MOZIONE, GALLINELLA M5S CAMERA, SU STRUTTURA COORDINAMENTO AFFARI MARITTIMI

Atto Camera

Mozione 1-00067

presentato da

GALLINELLA Filippo

testo di

Martedì 23 ottobre 2018, seduta n. 69

La Camera,

premesso che:

nel preambolo della Convenzione dell'Onu sul diritto del mare del 1982, si afferma che i problemi degli spazi oceanici sono strettamente collegati e, pertanto, necessitano di essere considerati nel loro insieme: si tratta di una prima presa d'atto della necessità di avviare un processo di programmazione unitaria, finalizzato a rendere integrata e dunque qualitativamente migliore la gestione degli affari marittimi;

successivamente, il programma di attuazione del 2002 del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg ha ribadito la necessità di coordinare le azioni di policy nel settore marittimo, sulla base del principio che gli oceani e i mari costituiscono «fattori critici» per la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare mondiale e per la prosperità economica;

la Commissione europea ha deciso di includere «la particolare esigenza di una politica marittima globale» fra i propri obiettivi strategici, in linea con la tendenza internazionale alla formulazione di politiche più integrate nel settore degli affari marittimi (si veda a tal proposito la comunicazione della Commissione europea: COM(2008) 395 del 26 giugno 2008, recante «Orientamenti per un approccio integrato della politica marittima: verso migliori pratiche di governance marittima integrata e di consultazione delle parti interessate»);

l'obiettivo europeo di creare un'economia marittima vivace ma al tempo compatibile con le esigenze di tutela ambientale dei mari è passata attraverso la promozione dello sviluppo sostenibile delle acque marittime e di tutte le attività di varia natura che ruotano attorno ad esse, mediante percorsi di cooperazione e coordinamento, a vari livelli, fra tutte le autorità competenti e le loro iniziative, con lo scopo di realizzare una gestione integrata multidisciplinare del settore marittimo;

in tale ottica e per soddisfare i relativi fini, la Commissione si è dotata di una specifica direzione del mare cui fa capo la politica marittima integrata e la pesca;

molti Stati membri dell'Unione europea già applicano un approccio integrato nel settore marittimo, in particolare la Francia, la Germania, il Portogallo, i Paesi Bassi e la Slovenia. Alcuni Stati membri, come la Grecia e di recente la Spagna, hanno affidato la gestione degli affari marittimi a un Ministero specifico; altri introducono progressivamente un approccio globale sotto forma di strategie tematiche, come il Regno Unito e la Svezia (sulla sostenibilità e la tutela ambientale) o l'Irlanda (strategia nel campo delle scienze marine);

con la citata comunicazione della Commissione, l'Unione europea ha inteso incoraggiare tutti gli Stati membri ad elaborare le loro politiche marittime integrate nazionali, in stretta collaborazione con i propri operatori del settore marittimo, e a migliorare e facilitare la cooperazione a tutti i livelli di governance marittima, incluso, ovviamente, quello europeo, tra Stati membri;

i mari italiani costituiscono una risorsa capitale per il ruolo chiave che svolgono per la vita economica, sociale e culturale del Paese ed anche perché rappresentano una fonte preziosa di ricchezza dalle enormi potenzialità. Essi infatti svolgono funzioni vitali dal punto di vista ecologico e ad essi sono collegate innumerevoli attività umane, di natura economica, sociale, ricreativa e culturale;

il nostro Paese vanta un'effettiva primazia mondiale per molti prodotti agricoli e alimentari ed è pienamente inserito nei traffici marittimi, tanto che parte degli approvvigionamenti del settore arriva via mare dall'estero (l'Italia è al primo posto per le importazioni di latticini, al quarto per il caffè, al quinto per le importazioni di grano);

il trasporto marittimo nazionale rientra tra i mezzi di veicolazione delle merci agroalimentari con più basso indice di emissione di anidride carbonica: ciò che testimonia che questo tipo di trasporto può definirsi, in comparazione con altri, ambientalmente sostenibile, oltreché efficiente;

i flussi di prodotti agroalimentari diretti all'estero sono pari a circa 22,5 milioni di tonnellate, per un valore di circa 35 miliardi di euro; gli armatori italiani svolgono un ruolo di rilievo di livello mondiale con circa 264 navi da carico secco alla rinfusa o containerizzato: il trasporto di prodotti agroalimentari attraverso i porti italiani ammonta a 26,2 milioni di tonnellate. Ravenna, con quasi 3,5 milioni di tonnellate movimentate è l’hub incontrastato dell’agrifood, seguito da Livorno, Venezia e Gioia Tauro;

il pescato nazionale ammonta a circa 363 mila tonnellate occupando la sesta posizione continentale in termini di produzione, ma dal 2008 tale valore è in costante regressione, a causa soprattutto della contrazione delle catture mentre il consumo di pesce nazionale è in continua crescita. Di segno opposto è l'acquacoltura che oggi sfiora il 45 per cento del prodotto con quasi 163 mila tonnellate, a fronte delle 200 mila tonnellate di pescato. Tali valori della produzione sono in gran parte realizzati da una flotta in lento ma progressivo ridimensionamento;

a fronte del calo della flotta peschereccia nazionale e di quello contestuale della produzione, il mercato ittico italiano ricorre sempre più ad approvvigionamenti dall'estero, per fare fronte ad una domanda crescente delle imprese alimentari e dei consumatori finali;

il prodotto ittico nazionale è sempre più differenziato sia per tipologia di prodotto e sia per aree di produzione e delle tecniche di allevamento o di cattura e ciò crea oggi spazi crescenti di attività ai vari livelli della filiera. L'Italia in tale ambito offre interessanti opportunità agli operatori, come dimostra la sua presenza tra i principali importatori di pesce del mondo, per un valore che supera i 5,4 miliardi di dollari;

l'essenziale apporto del mare anche nel settore alimentare nazionale, dovrebbe richiamare a un più efficace coordinamento amministrativo in materia marittima, molto avvertito e richiesto soprattutto dagli operatori del settore, da quando le competenze marittime sono state progressivamente disperse tra più amministrazioni e dicasteri, con riflessi negativi sull'elaborazione di una politica marittima nazionale e la sua promozione in Europa e nel mondo;

occorrerebbe ripristinare, perciò, una catena di comando politico-amministrativa unitaria e ben funzionante, in grado di farsi carico dei complessi problemi del settore in tempi conformi agli standard internazionali, caratteristici del mondo marittimo e di portare le soluzioni individuate dal sistema della politica alla sua rapida attuazione legislativa ed operativa;

nel nostro Paese è ormai divenuto necessario e improcrastinabile sviluppare una politica marittima integrata nazionale, fondata sulla stretta collaborazione fra i settori delle imprese e dell'industria, dei trasporti, dell'ambiente, della ricerca, dell'energia e delle politiche regionali. Essa dovrebbe essere tesa a sviluppare, in maniera ecologicamente sostenibile un'economia marittima prospera, sfruttando appieno le potenzialità dell'industria marittima. Tale politica dovrebbe poter contare sull'eccellenza nel settore della ricerca scientifica marina, della tecnologia e dell'innovazione;

risulta inderogabile superare l'approccio settoriale e frammentario che ha finora contraddistinto; la gestione delle attività legate al mare, organizzata generalmente a livello di singoli comparti e sulla base di strutture, background culturali e impostazioni manageriali proprie, che hanno inevitabilmente portato a traiettorie di sviluppo isolate, ben lontane da una possibile ottica sistemica;

attività come i trasporti, la navigazione, le industrie portuali, la produzione di energia in mare, la pesca, l'acquacoltura, la ricerca marina, il turismo, vengono spesso gestite «a compartimenti stagni», entro i rigidi confini dei singoli settori amministrativi ed in gran parte a valenza territoriale e locale, senza un disegno politico di coordinamento che armonizzi i meccanismi di competizione ed eviti la duplicazione degli sforzi. Ciò si ripercuote negativamente sulla capacità dell'Italia di liberare appieno il potenziale che la risorsa marina offre in termini di crescita, occupazione e prosperità;

in un mondo sempre più globalizzato e soggetto a forti spinte tecnologiche, le attività marittime evolvono continuamente e si diversificano sempre più, rendendo imprescindibile un'azione di coordinamento, di vera e propria «regia» e di pianificazione finalizzata a evitare conflitti e ad ottimizzare i risultati;

una politica integrata delle attività marittime, ponendosi come base per le relazioni di interdipendenza che esistono fra i diversi settori e mettendo in luce, allo stesso tempo, eventuali conflittualità nell'esercizio delle attività marittime, può concorrere a promuovere uno sviluppo delle infrastrutture portuali compatibile con la protezione degli ecosistemi locali, con la promozione dell'acquacoltura costiera e con l'espansione turistica e sarebbe capace di coordinare in maniera positiva e sostenibile un numero crescente di attività diverse (ad esempio: pesca, trasporto container, diporto, compagnie petrolifere, centrali eoliche) in acque divenute sempre più affollate. La questione della sostenibilità ambientale potrebbe essere la base di partenza per programmare misure di crescita economica della attività marittime nazionali impedendo che le varie forme di sfruttamento attuale nei nostri mari pregiudichino la disponibilità di tali risorse nel futuro;

l'obiettivo della politica marittima integrata costituisce soprattutto una risposta chiara alla necessità di conseguire una maggiore coerenza interna tra i diversi settori e approcci tematici e anche politici, tenendo conto in particolare:

a) della necessità di evitare duplicazioni di norme tra le autorità nazionali o regionali e di sostituire sovrapposizioni e ridondanze nel processo decisionale con un approccio a «sportello unico»;

b) della indispensabilità di una programmazione coordinata delle attività marittime concorrenti e di una gestione strategica delle zone marittime (pianificazione dello spazio marittimo);

c) dell'opportunità di un migliore coordinamento tra i diversi comitati settoriali di dialogo sociale coinvolti nelle questioni marittime;

d) dell'adozione di un approccio per ecosistemi che tenga conto della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino;

e) della necessità di sviluppare un'interfaccia tra scienza e amministrazione e di fare in modo che la politica marittima si fondi su basi scientifiche;

f) della necessità di disporre di statistiche affidabili e confrontabili su cui basare le decisioni in materia di politica marittima a tutti i livelli;

g) della improcrastinabilità di favorire un migliore coordinamento della sorveglianza marittima;

la politica marittima integrata nazionale dovrebbe essere fondata sulla constatazione che tutte le questioni legate al mare sono interdipendenti e meritano di essere trattate come un'unica realtà. Essa dovrebbe essere ispirata ai princìpi di sussidiarietà, competitività e sviluppo economico, all'approccio per ecosistemi e al principio della partecipazione dei soggetti interessati;

uno degli obiettivi chiave di questo auspicato approccio integrato delle politiche marittime dovrebbe consistere nel creare le condizioni per un reale dialogo tra la comunità scientifica e la sfera politica e amministrativa;

in un approccio di politica integrata degli affari marittimi, bisognerebbe assegnare un ruolo al livelli di potere regionale e locale. Le regioni costiere si trovano ad operare in assenza di politiche coerenti in materia di affari marittimi. Tenuto conto dei loro stretti rapporti con il mare, varie regioni costiere hanno messo a punto le proprie strategie integrate, adeguate alle loro esigenze specifiche. E poiché spesso dispongono di competenze e conoscenze insostituibili e rappresentano interessi chiave nell'ambito degli affari marittimi, sarebbe opportuno affidare loro un ruolo nell'elaborazione della politica marittima integrata, nel rispetto delle loro competenze regionali in materia di affari marittimi;

sarebbe opportuno designare chiaramente un'entità incaricata di assumere la funzione di capofila e catalizzatore dell'approccio integrato a livello politico. Tale funzione dovrebbe avere un peso sufficiente per essere in grado di strutturare il dialogo tra interessi settoriali divergenti;

a tale riguardo va tenuto presente che, secondo le pratiche esistenti in altri Stati dell'Unione europea, i comitati interministeriali vengono di solito assistiti da un ufficio o da un'agenzia di coordinamento diretti da un alto funzionario e incaricati di vigilare sull'effettiva attuazione delle decisioni adottate dal comitato interministeriale. Ciò implica che il direttore dell'ufficio o dell'agenzia di coordinamento occupi un livello gerarchico elevato. L'approccio integrato dovrebbe inoltre migliorare il coordinamento e la diffusione dell'informazione necessaria nell'ambito dell'applicazione del diritto comunitario in modo da consentire un più efficace esplicarsi della normativa europea connessa agli affari marittimi;

il ruolo centrale del Parlamento nella definizione dell'interesse pubblico rende ad ogni modo essenziale, il suo sostegno all'auspicato approccio globale degli affari marittimi;

anche la pubblica amministrazione dovrebbe rispecchiare l'approccio integrato definito a livello politico in un metodo organizzativo adeguato alle proprie tradizioni amministrative;

la politica marittima integrata nazionale dovrebbe concretamente prevedere la partecipazione delle parti interessate nel processo della sua formulazione. Andrebbe pertanto incoraggiata e favorita la creazione di strutture adeguate di operatori del settore, autorizzando una vasta partecipazione di queste ultime alla governance degli affari marittimi e garantendo la trasparenza del processo decisionale;

per sostenere lo sviluppo della politica marittima integrata, l'Unione europea, nell'ambito del regolamento (UE) n. 508/2014, relativo al fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, garantisce specifiche risorse finanziarie destinate a regimi di gestione diretta da parte degli Stati membri e volte a rafforzare lo sviluppo e l'attuazione della politica marittima integrata dell'Unione. L'Italia potrebbe approfittare assai vantaggiosamente di detto strumento finanziario, ad oggi quasi per nulla utilizzato;

appare pertanto opportuno che nel nostro Paese si prenda in debita considerazione la possibilità di creare una struttura di coordinamento interna per gli affari marittimi nell'ambito dei rispettivi sistemi amministrativi. Tale struttura dovrebbe includere un meccanismo in grado di fornire orientamenti politici al più alto livello,

impegna il Governo:

1) a intraprendere ogni utile e urgente iniziativa volta a delineare, in ambito nazionale, un approccio più coerente alle questioni marittime, rafforzando il coordinamento tra i diversi settori coinvolti e realizzando una politica marittima integrata degli affari connessi al mare e, a tale scopo, ad adottare le iniziative di competenza, ferme restando le attribuzioni dei Ministeri interessati, finalizzate:

a) a istituire, a norma dell'articolo 7, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un'apposita struttura di missione volta all'impulso e al coordinamento degli affari e delle attività marittime, al fine di realizzare quanto riportato in premessa, senza duplicazioni di funzioni;

b) a prevedere che la suddetta struttura di missione sia riferibile ad un Sottosegretario e che l'organizzazione della predetta struttura sia dotata di un profilo amministrativo di alto livello, in grado di esercitare un effettivo potere di indirizzo verso gli uffici coordinati;

c) a prevedere che, nell'ambito della predetta struttura di missione, sia, elaborato un piano nazionale integrato degli affari e delle attività marittimi, in cui siano delineate le linee programmatiche su cui basare le azioni per lo sviluppo sostenibile, interconnesso e convergente sulle attività dell'uomo incentrate sul mare, segnatamente quelle afferenti ai trasporti marittimi ed ai porti, all'energia, alla ricerca sui mari, alla pesca, alle pratiche alieutiche e al turismo, alla tutela delle risorse naturali e ambientali connesse ai mari;

d) a prevedere una interfaccia tra la struttura di missione e gli enti di ricerca del settore marittimo, dando all'ambiente scientifico la possibilità di informare in modo più adeguato la sfera politica e alla sfera politica la possibilità di orientare strategicamente; la ricerca per consentirle di rispondere alle principali sfide ed esigenze del mondo delle attività marittime;

2) a promuovere la collaborazione tra i responsabili politici nei diversi settori a tutti i livelli di governo e, in particolare, con le autorità europee e internazionali, le autorità marittime nazionali, le amministrazioni regionali e locali;

3) ad adottare iniziative normative per prevedere l'istituzione di uno sportello unico per le attività marittime quale esclusivo riferimento in relazione a tutte le procedure amministrative del settore, che fornisca una risposta unica e tempestiva in luogo di tutte le pubbliche amministrazioni comunque coinvolte nel procedimento interessato.

(1-00067) «Gallinella, Cadeddu, D'Ippolito, L'Abbate, Parentela, Roberto Rossini, Zennaro, Cillis, Del Sesto, Lombardo, Pignatone, Troiano, Costanzo, Gagnarli, Menga, Villani».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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