XYLELLA: PREVENZIONE E CONTRASTO – LATERZA, UCI: LA SITUAZIONE SECONDO GLI ESPERTI

Nel corso del Seminario informativo “EPIDEMIA XYLELLA – Prevenzione e Contrasto”, svoltosi sabato 8 giugno a Turi (BA), il Coordinatore Regionale UCI, Vito Laterza, con la presenza di tre esperti in materia intervenuti al convegno.

Il Prof. Vito Nicola Savino, Dir. CRSFA (Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura) e docente Uniba, fa il punto della situazione sulla ricerca delle varietà dei sistemi per contrastare la piaga della Xylella.

“Si parla molto di reinnesto, di varietà resistenti e di varietà tolleranti. Concretamente, in questo momento, le uniche due varietà resistenti certificate sono “Leccino” e “Favolosa”.
Sono in atto però una serie di analisi e test. Stiamo analizzando centinaia di varietà.
Forse cominciamo a credere che qualche cosa di promettente possa venir fuori, ma è presto per dirlo”.
Conclude Savino “Si parla di “arresto della malattia”, ma è una definizione inesatta perché la malattia non si può arrestare. L’unica cosa che si può fare è quello di fare in modo di rallentare la diffusione del vettore. Soltanto attraverso la sensibilizzazione e l’informazione gli agricoltori possono mettere in atto tutti gli accorgimenti possibili”.

D’accordo anche il dott. Verrasco, funzionario dell'Istituto Agronomico Mediterraneo.
“Come ha detto il Prof. Savino, la malattia non si ferma. Necessario, quindi, puntare a fermare chi sposta la malattia, cioè il vettore, attraverso strategie di controllo, mitigazione e abbassamento del numero di insetti per unità di superficie. Oltre, ovviamente, cercare di capire se ci sono varietà che possono resistere alla puntura del vettore”.
Continua Verrasco “Fondamentale il ruolo di monitoraggio. Grazie all’osservazione costante, infatti, abbiamo notato che, sebbene sia un insetto che si trova dalla Scandinavia al Nordafrica, con le forti annate di caldo il numero di vettori per unità di superficie è inferiore rispetto alle annate più fresche.
Altro importante dato, frutto della ricerca, è stato capire tempi e modalità dell’accoppiamento, che va dalla metà di settembre alla fine di ottobre, al fine di impedirlo.
La particolarità di questo insetto, infatti, è quella di non produrre feromoni come segnale che precedono l’accoppiamento, ma di usare meccanismi sonori vibrazionali.
Sul campo abbiamo vari Enti di ricerca italiani, dall’Istituto Agronomico, all’Università di Bari e quella di Trento.

Il Gen. Div. Giuseppe Silletti, già commissario straordinario per la lotta alla Xylella, con il Corpo Forestale dello Stato aveva varato un piano di estirpamento. “Il piano era stato concepito secondo la normativa comunitaria. Recentemente lo stato italiano ha rafforzato questa normativa che permetterà di intervenire in modo più snello. Credo che, a questo punto, abbiamo strutturato le cose nel modo giusto per intervenire”.
Conclude Silletti “E condivido pienamente anche io che l’obiettivo primario è quello di fermare il vettore, unico elemento in grado di spostare le cellule batteriali dalla pianta malata a quella sana”.

Vista l’importanza e l’utilità scientifica del tema trattato, il sindaco di Turi, Tina Resta, ha previsto una replica a settembre.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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