ODG LEGA SU MISURE CONTENIMENTO NITRATI NEL SETTORE AGRICOLOASSICURARE TEMPESTIVA CONCLUSIONE DELLO STUDIO ISPRA

CAMERAAtto Camera Ordine del Giorno 9/00303-A/001 presentato da Guido Guidesi, LEGA, martedì 15 luglio 2014, seduta n. 264 che impegna il Governo

a individuare ed attuare efficaci strumenti per garantire la proporzionalità e l'adeguatezza delle misure di contenimento dell'apporto di nitrati applicate al settore agricolo, anche per queste nuove attività agricole;
a porre in essere le seguenti azioni prioritarie:
assicurare la tempestiva conclusione dello studio ISPRA, per l'analisi dell'inquinamento da nitrati e delle fonti di pressione, distinguendo la responsabilità del sistema agricolo rispetto ai sistemi civili ed industriali;
sollecitare l'approvazione da parte delle regioni delle delibere di revisione dell'estensione delle aree vulnerabili basate su dati scientifici innovativi ed aggiornati, da presentare alla Commissione europea;
provvedere ad una modifica normativa, in modo da inserire, tra i criteri di riferimento per la perimetrazione delle zone vulnerabili, l'obbligo di valutazione, da parte delle regioni, delle concorrenti fonti di pressione;
provvedere ad una revisione, in accordo con il Ministero delle politiche agricole, delle modalità di calcolo degli apporti di azoto provenienti dalle diverse tipologie di allevamento, definendo le riduzioni percentuali da applicare in caso di accertata concorrenza di altri fattori di pressione;
sollecitare l'Unione europea, al fine di rivedere, sulla base dei dati scientifici oggi disponibili e dei monitoraggi effettuati puntualmente negli ultimi venti anni, la direttiva 91/676/CEE, distinguendo i limiti in funzione almeno delle macro regioni agricole europee;
provvedere alla revisione del Programma nazionale Nitrati, in modo da aggiornarne le opzioni alla realtà tecnologica attuale ed ai dati oggi disponibili e dare finalmente il via, d'intesa tra i Ministeri coinvolti, a semplificazioni e razionalizzazioni normative anche funzionali alla realizzazione degli investimenti necessari, da inserire nelle previsioni dei piani di sviluppo rurale regionali.

Qui di seguito Agricolae riporta il testo integrale

La Camera,

premesso che:

il termine agricoltura sociale sta ad indicare una forma di attività che è andata evolvendosi negli ultimi anni nelle diverse realtà locali e che vede l'agricoltore come soggetto capace di fornire servizi socio-sanitari oltre all'attività prevalente di produzione di beni agricoli;

le esperienze più significative di agricoltura sociale sono rappresentate nel nostro Paese a livello regionale da quelle aziende agricole, economicamente e finanziariamente autonome, che svolgono la propria attività agricola o zootecnica per vendere i propri prodotti sul mercato, ma lo fanno in maniera «integrata» e a vantaggio di soggetti deboli quali portatori di handicap, tossicodipendenti, detenuti, anziani;

le politiche ambientali ed agricole nazionali e dell'Unione Europea si fanno carico della salvaguardia degli aspetti qualitativi delle risorse idriche con l'obiettivo prioritario di favorire lo sviluppo di sistemi agricoli sostenibili caratterizzati da tecniche e strategie che integrino le problematiche ambientali nella gestione delle risorse e del territorio agricolo;

al fine di attuare quanto richiesto dalla direttiva nitrati, le aziende agricole, in base alla classe dimensionale a cui appartengono, sono tenute alla compilazione della comunicazione nitrati. A ciò saranno soggette inevitabilmente anche le aziende agricole che svolgono l'attività di agricoltura sociale;

l'applicazione delle Direttiva nitrati, che l'Italia ha adottato sotto procedura di infrazione per mancato recepimento, ha comportato l'obbligo da parte di tutte le regioni di predisporre specifici piani di azione e di perimetrare «zone vulnerabili ai nitrati» che hanno compreso la totalità dei comprensori nazionali a più alta vocazione zootecnica. In queste aree, la possibilità di utilizzare azoto organico «sui terreni viene ridotta della metà, passando dai 340 kg/ha/anno delle aree «non vulnerabili» alla quantità di 170 kg/ha/anno delle «aree vulnerabili»;

nel 2011, al termine di un negoziato che si è protratto per oltre due anni, la Commissione europea ha autorizzato una deroga ad un gruppo di regioni della Pianura padana (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto) che sono state autorizzate ad elevare la quantità di azoto utilizzabile nelle aree vulnerabili, su richiesta dei singoli agricoltori e sotto condizioni di gestione molto rigorose e stringenti, da 170 a 250 kg/ha/anno;

i parametri di utilizzo dell'azoto organico sui terreni previsti dalla Direttiva nitrati sono molto stringenti e, all'epoca dell'emanazione della direttiva, calcolati facendo riferimento alle condizioni pedo climatiche e zootecniche delle regioni del Nord europa. A titolo di esempio, è stato possibile dimostrare che nelle zone della Pianura padana le condizioni di gestione imposte per la deroga permettono di migliorare il livello di assorbimento dell'azoto rispetto ai parametri della direttiva, pur in presenza di un incremento da 170 a 250 kg/ha (+ 50 per cento circa), Da rilevare poi che la medesima direttiva, pur precisando limiti così stringenti per l'azoto organico, nulla dice dell'utilizzo dell'azoto chimico, sostanzialmente libero;

in realtà, sulla base di ricerche condotte dalla regione Lombardia con l'Università di Milano, la sovrapposizione della mappa delle zone vulnerabili con quella dei punti di superamento della concentrazione dei nitrati rivela che ci sono intere zone designate che non presentano alcun superamento della soglia dei 50 mg/l, necessaria a giustificare la designazione come vulnerabile dell'area. Altre aree mostrano, invece, un diffuso superamento della soglia dei 50 mg/l, ma non risulta che rivesta un ruolo realmente significativo il carico zootecnico, quanto, invece, la pressione delle acque reflue urbane in relazione alle criticità depurative o delle acque reflue di origine industriale;

ciò nonostante, la perimetrazione delle aree vulnerabili copre ampie aree del Nord Italia, mettendo in enorme difficoltà le attività di allevamento, pur in presenza di una concentrazione urbana ed antropica che ha certamente effetti importanti e decisivi sulla qualità delle acque superficiali e sotterranee, tenuto anche conto come l'Italia sia stata condannata per avere omesso di prendere le disposizioni necessarie per garantire il rispetto delle prescrizioni comunitarie riguardo agli scarichi civili ed industriali (sentenza della Corte di giustizia, 10 aprile 2014 - causa C-85/1 3 Commissione europea/Italia);

nell'area padana, ma non solo, le aziende agricole non sono in condizione di rientrare in tempi brevissimi neppure nei parametri di deroga (e tanto meno nei parametri delle aree vulnerabili), in quanto mancano letteralmente superfici agricole in quantità sufficiente a sostenere il carico zootecnico, che peraltro non potrebbe essere distribuito in misura sostanziale nelle altre aree del Paese;

l'articolo 36, comma 7-ter del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, pone a carico delle regioni e delle province autonome l'obbligo di provvedere all'aggiornamento delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, secondo quanto concordato sulla base dell'Accordo Stato-Regioni, stipulato il 5 maggio 2011 ed in conformità ai criteri ivi indicati;

l'accordo citato, in particolare, prevedeva, tra l'altro, la predisposizione di uno studio da parte di ISPRA, finalizzato alla verifica della congruità dell'attuale perimetrazione rispetto ai monitoraggi ed alla definizione dei carichi inquinanti attribuibili ai diversi settori civili e produttivi, per una razionale ed equa ripartizione delle rispettive responsabilità e dei conseguenti «oneri». La norma assegnava alle regioni ed alle province autonome il termine di novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (termine scaduto il 18 marzo 2013), prevedendo che, in caso di inerzia degli enti competenti, il Governo dovesse esercitare il potere sostitutivo entro un anno dalla data di entrata in vigore della medesima legge di conversione (termine scaduto il 18 dicembre 2013). La decorrenza infruttuosa dei termini lascia irrisolto il problema della necessaria rivisitazione delle zone vulnerabili e dei relativi criteri di individuazione, con conseguenze onerosissime sulle imprese agricole che operano all'interno dei territori designati;

ISPRA, in attuazione dell'accordo, ha avviato gli studi e, a febbraio 2014, ha prodotto i primi risultati. Obiettivo del lavoro è stato quello di predisporre un quadro sinottico complessivo, per cinque regioni indagate (Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna), della potenziale pericolosità sino alla scala comunale, a cui sono esposte le acque sotterranee in ragione delle pressioni esercitate sul suolo dal territorio e da alcune attività antropiche;

dai primi risultati prodotti, applicando differenti metodologie di analisi, è emerso che circa il 50 per cento del territorio può essere descritto da un basso grado di pericolo e che la maggior parte del territorio, indipendentemente dal grado di pericolo ad esso associabile, è prevalentemente soggetto alla presenza di sorgenti multiple. Il quadro sinottico complessivo evidenzia, inoltre, come il contributo «prevalente» di natura «zootecnica», così come soprattutto quello «civile» interessino non più del 10 per cento delle superfici regionali (tranne nel Piemonte in cui il primo raggiunge il 19 per cento), né interessano le aree esposte a pericolo alto ed elevato d'impatto, se non per limitatissime percentuali della superficie regionale in Piemonte ed in Lombardia. Tale risultato evidenzia la non attribuibilità a tali tipologie di sorgenti, cioè allo «zootecnico prevalente» ed al «civile prevalente», di una comunemente e aprioristicamente assunta, unica e significativa responsabilità del processo di contaminazione da nitrati;

nella sostanza, quindi, il settore agricolo, ancora oggi, paga un prezzo pesantissimo in termini di limitazioni e costi produttivi e della sovrapposizione, nei valori rilevati dalle analisi periodicamente comunicate alla Commissione europea, degli scarichi civili con quelli agricoli. Anche le attività di agricoltura sociale ne saranno inevitabilmente soggette,

 

impegna il Governo

 

a individuare ed attuare efficaci strumenti per garantire la proporzionalità e l'adeguatezza delle misure di contenimento dell'apporto di nitrati applicate al settore agricolo, anche per queste nuove attività agricole;

a porre in essere le seguenti azioni prioritarie:

assicurare la tempestiva conclusione dello studio ISPRA, per l'analisi dell'inquinamento da nitrati e delle fonti di pressione, distinguendo la responsabilità del sistema agricolo rispetto ai sistemi civili ed industriali;

sollecitare l'approvazione da parte delle regioni delle delibere di revisione dell'estensione delle aree vulnerabili basate su dati scientifici innovativi ed aggiornati, da presentare alla Commissione europea;

provvedere ad una modifica normativa, in modo da inserire, tra i criteri di riferimento per la perimetrazione delle zone vulnerabili, l'obbligo di valutazione, da parte delle regioni, delle concorrenti fonti di pressione;

provvedere ad una revisione, in accordo con il Ministero delle politiche agricole, delle modalità di calcolo degli apporti di azoto provenienti dalle diverse tipologie di allevamento, definendo le riduzioni percentuali da applicare in caso di accertata concorrenza di altri fattori di pressione;

sollecitare l'Unione europea, al fine di rivedere, sulla base dei dati scientifici oggi disponibili e dei monitoraggi effettuati puntualmente negli ultimi venti anni, la direttiva 91/676/CEE, distinguendo i limiti in funzione almeno delle macro regioni agricole europee;

provvedere alla revisione del Programma nazionale Nitrati, in modo da aggiornarne le opzioni alla realtà tecnologica attuale ed ai dati oggi disponibili e dare finalmente il via, d'intesa tra i Ministeri coinvolti, a semplificazioni e razionalizzazioni normative anche funzionali alla realizzazione degli investimenti necessari, da inserire nelle previsioni dei piani di sviluppo rurale regionali.

9/303-A/1. Guidesi.

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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