PSR, CAI: IN ITALIA SI RISCHIA IL DISIMPEGNO DEI FONDI

È un’Italia a due velocità quella che emerge dai dati recentemente diffusi dalla Rete Rurale Nazionale sugli obiettivi di spesa in materia di sviluppo rurale che le amministrazioni regionali dovranno centrare a breve, al fine di non restituire fondi a Bruxelles.

“Il 2018 rappresenta un grande giro di boa della programmazione Ue 2014-2020 per l’agricoltura - ricorda Gianni Dalla Bernardina, presidente della Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani -. Infatti, quote consistenti di risorse assegnate all’agricoltura italiana e non spese, a partire dall’annualità 2014, dovranno necessariamente essere allocate entro la fine di questo anno. In caso contrario, torneranno irrimediabilmente nelle casse comunitarie. Tutto ciò ci deve far riflettere seriamente sul modello di politica agricola che desideriamo per il futuro del nostro Paese”.

In base ai dati della Commissione Ue, l’ammontare complessivo da spendere inderogabilmente sui diversi Programmi di sviluppo rurale italiani entro dicembre 2018 è pari a 434 milioni di sole risorse Ue. Sommando la quota di cofinanziamento nazionale, il totale di spesa pubblica minima richiesta risulta pari a 835 milioni.

Circa la metà delle Regioni italiane, con in testa il Veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano, dimostrano di mantenere un ritmo di spesa in linea con la media europea o perlomeno lontano dal rischio di disimpegno. Tuttavia, secondo fonti del sito “PianetaPsr”, esiste un nutrito gruppo di amministrazioni che potrebbe non riuscire a raggiungere gli obiettivi minimi previsti, a partire dai Psr di Campania e Puglia.

“A volte questi dati vengono sbrigativamente liquidati con un generico riferimento alla scarsa efficienza di alcune amministrazioni regionali, impegnate nel tentativo di evitare in extremis la penalizzazione finanziaria - sottolinea il vicepresidente di Cai, Sandro Cappellini -. In realtà il problema è molto più strutturale. Spesso ci si dimentica che una gran parte delle aziende agricole italiane, a causa delle proprie ridotte dimensioni e dell’accresciuta competitività dei mercati, non si trova più nella condizione di poter realizzare investimenti adeguati, neppure con il supporto di un’ingente quota di risorse pubbliche a fondo perduto. Non dimentichiamo, infatti, che le misure dello Sviluppo rurale impongono comunque la partecipazione alla spesa delle imprese agricole”.

Preso atto di tale situazione – osservano i vertici di Cai - appare francamente ineludibile una rimodulazione dei meccanismi di allocazione dei fondi dei Psr, affinché anche in Italia possano accedervi le imprese agromeccaniche, unica categoria ancora in grado di poter indirizzare un flusso significativo di risorse verso investimenti innovativi a beneficio dell’intero settore primario.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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