PIANTE OFFICINALI, ALLE ASSOCIAZIONI LA PROPOSTA PIACE. MA CHIEDONO QUALCHE CORREZIONE

Alle associazioni piace, in linea di massima, la proposta di legge sulla disciplina della coltivazione, della raccolta e della prima trasformazione delle piante officinali. Ma qualche rilievo è stato sollevato nel corso delle audizioni che si sono tenute in commissione Agricoltura alla Camera da parte dei rappresentanti delle organizzazioni agricole Agrinsieme (Confagricoltura, CiA, Copagri, Alleanza delle cooperative italiane-agroalimentare), Coldiretti, UeCoop e Unci agroalimentare.

LORENZO BAZZANA DI COLDIRETTI

“Abbiamo analizzato la proposta e pensiamo sia interessante perché va a risolvere una serie di temi rimasti controversi – ha detto Lorenzo Bazzana di Coldiretti –. L’impianto della legge è condivisibile ed è interessante che il legislatore si ponga nell’ottica di dare alle imprese italiane un’ulteriore possibilità di agire in maniera libera e completa in un settore in crescita. Sappiamo che i consumatori cercano questi prodotti salubri: ma il comparto, ancorché in sviluppo, si approvvigiona per il 75%  dall’estero. C’è un interessante studio Ismea dal quale emerge che molte di queste piante potrebbero essere coltivate anche nel nostro paese – ha aggiunto Bazzana –. Per questo è sicuramente importante avere una legge che possa codificare bene le attività dell’imprenditore agricolo. Da sottolineare due aspetti: l’origine di questi materiali perché ci piacerebbe che il prodotto officinale avesse una sua identità e la trasparenza. Poi ci sono un paio di aspetti da definire meglio come l’articolo 2 e il comma 2 sulle professionalità in cui speriamo che le regioni non vadano a ingabbiare quello che la legge liberalizza. Infine l’articolo 8 sulla vendita diretta che secondo noi va applicato al combinato piante officinal-imprenditore agricolo. Per il resto la proposta va nella direzione da noi da tempo auspicata”.

SABINA CARULLI DI UECOOP

Per Sabina Carulli di UeCoop si tratta di “una proposta condivisibile che valorizza il ruolo multifunzionale dell’imprenditore agricolo che dagli ultimi studi di settore comprende circa 300 piante officinali di cui il 48% sono coltivate o coltivabili in Italia. Insomma – ha ammesso Carulli – si tratta di un mercato valido in grado di sostenere il reddito delle imprese agricole. Proprio in relazione a questo alcune disposizioni ci lasciano perplessi: la declinazione nel testo di prima trasformazione e l’esenzione dell’autorizzazione di imprenditore agricolo, la coltivazione, la raccolta e la prima trasformazione ci lascia dei dubbi perché dovrebbe essere cambiata. Questo anche perché quando si parla di prima trasformazione si inserisce il carattere della prevalenza e bisognerà capire in sede applicativa in quali termini ne parliamo. Rispetto al completamento della legislazione da parte delle Regioni spesso passano anni prima dell’intervento normatico, creando un vulnus. Sulla vendita diretta la formulazione andrebbe, infine, rivista perché così come scritta si fa riferimento a piante officinali che però non sono l’ambito di applicazione della vendita diretta. Ma nel complesso il testo è ampiamente condivisibile”, ha concluso l’esperta di UeCoop.

FRANCO CHIARVA DI AGRINSIEME

“Nulla da eccepire sull’impianto della legge ma alcune osservazioni vanno sottolineate – ha infine chiuso Franco Chiarva di Agrinsieme –. Ci saranno sicuramente pressioni per ripristinare uno status quo che non va  bene perché vogliamo che l’agricoltore sia libero di coltivare senza orpelli. Già così la coltivazione di piante officinali è qualcosa di diverso dal resto dell’attività agricola che non ha senso ma di fronte alla necessità di fare una legge che semplifichi bene venga una struttura di questo tipo. Inoltre abbiamo il fiato sul collo degli erboristi. Ma affiancare un erborista a un agricoltore farebbe ridere. Per questo dico: ben venga la legge come formulata a condizione che tutti gli articoli, soprattutto i primi tre, rimangono così come sono. In merito all’articolo 8 c’è qualcosa di ridondante quindi proporrei una riscrittura, una semplificazione o una precisazione”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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