RIFORMA DEL PAN FITOFARMACI. AGROTECNICI: ANCORA UNA VOLTA ALBI PROFESSIONALI NON TROVANO UNITÀ

Si è chiuso ieri il termine offerto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali agli stakeholders (fra i quali i Consigli Nazionali degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, dei Dottori Agronomi e Forestali e dei Periti agrari) per segnalare le criticità riscontrate nel PAN-Piano di Azione Nazionale per l’uso dei Fitofarmaci (entrato in vigore il 12 febbraio 2014) ed offrire proposte migliorative ciò in quanto, ai sensi della Direttiva 2009/128/CE, i Paesi membri dell’Unione Europea devono rivedere i rispettivi PAN almeno ogni 5 anni (per l’Italia dunque la revisione del documento dovrà essere conclusa entro il 12 febbraio 2019).

Il PAN italiano (fondamentale per la tutela e la salvaguardia della salute dei cittadini) interessa oltre 1.000.000 di imprese agricole e oltre 50.000 professionisti iscritti negli Albi professionali del settore, all’epoca molto critici con il Governo al quale imputavano l’illegittimo disconoscimento delle rispettive leggi ordinamentali.

La normativa precedente al PAN (il D.Lgs. n. 290/2001 e successive modificazioni) prevedeva infatti una netta distinzione fra gli operatori del settore agricolo ed i tecnici; i primi, per ottenere il permesso di vendere od acquistare fitofarmaci, dovevano sostenere un corso (sebbene relativamente semplice) ed un esame regionale finalizzato al rilascio di una specifica autorizzazione (il “patentino”) mentre ai tecnici agrari il “patentino” veniva rilasciato d’ufficio, dietro presentazione di una richiesta e previa verifica del possesso del titolo di studio.

Ciò valeva, in particolare, per i tecnici liberi professionisti iscritti negli Albi degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, degli Agronomi e Forestali e dei Periti agrari in quanto per tutti loro la consulenza fitoiatrica è una delle competenze previste nelle rispettive leggi istitutive; ad esempio la legge professionale (n. 251/86 e successive modificazioni) degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati prevede espressamente, fra le attività tipizzate:

l'assistenza tecnica per i programmi e gli interventi fitosanitari e di lotta integrata;

(la lotta integrata è un mix fra lotta biologica ai parassiti e lotta chimica tradizionale).

Con il PAN del 2012 è stata operata una illogica assimilazione di tutte le figure tecniche (compresi i liberi professionisti) con qualsiasi altro soggetto: in altri termini anche un fitopatologo laureato in “Protezione delle piante” ed iscritto in un Albo, per poter svolgere la sua attività, deve sostenere un “esame regionale” ed in seguito corsi di aggiornamento sempre regionali (indifferente il fatto che egli già debba aggiornarsi obbligatoriamente come libero professionista).

Ad un così disastroso risultato gli ordini e collegi professionali del settore agrario sono arrivati per non essere mai riusciti a definire una posizione comune, invece combattendosi ferocemente per ottenere “privative” di attività professionali l’uno in danno dell’altro; ad esempio gli Agronomi hanno sempre sostenuto di essere gli unici a poter operare nel settore della consulenza fitoiatrica (perciò con l’esclusione degli altri), salvo poi veder miseramente frantumato tanto egocentrismo nell’obbligo dei loro iscritti a dover stare in fila davanti al “competente” ufficio regionale, in attesa di sostenere -come chiunque altro- l’esame per il rilascio dell’autorizzazione fitosanitaria prevista nel PAN.

E’ pertanto possibile affermare che il vizio esiziale degli ordini e collegi del settore agrario è stata la totale assenza di proposte condivise e comuni e l’incapacità di parlare con una sola voce alla politica.

Questa divisione è continuata anche nelle successive opposizione giudiziarie al PAN, dove ogni categoria è andata per conto suo.

Per questo, quando il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha interpellato gli stakeholders, per ottenere proposte migliorative al PAN, il Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati Roberto ORLANDI ha immediatamente interpellato i Presidenti dei Dottori Agronomi e Forestali Andrea SISTI e quello dei Periti agrari Mario BRAGA, chiedendo la disponibilità ad inviare proposte congiunte, tuttavia ricevendo in risposta silenzi o rifiuti.

Il risultato, ancora una volta, è che ogni Albo andrà con autonome proposte, forse anche fra loro antitetiche, circostanza che non fa ben sperare per l’effettivo miglioramento del PAN fitofarmaci e per il buon esito dei ricorsi tuttora pendenti al Consiglio di Stato.

La proposta dell’Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati è comunque già stata inviata e prevede che, sulla scorta delle leggi professionali di tutte e tre le categorie coinvolte (Agrotecnici, Agronomi

e Periti agrari) abbiano titolo ad acquistare, vendere e prescrivere fitofarmaci senza dover acquisire alcuna altra abilitazione e senza dover far alcun altro tipo di aggiornamento che non sia quello previsto dalla professione di appartenenza.

Sono poi state formulata altre proposte tecniche per il miglioramento della normativa e per così meglio garantire la salute pubblica.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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