RAZZANTE: L’INGORGO FISCALE? LO RISOLVERANNO LE MAFIE

L’ingorgo fiscale lo risolveranno le mafie.

I soldi per acconti e saldi, al di là di poche imprese e contribuenti rimasti “sani” nel post-covid, rischiano di arrivare, è già stato autorevolmente detto, dall’usura e dal riciclaggio.

Il comparto agricolo sarà tra i più colpiti, insieme al commercio al dettaglio, al turismo, alla ristorazione.

Al di là delle funeste – ma sempre centrate – previsioni della CGIA di Mestre, abbiamo fatto una simulazione in base al fatturato (stimato) delle mafie, ad oggi immaginabile in 400 miliardi di euro annui. Di questi, circa 150 sono oggetto di riciclaggio, ovvero di reimmissione nell’economia legale, dove pagano dazio, è chiaro, in quanto il reinvestimento deve perforza (l’ho più volte detto e spiegato) sfociare in affari formalmente leciti (così come si fa nei mercati legali, seguendo le regole base del diritto e dell’economia).

Costituzione e acquisto di attività imprenditoriali, operazioni societarie e di finanza innovative, investimenti in borsa e sui mercati finanziari internazionali, acquisto di crediti in sofferenza ed NPL, tutto transitato e tramitabile presso banche e intermediari finanziari (in questo periodo, perfavore, attenti ai fondi di investimento, soprattutto esteri!), poichè non è ancora vietato aprire conti correnti per saldare obblighi pecuniari o sottoscrivere operazioni di investimento del proprio denaro. Tutti passaggi tracciati anche presso le banche dati del fisco e dello Stato (es. registro imprese), attraverso persone e strutture insospettabili al soldo delle cosche. Con la appena approvata direttiva PIF, i controlli aumenteranno.

Immaginando un’aliquota marginale per difetto al 40%, su questi investimenti il crimine verserà allo Stato circa 60 miliardi, così “giustificando” le operazioni compiute e riparandosi (per fortuna non sempre, grazie all’azione delle nostre Forze dell’ordine) dietro alla libertà di impresa, tutelata dalla Costituzione. Il riciclaggio, che ai sensi dell’art. 648-bis del codice penale, si può punire solo se l’occultamente delle somme illecite viene fatto con strumenti dissimulatori leciti, renderà due volte.

In primis, costo fiscale recuperabile ex lege; in seconda battuta, legittimazione di guadagni senza sostenere, di fatto, il prezzo dei medesimi, in quanto c’è tanto denaro da smistare, soprattutto in questo periodo, e alle mafie, ricordo, il denaro non costa nulla.

Il paradosso sta proprio in questo. Un periodo fiorente per pagare le tasse al posto di altri, prestando loro i soldi a usura, e guadagnando dalla restituzione delle rate usurarie (o impossessandosi delle imprese che non potranno attuare queste restituzioni), ripulendo il denaro così ottenuto con la (ignara) complicità del fisco. Che riceve pagamenti ovviamente tracciabili, poiché le imposte non si versano in contanti; ciò, ormai stresso chi mi legge da tempo, in spregio alla limitazione dei contanti ed alle inutili campagne per l’incremento dell’utilizzo di strumenti di pagamento diversi.

La mafia ambisce alla tracciabilità, sennò non può riciclare.

Soluzioni? Evitando demagogie?

Innanzitutto, non inseguire una Ferrari con una bicicletta…….

Semplificare il sistema fiscale (non sono originale, lo so, ma darebbe fastidio pure alle mafie un incremento di cittadini ed imprese adempienti verso il fisco con mezzi propri).

Abbassare la tassazione, perché è unica via – insieme ad una massiccia dose di investimenti statali (che si sostituirebbero a quelli mafiosi) – per uscire dal covid economico.

Aiutare le imprese in difficoltà “ora e subito”, senza discussioni pseudo accademiche su MES, recovery fund, et similia: soldi, oggi, non disponibili.

Gli strumenti ad oggi proposti non sono in linea con la ripresa……le mafie lo sanno bene.

 

Ranieri Razzante

 

Direttore di crstitaly.org, esperto di criminalità organizzata

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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