RISOLUZIONE, DE LUCA PD CAMERA, SU CRESCITA, ECONOMIA E SVILUPPO IN AMBITO UE

Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00030

presentato da

DE LUCA Piero

testo di

Mercoledì 7 novembre 2018, seduta n. 78

La Camera,

premesso che:

le questioni riguardanti la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea sono ampie e complesse, e che il quadro di riferimento nel corso degli ultimi mesi presenta sostanziali differenze ed è andato progressivamente aggravandosi in particolare nelle relazioni con le Istituzioni europee;

fino all'inizio della precedente legislatura l'Italia è stata, da sempre maglia nera nel recepimento delle direttive tanto che nel luglio 2007 erano pendenti nei confronti dell'Italia 213 procedure di precontenzioso e contenzioso. Grazie alla tempestività ed al buon raccordo tra Esecutivo e Parlamento nel 2016, così come confermato dal Rapporto della Commissione Europea sulla gestione del contenzioso comunitario l'Italia è diventata il Paese più virtuoso nella gestione delle infrazioni: passando dalle 121 infrazioni alle attuali 64;

come evidenziato nella premessa della Relazione, «Per l'Unione europea, il 2017 è stato l'anno della ripresa, dopo lo shock del referendum britannico. Il 2016 si era chiuso all'insegna dello scetticismo sulle prospettive e persino sulla tenuta di fondo del progetto europeo»;

nel 2018, al contrario, la ripresa dell'economia internazionale risulta meno omogenea rispetto all'anno scorso, con un indebolimento della domanda mondiale e della crescita del commercio internazionale. La maggior parte degli indicatori congiunturali europei indicano che la crescita avrà ritmi relativamente modesti nei prossimi mesi;

per i prossimi anni, i rischi associati a un deterioramento ulteriore del quadro internazionale restano molto elevati. Le misure protezionistiche attuate dagli Stati Uniti a partire dai primi mesi dell'anno e le contromisure adottate dalla UE e dai Paesi asiatici coinvolti hanno aumentato le tensioni sui mercati internazionali. Sebbene ci siano stati alcuni sviluppi positivi dei negoziati degli Stati Uniti con l'UE e alcuni progressi in ambito NAFTA con il Messico e il Canada (l'accordo è stata firmato alla fine di settembre, ma deve ancora essere ratificato dal Congresso), l'incertezza rimane elevata, soprattutto con la Cina;

per quanto riguarda il tema della Brexit, al momento, nonostante la data del 29 marzo sia ormai prossima, non si registrano risultati rilevanti e tra i tanti temi emersi quello dei confini con la vicina Irlanda non appare di facile soluzione. Secondo quanto poi si apprende dalle dichiarazioni del capo negoziatore europeo per la «Brexit» Michel Barnier così come dalle posizioni del Governo britannico, caratterizzate peraltro anche dall'acuirsi di frizioni politiche interne, vi è il rischio che i negoziati per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea si concludano senza un preciso accordo tra le due parti, ovvero con il « no deal»;

anche il recente Vertice informale di Salisburgo non ha sbloccato le questioni alla base del rallentamento delle trattative, in particolare le problematiche inerenti i confini fra Irlanda del Nord britannica e Repubblica d'Irlanda. I citati contrasti all'interno dello stesso partito conservatore tra le posizioni più inclini alla cosiddetta «Soft Brexit» ed una posizione più intransigente contribuiscono alla mancata soluzione a pochi mesi dalla data limite del 29 marzo 2019. La comunità italiana nel Regno Unito consta di oltre 600.000 persone ed è plausibile ritenere che in caso di mancato accordo quanto sta attualmente accadendo ai cittadini dell'ex colonie britanniche, che si sono visti negare lavoro, cure mediche e altri servizi fondamentali, possa verificarsi anche nei confronti dei nostri connazionali, per i quali è perfino spesso difficile documentare gli anni di presenza in Gran Bretagna;

nello stesso tempo, a differenza della precedente legislatura, le relazioni con le istituzioni della UE si sono progressivamente deteriorate, arrivando ad un vero e proprio scontro in occasione della presentazione della manovra economica, che ha previsto lo sforamento dei limiti previsti dal patto di stabilità. Entro il 13 novembre il Governo dovrebbe rispondere sui rilievi inviati dalla Commissione UE sulla Nadef e la successiva legge di Bilancio, ma, al momento, non sembra che l'Esecutivo abbia espresso la volontà di rivedere le norme giudicate inidonee. Per il 21 novembre è attesa la decisione delle Istituzioni europee circa l'eventuale apertura della procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese;

l'Italia sarebbe il primo paese sottoposto alla procedura per debito eccessivo introdotta dal Six Pack, accettato dal Governo Berlusconi e dalla Lega nel 2011 con il voto contrario del Partito Democratico che prevede il taglio del 5 per cento della quota eccedente al 60 per cento nel rapporto debito – Pil, cosa che comporterebbe sostenere manovre correttive pari ad almeno 60 miliardi all'anno. I Governi Renzi e Gentiloni avevano negoziato con le Istituzioni europee ottenendo di poter derogare alla regola dentro il percorso della flessibilità, ma la procedura di infrazione farebbe inesorabilmente sospendere la deroga;

per quanto riguarda il capitolo, rilevante, relativo allo Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia, appaiono vanificati gli sforzi e le politiche messe in campo dai Governi Renzi e Gentiloni, volti innanzitutto ad una revisione del Trattato di Dublino. Le conclusioni del Consiglio europeo del 28-29 giugno così come quelle del successivo Consiglio del 17 e 18 novembre non hanno assolutamente tenuto in considerazione le esigenze italiane. Al contrario, l'introduzione del concetto di volontarietà, accettato dal Presidente del Consiglio Conte e poi sostenuto irresponsabilmente dal Ministro degli esteri Moavero Milanesi, rappresenta un vero e proprio passo indietro rispetto alle decisioni del 2015 che, su iniziativa del Governo italiano, obbligavano a redistribuire i migranti richiedenti asilo in maniera equa e solidale in tutti i Paesi della UE in applicazione del principio di solidarietà esplicitamente riconosciuto dai Trattati in materia di asilo e immigrazione. Vari Stati hanno scarsamente collaborato ad una presa in carico dei migranti. In particolare i Governi del «gruppo di Visegrad» anche di fronte alla minaccia delle sanzioni, si sono rifiutati di adempiere ai loro obblighi e saranno oggi ancor meno indotti ad una reale collaborazione sulla base di adesione volontaria;

la questione cruciale che doveva essere trattata e risolta – punto ineludibile per ogni strategia relativa alla gestione ordinata degli arrivi e cioè il riconoscimento che si tratta di una questione europea, non riconducibile alla responsabilità di singoli Paesi – non è stata di fatto analizzata. Il tema della necessità di procedere ad una revisione del Regolamento di Dublino – da cui deriva l'urgenza di un ricollocamento strutturale e solidale di tutti i migranti che giungono nei territori degli Stati membri – non solo non è stato approfondito in occasione del Consiglio europeo del 28-29 giugno, ma è stato addirittura peggiorato, laddove si è stabilito che sarà necessaria l'unanimità per procedere ad una sua revisione, nonostante il diritto UE permetta di decidere a maggioranza qualificata;

al riguardo, il 16 novembre 2017, dopo anni di negoziati, il Parlamento europeo – con il voto contrario del Movimento 5 Stelle e l'astensione della Lega – aveva approvato una proposta di revisione proprio del Regolamento di Dublino e delle politiche relative al diritto d'asilo – alla cui elaborazione aveva contribuito fortemente la delegazione italiana – che introduceva finalmente una responsabilità condivisa nella gestione degli arrivi e delle richieste di asilo, anche al fine di evitare per il futuro la situazione venutasi recentemente a creare con la Germania sulla questione del rimpatrio dei migranti di primo approdo in Italia;

le conclusioni dei Consigli europei cui ha partecipato il Presidente del Consiglio Conte costituiscono, invece, una vera e propria vittoria dei paesi del gruppo di Visegrad, ai quali paradossalmente sembra benevolmente guardare il Governo. Essi hanno raggiunto l'obiettivo di cancellare il sistema del ricollocamento obbligatorio voluto dalla UE e far scomparire l'ipotesi delle sanzioni economiche nei confronti dei paesi che si rifiutano di accogliere la propria quota di migranti. È rimasto così intatto il principio che scarica il peso dei flussi sulle spalle dei Paesi maggiormente esposti alle rotte del Mediterraneo (Italia, Grecia, Spagna e Malta). Ragion per cui la posizione del Governo italiano vicina alle posizioni del gruppo di Visegrad è andata dunque contro gli stessi interessi del nostro paese;

per quanto riguarda la politica agricola, nel corso della XVII legislatura, il Governo, in linea con le politiche concordate a livello europeo, ha promosso misure di finanziamento che hanno destinato ingenti risorse al settore, attraverso politiche di sgravi fiscali per il sostegno al reddito delle imprese agricole, per l'innovazione e il ricambio generazionale, per la tutela e il rilancio delle filiere agricole, puntando nel contempo sulla qualità dei nostri prodotti, la serietà dei controlli e la tutela dei lavoratori agricoli;

politiche ambientali hanno avuto anch'esse una notevole rilevanza con particolare riguardo al contrasto ai cambiamenti climatici legati al riscaldamento globale. In questo contesto si inserisce il provvedimento sulle energie rinnovabili, grazie al quale sono state ridotte le emissioni nocive, promosso l'innovazione tecnologica e superato il target dell'Ue per il 2020 per una crescita sostenibile. Questo, senza tralasciare la salvaguardia delle risorse idriche minacciate dall'emergenza siccità. Con la riforma delle agenzie ambientali è stato inoltre riorganizzato il sistema nazionale dei controlli ambientali per creare procedure uniformi e condividerne i dati;

una nuova cultura ambientale è stata infine promossa con incentivi e detrazioni fiscali (ecobonus) per riqualificazioni energetiche, messa in sicurezza dal rischio sismico, sistemazione del verde urbano (Legge di Bilancio 2018);

con la legge sui piccoli comuni, si è realizzata la valorizzazione il territorio anche grazie al progetto «Italia sicura» per la messa in sicurezza da frane ed alluvioni. Sempre nel segno della difesa dell'ambiente vanno ricordati il piano nazionale che mette al centro la bici invece dell'auto e la legge sulla biodiversità che tutela il nostro patrimonio inestimabile di oltre 67 mila specie di piante e animali;

infine, con la legge sugli ecoreati, oltre ad aver assestato un duro colpo alle ecomafie, sono stati introdotti nel nostro codice penale i reati di disastro ambientale, inquinamento ambientale e traffico e abbandono di materiali ad alta radioattività;

il decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 recante «Disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze», al momento all'esame delle Camere, all'articolo 41 reca disposizioni in ordine all'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura, aumentandone a 1000 il limite di 50 mg/Kg. Tale intervento aumenta «la possibilità che vengano contaminati suoli, ecosistemi e catena alimentare, con inquinanti tossici, di cui alcuni classificati come cancerogeni certi per l'uomo», come ha rilevato l'organizzazione Medici per l'ambiente,

impegna il Governo:

a proseguire, nel solco delle iniziative avviate dai Governi della precedente legislatura, a negoziare con le Istituzioni europee gli adeguati spazi di bilancio con l'obiettivo di sostenere gli investimenti, la crescita e l'occupazione, senza invertire tuttavia il percorso di riduzione del deficit e del debito in rapporto al Pil, e al contempo a scongiurare la possibile apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea, che danneggerebbe il Paese innescando una pericolosa spirale di sfiducia sulla solidità delle nostre finanze e sulle prospettive di crescita, già riviste al ribasso per l'anno in corso;

a mantenere una posizione ragionevole e costruttiva, il più possibile incline a un accordo meno penalizzante possibile tra Unione Europea e Regno Unito, ovvero per il cosiddetto Soft Brexit, adoperandosi nel contempo per difendere le priorità dell'Italia nelle negoziazioni sulla «Brexit», stante il gran numero di cittadini italiani residenti nel Regno Unito, al fine di assicurare ai nostri connazionali garanzie sociali, lavorative, sanitarie e di libera circolazione già previste dal diritto comunitario vigente e nominando infine il responsabile del coordinamento tecnico interministeriale per l'addio a Londra presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, incarico vacante da mesi;

a proseguire nel percorso di equa condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri in materia di gestione del fenomeno migratorio, sostenendo altresì l'iniziativa ONU di stabilizzazione della Libia e l'attuazione del piano Minniti, questione chiave per ridurre i flussi sulla rotta del Mediterraneo centrale e rafforzare la sicurezza e la stabilità nella regione;

a proseguire nel processo di rafforzamento e consolidamento dell'Unione economica e monetaria;

a recepire tempestivamente l'intera normativa europea sull'economia circolare che rappresenta un traguardo importante e insieme un punto di partenza per una sfida impegnativa verso un modello di sviluppo, coerente con l'Agenda ONU 2030, più sostenibile affinché i rifiuti non siano più considerati solo come un problema ma anche come risorsa;

a proseguire a livello europeo nel sostegno a politiche virtuose nei settori dell'energia, dell'ambiente, dell'agricoltura e pesca, del lavoro ed inclusione sociale, della tutela della salute, della cultura, della ricerca e sviluppo tecnologico.

(6-00030) «De Luca, Berlinghieri, Sensi, Raciti, Ungaro».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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