SISTEMA ALLEVATORI, CONFERENZA STATO REGIONI APPROVA DECRETO. ECCO TUTTE LE MODIFICHE

La conferenza Stato regioni ha approvato il decreto sul sistema allevatoriale con le modifiche anticipate da Agricoale.

Qui di seguito si pubblica la bozza:

MODIFICHE CONFERENZA STATO REGIONI

Per saperne di più:

SISTEMA ALLEVATORI, OK DA ASSESSORI MA CON CONDIZIONI ‘IMPRENSCINDIBILI’. ECCOLE CONFAGRICOLTURA VENETO: DECRETO NON VA. FONDO BIODIVERSITA FINISCE IN REGIME MONOPOLISTICO

sistema allevatoriale

Caos sul decreto sul sistema allevatoriale. Il testo è al vaglio degli assessori regionali che hanno apportato delle modifiche. Scontento

Caos sul Decreto riproduzione animale. A quanto pare i 250 milioni stanziati per la Biodiversità andrebbero tutti al sistema della banca dati gestita dall’Aia e alle sue organizzazioni territoriali, le varie Apa. In sostanza, sebbene il decreto contempli – come anche previsto dall’Unione europea – la liberalizzazione della banca dati relativa alla certificazione animale, per come è stato redatto il decreto, sembrerebbero esserci dei paletti che non permetterebbero di fatto alcuna modifica. Tanto da mantenere – secondo qualcuno – un vero e proprio monopolio. E tra gli agricoltori c’è scontento.

Il problema ora è sul tavolo degli assessori regionali che si incontrano domani a Roma per la Conferenza Stato Regioni. “In commissione abbiamo dato il parere condizionato”, spiega ad AGRICOLAE il coordinatore degli assessori regionali Leonardo Di Gioia. “Un buon passo in avanti ma restano ancora delle perplessità e delle richieste di modifica che per noi assessori all’Agricoltura sono imprescindibili”, chiosa.

Ma anche vero che non tutte le regioni sono d'accordo sugli stessi punti.

A proposito del parere sullo schema di decreto legislativo sulla disciplina della riproduzione animale ai sensi dell’articolo 15, comma 5, della legge 28 luglio 2016, n. 154, la Commissione della conferenza Stato Regioni - da quanto apprende AGRICOLAE - ha condizionato l’espressione del parere favorevole all’accoglimento delle proposte di modifica formulando le seguenti raccomandazioni:
impegno da parte del Ministero ad avviare in tempi brevi un confronto con le Regioni sulla revisione del DM 403/2000, richiamato solo nella parte sanzionatoria, relativo all’impianto organizzativo, alle procedure autorizzative e ai flussi informativi in ambito di riproduzione animale;
definizione di precise regole di demarcazione per i provvedimenti finanziari che riguardano attività connesse alla raccolta e utilizzo dei dati, sostenuti da diverse fonti finanziarie: Aiuto di Stato, Piano di sviluppo rurale nazionale (PON biodiversità);
opportunità di modificare l’articolo 7, comma 1 come segue:
“I soggetti maschi della specie bovina, bufalina, suina, ovina, caprina, equina ed asinina, per la riproduzione in monta naturale devono essere iscritti al Libro genealogico di cui all’articolo 3, comma 4, oppure, per la specie suina, agli appositi registri degli ibridi di cui all’articolo 3, comma 5. Per le specie ovina e caprina la predetta condizione è obbligatoria solo per i soggetti maschi che partecipano ad un programma genetico.”

Tra le altre cose, all’articolo 2 del decreto, relativo alla ‘Definizione’ gli assessori chiedono di inserire, nel definire “Associazione di primo grado” un’Associazione di allevatori di livello nazionale che associa direttamente gli allevatori, senza il rapporto associativo di intermediazione di altre Associazioni il testo: “ad eccezione delle Province autonome di Trento e di Bolzano nel cui territorio agli Enti selezionatori possono aderire anche cooperative di allevatori”.

La questione riguarda la tanto attesa riorganizzazione della disciplina sulla riproduzione animale (legge 30). Il sistema dei controlli funzionali è da oltre 50 anni gestito, di fatto in regime di monopolio, ad AIA (Associazione Italiana Allevatori). Che è l’unica ad essere autorizzata attraverso le sue succursali provinciali e regionali, alla raccolta in campo dei dati legati alle performance produttive delle diverse specie e razze ai fini dell’iscrizione ai Libri genealogici (LG) ed all’elaborazione dei dati stessi.

I problemi legati a questo assetto sembrano essere notevoli e diversi:

Il sistema allevatori è vissuto con totalità di fondi pubblici prima ministeriali, poi in parte a carico delle regioni (che hanno co-finanziato a discrezione) ed oggi sostenuto dai fondi comunitari PAC del PSN nazionale sotto la misura “Biodiversità” che sostanzialmente garantisce il sostentamento dell’intero sistema.

Le situazioni regionali sono le più varie:

In Sicilia l’ARAS è fallita e i controlli funzionali (cosa per cui Aia è pagata dal ministero delle Politiche agricole) non li fa da tempo. Lo stesso accade nel Lazio dove a causa di liquidazioni e cassa integrazione dei dipendenti i controlli vengono fatti a singhiozzo. Marche in liquidazione, Campania commissariata da oltre 10 anni senza nessun rendiconto economico.

“Al nord non va meglio con commissariamenti dettati in modo coatto da parte della sede centrale di Roma nei confronti delle APA (Associazioni Provinciali Allevatori). E’ successo in Veneto qualche anno fa al tempo della riorganizzazione regionale e sta succedendo in Lombardia (APA Milano-Lodi o Cremona dove i consigli di amministrazione di tali APA fatti dagli allevatori del territorio sono stati commissariati, hanno licenziato dipendenti e personale, venduto sedi e altro ancora”, fanno sapere da Confagricoltura Veneto che ha scritto un documento di sintesi a riguardo di cui AGRICOLAE è venuta in possesso. E una lettera al Mipaaf. E insiste in merito al caso di Cremona: “vi erano in cc oltre 4 milioni di euro di cui i soci non sanno più nulla”. Lo stesso Blasi che è il funzionario referente al Ministero delle Politiche agricole per questa modifica legislativa sembrerebbe abbia chiesto ulteriori informazioni.

“Tutto ciò riguarda i costi e la gestione che, con questo assetto di monopolio – proseguono dall’organizzazione degli imprenditori agricoli - chiaramente permette, a chi ne ha il controllo di avere mano libere su tutto, spesso senza neanche preoccuparsi dell’obiettivo primo del lavoro per cui esistono, cioè la raccolta ed elaborazione dei dati”.

Il regime di monopolio però non è più permesso dal nuovo regolamento europeo che detta delle linee guida

al settore partendo dalla liberalizzazione del servizio e dell’offerta di chi può fare i controlli funzionali. Così che ogni allevatore possa scegliere in base al costo ed alla qualità di servizio a chi affidare la raccolta dei dati e l’elaborazione degli stressi. Succede così in tutta Europa.

Secondo la Confagricoltura Veneto “la nuova proposta va verso una liberalizzazione mascherata. Affida infatti la raccolta dei dati alle sole associazioni riconosciute nell’attività (in Italia solo una) e distribuite su tutto il territorio nazionale ( in Italia solo una). E’ pertanto una replica dello status attuale senza cambiare nulla ed affidare ai soliti noti la gestione”. Di fatto non vi è nessun riferimento con la nuova disposizione alla riduzione dei costi di questo servizio.

Secondo la Confagricoltura inoltre, la genetica italiana negli ultimi anni ha sempre più perso terreno tanto che oltre il 70% dei riproduttori utilizzati nella Frisona Italiana, principale razza da latte allevata, sono stranieri. I centri di FA italiani sono praticamente scomparsi o in grave crisi economica.

“Può essere corretto – conclude il documento di sintesi di Confagricoltura Veneto - impostare una regia centrale che regoli e convogli i dati ricavati dal territorio ma gestita in modo terzo e trasversale a cui il ministero da mandato e garanzia. Ma occorre lasciare la possibilità agli allevatori del territorio di scegliere chi rileva i propri dati. Ciò darebbe la possibilità di attivare una concorrenza su un mercato fino ad ora chiuso. La concorrenza permetterebbe un confronto su prezzi ( riduzione dei costi) ed aumenterebbe la qualità del servizio”.

A inviare alcune “raccomandazioni” è stata anche la regione Emilia Romagna, che chiede:

- impegno da parte del Ministero ad avviare in tempi brevi un confronto con le

Regioni sulla revisione del DM 403/2000, richiamato solo nella parte

sanzionatoria, relativo all’impianto organizzativo, alle procedure autorizzative

e ai flussi informativi in ambito di riproduzione animale;

- definizione di precise regole di demarcazione per i provvedimenti finanziari

che riguardano attività connesse alla raccolta e utilizzo dei dati, sostenuti da

diverse fonti finanziarie: Aiuto di Stato, Piano di sviluppo rurale nazionale

(PON biodiversità).

Qui di seguito Agricolae pubblica il decreto e i documenti:

2018.02.15 Testo Dlgs Osservazioni Regioni Min Salute

file_RIUNIONI_COMMISSIONI_ALLEGATI_26039_2018.02.15-Convocazione-CPA-20022018

Documento di Sintesi Riproduzione animale

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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