PRATICHE SLEALI, ENTRO IL 6 DICEMBRE SI CHIUDE. A MARZO IN ITALIA. LE NOVITÀ. OLIVERIO, DE CASTRO, GADDA E CENNI. I VIDEO

L’agricoltura non ha un colore politico, bisogna lavorare tutto insieme per andare avanti. Così il responsabile settore agricolo del Pd Nicodemo Oliverio in conferenza stampa alla Camera. “Un enorme passo avanti in ambito comunitario sul contrasto alle pratiche commerciali sleali che rafforza il potere contrattuale degli agricoltori a contrasto dei mancati pagamenti, vendita sottocosto o cancellazione last-minute”, spiega Oliverio.

La proposta di direttiva, presentata dal Commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan, sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare, segna un poderoso passo in avanti per il riequilibrio delle forze che compongono la filiera agroalimentare e per garantire agli agricoltori un'equa distribuzione del valore aggiunto dei prodotti.

E ciò grazie, soprattutto, al lavoro emendativo e di coordinamento svolto dall’on. Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e relatore della proposta di direttiva.

L’atto del Parlamento europeo - sostenuto da un parere unitario della Commissione agricoltura della Camera dei deputati, al quale si aggiungerà a breve quello dell’omologa Commissione del Senato - rafforza le prerogative contrattuali degli agricoltori, particolarmente penalizzati da un mercato sempre più caratterizzato dalla volatilità dei prezzi.

Si può ben dire che la proposta europea riveste carattere rivoluzionario per l’agricoltura. Innanzitutto, introduce una normativa vincolante a livello europeo, individuando un elenco tassativo di pratiche vietate, per le quali è presunto lo squilibrio significativo nel potere di mercato; estende, poi, la tutela a tutti i prodotti agricoli e non solo a quelli alimentari; tutela, inoltre, tutti i fornitori, proteggendo i produttori anche quando esportano in qualsiasi Paese dell’Unione Europea.

La Direttiva rappresenta un’opportunità unica perché gli agricoltori europei possano finalmente essere attori protagonisti del mercato, al pari degli altri soggetti della catena alimentare. In caso di pratiche sleali avranno uno strumento giuridico valido ed efficace da far valere nelle sedi competenti. Su questo punto è auspicabile che, in sede di recepimento della direttiva, l’Italia individui una Autorità con competenza esclusiva per il settore; in tal modo gli agricoltori sapranno di poter contare su un sistema che accorda loro una reale protezione.

Occorre mettere qualche punto fermo per quando il parlamento dovrà recepire la direttiva, spiega amino Taricco.

Fondamentale per Paolo De Castro il gioco di squadra per chiudere l’accordo politico tra il parlamento ue, il consiglio è la commissione. “Poi, entro sei mesi, gli Stati membri dovranno approvare”, spiega De Castro. Secondo De Castro è però necessario abolire il limite dei 50 MLN di euro: “se c’è pratica sleale deve essere riconosciuta per tutti”, precisa sottolineando come i paesi del Nord vadano contro la direttiva.

“Alle otto pratiche sleali riconosciute dalla Commissione il Parlamento ha esteso anche ai prodotti agricoli”, prosegue. “E le imprese escluse per dimensione potranno rivolgersi alle autorità locali in modo anonimo”. Poi l’obbligo del contratto scritto obbligatorio e la validità della direttiva per acquirenti fuori dall’ue.

Tre i gradi prima della condanna. Entro il sei bisogna raggiungere l’accordo politico, due mesi per le formalità burocratiche ed “entro marzo la legge per il recepimento”, chiude De Castro. "Non accetteremo mai il tetto sulle aziende", insiste.

Pone l’attenzione sulla legge di Bilancio Maria Chiara Gadda: “occorre come fatto negli scorsi anni tutelare il Made in Italy anche attraverso un vero e proprio piano di sostegno delle aree rurali. Non si può parlare solo di Made in Italy ma anche della fragilità del territorio”, spiega. Poi un auspicio: “proseguire sui temi iniziato la scorsa legislatura ma la terra sia coltivata da chi la sa coltivare”, aggiunge riferendosi alla concessione di terreni a chi ha il terzo figlio.

Si ritiene soddisfatta Susanna Cenni per la quadra che si è trovata in commissione Agricoltura sulle legge sul biologico e sull’incendio dei monti Pisani ma “mi sento profondamente offesa per l’articolo 49”, precisa. “Dare la terra a chi genera il terzo figlio è offensivo per gli agricoltori e per le donne che vengono relegate al ruolo di fattrici”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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