, anziché, come sarebbe fisiologico, con i fondi ordinari.

(1-00066) «Carfagna, Paolo Russo, Occhiuto, D'Attis, Elvira Savino»

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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