OPERE IRRIGUE, VINCENZI, ANBI: PATTO CON ANCE PER NON PERDERE 1,3 MLD DI INVESTIMENTI ITALIANI CHE RISCHIANO DI TORNARE A BRUXELLES PER INTOPPO DELLA BUROCRAZIA

Progetti pronti e definitivi  "per il bene del Paese, del paesaggio e dell'agricoltura Made in Italy" per un valore di circa 1,3 miliardi che rischiano il disimpegno e di tornare a Bruxelles a causa degli intoppi della burocrazia italiana. L'Anbi, assieme all'Ance e a Filbi chiedono al governo di accelerare i tempi "per non perdere quanto siamo riusciti ad ottenere - spiega il presidente Anbi Francesco Vincenzi ad AGRICOLAE - tramite il Piano di Sviluppo Rurale, il Fondo di Coesione Sociale e l'ex legge obiettivo".
"L'Italia vince solo se vince la sua grande straordinaria bellezza come i valori dell'agricoltura del made in Italy, il cibo, la cultura e il paesaggio", prosegue Vincenzi. "Purtroppo, come spesso accade in Italia quanto si è riusciti a trovare le risorse, ci si trova davanti a un blocco, il nostro paese si incarta e non riesce ad utilizzare i fondi". Anche perché "il tempo limite temporale è il 2023 che per la tempistica equivale a dire 'domani'.
Il Mipaaf, con decreto del 30 dicembre 2016, ha approvato il bando di selezione delle proposte progettuali del PSRN 2014-2020, sottomisura 4.3, che prevede un finanziamento ai Consorzi di bonifica di 291 milioni di euro per infrastrutture irrigue.
Al riguardo sono stati presentati 84 progetti esecutivi per oltre un miliardo di euro ma l’iter per la individuazione delle opere da finanziare ad oggi non risulta ancora completato.
La demarcazione tra PSR Nazionale e PSR Regionali prevede espressamente che soltanto una volta completati gli interventi del PSRN sarà possibile ottenere ulteriori finanziamenti di opere irrigue per i
Consorzi anche nell’ambito dei PSR Regionali.
Il ritardo nell’utilizzo dei finanziamenti disposti dal PSRN penalizza pertanto anche la eventuale realizzazione di infrastrutture irrigue con i fondi dei PSR Regionali.
In particolare si tratta di 300 milioni di euro, destinati ad interventi per l’irrigazione e per la sistemazione del territorio e poi di altri 300, per gli stessi obbiettivi, ma per i quali da mesi è attesa l’uscita dei bandi.”
I tempi morti di ordinaria burocrazia, che si perdono nel passaggio per una fase, un parere, una decisione della Pubblica Amministrazione (tutti necessari al completamento delle procedure), inciderebbero per oltre il 60% nei tempi di realizzazione, determinando una situazione oggettivamente molto grave per l’economia del Paese, la sicurezza del territorio, la coesione per l’utilizzo della
risorsa idrica, il reddito e la competitività delle imprese agricole, l’uso non corretto delle risorse economiche pagate dai cittadini per realizzare queste opere.
I cambiamenti climatici in atto, con le conseguenti problematiche di scarsità di risorsa idrica, e le scelte coerenti del Parlamento imporrebbero invece un rapido ammodernamento degli impianti irrigui collettivi, con il duplice obiettivo di preservare la risorsa e razionalizzarne l’uso con gli evidenti vantaggi per il territorio e le imprese agricole in particolare.
L’utilizzo di tali finanziamenti consentirebbe infatti di disporre della risorsa idrica fondamentale per una agricoltura competitiva, quale quella italiana, motore di sviluppo economico ed occupazionale per tutti i settori ad essa collegati (produzioni tipiche, agro industria, made in Italy), nonché per il turismo.

La legge di bilancio 2018 (l. n. 205/2017) prevede una norma che potrebbe risolvere in modo definitivo il problema dei “tempi di attraversamento”.
Infatti, con riferimento alle sezioni “invasi” ed “acquedotti” del Piano nazionale di interventi nel settore idrico, nonché al Piano straordinario per invasi multiobiettivo e risparmio acqua, è specificamente previsto che il MIT (Ministero Infrastrutture e Trasporti) e l’ARERA (Autorità di Regolazione
per Energia Reti e Ambiente) segnalino i casi di inerzia e di inadempimento degli impegni previsti, da parte degli enti di gestione e degli altri soggetti responsabili, e propongano gli interventi correttivi da adottare per il ripristino, comunicandoli alla PCM (Presidenza Consiglio Ministri) e ai Ministri interessati, la PCM, previa diffida ad adempiere entro un congruo termine (che potrebbero essere 60-90 gg), su proposta del MIT, di concerto con MATTM (Ministero dell’Ambiente, Tutela Territorio e Mare), MEF (Ministero Economia e Finanze) e MIPAAF(Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali), nomina un commissario ad acta, che esercita i necessari poteri sostitutivi di programmazione e realizzazione degli interventi e definisce le modalità di intervento.
"E’ evidente l’urgenza di assumere altri atteggiamenti ed altro dinamismo operativo. La necessità di un Patto tra tutti i soggetti che operano e decidono il futuro di infrastrutture strategiche affinché queste vengano realizzate; è un grido di allarme ed aiuto che oggi proviene dal mondo dei Consorzi, ma oggettivamente è forte anche da ogni settore produttivo", conclude Vincenzi.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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