MOZIONE PER L’ITALIA PER TUTELARE MADE IN IN

Atto Camera Mozione 1-00527 presentato da FITZGERALD NISSOLI Fucsia Lunedì 7 luglio 2014, seduta n. 258 che impegna il governo ad implementare il sostegno alle piccole e medie imprese, espressione dell'eccellenza italiana, nel processo di internazionalizzazione ed a valorizzare l'associazionismo italiano all'estero quale strumento di promozione dell'autentico made in Italy;
l) a tutelare il prodotto italiano di qualità nell'ambito del negoziato Unione europea-Usa sul Transatlantic trade and investment partnership e in tutti gli altri negoziati in essere tra l'Unione europea ed i suoi partner commerciali.

Qui di seguito Agricolae riporta il testo integrale

 

La Camera,

premesso che:

le esportazioni mondiali di prodotti made in Italy, nel 2013, hanno generato introiti per oltre 68 miliardi di euro. Tali esportazioni comprendono un patrimonio di oltre 1.000 prodotti italiani di alta qualità a livello mondiale, che ha bisogno di un'effettiva tutela, oltre che di un'ulteriore promozione sul piano internazionale, in modo da assecondarne la crescente richiesta mondiale, aumentata, nel 2013, del 4,1 per cento rispetto al 2012;

secondo l'Ocse, il commercio di prodotti contraffatti alimenta il 10 per cento degli scambi mondiali, per un controvalore pari a 450 miliardi di dollari, con punte assolutamente drammatiche per alcuni Paesi, tra i quali appunto l'Italia;

l'indagine Censis sull'impatto della contraffazione nel sistema Paese dell'ottobre 2012 è da questo punto di vista impietosa: il fatturato del mercato del falso nel nostro Paese ammonterebbe a 6,9 miliardi di euro e il valore legale del mercato vero, equivalente al prodotto che sarebbe venduto al posto del contraffatto, sarebbe di 13,7 miliardi di euro, con conseguenti 5 miliardi e mezzo di euro di valore aggiunto e una perdita di 110-130 mila posti di lavoro;

l'emersione di questa produzione illegale produrrebbe un gettito aggiuntivo per imposte dirette e indirette di 4,6 miliardi di euro;

le merci contraffatte non hanno più un ambito definito, ma si collocano nei settori più disparati: dall'abbigliamento al tessile, dalla pelletteria ai giochi, dai farmaci, comprese le protesi, ai mobili e ai materiali edili, per non parlare del settore alimentare;

l'agroalimentare made in Italy rappresenta oltre il 17 per cento del prodotto interno lordo, di cui oltre 53 miliardi di euro provengono dal settore agricolo. Il successo dell'agroalimentare italiano nel mondo e l'accreditamento attribuito al marchio «Italia» hanno fornito da sempre un contributo importante alla crescita dell’export italiano, ma sono cresciuti anche allo stesso ritmo i fenomeni di imitazione e pirateria commerciale;

secondo i dati contenuti nel «2o Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia», realizzato da Eurispes e Coldiretti nel 2013, è emerso che il volume d'affari realizzato dalle agromafie nel nostro Paese nel 2013 è stato di circa 14 miliardi di euro, con un aumento record del 12 per cento rispetto al 2011, anno in cui è stato realizzato il primo rapporto sui crimini agroalimentari, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese;

in base agli ultimi dati disponibili, nei primi 9 mesi del 2013 sono stati sequestrati beni e prodotti per un valore di 335,5 milioni di euro, soprattutto con riferimento a prodotti base dell'alimentazione. Secondo la Coldiretti su 28.528 controlli, in ben 9.877 casi (in altre parole in quasi un caso su 3) sono state individuate non conformità. L'attività dei carabinieri dei nuclei antisofisticazione, nello stesso periodo, ha portato all'arresto di ben 24 persone, mentre 1.389 sono state segnalate all'autorità giudiziaria e 8.300 a quella amministrativa;

il made in Italy agroalimentare è la leva esclusiva per una competitività «ad alto valore aggiunto» e per lo sviluppo sostenibile del Paese, grazie ai suoi primati in termini di qualità, livello di sicurezza e sistema dei controlli degli alimenti, riconoscimento di denominazioni geografiche e protette e produzione biologica;

il settore agricolo ha una particolare importanza non solo per l'economia nazionale – considerati la percentuale di superficie coltivata, il più elevato valore aggiunto per ettaro in Europa ed il maggior numero di lavoratori occupati nel settore – ma, altresì, come naturale custode del patrimonio paesaggistico, ambientale e sociale;

in agricoltura sono presenti circa 820 mila imprese, vale a dire il 15 per cento del totale di quelle attive in Italia, e la contraffazione del made in Italy ne minaccia la solidità e provoca gravi danni alle imprese agricole insediate sul territorio, violando il diritto dei consumatori ad alimenti sicuri, di qualità e di origine certa;

la Gran Bretagna sta sollecitando l'adozione dell'obbligo dell'etichettatura «a semaforo», che consiste nell'apposizione sugli imballaggi di codici verde, arancione e rosso per classificare gli alimenti in base ai contenuti di grasso, sale e zucchero ogni cento grammo di prodotto. Si tratta di un sistema che rischia di discriminare le eccellenze alimentari igp e dop e colpire prodotti che la Gran Bretagna importa per circa 800 milioni di euro dall'Italia (si sta parlando di prodotti quali il parmigiano reggiano, il prosciutto, i salami, i prodotti dolciari, le marmellate e l'olio di oliva);

il codice del consumo, recependo la disciplina comunitaria in materia, attribuisce ai consumatori ed agli utenti i diritti alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti, ad un'adeguata informazione e ad una pubblicità veritiera, all'esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà, all'educazione al consumo e alla trasparenza ed all'equità nei rapporti contrattuali;

la circolazione di alimenti che evocano un'origine ed una fattura italiana che non possiedono costituisce una vera e propria aggressione ed arreca danno al patrimonio agroalimentare nazionale, che, come espressione dell'identità culturale dei territori, rappresenta un bene collettivo da tutelare ed uno strumento di valorizzazione e di sostegno allo sviluppo rurale;

sempre dal «2o Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia» si evidenzia anche «l'evoluzione dall’Italian sounding all'Italian laundering», ossia il passaggio dalla commercializzazione di prodotti non italiani con l'utilizzo di nomi e simboli che richiamano il nostro Paese, all'acquisizione di marchi legati alla storia e cultura del territorio italiano, attraverso i quali si commercializzano produzioni dall'origine incerta e spesso pericolosa;

sul piano normativo a livello nazionale sono stati fatti passi avanti con l'approvazione di numerose disposizioni legislative volte a tutelare il made in Italy in tutti i comparti economico-produttivi;

sul piano comunitario si rileva l'importanza di norme, come il regolamento 178/2002, che assicura la qualità degli alimenti destinati al consumo umano e dei mangimi, garantendo così la libera circolazione di alimenti sani e sicuri nel mercato interno, e che ha istituito, inoltre, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che funge da riferimento per il controllo e per la valutazione scientifica degli alimenti;

secondo i dati dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, l'Italia risulta prima nel mondo in termini di sicurezza alimentare, con oltre un milione di controlli all'anno, il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3 per cento), con un valore inferiore di 5 volte rispetto a quelli della media europea (1,5 per cento di irregolarità) ed addirittura di 26 volte rispetto a quelli extracomunitari (7,9 per cento di irregolarità);

alla fine del 2014 entreranno in vigore le disposizioni di cui all'articolo 39 del regolamento n. 1169 del 2011, che prevedono la possibilità, per gli Stati membri, di dotarsi di un maggiore dettaglio del sistema di etichettatura, introducendo ulteriori disposizioni, in particolare per ciò che attiene all'indicazione obbligatoria del Paese di origine e del luogo di provenienza degli alimenti, ove esista un nesso comprovato tra talune qualità dell'alimento e la sua origine o provenienza;

il 15 aprile 2014 il Parlamento europeo ha approvato il regolamento relativo al made in, emendando e rafforzando il precedente regolamento del 29 settembre 2010 negli obiettivi di valorizzazione e tutela delle produzioni nazionali. Grazie in particolare a quanto contenuto nell'articolo 7, la realizzazione dei prodotti dovrà essere il risultato del lavoro delle imprese che operano nelle filiere. Questo sarà attuabile in concreto solo attraverso la modifica del regolamento doganale;

rispondendo ad un atto di sindacato ispettivo nel mese di marzo 2014, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali affermava che l'Unione europea spesso ha adottato normative in materia non sempre coerenti con gli stessi interessi italiani e che è in quella sede che l'Italia deve condurre le battaglie in difesa dei prodotti italiani se si vuole che esse sortiscano effettivamente gli effetti sperati;

il 25 settembre 2013 la Camera dei deputati ha nuovamente istituito una Commissione d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo,

 

impegna il Governo:

 

nel corso del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea:

a) ad assumere iniziative per istituire, presso ogni Paese nel quale vi è una rappresentanza diplomatica italiana, un ufficio anticontraffazione con il compito precipuo di tutelare il made in Italy;

b) ad assumere ogni iniziativa utile affinché si pervenga al più presto all'approvazione del regolamento recante la disciplina sul made in in seno al Consiglio dell'Unione europea;

c) ad adottare ogni utile iniziativa finalizzata a tutelare la qualità dei prodotti italiani, in primo luogo favorendo l'attuazione da parte dei singoli Stati membri dell'articolo 26 del regolamento (UE) 25 ottobre 2011, n. 1169, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori ed assicurando ai singoli Stati la possibilità di integrare la disciplina comunitaria con provvedimenti nazionali di maggior tutela;

d) a sensibilizzare i Paesi partner dell'Unione europea sull'opportunità di monitorare l'applicazione delle norme di cui al regolamento (CE) 178/2002 relative alla sicurezza degli alimenti che circolano nel mercato interno, introducendo un quadro di controllo e di monitoraggio della produzione, nonché di prevenzione e di gestione dei rischi;

e) a favorire in tempi rapidi la modifica del regolamento doganale (articolo 24 del regolamento n. 2913 del 1992, e successive modifiche), al fine di dare la certezza della provenienza dei prodotti che circolano nell'Unione europea;

f) ad assumere iniziative, d'intesa con gli altri Paesi europei interessati, volte a superare il tentativo di introduzione dell'etichettatura «a semaforo», che, oltre a danneggiare le produzioni italiane di eccellenza, rappresenterebbe un palese ostacolo alla libera circolazione delle merci e quindi sarebbe contrario ai principi fondamentali dell'Unione europea;

g) ad adottare al più presto i decreti ministeriali di attuazione dell'articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4, al fine di rendere immediatamente applicabile la normativa sull'etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari a tutela dei consumatori e degli operatori della filiera;

h) ad assumere ogni iniziativa di competenza per rilanciare la ristorazione italiana di qualità nel mondo, ad esempio sostenendo il marchio «Ciao Italia», in maniera che il vero ristorante italiano sia distinto dalle tante imitazioni che non fanno onore alla vera tradizione italiana e spesso offrono prodotti che non hanno nulla a che vedere con la cucina italiana e la filiera di cui essa è il punto di arrivo;

i) ad implementare il sostegno alle piccole e medie imprese, espressione dell'eccellenza italiana, nel processo di internazionalizzazione ed a valorizzare l'associazionismo italiano all'estero quale strumento di promozione dell'autentico made in Italy;

l) a tutelare il prodotto italiano di qualità nell'ambito del negoziato Unione europea-Usa sul Transatlantic trade and investment partnership e in tutti gli altri negoziati in essere tra l'Unione europea ed i suoi partner commerciali.

(1-00527) «Fitzgerald Nissoli, Dellai, Schirò, Marazziti, Caruso, Fauttilli, Santerini, Piepoli».

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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