VINITALY, MAURIZIO DANESE, PRESIDENTE VERONAFIERE: LA STRATEGIA FUTURA

Da quando lei è presidente, Veronafiere si è trasformata in sei mesi in società per azioni con un piano industriale impegnativo. Quali i passi più importanti compiuti?

La spa ci ha consentito di iniziare a muoverci con più rapidità sul mercato interno ed internazionale, per cogliere le opportunità di sviluppo in uno scenario liquido e in continuo cambiamento. Dalla costituzione della società VPE con Parma per promuovere le tecnologie del beverage con la start up WI.BEV e l’entrata nel capitale di Bellavita Expo per presidiare aree nuove per noi quali Regno Unito, Thailandia, Messico, Polonia, Paesi Bassi e Germania, al lancio di una nuova rassegna dedicata al vino, Wine South America, attraverso la nostra controllata Veronafiere do Brasil, in programma nel settembre di quest’anno nella regione del Rio Grande do Sul. Questo per stare nell’ambito del settore wine.

Ma il piano industriale significa anche sviluppo delle infrastrutture – col raddoppio dei posti auto nei parcheggi in viale dell’Industria prospicenti l’ingresso Re Teodorico – alla ristrutturazione delle Gallerie Mercatali, manufatti di archeologia industriale che saranno utilizzati già per questa edizione di Vinitaly. Sono alcune delle realizzazioni rese possibili dalla trasformazione in spa a cui si aggiungono i primi importanti prodotti della trasformazione digitale che è un asset fondamentale del piano industriale. Il piano ha un orizzonte, nel breve periodo, al 2020 e sarà ulteriormente aggiornato per essere sempre strettamente connesso al mutare degli scenari di mercato.

Dall’annuncio a wine2wine 2015 di una cesura sempre più decisa e precisa del Vinitaly business in quartiere al Vinitaly in città per i wine lover, qual è il primo bilancio?

Siamo stati una delle poche fiere ad annunciare l’intenzione di diminuire i visitatori di una rassegna. Mi riferisco a quelli generici, per aumentare al contempo, invece, le presenze internazionali e dei professionisti. Vinitaly, che partiva comunque con un indice di internazionalità molto importante e al di sopra della media delle rassegne internazionali, ha visto diminuire le presenze dalle 150 mila del 2015 alle 130 mila del 2016, fino ai 128 mila operatori dell’ultima edizione. Nel contempo è cresciuta al 38% la percentuale dei visitatori esteri sul totale (48 mila nel 2017, con oltre 30 mila buyer accreditati da 142 nazioni).

Contemporaneamente, con lo sviluppo del progetto Vinitaly and the City sono state create le condizioni per rendere la città sempre più accogliente durante i giorni di manifestazione, con un programma culturale capace di soddisfare il pubblico attento e appassionato dei winelover, che poi rappresentano il consumatore finale.

Quest’anno Vinitaly and the City sarà in città, dal venerdì al lunedì, con un percorso innovativo che coinvolge le principali piazze, da quella di San Zeno, culla della veronesità, a piazza dei Signori, salotto del centro cittadino, ma anche in tre suggestivi borghi della provincia: Soave, Valeggio sul Mincio e Bardolino. È un progetto diffuso che di edizione in edizione sta incontrando sempre di più l’interesse della provincia e che ha registrato lo scorso anno 35 mila presenze contro le 29 mila del 2016.

Vinitaly si è sempre dichiarato uno strumento di servizio per le istituzioni e il sistema imprese, in chiave business e di relazioni internazionali.

Veronafiere con Vinitaly continua a crederci. Alcuni segnali dal governo sono arrivati, come il coinvolgimento delle rassegne di livello internazionale, tra le quali Vinitaly, nel piano di promozione straordinaria del made in Italy che termina quest’anno. È stato un passaggio importante per il sistema fieristico nel suo complesso. L’Italia è un grande paese che però fatica a pensare in modo unitario e, di conseguenza, fa dell’individualismo la propria forza ed al contempo la propria debolezza. Per come è fatto il mondo oggi e per le regole che si è dato, questo atteggiamento non so quanto pagherà ancora e mi pare che, se letti con attenzione, i dati di mercato dell’export di vino inizino a confermare questa riflessione. In tal senso, la collaborazione che stiamo portando avanti con ICE Agenzia, in particolare sui mercati di Cina e USA, è una modalità operativa che auspichiamo possa coinvolgere altri attori in un progetto di servizio all’intero settore.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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