OGM, CONFAGRI, CIA E FEDAGRI FRIULI: MISURE PENALIZZANTI

Secondo Confagricoltura, Fedagri e Cia, la proposta regionale sulla coesistenza contiene numerosi punti troppo restrittivi rispetto alle raccomanazioni europee

“La coesistenza tra colture tradizionali, biologiche e con ogm, deve essere realmente praticabile. È l’Europa che ce lo chiede”. È la sintesi del parere condiviso espresso da Claudio Cressati, presidente di Confagricoltura Fvg; Giorgio Gicomello, presidente di Fdagri Fvg-Confcooperative Fvg ed Ennio Benedetti, presidente di Cia Fvg, nel corso delle consultazioni di approfondimento sul tema volute dalla Regione.

«La realtà è che il concetto di coesistenza non viene nemmeno accettato con questa ipotesi normativa – aggiungono i tre presidente delle organizzazioni agricole regionali più rappresentative -. Gli alimenti con prodotti ogm sono già sulle nostre tavole. Con grande ipocrisia e contraddizione, però, in pratica, agli agricoltori friulani non sarà consentito coltivarli, ma potranno continuare a comprarli (legalmente) acquistando cereali e soia d’importazione per fare i mangimi. Su questa questione è mancato un reale confronto politico che continuiamo a chiedere da tempo, tramite almeno un passaggio nelle Commissioni consiliari. Nel frattempo, si stanno proponendo una serie di paletti alla coltivazione degli ogm finalizzata a una coesistenza impossibile. L’impegno a sostenere, a proprie spese, un corso di formazione da rinnovare ogni tre anni – spiegano - appare eccessivo e ingiustificato. Inoltre, il sistema dei controlli ufficiali prevede, anche nella formulazione europea di prossima approvazione, che le tariffe debbano coprire, ma non superare, i costi sostenuti dalle autorità competenti per eseguire detti controlli. Non vi è quindi alcuna necessità di prevedere controlli straordinari – sottolineano -, con tariffe differenti, per un’operazione che fa parte dei controlli annuali obbligatori che la Regione deve effettuare. In aggiunta, il Decreto del 2008 che disciplina il pagamento delle tariffe sui controlli ufficiali, prevede l’esenzione per l’agricoltura. Per tali motivi non è accettabile sia che gli imprenditori che colivano ogm abbiano tariffe differenti da quelle già applicate per i normali controlli, sia che venga meno l’esenzione dal pagamento dei controlli stessi».

Altro punto cruciale – secondo le tre oragnizzazioni – è quello della distanza dagli alveari (3.000 m), della distanza d’isolamento prevista (500 m) e la zona cuscinetto (250 m), le quali appaiono di dimensioni eccessive pure se confrontate con le evidenze del documento dell’European Coexistence Bureau (ECoB), dedicato alla coltivazione del mais dove, in diversi passi, si propongono delle distanze di 15-50 m per garantire una presenza accidentale entro il limite d’obbligo di etichettatura (0,9 per cento). Anche riducendo a 0,4 per cento la presenza accidentale, la distanza aumenta, ma sino a 50-65 m. È quindi necessario ridurre drasticamente le distanze proposte, in fondo si tratterebbe solo di togliere uno zero.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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