MOZIONE FRATELLI D’ITALIA PER TUTELARE MADE IN ITALYAPPROFITTARE DEL SEMESTRE EUROPEO

CAMERA 5Atto Camera Mozione 1-00530 presentato da Fabio Rampelli, FRATELLI D'ITALIA, lunedì 7 luglio 2014, seduta n. 258 che impegna il governo ad adottare le opportune iniziative, nell'ambito del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, al fine di giungere alla rapida e definitiva approvazione del regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo e sul marchio obbligatorio di origine in ambito europeo, che garantisca la tutela dei prodotti italiani dai fenomeni di contraffazione ed imitazione;

Qui di seguito Agricolae riporta il testo integrale

La Camera,

premesso che:

la tutela del made in Italy deve costituire un obiettivo prioritario della nostra azione istituzionale sia in ambito nazionale sia soprattutto in ambito internazionale;

i prodotti tipici rappresentano, infatti, un'importante opportunità per l'agroalimentare nazionale nell'ambito dei mercati mondiali, in quanto offrono ai consumatori di tutto il mondo elevati standards qualitativi, oltre ad evocare la tanto ammirata italianità dei prodotti;

secondo le conclusioni della Commissione per la lotta alla contraffazione che ha operato nella XVI legislatura, la contraffazione e limitazione dei prodotti DOP e IGP producono danni i cui effetti non si limitano ad un'unica impresa o ad una singola fase produttiva, posto che «il valore sottratto alla nostra produzione agricola, stimabile intorno ai tre miliardi di euro, pesa sull'intera filiera impegnata nelle produzioni di qualità, giacché, ad esempio, quasi il 67 per cento dei suini macellati e il 47 per cento del latte vaccino prodotti in Italia sono utilizzati per la produzione di DQP»;

secondo le stime di Federalimentari e quelle dell'istituto nazionale per il commercio con l'estero, in termini di esportazione i due fenomeni recano un danno alle imprese italiane pari a circa sessanta miliardi di euro, di cui cinque/sei miliardi causati dalla contraffazione vera e propria e la parte rimanente dall’italian sounding;

il fenomeno della contraffazione non danneggia solo il settore agroalimentare ma, soprattutto sul territorio nazionale, interessa tutti i settori merceologici; abbigliamento, tessile e manifatturiero, artigianato, design, arrecando danni enormi a fabbricanti, commercianti e consumatori;

in Europa, il valore dei prodotti Italiani imitati raggiunge i 26-27 miliardi di euro a fronte di esportazioni per 13 miliardi di euro, che equivale a dire che per ogni prodotto originale esportato nell'Unione ne esistono due imitati, e in ambito mondiale basta considerare che tra il 2001 e il 2010 il fenomeno dell’Italian sounding è aumentato del centottanta per cento;

i principali mercati dell'Unione europea in cui si verificano fenomeni di contraffazione o di imitazione sono la Germania, la Francia, il Regno Unito ed i paesi Scandinavi, mentre i principali mercati extra UE sono gli Stati Uniti, il Messico, il Brasile, il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda, la Russia e la Turchia;

in Canada, negli Stati Uniti e nel centro America, dove la mancanza di tutela legale di alcuni marchi italiani genera un fatturato di contraffazione pari a tre miliardi di euro e un fatturato di ventiquattro miliardi derivante dall’italian sounding, il rapporto tra prodotti originali e imitati è addirittura di uno a otto;

questi dati mostrano che un efficace contrasto ai fenomeni di contraffazione e di imitazione nel mondo determinerebbe un significativo miglioramento della bilancia commerciale italiana in termini di esportazioni;

in ambito internazionale, tuttavia, il fenomeno dell’italian sounding in particolare nel settore agroalimentare, se non sconfina in contraffazione di marchio vera e propria non è, in linea di massima, perseguibile;

a vantaggio del contrasto all’italian sounding, sebbene solamente a livello europeo, sta invece il principio che proibisce simboli ed indicazioni posti in etichetta riferiti in qualche modo ad una nazione e allo spirito e alla suggestione di un determinato Paese;

in ambito nazionale per combattere il fenomeno della contraffazione la legge 3 febbraio 2011, n. 4, relativa alle «Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari», ha introdotto per la prima volta nel sistema normativo l'adozione di un sistema normativo completo di tutela a difesa dell'origine dei prodotti alimentari, auspicandone l'assunzione anche a livello europeo;

l'interesse manifestato negli ultimi anni dall'Unione europea in merito alla questione del contrasto alla contraffazione ha trovato un primo ancoraggio nel regolamento n. 1169 del 25 ottobre 2011, che ha introdotto l'obbligo della indicazione in etichetta della provenienza di alcuni alimenti, in applicazione del principio che l'indicazione del paese d'origine è l'elemento base della tracciabilità;

tuttavia, la normativa europea non ha ancora affrontato compiutamente la questione della conoscenza dell'origine degli ingredienti singoli dei cibi trasformati, e ha escluso dal suo campo di applicazione molti prodotti dell'agricoltura e dell'industria agroalimentare per i quali non è obbligatoria l'indicazione d'origine, rendendone di fatto impossibile la tracciabilità, quali ad esempio pasta, formaggi, latte a lunga conservazione, derivati del pomodoro, frutta e verdura trasformate, e derivati dei cereali;

in assenza di etichettatura d'origine, la scelta di importare dall'estero materie prime piuttosto che acquistarle in Italia è una strategia a rischio zero dal punto di vista dell'appetibilità e del successo del prodotto immesso sul mercato, essendo i consumatori del tutto ignari che dietro marchi, colori e slogan pubblicitari che evocano l'italianità, ci sono prodotti che di italiano hanno poco o nulla;

superando uno stallo nella legislazione europea in materia, seguito proprio all'approvazione di tale regolamento e che aveva attirato l'attenzione sulla necessità di un'estensione dell'ambito di applicazione di tale regolamento ad un numero più ampio di generi di prodotto rispetto a quelli contemplati, il 15 aprile 2014 il Parlamento europeo ha approvato una proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo e sul marchio obbligatorio di origine, in base al quale le etichette «made in» dovrebbero ora essere obbligatorie per i prodotti non alimentari venduti nel mercato comunitario, sostituendo così l'attuale sistema di etichettatura su base volontaria;

in ambito nazionale, il piano nazionale anticontraffazione, adottato nel 2011 su iniziativa del Consiglio nazionale anticontraffazione che opera presso il Ministero dello sviluppo economico dal 2010, ha individuato sei macro-priorità in tema di lotta alla contraffazione, incentrate sulla comunicazione e l'informazione, sulla costruzione di un diffuso presidio territoriale, sulla lotta al fenomeno via internet, sulla formazione alle imprese in tema di tutela nazionale e internazionale della proprietà intellettuale, sulla tutela del made in Italy da ogni forma di usurpazione, compreso l’italian sounding, e, infine, sulla esigenza di specializzazione dei giudici civili e penali chiamati ad occuparsi dei reati connessi;

sia l'etichettatura che la tracciabilità si impongono ormai quali elementi imprescindibili per la trasparenza della filiera, per la valorizzazione della produzione, per il controllo dei processi ed il contenimento dei costi, nonché per la tutela dei prodotti;

egualmente imprescindibile appare la necessità di tutelare il made in italy, con particolare riguardo anche a quello del settore agroalimentare, nel quale è racchiuso anche lo sforzo di proteggere la produzione agricola italiana già martoriata dai vincoli della legislazione europea, al contempo preservando anche il turismo legato alle coltivazioni tradizionali e di marchi DOC, DOCG e DOP,

 

impegna il Governo:

 

ad adottare le opportune iniziative, nell'ambito del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, al fine di giungere alla rapida e definitiva approvazione del regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo e sul marchio obbligatorio di origine in ambito europeo, che garantisca la tutela dei prodotti italiani dai fenomeni di contraffazione ed imitazione;

ad adoperarsi, in ambito sovraeuropeo e con particolare riferimento alla Organizzazione mondiale del commercio, affinché siano adottate politiche e procedure volte a tutelare i marchi di origine dei prodotti commerciali dei singoli Paesi, al fine di tutelare sia l'identità dei marchi, sia la conseguente qualità dei prodotti offerti ai consumatori;

in ambito nazionale, ad attivarsi affinché siano realizzati nei tempi congrui gli obiettivi contenuti nel piano per la lotta alla contraffazione ed a promuovere l'adozione delle necessarie modifiche normative, anche con riferimento alla lotta ai fenomeni di criminalità in questo settore.

(1-00530) «Rampelli, Corsaro, Maietta, Nastri, Totaro, Cirielli, La Russa, Giorgia Meloni, Taglialatela».

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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