PESTE SUINA, CENTINAIO: INNALZARE LIVELLO ATTENZIONE OPPURE CONSEGUENZE DEVASTANTI. IMPORTANTI LE CAMPAGNE. INFORMATIVE. ISTITUIRE TAVOLO TECNICOREGIONE VENETO: SEGNALATI RINVENIMENTI SOSPETTI E CINGHIALI ANOMALI, MASSIMA VIGILANZA SUL TERRITORIO

“La peste suina rappresenta un grande rischio sanitario e può avere conseguenze devastanti in tutto il comparto suinicolo, come avvenuto in Belgio con il crollo del prezzo dell’11%.” Queste le dichiarazioni alla camera del ministro Centinaio sul caso peste suina.

“Abbiamo innalzato il livello di attenzione a causa del tasso di viralità della malattia che si sta spostando a macchia d’olio. La diffusione è dovuta anche a fattori umani, ad esempio con spostamento di materiale infetto e persone provenienti dalle zone interessate verso zone indenni, tale è il caso di Repubblica Ceca e Belgio.

È prioritario organizzare campagne informative per operatori del settore e cittadini, nel frattempo è stata rafforzata la sorveglianza passiva e sono state aumentate le misure di biosicurezza negli allevamenti, inoltre disposti controlli transfrontalieri su partite di animali e carni suine provenienti da paesi UE colpiti dalla malattia.

Azioni volte al contenimento delle specie selvatiche richiedono un piano di ampio respiro ma l’abbattimento programmato rappresenta la misura più efficace di contenimento e protezione dalla peste suina. Tanto più che i danni causato dal cinghiale sono già da tempo, e ben prima della peste suina, un grave problema conosciuto dal comparto agricolo.”

QUESTION TIME MINISTRO GIAN MARCO CENTINAIO SU PESTE SUINA 

Posted by Redazione × Pubblicato il 26/09/2018 at 16:03

Signor Presidente, Onorevoli colleghi,

è noto come la Peste Suina Africana (PSA) rappresenti uno dei maggiori rischi sanitari che minacciano il comparto suinicolo con conseguenze devastanti quanto a mortalità e morbilità.

In ragione della rilevanza del comparto produttivo interessato e delle disgraziate incidenze che una malaugurata evoluzione di una siffatta patologia potrebbe comportare a danno della Nazione e dei produttori, ho innalzato con il mio Ministero il livello di attenzione su questa emergenza.

Il virus responsabile della malattia nelle popolazioni selvatiche si sposta a macchia d’olio, colpendo progressivamente le popolazioni adiacenti. La diffusione della malattia è favorita dal contatto tra popolazioni domestiche e selvatiche o da trasmissioni indirette, dovute al cosiddetto “fattore umano”, che si realizzano mediante spostamenti di materiale infetto attraverso mezzi di trasporto, animali, merci contaminate e persone provenienti dalle zone interessate verso le zone indenni; questo è quanto accaduto con i recenti focolai riscontrati in Repubblica Ceca e Belgio e che hanno determinato la diffusione della peste suina africana dai Paesi dell’Est Europa alle regioni occidentali.

In questi casi, le movimentazioni di suini allevati, di mezzi di trasporto di animali o di prodotti di origine animale (insaccati) al seguito di viaggiatori provenienti dai Paesi infetti, rappresentano il fattore di rischio più rilevante e probabile per l’introduzione del virus in Paesi indenni.

A fronte di tale situazione - peraltro in costante evoluzione - il Ministero della salute ha immediatamente allertato le autorità sanitarie territoriali e ha disposto il rafforzamento della sorveglianza passiva, raccomandando di sottoporre a controllo per Peste suina africana ogni carcassa di cinghiale rinvenuta in natura e di aumentare le misure di biosicurezza negli allevamenti. Inoltre, sono stati disposti controlli non discriminatori sulle partite di animali e carni suine provenienti dai Paesi comunitari interessati dalla malattia.

Tutto ciò premesso, parallelamente all'avvio di azioni concrete volte al contenimento della popolazione di cinghiali, allo stato attuale risulta quindi prioritario attuare adeguate ed efficaci campagne informative, volte a sensibilizzare tutti gli operatori e i cittadini sulla pericolosità di alcuni comportamenti che possono facilitare l’introduzione e la diffusione della PSA, oltre all’applicazione delle misure di biosicurezza negli allevamenti suini domestici e al rafforzamento delle attività di sorveglianza.

Ritengo che particolare importanza e attenzione debba essere profusa nei controlli transfrontalieri di eventuali carni e prodotti a base di carne di suino e cinghiale non autorizzate (cioè fuori dai circuiti della filiera) e, per quanto possibile, al monitoraggio circa lo spostamento di gruppi di animali selvatici attraverso le frontiere nazionali.

Per quanto concerne l’opportunità di ricorrere al contenimento delle specie selvatiche cui fa riferimento l’On.le Interrogante, nel condividere la misura, si fa presente che la gestione della fauna selvatica deve essere comunque condotta attraverso Piani di ampio respiro, da realizzare di concerto con i diversi livelli istituzionali e con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.

Nondimeno, eventuali “abbattimenti programmati” potrebbero rappresentare, in effetti, un contenimento più efficace del cinghiale e un’ulteriore prevenzione contro la peste suina africana, tenendo conto che i danni causati da cinghiali al settore agricolo rappresentano comunque un'emergenza da tempo e, sicuramente, da molto prima della scoperta di focolai di PSA in Belgio.

Per quanto sopra ho deciso di costituire un tavolo tecnico dedicato al problema per la gestione dell’emergenza, insieme con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero della Salute, nonché di valutare, eventualmente, in accordo con le Regioni ed il Ministro dell’ambiente, possibili proposte di modifica alla Legge 157/92.

PESTE SUINA, REGIONE VENETO: SEGNALATE RINVENIMENTI SOSPETTI E CINGHIALI ANOMALI, MASSIMA VIGILANZA SUL TERRITORIO

È allerta peste suina africana tra le autorità veterinarie e gli allevatori di suini: a seguito del rinvenimento a metà settembre di cinghiali in Belgio colpiti dal virus letale della PSA, il ministero della Salute ha segnalato il rischio che focolai di peste suina africana possano interessare anche il territorio nazionale. Un caso sospetto è stato riscontrato nel Bresciano, area ad alta densità suinicola. E anche il ministro per le politiche agricole Gianmarco Centinaio ha subito invitato ad innalzare il livello di attenzione e dato avvio a campagne informative e ad un tavolo tecnico di monitoraggio e gestione di eventuali focolai.

“In Veneto per ora non registriamo segnalazioni relative alla ‘febbre’ letale per i suini - interviene l’assessore regionale all’agricoltura e alla caccia Giuseppe Pan - ma poiché il virus si diffonde principalmente attraverso i cinghiali selvatici, ritengo opportuno adottare tutte le misure di precauzione e intensificare al massimo la vigilanza venatoria”.

L’assessore, attraverso la Direzione regionale Agroambiente caccia e pesca, ha già coinvolto gli Uffici caccia e il personale di vigilanza venatoria delle Province e della Città metropolitana, le guardie venatorie volontarie, i carabinieri del servizio forestale e tutte le associazioni venatorie del territorio regionale, perché ogni singolo operatore, nel proprio territorio di azione, agisca da ‘sentinella’ e segnali ai servizi veterinari competenti o all’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie “eventuali rinvenimenti di cinghiali selvatici, così come eventuali immissioni abusive o comportamenti anomali di singoli capi”.

“Nell’intero territorio regionale è attivo dal 2017 il Piano regionale triennale di controllo del cinghiale, sulla base di un parere positivo dell’ISPRA ossia dell’istituto faunistico di livello nazionale – ricorda l’assessore – Il piano si realizza tramite la vigilanza volontaria e l’ausilio di operatori volontari, formati, abilitati, autorizzati e coordinati dalla stessa vigilanza e opera anche, con le opportune cautele, anche nelle aree sensibili come il Parco dei Colli Euganei, dove il suide, prima ancora di essere causa di danni ingenti all’agricoltura e di impatti stradali, esercita un effetto negativo su numerosi habitat tutelati dalla Rete Natura 2000. Inoltre – prosegue l’assessore - in un ambito limitato della Lessinia, è autorizzato, a fini sperimentali, un limitato prelievo venatorio del cinghiale. Ciò significa che, grazie alla collaborazione tra guardie provinciali, guardie volontarie e operatori abilitati al controllo e mondo venatorio, disponiamo di una rete di persone attrezzate e qualificate nel territorio in grado di individuare tempestivamente e di segnalare con efficacia eventuali sospetti di infezione”.

“Raccogliendo l’appello alla sorveglianza da parte dei ministeri della Salute e dell’Agricoltura, ho da subito ritenuto necessario fare appello al senso di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti dal controllo e di quelli interessati all’attività venatoria nei confronti del cinghiale – conclude Pan - perché portino all’attenzione delle autorità veterinarie competenti ogni anomalia rilevata nel corso della loro attività: solo un intervento precoce e mirato può isolare il vettore del contagio e impedire il diffondersi di una epidemia letale per il comparto dei suidi, e per la quale non esistono né cure né vaccini. Il mondo venatorio, in questo caso, può essere un buon alleato dei servizi di vigilanza veterinaria”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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