ODG FAENZI, NCI-SCPI-MAIE CAMERA, SU IMPOSTA INTEGRATORI ALIMENTARI

Atto Camera

Ordine del Giorno 9/04768-AR/039

presentato da

FAENZI Monica

testo di

Giovedì 21 dicembre 2017, seduta n. 902

La Camera,
premesso che:
l'articolo 2 della Direttiva europea CE/46/2002, recepita con il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 169, definisce gli integratori alimentari come «i prodotti alimentari destinati ad integrare la dieta normale e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico»;
l'emanazione della Direttiva europea CE/46/2002 e del successivo Regolamento (CE) del 20 dicembre 2006, n. 1924, hanno sancito il ruolo degli integratori alimentari nel contribuire al benessere dei consumatori, facendo crescere la consapevolezza dei medici sul ruolo e l'utilità dell'integratore alimentare, non solo per colmare le carenze di carattere alimentare, ma anche per soddisfare specifiche necessità nutrizionali derivanti da caratteristiche individuali per sostenere le normali funzioni fisiologiche, quali la digestione, il sistema immunitario, la vista, la salute cardiovascolare o il funzionamento ottimale delle articolazioni;
il mercato italiano degli integratori alimentari ha una posizione di leadership nel contesto europeo, che si traduce in circa 196,7 milioni di confezioni vendute;
stando alla definizione di integratore alimentare, esso può presentarsi sul mercato in varie forme. L'articolo 2 della Direttiva CE/46/2002 reca infatti che essi possono essere «sia monocomposti che pluricomposti, in forme di dosaggio, vale a dire in forme di commercializzazione quali capsule, pastiglie, compresse, pillole e simili, polveri in bustina, liquidi contenuti in fiale, flaconi a contagocce e altre forme simili, di liquidi e polveri destinati ad essere assunti in piccoli quantitativi unitari»;
la normativa italiana, tuttavia, presenta un disallineamento regolatorio su tali prodotti, applicando una diversa aliquota per l'imposta sul valore aggiunto in base a come il prodotto si presenta nella sua composizione sul mercato, a svantaggio degli integratori in forma liquida, che coprono circa il dieci per cento del mercato, a cui viene applicata un'aliquota maggiorata al 22 per cento. Questo accade perché gli integratori alimentari non godono di un codice doganale unificato e di conseguenza l'imposta sul valore aggiunto viene applicata discrezionalmente a seconda che il prodotto si presenti allo stato liquido o allo stato solido;
un innalzamento dell'imposta sul valore aggiunto, oltre a creare uno svantaggio competitivo tra i produttori, penalizza i consumatori – circa otto italiani su dieci – che si trovano ad acquistare a costi maggiorati prodotti con principi attivi simili, creando loro un grave nocumento visto il beneficio comune in termini di prevenzione primaria e di sostenibilità del sistema sanitario,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di provvedere alla revisione della disciplina in materia di imposta sul valore aggiunto sugli integratori alimentari, uniformando il mercato con l'applicazione dell'aliquota agevolata unica del 10 per cento, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
9/4768-AR/39. (Testo modificato nel corso della seduta) Faenzi.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

MORE ARTICLES