PESCA, ALLEANZA COOPERATIVE. AUDIZIONE COMAGRI CAMERA SU PIANO DI GESTIONE PLURIENNALE TONNO ROSSO

Desideriamo innanzitutto rivolgere un doveroso ringraziamento al presidente, on. Filippo GALLINELLA, alla relatrice, on. Francesca GALIZIA, e a tutti i componenti della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati per questa nuova occasione di incontro/confronto sui temi della pesca.

La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un piano di gestione pluriennale del tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo, modifica i regolamenti (CE) n. 1936/2001, (UE) 2017/2107 e (UE) 2019/833 e abroga il regolamento (UE) 2016/1627, ha come presupposto il buono stato di salute della biomassa di questo stock che, dopo un lungo periodo di gestione all’insegna di rigide misure di gestione, ha finalmente raggiunto livelli tali da consentire di abbandonare le misure di emergenza stabilite nel precedente piano di ricostituzione.

Il coordinamento Pesca dell’Alleanza delle Cooperative Italiane ha accolto favorevolmente l’adozione da parte dell’ICCAT di un piano di gestione pluriennale per la pesca del tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo le cui misure rappresentano un percorso appropriato per mantenere lo stock di tonno rosso al di sopra dei livelli di iomassa in grado di assicurare il rendimento massimo sosteni ile, tenuto conto delle speci cit dei diversi pi di attrezzi da pesca e delle tecniche utilizzate in questo tipo di pesca.

Questo appuntamento si inscrive all’interno della procedura che porter l’Unione europea ad adottare entro il 2020 un nuovo regolamento che darò quindi piena esecuzione alle nuove disposizioni internazionali adottate in questa materia; su questo dossier il Consiglio dei Ministri dell’Unione ha gi definito quello che viene definito “approccio generale”; analogo lavoro di elaborazione sta impegnando la Commissione Pesca del Parlamento europeo, che nei primi giorni di settembre (probabilmente il 3) sarà chiamata a votare il proprio parere dando mandato al relatore di riferire nella Plenaria del PE, affinché si possa auspica ilmente raggiungere un’intesa (dopo i cd “triloghi”) entro la fine di quest’anno.

Un anno, il 2020, caratterizzato da una crisi senza precedenti che ha segnato (e segnerà) in profondit la vita dei cittadini, delle imprese e delle Istituzioni, per via della crisi sanitaria tutt’ora in atto; un anno nel quale, tra le altre cose, per la prima volta non verrà celebrata la consueta assem lea generale dell’ICCAT, proprio per effetto delle disposizioni sul distanziamento sociale, necessarie a contenere le conseguenze di una pandemia che ancora sta tenendo ostaggio buona parte della popolazione mondiale.

L’assem leaICCAT,comeognioccasionediassem ramentodelgenere,èingradodiconcentrarein un unico spazio per oltre 10 giorni diverse centinaia di persone, provenienti da tutto il mondo.

Questo significa che anche per il 2021 le regole di gestione dello stock non subiranno cambiamenti, ed è quindi ancor più importante dare stabilità al quadro giuridico unionale attraverso questa proposta di regolamento che, sebbene recepisca una raccomandazione del 2018 (la 18-02), contiene soluzioni legislative che conferiscono alla Commissione il potere di adottare atti delegati che modifichino il presente regolamento al fine di adeguarlo alle misure adottate dall'ICCAT che vincolano l'Unione e i suoi Stati membri in relazione ad una serie di argomenti indicati nell’art. 65 della proposta; rispetto ad altri ambiti, nei quali il potere di adottare atti delegati da parte dell’esecutivo comunitario è da valutare cum grano salis, in questo caso esso risulta utile ed

opportune poiché consente di adattare agevolmente il quadro giuridico europeo rispetto ai cam iamenti(peraltroquest’annoinattesiperviadelCOVID-19edellemisureanti-pandemichecui accennavamo poc’anzi) del complesso delle norme ICCAT.

Non vogliamo soffermarsi molto a lungo sulla proposta in esame poiché si tratta di un atto legislativo comunitario, da adottarsi con procedura ordinaria, di recepimento di una raccomandazione ICCAT già in vigore e risalente al 2018, i cui punti salienti sono peraltro già stati implementati dall’Unione europea e, tramite forme di soft law unionale, già attuati dagli Stati membri.

Ciononostante desideriamo sottolineare alcuni temi in particolare:

1) Nuove norme sulle catture accessorie, con l’innalzamento della soglia consentita di sbarchi dal 5% al 20%

2) Importanzadelladefinizionedi“navidellapiccolapescacostiera”edellenuovenorme che, per questo segmento, consentono il calcolo della suddetta percentuale su base annua

3) Criteri di attribuzione delle quote individuali di cattura da parte degli Stati membri attraverso i rispettivi piani di pesca

4) Possibilità di prolungare di 10 giorni la stagione di pesca delle reti a circuizione (passando dai 30 ordinari ai 40 straordinari), per tenere conto di alcuni fattori che potrebbero impedire alle imbarcazioni, titolari di quote individuali, di completare le proprie catture.

Quanto ai primi due punti, essi rappresentano un’importante apertura nei confronti del segmento della piccola pesca, permettendo così di accogliere e soddisfare le aspettative di un comparto che ha molto sofferto per il regime degli anni passati allorquando vigevano ancora le rigide maglie del vecchio piano di ricostituzione.

Oggi, grazie al buono stato di salute dello stock di tonno rosso, tutto ciò è possibile; forse è un risultato che sarebbe stato possibile conseguire fin dal 2017, nel corso della sessione ICCAT tenutasi a Marrakech ma in quella circostanza il negoziato non si concluse positivamente per l’Ue e, nonostante la forte pressione dei vari Stati membri, nonché di alcune PCC del Mediterraneo, si dovetterimandareall’annosuccessivoaDu rovnikquestotraguardo.

Su questo argomento auspichiamo ora che l’Italia, attraverso il Mipaaf, dia vita ad un modello di gestione che, favorendo l’aggregazione tra operatori della piccola pesca, consenta di attribuire e gestire quote di cattura durante l’intera stagione.

Sempre in tema poi di catture accessorie, riteniamo necessario dare corso ad un sistema di regole che ampli l’esperienza fatta quest’anno, gestendo al meglio le catture rendendo frui ile questa risorsa agli operatori realmente interessati dalle c.d. catture accessorie.

Quanto al punto 3, sappiamo che su questo argomento si è sviluppato in ambito di Parlamento europeo un dibattito molto importante che si è concluso con la messa a punto di una proposta di

compromesso che prevede che uno Stato membro invii alla Commissione europea una relazione nella quale vengono evidenziati i criteri utilizzati nell’attribuzione delle quote di cattura, per assicurare piena aderenza ai principi di cui all’art. 11 della proposta de qua, 1 qualora venga attribuito al segmento della piccola pesca costiera meno del 20% dell’intero contingente nazionale di tonno rosso.

Quanto poi al punto 4, riteniamo assolutamente condivisibile la proposta di modifica suggerita dal PE laddove si chiede di ritornare alla lettera del paragrafo 30 della raccomandazione 18-02, con un interessante richiamo anche alle cause sanitarie, in linea con le recenti modifiche regolamentari votate in questi mesi anche a proposito del regolamento (UE) n. 508/2014 sul FEAMP.

Da ultimo non possiamo non approfittare di questa ghiotta occasione per rinnovare l’auspicio che non è più procrastinabile la creazione di una filiera italiana del tonno rosso; molte volte ne abbiamo parlato, sia qui che in ambito ministeriale.

Oggi è giunto il momento di dare finalmente avvio ad una stagione nuova che, anche sulla spinta degli esiti di un’annata caratterizzata da difficoltà imprevedibili, impreviste e (speriamo) irripetibili, consenta di far nascere uno spin-off della pesca italiana capace di coniugare tradizione, innovazione, promozione territoriale ed eccellenze alimentari, sfruttando tutto il potenziale che le nostre marinerie sono in grado di esprimere, attraverso la pesca, l’allevamento, e la lavorazione di questa preziosa risorsa; per fare questo occorre creare le condizioni affinché i nostri pescatori, i nostri armatori, le nostre imprese non sentano più la necessità di portare altrove le produzioni vive ma le trattengano negli impianti che un tempo avevamo e che oggi dobbiamo far ripartire, per fare in modo che la risorsa “tonno rosso” produca valore aggiunto, generi reddito e crei occupazione nei nostri porti, nel nostro Paese.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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