MOZIONE NCD PER REGOLAMENTO “MADE IN”

Mozione 1-00528 presentata da Dorina Bianchi del Ncd lunedì 7 luglio 2014, seduta n. 258

La Camera, 

premesso che:   

la globalizzazione dei mercati ha provocato effetti economici complessi. Infatti, il venir meno delle barriere di carattere protezionistico alla libera circolazione delle merci ha alimentato il diffondersi di comportamenti anomali, tra i quali figura l'imitazione dei prodotti e dei marchi aziendali di alcuni Paesi europei da parte dei produttori specialmente dell'area asiatica. Gli effetti negativi di questo fenomeno sono particolarmente preoccupanti per i settori produttivi del cosiddetto made in Italy e per i distretti produttivi locali che ne costituiscono l'asse portante;

infatti, il fenomeno della contraffazione deprime ogni     incentivo al miglioramento della produzione, disorienta i consumatori, impedisce alla concorrenza di espletare i suoi benefici tipici: incremento qualitativo e quantitativo nella gamma dei prodotti e servizi offerti, tendenziale abbassamento dei prezzi, crescita economica;

nella XVI legislatura la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale ha svolto un'attenta inchiesta sul fenomeno della contraffazione, mettendo in risalto, nella relazione conclusiva, come il valore della contraffazione si attesterebbe su una cifra pari a 6,5 miliardi di euro. Secondo Confindustria, il valore complessivo dei prodotti contraffatti, solo in Italia, ammonterebbe a 7 miliardi di euro, mentre a livello mondiale l'Ocse ha stimato che il commercio costituito da tali merci riguarderebbe l'8 per cento del totale;

secondo una ricerca pubblicata dal Censis nell'aprile del     2009, il commercio del falso nel nostro Paese, con il solo riferimento al mercato interno (senza, quindi, contare le quote di merci contraffatte che partono dall'Italia verso l'estero) ha prodotto, nel 2008, un fatturato di 7 miliardi 109 milioni di euro, con una perdita del bilancio dello Stato in termini di mancate entrate fiscali, tra imposte dirette ed indirette, di circa 5 miliardi 281 milioni di euro: il 2,5 per cento del totale del gettito dello Stato. La totale repressione del fenomeno – sempre secondo il CENSIS – garantirebbe in Italia quasi 130 mila nuovi posti di lavoro. A livello sociale, infatti, i danni che le imprese subiscono a causa della contraffazione e della pirateria si riflettono anche sul numero dei posti di lavoro da esse offerti: 250 mila è la stima dei posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni a livello mondiale, di cui 100 mila circa nella sola Unione europea;

stime della     Banca mondiale ritengono che il volume di affari della contraffazione si aggiri intorno ai 350 miliardi di euro, pari al prodotto interno lordo di 150 dei Paesi meno ricchi;

la     World customs organization, nel suo rapporto, evidenzia che, su un totale di oltre 290 milioni di prodotti contraffatti sequestrati dalle dogane mondiali nel 2009, il 34 per cento dei sequestri è avvenuto nell'area asiatica e pacifica, il 30 per cento in Europa, il 18 per cento in Medio Oriente, il 14 per cento in America e solo per lo 0,7 per cento in Africa;

le confische di beni contraffatti all'interno dell'Unione     europea durante l'anno 2000 ammontavano a 68 milioni di beni, per passare a circa 95 milioni nel 2001. A fronte di un dato quasi costante per il 2002 ed il 2003, rispettivamente di circa 85 milioni di beni e di circa 92 milioni, il 2004 ed il 2006 hanno registrato un deciso incremento dei sequestri: più di 103 milioni di oggetti sequestrati nel 2004 e più di 128 milioni nel 2006, dopo che il 2005 aveva fatto registrare una certa flessione, con un dato vicino ai 76 milioni di oggetti;

in passato il fenomeno della contraffazione     riguardava, soprattutto, generi di lusso che garantivano ai produttori ed ai venditori di falsi la realizzazione di grossi profitti, commercializzando quantitativi esigui di merci a prezzi elevati. A partire dagli anni ’80, in conseguenza del mutamento delle logiche e degli assetti finanziari e produttivi di tutti i Paesi, anche l'area della produzione e del commercio dei «falsi manifatturieri» ad alto valore aggiunto ha subito profonde modificazioni, orientandosi sulla realizzazione e sulla vendita in massa di beni di largo consumo. Attualmente viene rilevata la presenza di prodotti contraffatti in quasi tutti i settori di mercato, con la percentuale più elevata nel settore calzaturiero e della pelletteria: e rilevantissima e di particolare gravità risulta la contraffazione nel settore agroalimentare (settore in cui le indicazioni sono obbligatorie, al fine di evitare che le loro omissioni possano ingannare il consumatore circa l'effettiva provenienza del prodotto, come previsto dall'articolo 3 della direttiva 2000/13/CE);

secondo le     informazioni contenute nel «1o Rapporto Eurispes sui crimini agroalimentari in Italia», pubblicato nel 2011, l'industria alimentare europea risulta la prima al mondo, rappresentando nel continente europeo il primo comparto manifatturiero, seguito dal settore automobilistico e dalla chimica, con un fatturato di oltre 1.000 miliardi di euro e circa 4,4 milioni di addetti, i quali partecipano all'attività di 310.000 aziende;

l'industria     alimentare europea esporta prodotti alimentari per un valore di 58,2 miliardi di euro e ne importa per un valore di 57,1 miliardi di euro, trasformando il 70 per cento delle materie prime agricole prodotte in Europa;

con specifico riferimento all'industria alimentare italiana, questa si     rivela la terza in Europa dopo quella di Germania e Francia, rappresentando un vero pilastro dell'economia nazionale. È la seconda manifattura dopo il metalmeccanico, vantando un fatturato di 124 miliardi di euro (+3,3 per cento rispetto al 2009), acquistando e trasformando oltre il 72 per cento del prodotto agricolo nazionale, a fronte di un valore dell'export pari a 21 miliardi di euro (+10,7 per cento rispetto al 2009);

sulla base dei dati prodotti     dall'Ice nel corso dell'audizione svolta presso la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale il 12 gennaio 2011, con riferimento all'andamento, nel periodo 2006-2010, dell'indice di produzione industriale nazionale (anno base 2000), si rileva una crescita costante fino al 2007, cui segue una leggera contrazione nei due anni successivi. Il valore dell'indice di produzione industriale nel 2010, invece, evidenzia una certa ripresa del settore, attestandosi ad un livello leggermente superiore a quello del 2008. L'andamento del trend del settore alimentare riflette quello dell'indice generale di produzione nazionale relativo allo stesso periodo. I dati sull'andamento generale (periodo 2006-2010) del fatturato annuo delle industrie alimentari italiane rilevano un volume d'affari crescente nel tempo, salvo una fase stazionaria tra il 2008 e il 2009, a fronte di una variazione percentuale pressoché nulla;

secondo gli ultimi dati disponibili, i settori che hanno realizzato la     maggiore crescita relativa rispetto al 2009 sono stati quelli oleario (+5 per cento), dolciario (+4,5 per cento) e dei salumi (+4,3 per cento). Si evidenzia, però, la contrazione subita dal settore della pasta (-3,2 per cento) e delle acque minerali (-4,5 per cento);

dalle risultanze dell'indagine della     Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, emerge che la contraffazione è un fenomeno fortemente diffuso nell'ambito dell'intero comparto, danneggia tutti, produttori e consumatori: i primi si trovano, chiaramente, ad operare in condizioni di concorrenza sleale, aggravata da una situazione di dumping enorme nel sistema agroalimentare; i secondi, nella stragrande maggioranza dei casi, effettuano i propri acquisti nella convinzione di ottenere un prodotto caratterizzato da una determinata origine e da un'elevata qualità, corrispondente a quanto riportato in etichetta;

in realtà, non di rado     il consumatore incappa in alimenti di qualità inferiore rispetto alle attese, se non, addirittura, in prodotti potenzialmente nocivi per la salute;

rispetto ad altri segmenti merceologici, una peculiarità della     contraffazione nel settore agroalimentare si ritrova nel fatto che, se, in generale, il fenomeno contraffattivo consiste nella copia illegale di un marchio industriale, nel caso dell'agroalimentare l'inganno al consumatore riguarda più spesso l'origine geografica del prodotto;

merita, altresì, particolare     attenzione poi il ruolo del web nell'internazionalizzazione della contraffazione, con riferimento a tutti i segmenti della filiera produttiva e distributiva. Infatti, le opportunità offerte dalla rete permettono una progressione particolarmente rilevante del fenomeno della contraffazione, anche grazie al ruolo degli operatori di rete che spesso tralasciano i dovuti controlli e, in alcuni casi, si rendono addirittura complici dei traffici illegali;

sul piano sociale la contraffazione implica una serie di     rischi per l'acquirente che possono tradursi in un danno sia in termini di salute, sia in termini di sicurezza. In taluni casi il consumatore subisce danni economici;

durante la XVI legislatura il Parlamento è intervenuto a     tutela del made in Italy 135 del 2009 e con la con il decreto-legge n. 99 del 2009 che tutelano le produzioni del legge n. made in Italy. Per specifiche produzioni del made in Italy 55 del si ricorda la legge n. 2010, che ha introdotto disposizioni in materia di commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri;

da ricordare anche     4, recante disposizioni in materia di etichettatura la legge 3 febbraio 2011, n. e di qualità dei prodotti alimentari, che ha lo scopo di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari;

per quanto riguarda il contesto europeo,     in data 11 dicembre 2007 il Parlamento europeo ha adottato una dichiarazione nella quale si ribadiva il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato delle informazioni relative agli acquisti;

il 25 novembre 2009     ha votato una risoluzione sul marchio di origine, nella quale, tra l'altro, invitava la Commissione ed il Consiglio ad istituire meccanismi di vigilanza e di lotta contro la frode in campo doganale. Il 17 gennaio 2013 il Parlamento europeo in sessione plenaria ha approvato un'ulteriore risoluzione sull'indicazione del Paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi nell'Unione europea in cui si afferma che l'Unione europea deve rendere obbligatorio l'uso del marchio d'origine per tali beni importati nell'Unione europea, quali abiti, scarpe e gioielli, e si richiede la presentazione da parte della Commissione europea di una nuova proposta legislativa;

in data 15     aprile 2014, il Parlamento europeo ha approvato le norme per rendere obbligatorie le etichette made in Italy sui prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario;

è stato     approvato, altresì, un regolamento che mira ad una maggiore protezione dei consumatori attraverso il rafforzamento della sorveglianza e dei criteri di sicurezza dei prodotti e che chiede pene più severe per le imprese che non rispettano le norme di sicurezza e, quindi, vendono prodotti potenzialmente pericolosi;

i provvedimenti sopra citati sono stati approvati dal     Parlamento europeo in prima lettura per fare in modo che il lavoro già svolto possa essere valutato dal nuovo Parlamento europeo insediatosi in data 1o luglio 2014,

impegna il Governo:

ad attivarsi, nel contesto della Presidenza italiana del semestre europeo, per giungere all'approvazione di un regolamento sul made in al fine di tutelare i consumatori e favorire lo sviluppo delle imprese;

a promuovere    4 del 2011 relativa all'etichettatura dei la piena attuazione della legge n. prodotti, in modo conforme al diritto comunitario e, quindi, in grado di fornire un'ulteriore tutela dei prodotti italiani, agroalimentari e non;

a    rafforzare l'opera di contrasto alla contraffazione dei prodotti, in modo da evitare ingenti danni economici alle imprese ed ai cittadini.

(1-00528) «Dorina Bianchi, Tancredi, Alli».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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