RAZZANTE: SENZA CONTANTE COME LI PAGHIAMO I REGOLARI BRACCIANTI? COME DICE LA BCE ELIMINARLO E’ ILLIBERALE

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E senza contante come li paghiamo i braccianti agricoli, regolari o regolarizzati che siano?

Basterebbe solo questa domanda/risposta a Peter Gomez, che lancia una improbabile petizione sull’abolizione del denaro contante su change.org, per smontare – intanto in senso pratico – la proposta, che si basa su dati erronei, dal punto di vista economico e giuridico.

Innanzitutto, basterebbe la raccomandazione fornita dalla BCE, in una lettera del 15 dicembre 2019, al Governo italiano, a fronte della paventata (e fuori controllo ormai) decisione della riduzione delle soglie del contante nei pagamenti, e della (illiberale, oltre che impossibile) proposta di obbligare ai pagamenti elettronici.

La BCE, nel ricordare che ogni eventuale decisione sulla emissione/circolazione del contante spetta solo ad essa medesima, ha poi puntualizzato – ove ve ne fosse ancora bisogno (e pare proprio di sì, che tristezza!) – che il contante è la “moneta di conto”, ufficiale, garanzia nei pagamenti, unica che ha un effetto “solutorio” immediato. Ciò perché (argomento io, ma rivedibile sul documento citato) l’effetto del pagamento si realizza al momento della consegna e scambio della moneta (liberando il debitore con certezza), mentre lo stesso effetto non è verificabile con moneta elettronica, che ha il problema della valuta e delle scoperture (una carta di credito potrebbe essere più facilmente clonata e non avere provvista, poiché la verifica non è immediata; un bonifico non ha mai valuta lo stesso giorno dell’ordine, per cui i soldi non sono immediatamente disponibili).

Ma il principio di diritto, sancito dalla BCE, viene coronato dalla conclusiva enunciazione della regola sulla “inclusione sociale e finanziaria”, nel senso che il divieto del contante (e, vieppiù, conseguente obbligo di pagamenti elettronici) non consente agli strati della popolazione più deboli di avvicinarsi al mercato, e creerebbe loro problemi insormontabili negli acquisti (o nei semplici regali dei nonni ai nipoti!).

Tra l’altro, la BCE, insieme a chi scrive, ricorda che già esistono limitazioni al trasferimento del denaro contante tra privati nel nostro Paese (ricordo io che in 11 paesi europei no, ma con evasione fiscale e riciclaggio su valori più bassi dei nostri!), e che esse si devono proprio alla prevenzione e contrasto del riciclaggio. Eventuali ulteriori strette, aggiunge sempre l’Autorità UE sulla moneta, devono essere giustificate da “effettivi e dimostrabili” benefici su detto fronte, nonché quello della lotta all’evasione fiscale.

Nell’appello del direttore del Fatto.it, poi, si dicono una serie di inesattezze, che per punti riprendo, con relative citazioni a contrariis delle leggi in vigore:

  1. le “operazioni elettroniche”, come impropriamente chiamate (si dice “transazioni” o “pagamenti”), non possono (e potranno) mai essere gratuite, poiché per processarle ci sono costi di sistema comprimibili, sì, ma non azzerabili, pena la chiusura di numerosi intermediari finanziari e piattaforme di gestione dei pagamenti della specie. Tra l’altro, a tale proposito, nessuno riesce ancora a spiegarmi cosa accade se un pos non funziona per qualsiasi motivo (assai verificatosi nella prassi): non credo si possa rinunciare al pagamento della prestazione, poiché la moneta ufficiale, per l’appunto, è il “dannato” contante, e non vi è obbligo di accettare altro (bensì è una facoltà).
  2. “semplicità delle operazioni e sicurezza”: non sono garantite a priori. E’ molto più difficile (grazie peraltro, alle nuovissime tecniche di stampa della BCE), oggi, falsificare banconote (nonché costosissimo, e qui la pressoche’ totale scomparsa dei reati della specie). Le clonazioni e i furti di identità su carte di credito e debito sono invece all’ordine del giorno, per miliardi di euro in tutto il mondo (si vedano i papers della BCE e delle altre Autorità sovranazionali), e basterebbe chiedere i dati al nostro Mef, che gestisce la banca dati sui furti di identità, per riceverne risposte sorprendenti (report pubblicato annualmente sul sito). Inoltre, andiamo a spiegare a chi ha tanti anni di età, ma non di esperienza con gli strumenti alternativi di pagamento, come gestire “pezzi di plastica”;
  3. “liquidità nascoste”: ce ne sono certamente, sotto i materassi o nelle dispense di molti anziani, in molte cassette di sicurezza, in molti negozi (nei retrobottega?). Le liquidità delle mafie non sono nascoste, sennò le nostre ottime forze di polizia gliele sequestrano. Esse sono già investite, e riciclate, attraverso sofisticati strumenti, oggi anche le criptovalute, poiché un vero mafioso non si fa trovare in giro con le valigette di banconote.

A ulteriore conferma e, per pietà, modesta riflessione cui invito i firmatari della petizione, il cui risultato sarebbe peraltro costituzionalmente inutilizzabile, la vera evasione fiscale (dati Gdf) avviene, innanzitutto, attraverso “frodi carosello” (quelle realizzate con caroselli di società all’estero, sui conti correnti delle quali transitano bonifici per fatture false), e, riflettendoci bene, il decreto 74/2000, che contiene l’elenco delle violazioni fiscali penali in Italia, non evidenzia – si provi il “ricerca nel testo” col pc – il termie contante.

Sapete perché? Perché c’è modo di non fare fattura anche se paghi con carta di credito (potrei fare centinaia di esempi), e c’è modo di fare evasione e riciclaggio (anzi, meglio) “con” carte di credito (dati Uif e Bankitalia). I terroristi usano le carte, dati anche questi rivenienti dalle indagini e cronache, pochissimi il contante. Il pizzo si paga con carte di credito. Il riciclaggio si fa solo con operazioni tracciate”, altrimenti si rischia di perderne la finalità essenziale, cioè la ripulitura, anche se tassata (meglio!), di ciò che viene da delitto.

La limitazione dei 3000 euro in Italia, peraltro sanzionata amministrativamente in caso di violazione (ci sarà un motivo se non è penale!), già è bastata a convogliare i pagamenti presso gli intermediari finanziari (che in questi ultimi due anni, dati Uif, hanno ridotto significativamente le segnalazioni sospette su operazioni in contanti).

E visto che questa testata si occupa di agricoltura, un bracciante che deve avere 40 euro (o ciò che sia) a giornata va pagato in contanti, poiché non è detto che, anche volendo, gli aprano un conto corrente bancario o postale, soprattutto se in Italia con – anche regolarissimo e dovuto – permesso di soggiorno.

E poi, ultimo ma non ultimo, in questo periodo drammatico, credo sia poco utile togliere il contante, anche perchè non ce n’è molto, e quel poco speriamo rientri in circolo, legalmente, per evitare guai ben peggiori.

 

Ranieri Razzante

Direttore di www.antiriciclaggioecompliance.it