QUANDO IL PROSECCO DIVENNE PROSECCO. LA STORIA DELLE BOLLICINE DI CONEGLIANO IN UN’ETICHETTA

L’etichetta del battesimo, il battesimo del Prosecco, compie novantacinque anni e la Carpenè Malvolti festeggia l’evento al Vinitily ristampandola sulle proprie bottiglie con un’edizione limitata di diecimila pezzi di brut.

Fu Etile Carpenè, nonno e omonimo dell’attuale presidente dell’azienda di famiglia, a dire vino al vino e … Prosecco al Prosecco.

Correva l’anno 1924 e le bollicine si producevano con l’uva delle colline aspre e bellissime che corrono tra Conegliano e Valdobbiadene. C’erano, ma nessuno le chiamava col loro nome.

Lo stesso fondatore della dinastia dei Carpenè, Antonio, che aveva studiato oltralpe, si mise in testa di fare uno spumante sul modello francese con le tecniche che aveva affinato nel suo Erasmus ante litteram.

Ne nacque, nel 1868 una piccola produzione, ricavata dal vitigno locale che ben si prestava alla spumantizzazione e fu chiamata “champagne italiano”. Una produzione che seppe farsi apprezzare e Antonio che amava il vino e la tecnologia, undici anni dopo introdusse il “metodo Charmat”, più economico e più adatto alle esigenze di quella che già allora cominciava a prendere la forma di un’azienda moderna, che negli anni si era affermata e cresceva.

Quarantacinque anni dopo, nel 1924, appunto, Etile decise il gran passo: quello di dare allo spumante il nome del vitigno. Basta con lo champagne italiano: il Prosecco diventa finalmente Prosecco e l’etichetta, riprodotta pari pari oggi nell’edizione limitata, porta la scritta “Vino Spumante Pregiato dei Colli di Conegliano”.

Un’etichetta che segna l’avvio di una piccola rivoluzione perché con quell’iniziativa la Carpenè Malvolti non solo battezza il vino, ma “inventa” il marketing territoriale e anticipa la moda dei vitigni autoctoni.

Oggi col nome di Prosecco DOCG circolano ogni anno in Italia e nel mondo 90 milioni di bottiglie e i 7000 ettari vitati sulle colline, oltre a essere la fabbrica a cielo aperto di uno degli spumanti più popolari e apprezzati, sono uno dei paesaggi più sorprendenti d’Italia.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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