PRATICHE SLEALI COMMERCIO AGROALIMENTARE, ECCO LA PROPOSTA UE. DE CASTRO: BASTA FAR WESTLE REAZIONI E I COMMENTI

Bruxelles dichiara guerra alle pratiche di commercio sleali in ambito agroalimentare.

Agricolae pubblica di seguito la proposta di direttiva per il Parlamento Ue e il Consiglio (sintetizzata dagli uffici del relatore per l'Europarlamento sulla direttiva Paolo De Castro) sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare.

La proposta di Direttiva si compone di 14 articoli.
L’Articolo 1 definisce l’oggetto della Direttiva, che costituisce un approccio uniforme per
l’introduzione di uno standard minimo di protezione relativo alle pratiche commerciali sleali
nella filiera agro-alimentare. La protezione si applica solo alle PMI, per quanto riguarda le
loro forniture a compratori che non sono PMI.
L’Articolo 2 fornisce le definizioni di: “compratore”, “fornitore”, “piccola e media impresa”,
“prodotti alimentari”, e “attività nella filiera alimentare”. Queste definizioni contribuiscono a
delineare il campo di applicazione della Direttiva.
In relazione ai prodotti contemplati, la Direttiva riguarda i “prodotti alimentari”, vale a dire i
prodotti agricoli utilizzati per il consumo alimentare così come elencati nell’Allegato 1 del TFUE,
i prodotti provenienti da pesca e acquacoltura ed anche i prodotti agricoli trasformati per uso
alimentare, vale a dire i prodotti agricoli trasformati non coperti dall’Allegato 1.
La relazione tra fornitori e compratori, in combinazione con i prodotti contemplati, ha portato
a identificare pratiche commerciali lungo l’intera filiera agro-alimentare, da eliminare in quanto
sleali. Tali pratiche possono avere un effetto a cascata sugli operatori a monte della filiera,
mettendo gli agricoltori sotto pressione diretta o indiretta. La protezione da queste pratiche
copre sia gli operatori agricoli di piccole e medie dimensioni (comprese le OP e le cooperative)
e altre PMI fornitrici nella filiera, vincolando il comportamento dei compratori che non sono a
loro volta PMI.
La proposta tiene in considerazione che le pratiche commerciali sleali non sempre vengono
stabilite in un contratto scritto e possono manifestarsi in ogni fase della transazione, anche
quando già conclusa (cancellazioni, modifiche unilaterali di ordini o contratti).
Poiché la filiera alimentare comprende relazioni di fornitura interconnesse e verticali, e poiché
le pratiche commerciali sleali che si manifestano nei vari livelli della filiera possono avere un
impatto negativo sugli agricoltori, la proposta non limita la nozione di “fornitore” ai soli
agricoltori o gruppi di agricoltori, ma copre qualsiasi fornitore a patto che sia una PMI.
In particolare, essendo il settore della trasformazione rappresentato principalmente da PMI, la
proposta tiene in considerazione che queste PMI potrebbero non essere in grado di resistere
alle pratiche commerciali sleali utilizzate dai compratori. Questo li porterebbe a passare costi
derivanti da queste pratiche ai loro fornitori: gli agricoltori. In aggiunta, i fornitori extra-UE
potranno invocare l’applicazione delle misure presenti nella proposta, in relazione alle loro
transazioni con l’Unione.

L’Articolo 3 elenca le pratiche commerciali sleali proibite. Il Paragrafo 1 copre:
1. il divieto per i compratori di pagare i loro fornitori dopo 30 giorni, quando la fornitura
consiste in prodotti deperibili. Questa disposizione costituisce una lex specialis per il
settore alimentare rispetto alla Direttiva sui ritardi di pagamento, che è applicabile a
tutti i settori dell’economia;
2. la cancellazione all’ultimo minuto di ordini di prodotti deperibili;
3. i cambiamenti unilaterali e retroattivi nei termini di un accordo di fornitura;
4. il pagamento per lo spreco di prodotti alimentari non imputabili al fornitore.
Altre pratiche, che sono sleali quando adottate senza un accordo, possono invece essere
accettate e potrebbero portare a soluzioni reciprocamente vantaggiose se coperte da un
accordo tra le parti. Tali pratiche (coperte dal Paragrafo 2) sono quindi vietate solo in assenza
di un accordo tra le parti:
1. la restituzione della merce invenduta al fornitore;
2. i pagamenti per garantire o mantenere un contratto di fornitura;
3. i pagamenti ai compratori per la promozione dei prodotti a loro venduti;
4. i pagamenti da parte dei fornitori per la commercializzazione dei propri prodotti.
L’Articolo 4 richiede agli Stati membri di designare un’autorità esecutiva competente per le
pratiche commerciali sleali proibite. Le autorità competenti esistenti, per esempio in materia del
diritto della concorrenza, potrebbero essere scelte per questa funzione.
L’Articolo 5 si occupa di ricorsi e definisce che l’autorità competente dovrà essere in grado di
trattare ricorsi in modo confidenziale e proteggere, quando richiesto, l ́identità del querelante.
Inoltre, OP e AOP potranno presentare un reclamo all ́autorità competente, non solo nel loro
diritto come partner contrattuale, ma anche come rappresentati degli interessi dei propri
membri.
L’Articolo 6 prevede che le autorità competenti vengano dotate dei poteri necessari per iniziare
un’indagine - su loro iniziativa o basandosi su un reclamo, di raccogliere informazioni, di cessare
una violazione, di imporre sanzioni e di pubblicare le decisioni prese al fine di raggiungere un
effetto deterrente. Coordinazione e cooperazione tra le autorità competenti sono previste
all’Articolo 7: questo prevede riunioni annuali facilitate dalla Commissione, e relazioni annuali
sull’applicazione della Direttiva che le autorità competenti dovranno redigere. Le autorità
competenti degli Stati Membri dovranno garantire un’assistenza reciproca nelle loro indagini.
L’Articolo 8 chiarisce che gli Stati Membri possono fornire norme supplementari per combattere
le pratiche commerciali sleali, andando al di là di questa direttiva, fintanto che queste regole
rispettino le norme del mercato interno.
Nell’Articolo 9 sono sanciti gli obblighi di notifica degli Stati Membri. La disposizione prevede
la possibilità per la Commissione di adottare un atto di implementazione per specificarne le
modalità funzionali.
I rimanenti Articoli 10, 11, 12, 13 e 14 si riferiscono all’entrata in vigore e applicazione della
Direttiva.

"E' un'iniziativa necessaria per frenare comportamenti da Far West, che producono inefficienza e sprechi alimentari danneggiando tanto i produttori che i consumatori", commenta De Castro dopo la presentazione, stamattina, della proposta legislativa alla Commissione agricoltura dell'Europarlamento da parte del commissario Ue competente, Phil Hogan.

"Il progetto di direttiva illustrata da Hogan – prosegue il primo vicepresidente della Commissione agricoltura dell'Europarlamento – è un'opportunità per continuare il lavoro fatto con il regolamento 'Omnibus' per migliorare la competitività delle parti più deboli della filiera agroalimentare. Dopo che venti paesi hanno già legiferato in materia servono regole comuni contro comportamenti scorretti come, per esempio, pagamenti ritardati o cancellazioni di ordini last minute per i prodotti deperibili”. “Così – conclude De Castro – avremo gli strumenti anche per iniziare a scardinare inefficienze che contribuiscono a fenomeni 'misteriosi', come la moltiplicazione dei prezzi di frutta e verdura dal campo alla tavola".

Qui di seguito AGRICOLAE pubblica in PDF la proposta integrale

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Le reazioni:

FAIRFOODCHAIN, COPA-COGECA: BENE PIANO UE CONTRO PRATICHE COMMERCIALI SLEALI IN SETTORE ALIMENTARE

In reazione al piano della Commissione europea per lottare contro le pratiche commerciali sleali (PCS) in seno alla catena alimentare presentato oggi ai membri del Parlamento europeo, il Copa e la Cogeca hanno indicato che si tratta di un passo in avanti che deve però andare oltre.

"Il funzionamento della catena di approvvigionamento alimentare va migliorato e ciò deve essere fatto tramite una legislazione a livello europeo poiché abbiamo constatato chiaramente che gli approcci volontari da soli non funzionano. È necessaria una forte imposizione delle norme da parte di un'autorità indipendente in grado di lanciare e svolgere inchieste e di applicare sanzioni deterrenti in caso di non rispetto. Lo chiediamo dal 2007", ha insistito il presidente del gruppo di lavoro "Catena alimentare" del Copa e della Cogeca, Joe Healy.

"Esistono già legislazioni in 20 Stati membri ma è importante avere una normativa a livello dell'UE per garantire una situazione equa e per far fronte alle PCS transnazionali che altrimenti non verranno contestate. È però necessario fare in modo che non siano minati i sistemi legislativi nazionali ben funzionanti già in atto in seno all'UE", ha aggiunto il Segretario generale del Copa e della Cogeca, Pekka Pesonen.

"Questa proposta rappresenta un passo nella giusta direzione. Tuttavia è importante non limitarne la portata. Tutte le imprese devono essere meglio protette contro le PCS", ha dichiarato Healy.

Se guardiamo la ripartizione del valore dei prodotti agricoli possiamo vedere che gli agricoltori ricevono in media il 21% di tale valore mentre il 28% va ai trasformatori e il 51% ai distributori. Questa situazione non può continuare. Gli agricoltori devono poter contare su una parte equa del valore dei loro prodotti.

UE, CIA: DIRETTIVA SU PRATICHE COMMERCIALI SLEALI È PASSO IN AVANTI

Un intervento europeo per ordinare e disciplinare le regole sulle pratiche commerciali sleali: da anni Cia-Agricoltori Italiani chiede azioni concrete sul tema, seguendo ogni passo del lungo confronto a Bruxelles. E’ una questione fondamentale, che ha generato squilibri nella ripartizione del valore all’interno delle filiere (solo il 21% resta nelle tasche degli agricoltori) e ha creato enormi difficoltà ai produttori italiani, con margini di ricavo largamente al di sotto del dato medio Ue, penalizzati dall’assenza di norme certe e senza garanzie per il rispetto dei contratti di vendita dei prodotti.

Per questi motivi, Cia accoglie positivamente il provvedimento elaborato dall’Unione europea in materia, che il commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan presenta ufficialmente oggi nel corso di una Comagri straordinaria in Parlamento. Si tratta di una Direttiva comunitaria e non di un Regolamento, che sarebbe stato di difficilissima applicazione -sottolinea l’organizzazione- che pone basi uniche in Europa per porre un freno alle odiose pratiche commerciali sleali. Questa norma rappresenta un significativo passo in avanti rispetto alla situazione esistente: infatti fissa dei paletti per l’acquirente e regole minime da rispettare in seno agli accordi sottoscritti con la parte agricola. Tra questi, l’impossibilità di modifiche in modo unilaterale un contratto sottoscritto e il pagamento, a carico dell’acquirente, in caso di perdita del prodotto per dimostrata negligenza.

La Direttiva -anticipa la Cia, che ha analizzato il testo del documento- è composta da 14 articoli. Ogni Stato membro, quindi anche l’Italia, dovrà definire un’Autorità nazionale che faccia rispettare le linee dettate da Bruxelles, collaborando con le analoghe strutture degli altri Paesi. Entro il 15 marzo di ogni anno, gli Stati membri dovranno inviare un report alla Commissione che aggiorni sull’applicazione delle norme. L’Italia -conclude Cia- avrà tempo (al massimo due anni) per rivedere la normativa nazionalealla luce della Direttiva europea. Questo nuovo scenario porterà a una revisione sostanziale della legge nazionale n.62/2012 che, purtroppo, ha prodotto scarsi risultati.

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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