RISOLUZIONE GALPERTI, PD CAMERA, SU CHIAREZZA SU RICONOSCIBILITA PANE FRESCO

Atto Camera Risoluzione in commissione 7-00742 presentato da GALPERTI Guido, giovedì 23 luglio 2015, seduta n. 467 che impegna il Governo a recuperare il vuoto normativo provvedendo all'adozione del decreto ministeriale di cui alla legge 4 agosto 2006, n. 248, aiutando in questo modo il rafforzamento strutturale delle imprese che esercitano l'attività di panificazione e consentendo ai consumatori di riconoscere con chiarezza quando il pane è fresco, cioè fatto secondo un processo di produzione continuo e privo di interruzioni finalizzate al congelamento, e quando non lo è.
  La X Commissione,
   premesso che:
    il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, introduceva «Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale»;
    nel provvedimento, fra le principali misure, si prevedeva all'articolo 4 la liberalizzazione dell'attività di produzione di pane e, al comma 2-ter, del citato articolo si annunciava l'emanazione di un decreto redatto dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano volto a disciplinare la denominazione di «panificio», «pane fresco» e «pane conservato», a tutela della corretta informazione per i consumatori e della valorizzazione del pane fresco italiano;
    tale decreto adottato ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e volto a disciplinare la materia in conformità al diritto comunitario, avrebbe dovuto riguardare:
     a) la denominazione di «panificio» da riservare alle imprese che svolgono l'intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale;
     b) la denominazione di «pane fresco» da riservare al pane prodotto secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione o alla conservazione prolungata delle materie prime, dei prodotti intermedi della panificazione e degli impasti, fatto salvo l'impiego di tecniche di lavorazione finalizzate al solo rallentamento del processo di lievitazione, da porre in vendita entro un termine che tenga conto delle tipologie panarie esistenti a livello territoriale;
     c) l'adozione della dicitura «pane conservato» con l'indicazione dello stato o del metodo di conservazione utilizzato, delle specifiche modalità di confezionamento e di vendita, nonché delle eventuali modalità di conservazione e di consumo;
    il decreto in questione, pur avendone avviato l’iter anche nelle competenti sedi europee, non è di fatto mai arrivato al varo e il vuoto legislativo creatosi non solo rischia di compromettere la qualità del prodotto, ma danneggia anche tutte quelle aziende italiane che quotidianamente lo realizzano, aziende che rischiano di perdere competitività sotto il peso dei costi e della concorrenza sleale;
    la tipicità e la specificità del pane artigianale italiano sono un patrimonio inestimabile, che conta circa 200 specialità, di cui 95 già iscritte nell'elenco del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, un settore del valore di 7 miliardi di euro con 400mila addetti in 25mila imprese, in gran parte di dimensioni familiari, che sfornano in media 100 chilogrammi di pane al giorno ciascuna;
   ad oggi dunque la legge non garantisce il consumatore nel riconoscere il pane fresco artigianale dal pane, conservato, distinzione estremamente necessaria non solo per i panificatori ma anche per gli acquirenti a cui la legge ha promesso fin dal 2007 di fornire gli elementi utili per compiere un acquisto di pane oculato, ovvero comprendere se il pane che si compra è fresco artigianale o, ad esempio, sfornato ma prodotto con base surgelata o prodotto altrove, anche fuori dall'Unione europea,

impegna il Governo

a recuperare il vuoto normativo provvedendo all'adozione del decreto ministeriale di cui alla legge 4 agosto 2006, n. 248, aiutando in questo modo il rafforzamento strutturale delle imprese che esercitano l'attività di panificazione e consentendo ai consumatori di riconoscere con chiarezza quando il pane è fresco, cioè fatto secondo un processo di produzione continuo e privo di interruzioni finalizzate al congelamento, e quando non lo è.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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