SUINICOLTURA, DA BENESSERE ANIMALE

maiali-letame-energia_184682La suinicoltura affronta il 2013 sotto l’incertezza del benessere animale, della corsa dei cereali e dell’incognita dei consumi. Tre variabili che nel 2012 hanno fatto pesare il proprio ruolo. In modo particolare, chiaramente, i prezzi del mais e della soia, che hanno inciso in maniera rilevante sui costi di produzione, andando ad erodere i margini che listini in salute come non si erano mai verificati dall’entrata in vigore dell’euro avrebbero invece garantito. Mai, infatti, erano state raggiunte vette da 1,80 euro per chilogrammo, nella categoria dei suini grassi da macello. L’Unione europea ha preso in considerazione il dossier della reintroduzione delle farine animali nei suini e negli avicoli, ma l’iter appare alquanto complesso e i tempi per una apertura non sono ancora nitidi nei loro contorni. È ormai questione di giorni e la normativa sul benessere animale si dovrà applicare in maniera rigida anche alle scrofaie. Per gli allevatori significa mettere mano al portafoglio e prevedere, nei casi di intervento più drastico, esborsi fino a 800 euro per posto scrofa e fino a 350.000 euro per azienda. L’Italia non ha ancora tutte le carte in regola e difficilmente potrà concludere il processo di ristrutturazione in tempi rapidi, dal momento che la difficoltà di accesso al credito per le imprese è una delle ferite che sanguinano maggiormente.

A livello europeo alcuni studi ritengono che l’entrata in vigore della normativa avrà due conseguenze a breve termine: una diminuzione dei suini allevati fra il 5 e il 10% e un rimbalzo positivo dei prezzi, da non confondersi però con la redditività, requisito che potrebbe difettare ancora ai primi anelli della filiera. La riforma della Pac, quando entrerà in vigore (visto che potrebbe slittare di un anno), aprirà le braccia anche ai suinicoltori, fino ad oggi esclusi. Non ci saranno grandi cifre in vista, ma indicazioni sulla linea da seguire, sì. È il caso delle op, indicate come strumento per rispondere alle esigenze del mercato e alle richieste dei consumatori con maggiore efficacia. In area padana, cuore della suinicoltura nazionale, sono stati approvati il progetto di fusione e il relativo percorso per Opas e Assocom, destinate ad unirsi dal gennaio 2014 e aggregarsi in una dote di 800mila capi e oltre 200 milioni di euro di fatturato.

Matteo Bernardelli

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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