PECORINO ROMANO DOP, PROPOSTE COPAGRI INERENTI IL PIANO DI REGOLAZIONE DELL’OFFERTA PER LA CAMPAGNE 2019-2020, 2020-2021, 2021-2022.

"Come spesso rimarcato dalla scrivente, la causa primaria delle crisi che nel passato e più recentemente hanno colpito il comparto lattiero-caseario ovicaprino , meglio gli allevatori, che hanno registrato  un sensibile calo di reddito causa una remunerazione del latte al di sotto dei costi medi di produzione, è rappresentata da una produzione di pecorino romano in esubero rispetto alle reali possibilità di sbocco sul mercato mondiale.

Il Piano di regolazione dell’offerta rappresenta, a certe condizioni, uno strumento di notevole importanza ai fini della determinazione di un’equilibrio di mercato capace di dare fiato al comparto consentendone lo sviluppo.

Considerata la complessità del processo di approvazione del piano, che prevede una sua elaborazione, l’assenso di una maggioranza qualificata di produttori e trasformatori, il parere della Regione capofila ( Sardegna ) e l’approvazione del Ministero, Copagri ritiene che sia dato ad esso priorità rispetto anche alla definizione delle necessarie modifiche al disciplinare di produzione e allo statuto del consorzio di tutela sulle quali abbiamo già espresso la nostra posizione.

E’ fondamentale che si giunga alla sua approvazione finale entro l’inizio della nuova campagna casearia ( 1 ottobre 2019 ).

FISSAZIONE DEL TETTO PRODUTTIVO

La definizione del tetto produttivo non può che partire da un’attenta analisi dei mercati e quindi dei consumi.

Il mercato americano, da tempo, segnala un calo delle importazioni di pecorino romano non dovuto, tra l’altro, ad una calo dei consumi interni di formaggio che, evidentemente,  hanno registrato l’incremento di altre tipologie. In quel mercato poi ,pende la spada di Damocle relativa alle minacce di Trump di un aumento dei dazi.

Il mercato interno , non da oggi, registra un calo dei consumi alimentari, formaggi compresi.

Prendendo a riferimento i dati statistici elaborati da fonti pubbliche e terze ( Ismea e Istat ) e da società specializzate come AC Nielsen, si evince che :

1. Nel 2018 i consumi in Italia ammontano a 32.380 ql.;

2. Negli Stati Uniti e Canada a 98.869 ql.;

3. Nella UE 49.883 ql. ;

4. Nel resto del mondo a 10.620 ql.

Per un totale di ql. 191.752. Considerato un calo peso pari all’ 8%, ciò si traduce in ql. 210.000 in pasta, arrotondando per eccesso. Se a questi volessimo aggiungere 20.000 ql. per la formazione di una quota di scorte fisiologiche, sempre che, cosa improbabile, le giacenze siano state annullate, si potrebbe ipotizzare una produzione di 230.000 ql. ben al di sotto dei 270.000 ql. che ipotizza il consorzio di tutela.

Ne’ possiamo prendere a riferimento il dato recentemente fornito di un incremento di vendite mensili pari a 32.000 ql/ mese. Consideriamo tali vendite non incrementi di consumi, ma semplicemente spostamento di merce verso diverso magazzino o vendita al distributore,o ancora, in previsione di ulteriori aumenti delle quotazioni, accaparramento in funzione speculativa da parte di scaltri commercianti.

Tuttavia, potrebbe essere accettabile la fissazione di un tetto pari a 230.000 ql. senza alcuna deroga; di deroghe si è parlato nel corso dell’ultima riunione presso la Prefettura di Sassari.

ASSEGNAZIONE DELLE QUOTE

Le linee guida stabilite dal D.M. n. 1813 del 15 febbraio 2019, all’art. 5, comma 10, consentono  di approvare “ indicazioni produttive” ai produttori o ai caseifici.

Con il primo piano, il consorzio di tutela ha previsto l’assegnazione delle quote ai caseifici.

Copagri è dell’opinione che possa essere introdotta qualche innovazione responsabilizzando maggiormente i produttori, con alcune modifiche del processo di assegnazione delle quote.

Se fosse stabilito un tetto pari  a 230.000 ql. di pecorino romano,occorrerebbero 135.700.000 litri di latte per produrli.

Prendendo a base una produzione totale di latte in Sardegna di circa 330 milioni di litri  (dati assessorato dell’agricoltura ), il latte da destinare alla produzione di pecorino romano ammonterebbe al 41% circa.

A questo punto, ad ogni produttore di latte inserito nel sistema di certificazione, si assegnerebbe una quota latte del 41% calcolata sulla  media del totale di litri di  latte conferito ai caseifici  negli ultimi 3 anni.

Tale quota verrà conferita dai produttori ai caseifici ai quali conferiscono il latte in qualità di soci ( cooperative ) o in qualità di venditori ( industria privata ). Ogni caseificio, privato o cooperativo avrà una quota di pecorino romano pari al totale delle quote dei pastori conferenti.

In questo modo, tra l’altro, si eviterà che qualche caseificio continui a detenere quote di allevatori che hanno deciso di conferire ad altri il proprio latte.

RISPETTO DELLA PROGRAMMAZIONE PRODUTTIVA

Il piano ha un senso se esso è pienamente rispettato. A tal fine, riteniamo, come più volte rimarcato, che :

1. Si debba  stabilire l’obbligo, per il consorzio di tutela, anche trattando eventualmente con l’Unione Europea, del ritiro delle fascere al momento del supero della quota assegnata;

2. Si debba determinare un aumento incisivo della contribuzione aggiuntiva in caso di sforamento;

3. Stato e Regione, stabiliscano, con riferimento ai benefici di qualsiasi natura erogabili all’industria casearia, che essi  non possono essere concessi a chi non ha rispettato il tetto produttivo;

4. Si disponga la pubblicazione mensile dei dati produttivi riferiti a ciascun caseificio non ravvisando nel dato alcun elemento di sensibilità.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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