OCM VINO DIMENTICATO DA CONFERENZA STATO-REGIONI. GOVERNO DICE “CORRETE” MA POI BLOCCA TUTTOSI COPIA LA FRANCIA E AL CONTEMPO LA SI METTE IN CONDIZIONI DI SURCLASSARE ITALIA

In un momento in cui con l’ultimo Decreto “rilancio” si attiva uno straordinario stanziamento finanziario, pari a ben tre manovre finanziarie, per il rilancio del “sistema Italia” gli esportatori del vino tricolore non sono messi nelle condizioni di poter spendere le risorse comunitarie già stanziate e assegnate loro nel periodo precedente l’emergenza COVID-19 per promuovere il Made in Italy all'estero.

E’ questa la conseguenza che emerge dall’ordine del giorno della Conferenza Stato – Regioni, convocata per il prossimo 21 maggio che purtroppo continua a disattendere le attese dei numerosi esportatori di vino italiano nel mondo che - con un valore dell’export pari a oltre 6,5 miliardi di euro/anno (base 2019) - rappresentano la prima voce di sostegno del made in Italy agricolo nel mondo.

Operatori che per rendere realizzabili e operativi i programmi loro approvati, antecedentemente rispetto all’emergenza COVID-19, avevano sollecitato, attraverso un documento inviato lo scorso 23 aprile dalle organizzazioni professionali della filiera (Vedi AGRICOLAE www.agricolae.eu/ocm-vino-mipaaf-ascolato-filiera-regioni-lo-stoppato-documento/ ) tutti gli enti preposti ad attivare una urgentissima modifica del decreto 3893/2019 (a firma di Centinaio) che consenta loro di poter operare una rimodulazione di programmi indispensabili per sostenere le correnti di export del vino italiano nel mondo e che allo stato sono irrealizzabili a seguito di tutte le misure restrittive  attivate a seguito della pandemia.

Ma niente da fare. A distanza di quasi un mese dalle richieste formulate dalle organizzazioni professionali della filiera gli enti preposti non hanno raccolto il grido d’allarme lanciato dagli operatori, disattendendo le attese già nella scorsa riunione della CSA del 7 maggio e con buone probabilità che dette attese verranno disattese anche il prossimo 21 maggio (a meno di un inserimento all’ultima ora con un’integrazione dell’ODG).

Senza un immediato dietrofront tutti i ritardi sino ad oggi accumulati e che purtroppo continuano a perdurare, rischiano seriamente di pregiudicare la competitività del vino italiano di qualità nel mondo con quote di mercato, in volume e valore, che nel corso del 2020 rischiano di essere perse a vantaggio dei nostri principali competitors europei (Francia in primis con l’imponente stanziamento messo in atto a sostegno del loro settore vinicolo), paesi del nuovo mondo (Cile, Argentina, Sud Africa e Nuova Zelanda) e degli USA pronti a approfittare della inevitabile perdita di competitività che ne deriverà per i produttori italiani nelle diverse aree del pianeta.

Importante l’impatto che questi programmi, a costo zero per le finanze pubbliche, hanno avuto nella crescita del nostro export che la politica unita alla burocrazia rischia ora di compromettere per i prossimi anni (perché non sarà facile riconquistare ciò oggi si è faticosamente raggiunto e che si rischia di perdere).

Il tutto, in una situazione che avvalora le voci di un forte contrasto tra uffici del Ministero (e sembrerebbe con il supporto di alcune Regioni) che nel mettere un freno alla promozione del vino italiano nel mondo vedono la possibilità di attivare quelle economie che potranno tornare utili a finanziare la distillazione operando una rimodulazione del Piano Nazionale di sostegno del Vino.

In un momento insomma in cui si chiede di 'correre' affrontando un 'rischio calcolato' (parole del premier Giuseppe Conte) per far ripartire l'economia del Paese e rimettere in moto l'export sembrerebbe che la scelta sia quella di sacrificare il nostro export enoico di qualità (che peraltro sta soffrendo anche a livello europeo) per finanziare lo smaltimento delle eccedenze del vino invenduto e presente nelle cantine sociali di qualità. Copiando l'idea francese ma al contempo permettendo ai cugini d'oltrampe di surclassarci e di guadagnare quote di mercato all'estero. Con la Cina, dove la Francia padroneggia, che sta investendo proprio in import alimentare.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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