OCM VINO, ECCO IL DECRETO CHE TAGLIA FUORI PROMOZIONE TRICOLORE NEGLI USA COME CHIESTO DA UE. MIPAAF DIVISO IN ATTESA DEL GOVERNO. MENTRE A BRUXELLES CI STANNO PENSANDO..FILIERA NEL CAOS. REGIONI CHIEDONO PROROGA. VINO MADE IN ITALY A RISCHIO DEPOTENZIAMENTO

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Il Governo latita e il caso Ocm vino per la promozione all'estero mette ogni giorno più a rischio l'export stesso del made in Italy vitivinicolo all'estero. Il Mipaaf ha difatti predisposto una bozza del decreto/avviso per la presentazione dei programmi 2018/2019 che reca un termine di presentazione fissato al prossimo 25 giugno. Questo vuol dire che le eventuali aziende che volessero partecipare per portare i prodotti tricolore nel mondo, ad avviso ad oggi non ancora pubblicato, avranno a disposizione poco meno di tre settimane per mettere in atto gli adempimenti previsti per la presentazione dei propri programmi. Ma appare sconcertante tutta la modalità, visto che il provvedimento sarebbe stato presentato nel solo ed unico incontro tenutosi nel pomeriggio di venerdì scorso al Mipaaf con le Regioni alle quali è stata presentata la bozza del decreto e senza alcuna consultazione con le organizzazioni della filiera (nonostante il PNS Vino 2019-2023, al suo punto B, preveda espressamente che gli atti normativi vengano emanati previa consultazione con le Regioni e le organizzazioni della filiera vinicola).

Regioni che per parte propria si stanno organizzando per replicare sui contenuti del documento loro sottoposto ed al riguardo, sulla base di quanto apprende AGRICOLAE la regione Veneto sarebbe orientata a spostare la scadenza della presentazione dei programmi al 22 luglio con lo slittamento dei termini istruttori al 15 settembre).

Di fatto, ad oggi, il decreto in realtà non è stato ancora emanato. E come se non bastasse, lo stesso confermerebbe la preclusione riguardo la possibilità per gli operatori italiani di promuovere i propri vini nei principali mercati (Stati Uniti e Canada in primis) dove si è già svolta attività promozionale negli ultimi cinque anni. Un enorme rischio per le esportazioni vinicole italiane e per tutti coloro che ad esempio hanno scelto gli Usa negli ultimi cinque anni come terroir dove cercare nuovi buyer.

In attesa di un ministro che possa coniugare le esigenze dei vari attori della filiera e 'mettere pace' tra le divergenze per perseguire un obiettivo comune, è l'impasse totale. Tanto che a via Venti Settembre, da quanto apprende AGRICOLAE, i dirigenti sono divisi in due fronti: una coppia di dirigenti che vuole emanare quanto prima il decreto così da dare il via all'iter visti i tempi strettissimi; e una parte di dirigenti che vorrebbe invece aspettare il nuovo ministro per gestire la questione sollevata dalla Spagna sulle linee di condotta volte a disciplinare la promozione vinicola europea nel mondo. Facendo emergere per l'appunto il lodo che non consentirebbe più, a coloro che negli anni passati hanno fatto promozione nel paese a stelle e strisce, di promuovere il proprio prodotto.

Due posizioni contrastanti ma entrambe legittime: da una parte i tempi a disposizione delle aziende sono incredibilmente stretti. E ogni giorno si accorciano. Dall'altra si attende la decisione da parte della Commissione europea che avrebbe promesso - da quanto apprende AGRICOLAE - di rivedere la questione sollevata dalla Spagna e contestata poi dall'Italia, Francia, Portogallo, Austria fino al Copa Cogeca.

Agricolae pubblica qui di seguito il decreto in PDF:

Avviso OCM VINO

In ogni caso, anche sulla bozza del documento sembrerebbero emergere alcune incongruenze, prima su tutte quella sull'ipotesi che prevede un beneficiario per ogni progetto all'articolo 3 comma 5 del decreto che andrebbe a confliggere con quanto previsto dall’art. 4 del Reg. UE delegato 1149/2016 secondo il quale il sostegno a ciascuna operazione di informazione e di promozione non supera i tre anni per un dato beneficiario in un determinato Stato membro per la misura di cui all'articolo 45, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 1308/2013 e per un dato beneficiario in un determinato paese terzo o mercato di un paese terzo per la misura di cui all'articolo 45, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (UE) n. 1308/2013.

Tradotto, il regolamento non esclude (come vorrebbe fare il Ministero) la possibilità per gli operatori di essere presenti in più programmi a condizione che i Paesi /aree geografiche siano diverse. Situazione questa che sembra costruita per “semplificare la vita” ai comitati di valutazione (ed all’AGEA per le verifiche pre contrattuali, visto che non sarebbe necessario incrociare le partite IVA dei diversi beneficiari presenti in più programmi) ma che non tiene in minimo conto del grave danno procurato agli operatori che obtorto collo, rispetto a quanto previsto fino allo scorso anno, non potranno differenziare la propria presenza su più mercati internazionali e dovranno, gioco forza, rinunciare a promuovere le proprie produzioni vinicole su alcuni mercati. Il tutto per una scelta che appare veramente incomprensibile agli operatori interpellati e che rischia di buttare ulteriore benzina sul fuoco che già sta divampando.

Quanto poi alla questione del cd “lodo spagnolo” resta poi da chiarire la questione relativa al periodo entro il quale deve essere considerato il periodo pregresso di attività promozionale svolta, visto che la normativa comunitaria vigente nella programmazione 2013-2018 (vedi Reg. UE n. 555/2008) che ribadiva detto vincolo, con interpretazione dei servizi della Commissione richiamato nel DG AGRI DOCUMENT del 26 aprile 2013 afferente “Guidelines for implementation of the national support programmes in the wine sector according to Regulations (EC) No 1234/2007 and (EC) No 555/2008” che precisava che: “For each programming period, the support for promotion and information lasts no longer than three years for a given beneficiary in a given third-country; however, if necessary, it may be renewed once, for a period no longer than two years” specificava che detto vincolo doveva (e forse deve) essere circoscritto  al periodo pregresso alla programmazione 2013-2018 e non lasciarlo aperto indistintamente.

Il tutto, facendo in ogni caso salve le iniziative intraprese da alcuni Stati membri presso la DG AGRI (Italia e Francia capofila) per discutere e contrastare, sul piano giuridico, i termini del parere rilasciato dalla stessa DG al Ministero spagnolo che al riguardo sembrerebbero volte a chiedere un applicazione del principio della DG AGRI a partire dall’entrata in vigore dei nuovi regolamenti nn. 1149 e 1150/2016 (ovvero dal 1° luglio 2016). Un modo per prendere giustamente tempo e differire il problema nei prossimi anni, in fase di nuova discussione di modifica dei regolamenti comunitari.

 

 

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