SICCITA, CONFAGRICOLTURA E. ROMAGNA: GRANO GIÙ DEL 25%

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È una annata a rischio, in Emilia-Romagna, per i produttori di grano, mais e soia. «Finora le piogge sono state poche e scarse, la grave emergenza siccità sta mettendo in allerta gli agricoltori – osserva il presidente regionale di Confagricoltura, Marcello Bonvicini si stimano rese del grano in calo del 20-25% rispetto al 2019; probabile flessione anche nella produzione di mais causata dalla prolungata assenza di piogge». Nella soia la situazione è ancora più allarmante, come spiega il presidente della sezione proteoleaginose di Confagricoltura Emilia Romagna, Marco Faccia: «I produttori fronteggiano serie difficoltà perché la siccità ha complicato notevolmente sia le semine appena terminate che la primissima fase di crescita. E c’è il timore che rimanga incolta parte della superficie dedicata quest’anno alla coltura, pari a 38 mila ettari complessivi in Emilia-Romagna – di cui 25 mila solo nel Ferrarese – in aumento del 5% su base annuale, a dimostrazione dell’importanza e del ritrovato interesse nei confronti delle coltivazioni proteiche che sono indispensabili per l’alimentazione zootecnica: una reale necessità per il Paese che importa circa l’80-85% del fabbisogno di soia».

 

Si teme inoltre un crollo importante della redditività nelle aziende produttrici di grano duro e tenero su una superficie coltivata di 220 mila ettari circa. «Ci saranno rese più basse dovute all’apporto idrico insufficiente nelle varie fasi di sviluppo fenologico della pianta. Se non piove neanche nei prossimi giorni, verrà compromessa pure la fase di maturazione cerosa e il raccolto potrebbe ulteriormente ridursi», dice Lorenzo Furini, presidente dei produttori di cereali di Confagricoltura Emilia Romagna, che aggiunge: «Male anche il mais, su 80 mila ettari coltivati in regione – 29 mila ettari nel Ferrarese; 16 mila nel Piacentino; 9 mila in provincia di Bologna; 8 mila a Modena; 6.5 mila a Reggio Emilia; 6 mila a Ravenna e 5 mila a Parma; infine mille ettari a Forlì-Cesena e Rimini - una coltura già penalizzata dalle quotazioni poco soddisfacenti dell’ultimo periodo, che hanno via via disincentivato i coltivatori spingendoli a convertire gran parte della produzione in mais da biomassa».