XYLELLA, IN 5 ANNI PERSI 900MILA Q. DI PRODUZIONE. TECNICI PENSANO AD ERADICAZIONE: COME HANNO FATTO ALL’ESTEROGLI AGRONOMI: TROPPE FAKE NEWS DEI 'LAUREATI SU GOOGLE'. NOI TECNICI EMARGINATI DAI TAVOLI EMERGENZIALI. PROVINCIA LECCE PASSA DA 70MILA HA. AD OLIVO DEGLI ANNI '70 A 12MILA

"Occorre tornare a una cultura dell'olio", spiegano gli agronomi nel corso dell’audizione in Comagri della Camera di rappresentanti del consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali (Conaf); rappresentanti dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Bari; rappresentanti dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Lecce e della federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Puglia, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’emergenza legata alla diffusione della Xylella fastidiosa nella regione Puglia.

"Una delle problematiche è stata quella di non fare prevenzione", spiega Rosario Centonze, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali Puglia. Che precisa: "dal punto di vista amministrativo non c'è stato un approccio emergenziale e una delle grosse colpe è stata quella di fare poca comunicazione, cosa che ha dato spazio a fake news. Screditando la comunità scientifica. Noi tecnici siamo stati quasi emarginati elemosinando la presenza ai tavoli di emergenza", prosegue.

E' un errore, per Centonze, "spostare più a nord la linea dei focolai. Occorre operare come fatto in Francia e Spagna, in maniera puntiforme. Noi abbiamo applicato le buone pratiche senza fare interventi forti che la comunità Ue ci chiede", prosegue ancora. Precisando come 'l'olivo nella provincia di Levcce abbia un valore identitario". Occorre "un approccio di lavoro differente che includa la programmazione del lavoro", continua ancora.

"Negli anni Settanta la provincia di Lecce aveva 70mila ettari di oliveto. Oggi ne ha soltanto 12mila", spiega. In soli cinque anni (dal 2012 al 2017) abbiamo perso un terzo della produzione olivicola, ovvero 9oomila quintali di olio d'oliva", conclude Certonze.

"Il 33 per cento della produzione agricola è in Puglia come anche il 46 per cento della produzione olivicola" spiega Domenico Volpe che dice che "non è possibile operare con leggerezza lasciando la possibilità ai 'laureati su google' di esprimere pareri che ci fanno solo perdere tempo. La situazione è diventata drammatica - spiega - e non è detto che l'ememergenza non diventi sistemica in altre regioni sconfinando in Basilicata. Molise e Sicilia".

"Bisogna assolutamente fermare l'infezione", spiega Carreras. "Occorre mettere in atto tutte le misure economiche - nel rispetto delle tempistiche - nella zona cuscinetto e oltre", precisa. "Ai fini di tutelare un patrimonio sia di produzione che di export".

"La Xylella è quello che è stato il metanolo per il vino, un momento di riscatto per la nostra olivicoltura", spiega Giuseppe L'Abbate che condivide che l'errore "è stato quello di far avanzare la fascia di contenimento condannando a morte un territorio". Poi, in merito alla decisione della regione Puglia di spostare la fascia di contenimento "ha comportato il fatto che diversi vivai saranno costretti ad importare piante", prosegue L'Abbate. Nella scorsa audizione con il Crea sono stati citati diversi progetti del l'ente di ricerca, Maria Chiara Gadda chiede agli agronomi cosa ne pensano in merito. In particolare Gadda si riferisce "alla direttiva habitat che prevede la lotta biologica ela presenza di organismi antagonisti alla Xylella".

Chiede come si intende contrastare il batterio della Xylella anche Sara Cunial. Anche per prevenire altri batteri che potrebbe aggredire altre piante in futuro.

"Siamo stati lenti", dice Marzio Liuni. "Sono passati anni e i danni sono enormi". "Non si fanno eradicazioni per divertimento ma per evitare di far estendere il batterio. Come si fa con gli incendi. Altrimenti, se non si decide di fare interventi seri, è inutile continuare a fare audizioni. Abbiamo perso tempo per mille motivi ma tutti dicono la stessa cosa".

Spiegano ancora gli agronomi che "occorre partire dai dati. Altrimenti si continua a parlare di un'agricoltura estemporanea. Ecco perché occorre avere nel prossimo futuro la trasparenza del cibo". "Per poter fare delle lotte sistemiche occorre conoscere l'ambiente", spiegano ancora i tecnici. Affermando che "il decreto Martina presenta delle iniquità in quanto l'agricoltura biologica ne è esclusa". E negli altri paesi come è stata gestita? "con l'eradicazione", dicono. "Nelle Baleari, per salvare gli olivi e la vite, hanno distrutto tutto". Manca "un piano di coordinamento" che "non c'è mai stato".

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