PECORINO ROMANO, PALITTA A COPAGRI: SI UNISCE A CORO DEGLI SCETTICI MA CITA NUMERI NON ADERENTI ALLA REALTA, RISCHIA DI METTERE IN DISCUSSIONE PROPRIA SERIETA

"Anche Copagri si unisce al coro degli scettici pur non conoscendo nel dettaglio il Piano di regolazione dell'offerta che ha subito, nel corso dell'Assemblea dei soci, importanti modifiche". Così il presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop Salvatore Palitta ad AGRICOLAE nel rispondere alle perplessità evidenziate dalla Copagri Sardegna in un comunicato stampa. "L’incerta definizione del tetto produttivo, che parrebbe fissato in 265.000 ql. per la produzione 2019-2020 ma suscettibile di revisione nelle annata successive, cozza contro i dati di mercato che segnalano un consumo di pecorino romano nel mondo nel 2018 pari a circa 210.000 ql. in pasta alle 24 ore", scrive Copagri Sardegna in una nota. "Le modifiche - sottolinea Palitta - riguardano in particolare il rispetto del punto di equilibrio tra la domanda e l'offerta. Copagri cita numeri che non sono aderenti alla realtà e questo, a mio avviso, rischia di mettere in discussione la serietà della stessa organizzazione", conclude.

Qui di seguito il comunicato Copagri Sardegna:

COPAGRI SARDEGNA: PERPLESSITÀ SU PIANO AUTOREGOLAMENTAZIONE OFFERTA PECORINO

L’Assemblea dei soci del consorzio di tutela del pecorino romano ha recentemente sottoposto a votazione la proposta di piano di regolazione dell’offerta del pecorino romano per il triennio 2019-2022 già avanzata a Borore il 15 luglio alla presenza delle Organizzazioni Professionali Agricole e delle Centrali Cooperative. La proposta è passata a maggioranza:

“ Copagri Sardegna, come già rilevato in altra occasione, ribadisce tutte le sue perplessità sui contenuti del Piano ritenendolo non adeguato a offrire un contributo verso il superamento della crisi che ha investito il comparto ovicaprino - rileva Ignazio Cirronis, presidente regionale dell’Organizzazione – L’incerta definizione del tetto produttivo, che parrebbe fissato in 265.000 ql. per la produzione 2019-2020 ma suscettibile di revisione nelle annata successive, cozza contro i dati di mercato che segnalano un consumo di pecorino romano nel mondo nel 2018 pari a circa 210.000 ql. in pasta alle 24 ore. Non si tiene conto che nell’ultimo triennio la produzione è sforata in due delle tre annate, producendo eccedenze che non sono ancora smaltite. L’inasprimento della contribuzione aggiuntiva, da sempre auspicata, viene mitigata da un non condivisibile sistema di deroghe. Ci è stata negata la possibilità di costruzione delle quote attraverso una maggiore corresponsabilizzazione degli allevatori assegnando ad essi le quote latte atte a divenire pecorino romano con il successivo trasferimento di esse, trasformate in “quote formaggio”, ai caseifici liberamente scelti per il conferimento. Ora, non vi è ombra di dubbio che la soluzione della crisi passa attraverso l’equilibrio tra domanda ed offerta . Non ci resta che appellarci al senso di responsabilità dei trasformatori anche per costruire un sistema di relazioni contrattuali che non penalizzi sempre il pastore“.

“ I suggerimenti delle Organizzazioni agricole non sono stati presi in considerazione – aggiunge Pietro Tandeddu, responsabile nazionale per Copagri del comparto ovicaprino – L’euro per litro latte è una chimera. Il decreto sulle emergenze agricole, da noi riconosciuto come valido strumento, è lungi dall’essere attuato; solo recentemente è stato autorizzato il bando per l’acquisto di pecorino romano per gli indigenti ma gli effetti si potranno valutare nel tardo autunno; manca ancora il decreto attuativo sulla trasparenza dei dati, non si conosce alcuna programmazione della promozione sui mercati esteri delle produzioni casearie ovicaprine. Ad oggi, proiettando l’attuale trend di crescita delle quotazioni del “romano” sino ad ottobre ed applicando quanto previsto dall’accordo del 8 marzo, da noi non condiviso perché sbagliato il periodo di riferimento, la  correlazione con il solo pecorino romano e la griglia indicata, è prevedibile l’assegnazione ai pastori di un saldo praticamente vicino all’acconto dei 74 centesimi/litro, a meno di miracoli improvvisi . Il presidente della Regione Solinas , affrontando le criticità del comparto, ha indicato alcuni obiettivi: non basta. Chi governa ha la responsabilità di indicare le soluzioni. Convochi pertanto il Tavolo regionale di Filiera e si riapra il confronto su tematiche che da tempo attendono una risposta come la costruzione di un sistema di relazioni contrattuali tra industria e pastori trasparente e rispettoso delle norme dello stato con la condivisione di un contratto-tipo valevole sull’intero territorio regionale, la condivisione di una griglia di riferimento per il pagamento del latte secondo qualità, un nuovo indirizzo per la selezione genetica, politiche atte a favorire la destagionalizzazione della produzione del latte ovino e la diversificazione delle produzioni casearie, anche orientando gli incentivi regionali di sostegno,lo sblocco dei finanziamenti disposti per l’avvio di OILOS. E rivendichi con energia,

presso il governo nazionale, la ricostituzione con apposito decreto e successiva convocazione del Tavolo di Filiera ministeriale, impegno a verbale dell’ultimo incontro a Sassari. I Tavoli regionale e nazionale non sono alternativi tra loro ma devono trovare la giusta integrazione secondo le competenze di ciascuna istituzione”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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