ODG, DE BONIS MISTO SENATO, SU INIZIATIVE VOLTE A FAVORIRE E SVILUPPARE IL METODO BIOLOGICO

Ordine del giorno

DE BONIS

La IX Commissione,

in sede d'esame del disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022,

premesso che:

la Politica Agricola Comune (PAC) rappresenta l'insieme delle regole che l'Unione europea, fin dalla sua nascita, ha inteso darsi riconoscendo la centralità del comparto agricolo per uno sviluppo equo e stabile dei Paesi membri;

la PAC, ai sensi dell'articolo 39 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea, persegue i seguenti obiettivi: incrementare la produttività dell'agricoltura; assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola; stabilizzare i mercati; garantire la sicurezza degli approvvigionamenti; assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori;

la PAC verso il 2020 intende rispondere alle future sfide dell’alimentazione, delle risorse naturali e del territorio e la Commissione europea riconosce l’importante ruolo dell’agricoltura biologica nel perseguimento di tre obiettivi, quali: 1) la preservazione del potenziale di produzione dell’UE secondo criteri di sostenibilità, così da garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare a lungo termine; 2) il sostegno alle comunità agricole che forniscono ai cittadini europei una grande varietà di derrate alimentari di pregio e di qualità prodotte in modo sostenibile; 3) la preservazione della vitalità delle comunità rurali, per le quali l’agricoltura costituisce un’attività economica importante in grado di creare occupazione locale;

considerato che:

l’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione che sta crescendo sempre di più negli ultimi anni. Un metodo di agricoltura dove l’ecosistema agricolo viene considerato come modello equilibrato per lo sviluppo delle piante coltivate. E per questo è anche fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici. Eppure, dai piani della PAC 2019-2020 emerge che gli incentivi al biologico sono veramente esigui;

lavorare la terra con l’agricoltura biologica significa essenzialmente utilizzare una tecnica di coltivazione e un modo di produrre cibo che rispetta i cicli di vita naturali. Si minimizza l’impatto antropogenico il più possibile, in accordo con i seguenti principi:

- le colture sono ruotate in modo che le risorse in loco vengano utilizzati in modo efficiente;

- pesticidi chimici, fertilizzanti sintetici, antibiotici e altre sostanze sono soggette a rigorose restrizioni;

- gli organismi geneticamente modificati (ogm) sono vietati;

- vengono sfruttate le risorse in loco, come il letame per fertilizzante o i mangimi prodotti in azienda;

- vengono utilizzate specie vegetali e animali resistenti alle malattie e adattate all’ambiente;

- il bestiame viene solitamente allevato all’aria aperta e nutrito con foraggio biologico;

- le pratiche di allevamento degli animali sono su misura per le varie specie di bestiame;

tra gli altri principi dell’agricoltura biologica troviamo l'utilizzo di tecniche come la salvaguardia degli insetti utili, antagonisti dei parassiti; si scelgono piante rustiche, più resistenti; si pratica la pacciamatura, che consiste nel coprire il terreno con fieno o erba fresca per proteggerlo dagli sbalzi termici e ostacolare la crescita delle erbe infestanti; si utilizza il sovescio, ossia la semina di alcune piante (trifoglio, veccia, crescione, valerianella, spinaci, colza e così via) che una volta fiorite vengono interrate per fertilizzare il terreno e proteggerlo dall’erosione; si pratica la rotazione delle colture, che consiste nell’alternare la coltivazione di piante che migliorano la fertilità del terreno, ad esempio arricchendolo di azoto, con piante che lo impoveriscono, sottraendo elementi nutritivi; si utilizzano letame e concimi organici come il compost, una miscela di terra, resti vegetali, cenere di legna e quant’altro esista nell’azienda di biodegradabile e non inquinato;

tenuto conto che:

dal Bioreport 2017-2018 emerge un’importante conferma della dinamicità del settore biologico e della sua propensione all’innovazione. Il dato si ricava dall’analisi dei parametri di spesa dei PSR (Piani Sviluppo Rurale). Nel periodo 2007-2013 il biologico ha infatti ottenuto il 21 per cento del complesso delle misure del PSR, misure che comprendono l’assieme delle politiche miranti agli investimenti, alla promozione e all’innovazione, temi particolarmente sentiti da imprese come quelle del biologico che sono più giovani e più orientate all’innovazione della media. Insomma in quel 21 per cento non ci sono solo gli incentivi al biologico, ma anche il sostegno ai progetti di ricerca, di promozione, di sviluppo destinati all’insieme delle imprese agricole;

“Il settore biologico ha avuto un ruolo rilevante anche nell’intercettare la spesa di altre misure dello sviluppo rurale, a testimonianza della dinamicità delle aziende biologiche”, si legge sul Bioreport. “La loro maggiore propensione alla diversificazione e all’innovazione, derivante dalla necessità di assicurare rese soddisfacenti senza il ricorso all’utilizzo di prodotti chimici di sintesi, ha probabilmente spinto all’accesso di un maggior numero di misure”;

prendendo poi in considerazione il PSR 2014-2020, arriva la conferma dei dati forniti dalla Rete Rurale Nazionale e riportati nel Rapporto Cambia la Terra: il 9,5 per cento dei fondi è stato stanziato per la misura 11 dedicata all’agricoltura biologica, mentre il 13,20 per cento è stato destinato alla misura 10 per l’agricoltura integrata e l’agricoltura conservativa;

il fatto che l’agricoltura integrata e quella conservativa – che fanno uso di fertilizzanti e pesticidi di sintesi chimica compreso il glifosato, maggior inquinante delle nostre acque come ci dicono i dati dell’Ispra e classificato come probabile cancerogeno – abbiamo una quota di finanziamenti superiore all’agricoltura biologica, che invece risulta avere un impatto positivo sulla fertilità del suolo, sulla riduzione dell’uso dei pesticidi, sulla biodiversità, sul clima, è un evidente paradosso. Si tratta di una asimmetria inaccettabile. Il 9,5 per cento non rappresenta neanche il livello raggiunto dal biologico come Superficie agricola utilizzata che si attesta ormai intorno al 15 per cento;

per avere il quadro complessivo dei finanziamenti al settore agricolo bisogna inoltre esaminarne l’andamento totale. I dati del Servizio Studi della Camera ci dicono che i finanziamenti della PAC 2014-2020 all’agricoltura italiana sono 41,5 miliardi di euro provenienti dall’Unione europea e 21 miliardi provenienti dallo Stato. Sul totale di 62,5 miliardi, la parte che va al biologico è di 1,8 miliardi, cioè il 2,9 per cento delle risorse.

di questi 62,5 miliardi, la maggior parte, circa il 75 per cento, è destinata al cosiddetto Primo Pilastro e all’Organizzazione Comune di Mercato (a quest’ultima va circa il 9,5 per cento), e mediamente il 25 per cento è destinato invece al Secondo Pilastro, che sono i Programmi di sviluppo rurale delle Regioni costruiti sulla base di misure elaborate a livello europeo;

sul primo Pilastro della PAC i finanziamenti destinati specificatamente al biologico praticamente non esistono. Il biologico beneficia del cosiddetto greening che è di fatto solo una maggiorazione percentuale dell’aiuto di base. Il greening non ha sostanzialmente prodotto risultati perché, in funzione delle esenzioni previste dalle norme, viene applicato nel nostro Paese a circa il 12 per cento delle aziende, e poi, oltre al biologico ne beneficiano anche chi fa avvicendamento colturale e chi cura i pascoli o le zone rifugio per la fauna. Dunque alla fine l’aiuto destinato specificatamente al biologico è veramente irrilevante;

gli aiuti diretti del Primo Pilastro della PAC, nonostante alcune modifiche che ci sono state, sono invece concentrati sull’agricoltura convenzionale. Sono quasi tutti legati a titoli maturati sulla base di quello che gli agricoltori producevano nel triennio dal 2000 al 2002, cioè di fatto si sono trasformati in una rendita di posizione che le aziende si portano dietro vita natural durante, indipendentemente da quello che fanno;

è chiaro che questo meccanismo non è più sostenibile: gli aiuti diretti rappresentano veri e propri sussidi destinati alle aziende che dovrebbero essere legati alla produzione di beni pubblici perché è giusto dare sostegno all’agricoltura e al reddito a patto che si producano risultati positivi per la collettività, per la salute e per l’ambiente;

infine occorre evidenziare che ci troviamo di fronte a delle norme e a delle modalità di aiuto comprensibili solo agli addetti ai lavori. Inoltre, i fondi pubblici dovrebbero essere distribuiti con regole più semplici e comprensibili a tutti, perché tutti i cittadini hanno il diritto di poter capire come vengono spesi i soldi delle loro tasse,

impegna il Governo:

a redigere un piano strategico nazionale per l'acquisizione e l'utilizzo di maggiori risorse della Politica Agricola Comune dell'Unione europea verso le colture biologiche, anche in considerazione del fatto che l'attuale sistema premia l'agricoltura che sostiene scelte ad alto impatto ambientale e sanitario;

ad assumere iniziative per cambiare la destinazione di una significativa quota di risorse pubbliche al fine di sostenere un modello agricolo più sicuro, più sano e più equo, quale quello biologico;

a varare norme per favorire un maggiore sviluppo ed una maggiore competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico;

ad assumere iniziative volte a favorire pratiche agricole che determinino effetti positivi per la tutela dell’ambiente ed il contrasto ai cambiamenti climatici, prevedendo anche adeguati strumenti per la valorizzazione e la promozione dell’agricoltura biologica e per la riduzione della presenza di sostanze chimiche di sintesi negli ecosistemi. Solo così si potrà rispondere alla domanda di cibo sano che viene espressa in misura sempre maggiore dai cittadini;

a potenziare il sistema dei controlli sull’uso corretto dei pesticidi in agricoltura ed incrementare i controlli sui prodotti agroalimentari importati dai paesi terzi per escludere che siano stati trattati con il glifosato, sostanza potenzialmente cancerogena, vietata da disposizioni nazionali e comunitarie vigenti (Regolamento (UE) n. 1313/2016). Questo per tutelare la filiera produttiva italiana e garantire alti standard di qualità;

ad assumere iniziative normative a livello nazionale, oltre che iniziative in sede di Unione europea, volte a vietare, in maniera permanente, l'utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti, in particolare il dannoso glifosato in ambito agricolo, al fine di salvaguardare l'ambiente, la biodiversità, nonché la salute pubblica;

a vigilare, infine, anche sul livello di contaminazione da pesticidi nelle acque per la loro tutela, ma soprattutto per assicurare un alto livello di protezione della salute umana, animale e dell’ambiente.

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

MORE ARTICLES



Questo sito utilizza cookies di Sessione, Tecnici e di Profilazione. Cliccando su "OK", questi cookies si attiveranno. Per maggiori informazioni o per eventuali limitazione dei cookie, clicca sul link e visita la nostra apposita sezione.
This website uses Session, Permanent and Third-Party cookies. by clicking on "Ok", these cookies will be enabled. For further informations or for cookie limitation, please click on the link and visit our dedicated section.
Cookie & Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi