UE, M5S: DA HOGAN NESSUN PASSO VERSO LA POLITICA AGRICOLA ALIMENTARE COMUNE

“Un’altra occasione persa: anche questa volta purtroppo, nonostante la comunicazione della Commissione portasse il titolo “Futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura”, nessun passo avanti è stato fatto per trasformare la PAC in PAAC, Politica Agricola Alimentare Comune. Di fatto, di questa comunicazione pochissimo riguardava l’alimentazione”. A dichiararlo sono gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Marco Zullo e Ignazio Corrao a proposito del piano “The future of Food and Farming” presentato dal Commissario Phil Hogan, responsabile per l'Agricoltura e lo Sviluppo Agricolo.

“Tante volte - spiegano Zullo e Corrao - noi del M5S abbiamo sottolineato come all’Unione europea manchi una strategia alimentare strutturata, coerente e di largo respiro che ci permetta di non dipendere dalle importazioni dai Paesi terzi del cibo -bisogno primario- e che, al contempo, permetta di aumentare la produttività e il valore nutrizionale senza aumentare l’impatto sull’ambiente. Inoltre la comunicazione, pur elencando le priorità della prossima PAC, non ha delineato una strategia alimentare senza la quale andiamo solo a puntellare un sistema che purtroppo è eterodiretto dai grandi interessi commerciali. La Commissione mira ad adeguare la produzione in funzione dei comportamenti alimentari e delle richieste dei consumatori. Ma a nostro avviso i programmi di educazione e di informazione sono iniziative positive ma non bastano di certo. Per cambiare passo abbiamo bisogno di una strategia che miri ad educare ed orientare i cittadini e delle misure di sostegno all’agricoltura che siano funzionali a questo progetto”.

“Non dimentichiamo - aggiungono i due eurodeputati - che lo scenario che emerge dal rapporto “Too Big to Feed”, curato da Ipes-Food, organizzazione costituita dal gruppo di esperti internazionali sulle politiche di alimentazione, è allarmante: è’ in pericolo la capacità di soddisfare i fabbisogni alimentari e nutrizionali. Secondo tale rapporto le aziende dominanti nel settore agroalimentare sono diventate troppo grandi per nutrire l'umanità in modo sostenibile. La concentrazione degli attori dell'industria agroalimentare è un trend che si sta verificando nell'intero apparato industriale del cibo. Siamo di fronte ad uno smisurato aumento del potere contrattuale dell’industria e dei venditori al dettaglio del cibo nei confronti degli agricoltori e dei allevatori; ciò ha permesso di scaricare i maggiori costi nella catena produttiva e, di conseguenza, ha ridotto l´autonomia di agricoltori e di allevatori esponendoli a rischi economici. Fondamentale è invece puntare sulla redistribuzione del reddito, dei costi e dei benefici lungo la catena agricola. Le soluzioni per un mercato del cibo più sostenibile, equo e accessibile sono urgenti, chiare e alla portata di tutti.

Si dovrebbe lavorare per creare un nuovo ambiente anti-trust, per avere la possibilità di accesso alle informazioni e alle tecnologie anche per i piccoli produttori e allevatori ed infine sperimentare nuove catene corte di approvvigionamento. Catene di approvvigionamento brevi dunque, distribuzione innovativa e modelli di scambio devono essere messe al centro per aggirare, interrompere e de-consolidare le catene di approvvigionamento tradizionali”.

“L’unica nota positiva è che la Commissione stia riflettendo su quali misure adottare per promuovere una distribuzione più equilibrata del sostegno dal momento in cui solo il 20% degli agricoltori sia il destinatario dell’80% degli aiuti. La Commissione si rifà all’“agricoltore attivo”, ma non dimentichiamoci che questa definizione è stata salvaguardata dal lavoro del Parlamento nel regolamento Omnibus: se fosse stato per la Commissione sarebbe stata completamente smantellata” concludono Zullo e Corrao.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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