VINO, A RISCHIO PER I PROSSIMI 5 ANNI LA PROMOZIONE UE NEGLI USA. LA SPAGNA FA SALTARE IL BANCOIN GIOCO ANCHE IL PROSSIMO DECRETO OCM IN VISTA DI PRESENTAZIONE AL VINITALY

Per i prossimi cinque anni il mondo del vino italiano rischia di scordarsi la promozione negli Stati Uniti. Proprio il Paese su cui il governo Renzi ha puntato tutta la posta, con il Piano straordinario del Made in Italy e il maggior mercato di sbocco per il vino europeo. Ma non vale solo per i produttori italiani, ma per tutti quei produttori europei che negli ultimi cinque anni hanno esportato negli Usa attraverso il sostegno dei programmi di promozione.

Tutto nasce dalla Spagna, che con una domanda, ha gettato un tale sasso nello stagno da generare un vero e proprio tsunami. Proprio la Spagna che da tempo ‘soffre’ la concorrenza degli altri produttori europei. L’idea è quella che è meglio azzerare tutti che arrivare ultimi. D’altra parte la politica spagnola, nell’agroalimentare, è sempre stata aggressiva: dall’olio d’oliva al tonno rosso, con i fratelli Fuentes che vendono al Giappone.

Come s non bastassero i trascorsi problemi della programmazione 2014-2018 che per quanto riguarda l’Italia, negli ultimi due anni, si sono chiusi o meglio si stanno chiudendo con discussi decreti ministeriali. Decreti la cui applicazione ha prodotto graduatorie impugnate a livello amministrativo, sentenze dei giudici amministrativi del TAR del Lazio a loro volta oggetto di controricorsi al Consiglio di Stato, ritardi incredibili che hanno penalizzato l’avvio dei programmi italiani di attività promozionale sui Paesi terzi (proprio oggi scade il temine per AGEA per la definizione dei contratti di assegnazione delle risorse con i diversi beneficiari) derivanti da un’inerzia delle amministrazioni coinvolte (nazionali e regionali) nell’applicazione delle complicatissime procedure di verifica dei requisiti di finanziabilità dei programmi (in un quadro unico in Europa). Ora da Bruxelles giungono segnali di quello che potrebbe rappresentare un vero e proprio “tsunami” per le aspettative dei produttori vinicoli europei (tutti nessuno escluso) nella gestione degli ingenti finanziamenti comunitari destinati a sostenere la prossima promozione dei prodotti vinicoli sui Paesi terzi relativamente alla gestione finanziaria del PNS Vino 2018-2023.

Difatti, con una nota dello scorso 31 gennaio della D.G. AGRI, a firma del funzionario Jens Shaps, inviata al Ministerio de Agricultura y Pesca, Alimentación y Medio ambiente spagnolo (della quale AGRICOLAE è in grado di pubblicare il testo) rilasciata in risposta ad una richiesta di parere formulata dalla stessa amministrazione spagnola è stata fornita, dagli uffici comunitari, una diversa interpretazione, rispetto alle precedenti programmazioni, delle norme comunitarie che sovrintendono la misura comunitaria (Reg. UE n. 1308/2013 e Reg. di esecuzione n. 1149/2016) in base alla quale, in buona sostanza ed ove non venga tempestivamente ed efficacemente contrastata politicamente dalle diverse amministrazioni europee, nel prossimo quinquennio di programmazione sarà impossibile per gli operatori comunitari promuovere le proprie produzioni vinicole in Paesi terzi dove già sono state svolte attività per un quinquennio.

Come detto un vero e proprio “Tsunami” per gli operatori europei se si considera che ove confermata l’interpretazione comunitaria rischia di scomparire, per i prossimi 5 anni, la promozione dei vini europei sui mercati nord americani (USA e Canada) che rappresentano il primo mercato di consumo al mondo ed in quanto tali oggetto di ingenti investimenti promozionali da parte degli operatori europei che attraverso le ingenti campagne hanno potuto conquistare importanti quote di mercato e contrastare la concorrenza delle produzioni vinicole del resto del mondo.

Peraltro, a detta degli operatori raggiunti da AGRICOLAE, non convince la motivazione portata a sostegno dell’interpretazione che non solo parrebbe in contrasto con le stesse norme comunitarie che già individuano dei criteri di priorità volti a favorire i programmi rivolti a nuovi paesi o Paesi emergenti ma che ove confermata introdurrebbe un requisito di ammissibilità dei programmi 8legato al rispetto della durata di precedenti attività promozionali) non previsto dalle attuali norme comunitarie.

Peraltro questa interpretazione sembrerebbe apparire illogica anche negli interessi della stessa Commissione Europea che attraverso i predetti Regolamenti art. 45, paragrafo 1, lettera b) del Reg. UE 1308/2013 dichiara che “Il sostegno ai sensi del presente articolo riguarda le misure di informazione e promozione dei vini dell'Unionenei paesi terzi, al fine di migliorarne la competitività” in una situazione paradossale, impedendo di sostenere la competitività proprio nei mercati dove è maggiore questa competitività.

La stessa lettera, lascia una possibile apertura derivante dalle richiamate linee guida comunitarie applicative della misura, laddove le stesse (punto 3.1.2) prevedono la possibilità, decorso il termine massimo di durata di un programma, di presentarne uno nuovo purché rivolto ad  “un altro paese terzo o in un mercato diverso nello stesso paese terzo in cui ha ricevuto precedentemente un finanziamento comunitario…”   (ovvero se nei precedenti 5 anni sono andato a fare promozione in Florida, Texas e Alabama ora potrei proporre un programma rivolto alla California ed al Missouri… oppure se sono andato negli USA per fare promozione nei punti vendita ora potrei andarci per partecipare a manifestazioni fieristiche…).

Una soluzione pazzesca che nessuna amministrazione europea è in grado di verificare ex ante e quindi assolutamente inapplicabile. Per fare un esempio che rende facilmente l’idea se un operatore ha acquistato una pagina su una rivista di settore con diffusione non solo USA ma addirittura internazionale come potrà dimostrare di non avere svolto attività in un determinato stato federale degli USA rispetto ad un altro?

Insomma un gravissimo problema politico che potrebbe chiamare nei prossimi giorni ad un immediato e duro lavoro di confronto delle amministrazioni degli Stati membri (crediamo in primis la nostra amministrazione e quella francese) con l’ufficio della DG AGRI dell’Unione Europea che ha emanato il parere in questione e che dovranno adoperarsi per tutelare gli importantissimi interessi in ballo per l’economia europea di settore.

Il tutto a poche settimane dall’emanazione del nuovo decreto ministeriale che dovrebbe fissare i termini delle procedure relative alla presentazione dei programmi promozionali per l’annualità 2018/2019 che nelle intenzioni degli uffici ministeriali potrebbe essere oggetto di presentazione al prossimo Vinitaly 2018

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