UN SORSO DI ROMA: l’ACQUA DELLA FONTE EGERIA DIVENTA UNA BIRRA

Se c’è un legame profondo, che dall’antichità ai giorni nostri si è rivelato indissolubile, è quello tra Roma e l’acqua. Si parte dalla leggenda di Romolo e Remo salvati dalle acque del Tevere per arrivare ai tipici “nasoni” che ogni giorno dissetano turisti e cittadini della Capitale. Nasce da qui il progetto di una produzione che esalti le caratteristiche dell’acqua romana. La sorgente è la Fonte Egeria, nel cuore della suggestiva cornice del Parco dell’Appia Antica, dove sgorga quella che i romani conoscono come la “Acqua Santa” di Roma. Un luogo considerato sacro fin dall’antichità, che in passato ha ispirato miti e leggende che hanno orientato i mastri birrai del birrificio romano Oxiana. La “birra di Roma” sarà una Keller, una delle tipologie in cui la relazione col profilo dell’acqua è intensissima: “Ci siamo ispirati alle basse fermentazioni della Franconia - spiega il mastro birraio di Oxiana Simone Proietti Appodia - dove l’apporto dato dalle caratteristiche dell’acqua è centrale. Negli ultimi tempi il birraio, grazie al progresso tecnologico, è in grado di “lavorare” l’acqua a proprio piacimento ed adattarla allo stile birrario che ha intenzione di produrre, noi abbiamo fatto il contrario: abbiamo messo l’acqua, così come sgorga dalla sorgente, al centro della ricetta e individuato lo stile più adatto. Quindi abbiamo consultato le ricette di fine ‘800 e attraverso l’utilizzo di malti base più scuri e un sapiente uso dei luppoli, abbiamo fatto dell’equilibrio il punto di forza di questa birra”. Un’impresa tutt’altro che scontata, va detto: l’acqua Egeria, infatti, ha una sua effervescenza naturale ed è ricca di sali minerali, tra cui i bicarbonati, non facili da gestire nel processo di birrificazione. Ma i birrai di Oxiana hanno raccolto la sfida, creando una birra bilanciata, dal colore aranciato e dai sapori di panificati e malti cotti. Un prodotto che, grazie ai suoi 5 gradi alcolici, è perfetto da sorseggiare come aperitivo, ma sa abbinarsi perfettamente anche con pizza, primi piatti e carni bianche. “È stato un po’ come incidere un disco - aggiunge Appodia - perché abbiamo cercato lo stile che più esaltava gli ‘strumenti’ che avevamo a disposizione”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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