RISOLUZIONE, SPENA FI CAMERA, SU RICOSTITUZIONE ONILFA

Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00280

presentato da

SPENA Maria

testo di

Martedì 16 luglio 2019, seduta n. 209

La XIII Commissione,

premesso che:

l'Osservatorio per l'imprenditoria ed il lavoro femminile in agricoltura (Onilfa) nacque da un'idea delle rappresentanti femminili delle organizzazioni professionali agricole, stimolate dai lavori della giornata europea dell'agricoltrice del 1996, tenutasi a Bruxelles;

in una «Lettera aperta delle donne agricoltrici», presentata in quella circostanza, venne avanzata ufficialmente dalle donne delle principali associazioni agricole (Cia-Coldiretti-Confagricoltura) la proposta al Ministero per le politiche agricole di costituire uno specifico organismo sul ruolo della donna in questo settore;

l'Osservatorio venne costituito con decreto del Ministro delle politiche agricole del 13 ottobre 1997, utilizzando come base giuridica per la sua creazione una norma che prevedeva l'istituzione presso i Ministeri di appositi comitati per le pari opportunità (articolo 41 del decreto del Presidente della Repubblica n. 266 del 1987) e la legge n. 215 del 1992, in materia di azioni positive per l'imprenditoria femminile. Era composto da 30 membri in rappresentanza dei principali organi istituzionali (centrali e regionali) ed enti del mondo agricolo e rurale nazionale;

le finalità principali dell'Osservatorio erano quelle di approfondire la conoscenza della realtà imprenditoriale e del lavoro femminile in agricoltura e avanzare proposte e soluzioni, collaborando con le pubbliche amministrazioni, raccogliendo dati e promuovendo iniziative pilota nel settore dell'imprenditoria agricola al femminile;

purtroppo la vita dell'Osservatorio è durata soli 15 anni, in quanto il decreto-legge n. 95 del 2012 del Governo Monti ha previsto che le attività svolte dagli organismi collegiali fossero trasferite agli uffici delle amministrazioni dove operavano. Va dato merito al Ministero di non aver chiuso il sito dell'Osservatorio (www.onilfa.gov.it), che è ancora oggi visibile, anche se non più adeguatamente implementato;

l'Onilfa è uscito ben presto dalla sua funzione di mero Osservatorio, per rivolgersi direttamente alle donne che operavano in agricoltura. Queste preveggenti parole, sono state scritte oltre 10 anni fa e ancora si possono leggere sul sito: «Sarà per il tocco tipico femminile che le donne sanno dare a queste imprese, ma la maggior parte di esse operano in agricoltura all'insegna della tanto d'attualità multifunzionalità agricola. .... Molte agende agricole condotte da donne integrano nella loro attività multifunzionale soprattutto colture biologiche e votate al “no Ogm” e imitative legate alle fattorie didattiche per insegnare anche ai più piccoli i valori di tradizioni messi un po’ da parte negli ultimi tempi.... Ed è a queste che noi ci rivolgiamo»;

a livello imprenditoriale, in agricoltura, la rappresentanza femminile è cospicua: il 31 per cento delle imprese è guidata da una donna. Quanto ai lavoratori agricoli dipendenti, che in Italia sono circa un milione, il 34 per cento sono donne. A livello europeo su 26,7 milioni di persone regolarmente occupate nell'agricoltura nell'Unione, circa il 42 per cento è costituito da donne e almeno un'azienda agricola su cinque (intorno al 29 per cento) è diretta da una donna;

ma, al di là del mero dato statistico, merita di essere posta in evidenza la capacità dimostrata dalle donne imprenditrice in agricoltura nel saper leggere i cambiamenti economici e sociali che stanno caratterizzando il contesto rurale. Tale capacità ha dato loro la possibilità di adattare l'attività dell'impresa alle nuove necessità del territorio, contribuendo fortemente a sostenere un «nuovo» ruolo dell'agricoltura, oltre a quello meramente produttivo. Grazie proprio alla diversificazione delle attività, è stata rilevata una maggiore capacità di sopravvivenza delle aziende femminili in agricoltura rispetto a quelle maschili;

l'analisi delle informazioni disponibili nei vari report pone in evidenza l'orientamento delle imprese agricole femminili verso una maggiore diversificazione delle colture, la fornitura di servizi utili alla popolazione (fattorie sociali e didattiche, attività culturali e ricreative, accoglienza disabili e altro), la maggiore attenzione salvaguardia del territorio e la tutela della cultura e delle tradizioni locali, che consentono, al tempo stesso, la crescita delle aree rurali e la loro sostenibilità;

per quel che riguarda l'orientamento dell'Unione europea, la risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2011 sul ruolo delle donne nell'agricoltura e nelle zone rurali, ha dato impulso ad un significativo cambiamento di impostazione nei confronti del lavoro femminile in agricoltura;

l'Unione ha adottato i progetti Fse/Equal intesi a valorizzare e migliorare la posizione delle donne nell'agricoltura e nelle zone rurali. Il regolamento Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, disciplinato dal Regolamento (UE) n. 1305/2013), finanzia lo sviluppo rurale sostenibile in via complementare agli altri strumenti previsti dalla politica agricola comune, quali il Fondo europeo di orientamento e garanzia agricola (Feoga), e prevede sottoprogrammi in favore delle donne nelle aree rurali;

nell'applicazione di queste misure, in particolare per il Feasr, l'Unione richiede l'utilizzo del cosiddetto «approccio Leader+» che prevede azioni dal basso verso l'alto, realizzazione di progetti di cooperazione, sperimentazione di approcci innovativi e collegamento in rete. Si tratta di misure dirette a migliorare il benessere della collettività rurale nel suo complesso, volte a consentire l'accesso alle strutture e ai servizi legati alla vita quotidiana (strutture prescolari, servizi sanitari, educative e di assistenza e cura per anziani, punti di vendita e altro). L'approccio Leader+ è un valido strumento per promuovere strategie che valorizzano contributo femminile allo sviluppo delle aree rurali perché va ad incidere sugli aspetti socioculturali che condizionano la loro partecipazione attiva ai processi di sviluppo locale;

i regolamenti agricoli europei vigenti (2014-2020), che prestano così grande attenzione all'ambiente, all'uso efficiente delle acque, delle risorse agricole e dei suoli, alla diversificazione delle attività agricole, alla promozione di azioni di sviluppo locale, all'utilizzo di energie rinnovabili, alla riduzione delle emissioni, costituiscono una grande occasione per l'imprenditoria agricola femminile: c'è un nesso forte tra il modo con cui sono concepite e operano i programmi dell'Unione europea per lo sviluppo dell'agricoltura e il modello mentale con cui le donne si avvicinano all'attività agricola;

è legittimo affermare che le donne imprenditrici agricole sono le migliori esecutrici del nuovo modello di politica agricola ambientale dell'Unione europea;

a livello regionale sono diverse le esperienze e i sostegni in favore dello sviluppo del ruolo della donne in agricoltura, in parte derivanti dall'applicazione degli obiettivi dell'Unione. Tra le iniziative proprie delle regioni sono di rilievo:

le norme sugli agro-asili, destinate ad offrire a tutte le donne che operano nei campi, un valido sostegno in ambito familiare;

le misure per l'ampliamento dei servizi offerti dall'agriturismo, grazie alle quali si incrementa il grado di utilizzo di tali strutture mediante fornitura di servizi di accoglienza alle famiglie del territorio sia in favore dei minori che degli anziani;

le esperienze di rifunzionalizzazione degli immobili rurali, sia abbandonati che resi disponibili dalle pubbliche amministrazioni, da destinare ad attività multifunzionali;

il codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006, ha assorbito i contenuti della legge n. 215 del 1992, in materia di azioni positive per l'imprenditoria femminile. Il codice prevede attualmente la costituzione di un Comitato nazionale per l'attuazione dei princìpi di parità di trattamento ed uguaglianza di opportunità tra lavoratori e lavoratrici, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quindi maggiormente orientato verso questo aspetto. L'articolo 48 del codice prevede la realizzazione di azioni positive nelle pubbliche amministrazioni, in favore della parità uomo donna. Tale norma può costituire la base giuridica per la ricostituzione dell'Onilfa;

quanto alle sue competenze si ritiene opportuno confermare quelle precedentemente previste, raccolta ed elaborazione dei dati, analisi della normativa in materia di pari opportunità, analisi degli interventi attivati dalle amministrazioni e dalla Unione europea, promozione di iniziative nel campo dell'imprenditoria femminile, funzioni di sensibilizzazione, nonché consultive e di supporto alle varie pubbliche amministrazioni, attivazione di politiche formative in grado di sostenere la crescita imprenditoriale delle donne in agricoltura, nonché di politiche infrastrutturali e dei servizi;

a tali competenze si ritiene opportuno aggiungere lo svolgimento di attività coordinamento, propositive e di indirizzo nei confronti delle donne che intendano avviare un'attività in ambito agricolo o di trasformazione dei prodotti agricoli, nonché negli ambiti multifunzionali individuati dalle normative dell'Unione e delle regioni sopra descritte, svolgendo, in tale ambito un ruolo di stimolo anche per quel che riguarda la programmazione del bilancio dell'Unione 2021-2027 in corso di definizione;

a tal fine si ritiene opportuno che, nell'ambito del sito internet dell'Osservatorio, sia attivato un portale che, in tempo reale, metta a disposizione delle aspiranti imprenditrici normative, percorsi guidati per accedere ai finanziamenti, alert relativi alla pubblicazione di bandi, soluzioni per i problemi di procedimento e un punto di contatto con i competenti uffici delle regioni e delle province autonome,

impegna il Governo:

ad adottare iniziative per ricostituire presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo l'Osservatorio per l'imprenditoria ed il lavoro femminile in agricoltura (Onilfa), utilizzando le possibilità offerte dalle norme vigenti in materia di pari opportunità e nell'ambito della dotazione organica e delle risorse disponibili, con le funzioni previste dal decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 13 ottobre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 8 aprile 1998, n. 82;

ad assegnare all'Osservatorio i seguenti ulteriori compiti:

a) sensibilizzare le pubbliche amministrazioni ad avviare politiche attive volte a sostenere la crescita dell'imprenditoria femminile in agricoltura, ivi comprese le attività formative, fornendo indicazioni in relazione a specifiche problematiche;

b) sensibilizzare le pubbliche amministrazioni ad attuare ed implementare le politiche delle infrastrutture e dei servizi nel territorio rurale, rivolte alle imprese femminili e alle donne, previste dalla normativa dell'Unione;

c) svolgere un ruolo di stimolo e di supporto all'azione di Governo, con riferimento all'obiettivo di implementare le azioni dell'Unione europea in favore dell'imprenditoria e del lavoro femminile in agricoltura nell'ambito della programmazione di bilancio 2021-2027;

d) redigere un rapporto annuale per il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo sullo stato di attuazione delle politiche in favore dello sviluppo del lavoro e dell'attività imprenditoriale delle donne in agricoltura;

e) creare ed implementare, nell'ambito del sito internet dell'Osservatorio, un portale telematico, costantemente aggiornato, che metta a disposizione delle aspiranti imprenditrici agricole normative, percorsi guidati per accedere ai finanziamenti, alert relativi alla pubblicazione di bandi, soluzioni per i problemi di procedimento e un punto di contatto con i competenti uffici delle regioni e delle province autonome, provvedendo altresì alla richiesta e allo scambio di informazioni disponibili in materia di donne in agricoltura con gli organismi europei e regionali preposti;

f) creare ed implementare una «banca della solidarietà» nell'ambito della quale sia possibile far dialogare e mettere a frutto le esperienze e le conoscenze delle agricoltrici italiane con quelle europee e quelle dei Paesi in via di sviluppo.

(7-00280) «Spena, Gelmini».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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