RISOLUZIONE GRUPPO MISTO SULLA XYLELLA FASTIDIOSA DELL’OLIVO. USARE LA RICERCA

Risoluzione in commissione 7-00210 presentata da Adriano Zaccagnini, MISTO, giovedì 19 dicembre 2013, seduta n. 141 sulla xylella fastidiosa dell'oliva e che impegna il governo ad adottare iniziative per attuare studi più approfonditi sul fenomeno, date tutte le perplessità ed i punti d'ombra sul fenomeno stesso della Xylella che, a differenza della realtà californiana, in Italia ha colpito solo gli ulivi e non attacca viti ed agrumi, in modo che la ricerca dimostri la matrice patogena del virus prima di procedere a interventi radicali; ad assumere iniziative per allargare il campo di indagine della malattia di disseccamento degli ulivi anche all'eventuale correlazione con l'utilizzo massiccio di glifosate che nell'area della regione pugliese viene utilizzato in quantità massicce nel caso specifico degli ulivi con più trattamenti nell'arco dello stesso anno solare; a prevedere un piano nazionale di prevenzione per le fitopatie e le emergenze relative al cambiamento climatico in modo da potere accertare con certezza le cause e avviare percorsi di ricerca per soluzioni agroecologiche efficaci a lungo termine.

Qui di seguito Agricolae riporta il testo integrale

La XIII Commissione,

premesso che:

nella parte sud-occidentale della provincia di Lecce e principalmente nelle campagne della costa ionica (comuni interessati Parabita, Tavignano, Racale, Urgento, Melissano, Gallipoli, ma anche Casarano, Galatina, Nardò) è stato rilevato il fenomeno chiamato «Complesso del disseccamento rapido dell'olivo» (CDRO) che presenta la bruciatura delle foglie su alcuni rami delle piante di ulivo. Ancora non è certa la natura e l'entità del fenomeno ed il livello di diffusione, ma sono state avanzate le più disparate ipotesi e risoluzioni radicali senza che gli studi scientifici necessari siano del tutto terminati al momento. Sulla diffusione del fenomeno i ricercatori fitopatologi dell'università e del CNR di Bari stanno svolgendo delle indagini. È tutt'ora incerta, data la mancata pubblicazione delle analisi per l'individuazione del ceppo batterico, la caratterizzazione del ceppo batterico patogeno;

comunque dagli ambienti accademici si è arrivati a ritenere probabile la presenza del batterio Xylella fastidiosa, avvalendosi del parere di Rodrigo Almeida, un ricercatore americano della Berkley University specializzato;

è da considerare come il «saggio di patogenicità» determinante per capire la reale incidenza della Xylella sul CDRO o disseccamento rapido, è un percorso di analisi che richiede da parecchi mesi a quasi un anno dunque la patogenicità al momento non è accertata;

aiuto alla comprensione della situazione è possibile fare riferimento allo studio scientifico del Professore Rodrigo Krugner del 2010 «Final & Interim Research Reports» della «California Olive Committee» edito dalla Cooperative Extension Specialist & Entomologist Department of Entomology - University of California per accertare proprio la patogenicità è la trasmissibilità attraverso gli insetti della Xylella fastidiosa fra le piante di ulivo;

la ricerca svolta ha visto l'isolamento della Xylella fastidiosa e l'immissione del batterio in piante di ulivo sane in ambiente protetto. Il risultato è stato che non si sono riprodotti gli stessi sintomi di disseccamento rapido e bruciatura nonostante l'inoculo della Xylella nelle piante di ulivo, dunque nello studio viene affermato come la patogenicità non è conseguenza certa della Xylella fastidiosa. Altri accertamenti e ricerche sono tuttora in sviluppo in California, dove la Xylella è presente e attacca le viti e gli agrumi;

è da considerare inoltre come non siano al momento disponibili per il confronto necessario con altri istituti di ricerca in questi delicati casi di batteriosi:

le metodologie di estrazione del DNA dai campioni vegetali;

il tipo di analisi molecolare usata e l'indicazione dei primer impiegati;

i risultati ottenuti: ovvero rapporto campioni positivi/campioni analizzati nella zona focolaio, campioni positivi/campioni analizzati per varietà di olivo, quali analisi molecolari e primer sono (stati) impiegati per individuare il ceppo o se si sta procedendo al sequenziamento completo del genoma del batterio;

dalla visita diretta della zona focolaio è possibile accertare come il disseccamento non sia affatto ingente, bensì a macchia di leopardo evidenziando alcune caratteristiche particolari:

maggiore presenza di sintomi da disseccamento negli uliveti potati in modo scriteriato ed eccessivo nel periodo di luglio (le piante di ulivo si potano notoriamente all'incirca a febbraio);

maggiore presenza di sintomi da disseccamento nei terreni che utilizzano in modo massiccio i disseccanti (in particolare il Roundup della Monsanto contenente glifosate) e i fungicidi (tra l'altro vietati) rispetto agli uliveti a conduzione biologica, questi ultimi dal canto loro mostrano lievissimi attacchi o sintomi da CDRO, che potrebbero essere imputati anche a cause consuete e tradizionali;

c’è da notare come gli uliveti salentini siano scarsamente curati, poiché storicamente questa era una zona di produzione di olio lampante che nei secoli scorsi esportava grandi quantitativi alla volta di Londra e il Nord Europa in generale;

per questo motivo gli ulivi sono stati scarsamente potati nei secoli e sono cresciuti come veri e propri giganti, le olive per la maggior parte (ma non tutti gli ulivocoltori adottano questa tecnica) tutt'oggi vengono lasciate cadere e la raccolta si effettua da terra per «spazzolamento». Questo ha portato molti agricoltori a non lavorare più il terreno e ad utilizzare da alcuni decenni i disseccanti e gli erbicidi per avere il «terreno pulito» e poter spazzolare comodamente. È preferito maggiormente l'utilizzo di disseccanti, anche con diversi trattamenti annuali, al tradizionale e meno impattante per la biodiversità sfalcio o diserbo meccanico. Oltretutto è comune la pratica di irrorare dei fungicidi per debellare del tutto la biodiversità ed in particolare i lombrichi che emergono dal terreno, pressoché sterilizzato dai disseccanti, per cercare nutrimento dalle olive cadute sul terreno. È necessario ricordare che questa pratica è illegale e perseguita dalla legge italiana, ma tutt'oggi molto comune negli uliveti salentini;

questi comportamenti esclusivi degli ultimi due-tre decenni hanno di certo portato elementi di squilibrio nella microbiologia e nello scambio di nutrienti assimilabili dalle radici degli alberi, compromettendo la salubrità del prodotto e delle stesse coltivazioni, certamente più esposte ad attacchi fungini e batteriosi;

è proprio questo un elemento che emerge fortemente nella ricerca delle cause dell'origine del «complesso di disseccamento rapido degli olivi» (CDRO);

dai quotidiani e dai mezzi d'informazione è stata paventata come risoluzione da parte delle istituzioni e da parte di alcuni ricercatori l'estirpamento degli olivi e l'uso massiccio di fitofarmaci finanziato dallo Stato e dall'Unione europea, con la moria di intere distese di ulivi, in quanto la Xylella è un batterio mai apparso in Europa (e c’è da aggiungere neppure mai ricercato da studi scientifici attendibili) e classificato nella lista Eppo1, ovvero da quarantena;

ad ora è stata vietata dalla regione Puglia la movimentazione delle piante dai vivai verso l'esterno della Provincia di Lecce;

nelle zone adiacenti alla zona focolaio sugli ulivi si è proceduto ad analisi di presenza/assenza della Xylella; nel brindisino e nel tarantino con riscontri negativi;

oltre a ciò, come già citato, la relazione è stata effettuata dall'esperto americano Rodrigo Almeida, senza avvalersi di altri pareri altrettanto illustri dal parte del mondo accademico internazionale. Questo dato è stato sottolineato dal «Coordinamento civico di Maglie» e dal «Forum Ambiente e Salute», che ha fatto presente, che se venisse applicata la soluzione prevista dagli esperti, ci si troverebbe di fronte a un vero e proprio sterminio di ulivi;

inoltre, sempre il «Forum Ambiente e Salute» sottolinea come la normativa europea in materia non parlerebbe di «eradicazione dell'albero», ma di «eradicazione degli organismi nocivi» o, se ciò non fosse possibile, almeno del loro contenimento. Insomma non ci sarebbe bisogno di sradicare gli alberi, ma solo di eliminare il batterio;

a fronte di questo particolare fenomeno ancora tutto da indagare gli ulivi andrebbero messi in quarantena, per effettuare studi più precisi. Nel caso degli ulivi salentini, per giunta, non si è neanche sicuri dei fattori che causano la malattia. La Xylella fastidiosa secondo l'istituto fitosanitario sarebbe tipico di alcune colture americane e vesserebbe in particolare la California;

finora questo batterio non era mai stato «avvistato» in Europa e mai si era avuta notizia di un attacco nei confronti degli ulivi. Il «Forum Ambiente e Salute» sottolinea, che proprio tre anni fa, tra il 18 e il 22 ottobre del 2010, presso lo IAMB (Istituto agronomico mediterraneo di Bari), si tenne un workshop internazionale dal titolo «Phytosanitary Workshop on the Quarantine Pathogen Xylella fastidiosa», in cui si affrontava l'eventualità di dover contrastare un'epidemia di Xylella fastidiosa con l'eradicamento e l'uso massiccio di fitofarmaci. All'epoca non vi era motivo di organizzare un convegno proprio sulla gestione della Xylella, se in Europa, fino a quel momento, non era mai stata registrata; fatta presente la coincidenza gli esperti della regione a quanto consta all'interrogante avrebbero prima negato che il workshop fosse avvenuto nel 2010 e successivamente hanno parlato di pura fatalità;

tuttavia in questo quadro di emergenza, molti ulivi ritenuti ormai morti nella zona cosiddetta «cimitero» (quella più colpita) stanno gettando polloni e nuovi germogli, ciò potrebbe già da subito smentire le tesi della soluzione dell'estirpazione di massa;

ad una visita diretta effettuata in data 28 novembre 2013 è stata riscontrata come non fondata l'affermazione del dottor Guario che questi nuovi germogli siano solo frutto delle piogge autunnali e si siano già disseccati nuovamente;

al contrario i nuovi germogli appaiono come sintomi di una rivegetazione e non danno segni di nuove bruciature o disseccamenti dei rami;

sul grave fenomeno che sta colpendo gli ulivi Salentini, vi è da sottolineare, quindi come una grave piaga ambientale sia costituita dall'abuso di fitofarmaci. Lo è soprattutto in provincia di Lecce. Un'impennata che non si riesce a frenare e che, anzi, dopo una battuta d'arresto nel 2009, ha ricominciato la sua ripresa. I dati elaborati dall'Arpa Puglia nella relazione sullo stato di salute del 2011 dicono che la Puglia, con 155.555 quintali di prodotto distribuito nel 2010, resta al quarto posto in Italia, dopo Veneto, Emilia Romagna e Sicilia, per quantità di fitofarmaci utilizzati. Nel leccese, due anni fa, sono stati impiegati 2.032.691 chilogrammi, il 15 per cento in più rispetto al 2009. E questi sono numeri che fotografano solo una parte del fenomeno. Dal conteggio sfuggono i dati relativi ad una delle pratiche più diffuse tra le famiglie. Non è, infatti, solo una questione relativa al mondo imprenditoriale agricolo. Nel Salento, ovunque appestato dai cartelli «zona avvelenata», l'uso di diserbanti, fungicidi e concimi sintetici è pratica più che ordinaria anche tra i piccoli produttori. Anche tra chi coltiva l'orto per sé. Una stortura figlia di una mancata consapevolezza degli effetti sulla salute e della facilità estrema dell'acquisto dei prodotti tossici, persino nei supermercati;

rispetto agli ulivi e all'epidemia che li sta cogliendo l'utilizzo di glifosate (con ben due trattamenti all'anno) da 30 anni può aver concausato il «complesso del disseccamento»; inoltre gli ulivi salentini, a differenza di quelli di altre zone pugliesi e del resto d'Italia, non vengono praticamente potati, le olive vengono lasciate cadere e il tutto è trattato con glifosate appunto; gli ulivi giganti potrebbero soffrire di scarsa cura e dei trattamenti oltre che di inquinamento ambientale; nella sola zona vi è una vasta presenza di discariche abusive che avrebbe potuto causare l'alterazione di tutto l'ecosistema contribuendo al fenomeno dell'essiccamento degli ulivi;

se le scarse potature sono una caratteristica, è molto importante tener conto come la maggior parte dei disseccamenti sia apparsa su ulivi potati malamente a luglio 2013, quindi fuori stagione, in un periodo in cui le temperature in Salento sono molto elevate e potrebbero aver danneggiato alcune parti degli ulivi;

è bene che la vicenda sia indagata nei suoi innumerevoli risvolti e con modalità del tutto scientifiche e con la possibilità di accedere a risultati completi. L'olio è un patrimonio e la filiera ha bisogno di interventi agroecologici efficaci per migliorare il prodotto e renderlo più competitivo e protetto,

 

impegna il Governo:

 

ad adottare iniziative che permettano un percorso di ricerca scientifica esaustivo (condiviso da più enti di ricerca e con metodologie di estrazione del DNA, analisi molecolari e primer certi e condivisi) ed in particolare l'accertamento della patogenicità (saggio di patogenicità) della Xylella fastidiosa prima di dare seguito ad interventi radicali senza cognizione di causa;

ad adottare iniziative in grado di scongiurare la eradicazione totale di un'area vastissima in cui ci sono tantissimi ulivi sani affianco a quelli in fase di apparente disseccamento, con contenimento dei vettori, pulizia meccanica delle erbe (senza erbicidi o uso massiccio di fitofarmaci), cura e potatura accurata dei rami disseccati e tecniche di rigenerazione agroecologiche sostenute dai pagamenti ambientali (visto l'utilizzo incompleto dei fondi PSR della PAC 2007-2013);

ad assumere iniziative di trasparenza e controllo per i fondi che sono stati predisposti (5 milioni di euro con recenti provvedimenti), in modo da supportare le analisi comparate con altre università ed istituti, per una più ampia collaborazione nell'acquisizione dei dati scientifici necessari;

ad adottare iniziative per attuare studi più approfonditi sul fenomeno, date tutte le perplessità ed i punti d'ombra sul fenomeno stesso della Xylella che, a differenza della realtà californiana, in Italia ha colpito solo gli ulivi e non attacca viti ed agrumi, in modo che la ricerca dimostri la matrice patogena del virus prima di procedere a interventi radicali;

ad assumere iniziative per allargare il campo di indagine della malattia di disseccamento degli ulivi anche all'eventuale correlazione con l'utilizzo massiccio di glifosate che nell'area della regione pugliese viene utilizzato in quantità massicce nel caso specifico degli ulivi con più trattamenti nell'arco dello stesso anno solare;

a prevedere un piano nazionale di prevenzione per le fitopatie e le emergenze relative al cambiamento climatico in modo da potere accertare con certezza le cause e avviare percorsi di ricerca per soluzioni agroecologiche efficaci a lungo termine.

(7-00210)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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