XYLELLA, SI PARTE DALLA TERRA. ECCO I PUNTI DELL’APPROCCIO SCIENTIFICO CHE METTE INSIEME GLI STUDI FINORA FATTI. E LE POSSIBILI SOLUZIONI

Si fa il punto sulla Xylella in Puglia, attraverso un approccio scientifico che parte proprio dal terreno. Il gruppo di ricerca costituito dal Comitato scientifico multidisciplinare indipendente che riunisce agronomi, chimici, batteriologi, ingegneri e geologi - nel convegno organizzato dal coordinamento per la difesa del patrimonio culturale contro le devastazioni ambientali - mette insieme gli studi fatti finora interpretandoli in una visione d'insieme. Per una lettura nuova e capace di trovare soluzioni attraverso nuove prospettive di studio.

Si studia il disseccamento degli olivi, per passare alle risorse idriche, la sostanze organiche del terreno, i pesticidi, i microrganismi patogeni, e possibili interventi.

AGRICOLAE pubblica qui di seguito i punti più importanti dello studio a firma di Marco Nuti, professore emerito di batteriologia presso l'istituto Sant'Anna di Pisa e di Giorgio Doveri, dottore in chimica e tecnologie farmaceutiche, entrambi membri del Comitato di cui sopra.

Il disseccamento degli olivi e il “caso” Xylella

Dal mese di maggio 2013 sono stati segnalati da diversi agricoltori e tecnici della Regione Puglia, casi sempre più frequenti di disseccamenti molto gravi di oliveti mai riscontrati negli anni precedenti. Si è pertanto resa necessaria una ricerca specifica sulle condizioni interne ed esterne alla pianta malata al fine di individuare le possibili cause di questa fitopatologia. Si è subito ipotizzato che il sintomo del disseccamento potesse derivare da più concause e su vari livelli. In tal senso è stato dato alla fitopatologia in questione il nome di Co.Di.R.O., cioè Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo. La situazione ambientale della Puglia è in effetti molto grave: i livelli di agenti fisici dannosi, chimici inquinanti, di incuria e di malcuria dei terreni agricoli sono mediamente elevati su tutto il territorio da tanti anni. In particolare gli ultimi decenni hanno visto un incremento di utilizzo di pesticidi potenzialmente pericolosi per gli effetti di accumulo per il quale non ci risulta che esistano appropriate analisi del rischio. Ma ci sono anche altri fattori allarmanti però meno evidenti perché operano nel terreno e nelle radici degli olivi. Un fattore, che potrebbe rivelarsi uno dei più influenti nel disseccamento degli alberi, è la risorsa idrica e la sua progressiva diminuzione nonché salinizzazione. Vari studi comprovano da decenni questo evidente fenomeno accostandolo sempre ad una annunciata desertificazione del territorio con riduzione drastica anche della sostanza organica. Inoltre, due parametri specifici dell’oliveto pugliese non favoriscono la situazione: le dimensioni degli alberi, ben superiore alla media degli olivi europei sia per età media elevata sia perché molti di essi non vengono potati, e il numero di olivi, circa 65 milioni in tutta la Puglia di cui circa 11milioni solo nella penisola salentina. Queste e altre caratteristiche confermano che l’olivo è sì un albero molto resistente ma, come tutti gli organismi, esso è vulnerabile agli stravolgimenti dell’ecosistema. Queste condizioni hanno quindi (con)causato il disseccamento degli olivi malati. Le analisi sulle foglie e nelle radici hanno indicato anche uno squilibrio della flora di microrganismi della pianta, in favore della proliferazione di microrganismi patogeni: in particolare sono stati rinvenuti funghi patogeni tracheomicotici e foliari, batteri patogeni tra cui la Xylella fastidiosa subsp. pauca e l’insetto rodilegno. È presumibile la presenza di nematodi patogeni, da definire con apposito studio. La somma di questi fattori rappresenta un elevato rischio di compromissione delle vie xilematiche della pianta, dalla radice alle foglie. È noto che un ramo compromesso non uccide un albero, ma la compromissione del sistema radicale può metterne a grave rischio la vita. Gli studi preposti alla individuazione ezio-fitopatologica si sono invece concentrati sulla ricerca di un eventuale microrganismo patogeno ed in particolare si è supposto che il batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca potesse essere la causa di tutto questo. In fase diagnostica però si è rilevato che, nella zona cuscinetto, su 41.520 campioni analizzati dei quali 1.538 sintomatici cioè disseccati, il batterio in questione è stato ritrovato in un unico caso (EC, 2016). Questo risultato mette in discussione l'assioma di un solo fitopatogeno quale unica causa e delle eradicazioni e di un eventuale fitofarmaco universale quali rimedio, rendendo necessari ulteriori studi a più ampio raggio. Esaminiamo in maggior dettaglio quelle che, a nostro avviso, sono le (con)cause dell’indebolimento e del disseccamento degli olivi in Puglia.

Le risorse idriche
In tutto il Salento e
o su acque salate di intrusione marina. Fino a circa trent’ anni fa i pozzi erano solo superficiali, tra i tre ed i dieci metri circa, ma negli ultimi trent’ anni sono stati fatti degli interventi per raggiungere le falde più profonde, attraverso la perforazione dello strato roccioso, dove coesistono acqua dolce e acqua salata proveniente dal mare. La coesistenza delle acque dolci con le acque salate è regolata da complesse fenomenologie innescate principalmente dalla perfetta miscibilità dei due fluidi e dai rapporti intercorrenti tra i carichi idraulici dell’acqua salata e dell’acqua dolce. Sia la natura carsica dei territori, sia scorretti e costanti interventi antropici tra i quali la realizzazione di innumerevoli pozzi artesiani abusivi e sovrautilizzati in tutta la Puglia, hanno gravemente compromesso l’equilibrio e soprattutto la risorsa idrica del sottosuolo. Molte falde superficiali sono ormai vuote, infatti si parla non più di risorsa bensì di “essudato di falda” perché l’acqua piovana che dovrebbe riempirle va invece a cadere nelle falde profonde. Inoltre, la sovrautilizzazione persistente dei pozzi che prelevano l’acqua dalle falde sotterranee ha portato acqua salata nelle falde superficiali e quindi alle radici delle piante. I rischi dell’inquinamento antropico e della contaminazione salina furono già evidenziati da uno studio di natura geologica (Fidelibus e Tulipano, 2002) in cui l’inizio della desertificazione del territorio pugliese, partendo dalla penisola salentina, avrebbe avuto inizio dopo dieci-dodici anni, come in effetti purtroppo è accaduto. L’Università del Salento ha confermato queste gravi criticità della risorsa idrica con un ampio lavoro (Margiotta e Negri, 2005). Le stesse conclusioni sono state confermate sia dal Centro Salute e Ambiente di Lecce (CSA, 2016) sia dalla Regione Puglia (2018). Varie relazioni scientifiche auspicavano spesso un intervento mirato a risanare questa situazione; purtroppo questi progetti non hanno trovato applicazione fino ad oggi

La sostanza organica nei terreni

È ormai sotto gli occhi di tutti che negli oliveti non ci sono più gli animali di una volta: insetti, api, lucertole e tutta la fauna dell’ecosistema oliveto è spesso completamente assente. Questo è sintomo di un quadro drammaticamente più grave per quello che non è sotto gli occhi di tutti, cioè il sotto terra; la sostanza organica nei terreni è mediamente bassissima e talvolta paragonabile a quella della fascia sub-saheliana: in certe zone è tra 0,8 e 1,3 dove il valore 1 è il valore medio di sostanza organica nel Sahel e 4 è il valore di un buon terreno organico. La biodiversità è sensibilmente diminuita negli ultimi anni e il microbiota del terreno (basti pensare ai simbionti micorrizici) è esposto ormai ad alterazioni (disbiosi), il che può favorire l’esposizione degli olivi alla proliferazione di patogeni e ad una più generale diminuzione della resilienza delle piante. L’andamento del declino della sostanza organica in Italia può essere paragonato a quello degli altri paesi mediterranei, ma i danni derivati dall’erosione e dalla salinizzazione dei terreni sono superiori rispetto agli altri paesi con conseguente abbassamento della biodiversità e della fertilità dei terreni (Costantini e Lorenzetti, 2013). I lavori di monitoraggio dell’ARPA in Puglia indicano che questo fenomeno è ampiamente aggravato in questa regione: il parametro ESAs (Environmentally Sensitive Areas), cioè l’indice della sensibilità alla desertificazione di un’area, è mediamente sui livelli di alta criticità in tutto il territorio pugliese, dall’alto Tavoliere al basso Salento, da molti anni. Questa drammatica peculiarità deriva sia da cause

naturali a cui la Puglia è particolarmente esposta e vulnerabile per caratteristiche morfologiche e geografiche, sia a fenomeni antropici, dove un’errata quarantennale gestione delle risorse del territorio per le produzioni agricole ha portato questa situazione oltre i limiti di sostenibilità già da oltre un decennio (ARPA, 2010).

I pesticidi

La qualità delle risorse idriche, gravemente danneggiata dalla progressiva intrusione salina nelle falde sia sotterranee che superficiali, è stata compromessa, speriamo in modo non irreversibile, dal massiccio utilizzo di pesticidi negli ultimi quarant’ anni su tutto il territorio pugliese. Praticamente tutta la Puglia è considerata “a rischio” dal punto di vista della qualità della risorsa idrica sotterranea: gli inquinanti tra i quali nitrati e prodotti fitosanitari e contaminanti di varia natura sono quasi sempre oltre i limiti; lo stress idrico supera i limiti di utilizzo della risorsa; l’impatto antropico ha reso scadenti le qualità idro-chimiche: nitrati, ferro, manganese, ioni ammonio, conducibilità, cloruri, solfati sono quasi sempre risultati oltre i limiti. Le principali cause di questa condizione sono l’uso ed abuso nel settore agricolo di fertilizzanti azotati, lo smaltimento di reflui zootecnici, la cattiva gestione dei fanghi e dispersioni di reti fognarie, gli impianti di smaltimento (CSA, 2016; Regione Puglia, 2016). In un unico campione sono stati rinvenuti simultaneamente fino a quindici differenti pesticidi (ISDE, 2016).

Microrganismi patogeni

Gli olivi colpiti dal Co.Di.R.O hanno iniziato a mostrare i sintomi del disseccamento dopo il 2010. In essi sono stati ritrovati vari microrganismi patogeni, sia nel sistema radicale che in quello apicale e fogliare. In particolare sono stati ritrovati: (i) Funghi: le Università di Foggia, Bari e Firenze ed il servizio fitosanitario della Toscana hanno ricercato e inquadrato i funghi patogeni presenti nelle piante di olivo affette da Co.Di.R.O. È emerso che i principali funghi associati al disseccamento sono Phaeoacremonium aleophilum, Neofusicoccum parvum, Pleurostomophora richardsiae; insieme ad essi sono stati rinvenuti anche Phaeoacremonium alvesii, Ph. parasiticum, Ph. italicum, Ph. sicilianum, Ph. scolyti, Neofusicoccum parvum, Pleurostomophora richardsiae (Carlucci et al., 2013a, 2013b, 2015; ISDE 2016), Verticillium dahliae (Saponari, 2001). (ii) Il batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca ceppo CoDiRO (Regione Puglia, 2014) unica rilevata in Puglia mentre in altre regioni come la Toscana è presente la subsp. multiplex. I dati della Commissione Europea confermano che la percentuale di Xylella fastidiosa subsp. pauca ritrovata nei campioni, tramite test Elisa o PCR, è inferiore al 2%. Rispetto al precedente monitoraggio del 2017 la percentuale sarebbe addirittura diminuita dal 2,3% all’1,8% (Servizio fitosanitario pugliese, 2018). Si deve tenere di conto anche che un test risulta positivo anche se il batterio è morto seppur presente. (iii) Zeuzera pyrina: un altro organismo che causa il disseccamento negli olivi è il rodilegno giallo, (Zeuzera pyrina), un insetto appartenente all’Ordine dei Lepidoptera e alla Famiglia Cossidae, polifago che infesta numerose specie arboree di interesse agrario, forestale e ornamentale. I danni sono causati dalle larve che, neonate e ancora gregarie, scavano delle gallerie di modesto diametro all’apice dei rami di uno-due anni e poi, crescendo, perforano rami di maggiore diametro fino a danneggiare le branche e il tronco. Si aggiungono a questi organismi anche i nematodi patogeni (Saponari, 2001), che causano ferite sul sistema radicale, che a loro volta diventano ingresso ai patogeni che causano i ben noti danni di disseccamento di branche, filloptosi e marciumi. Un settore questo, a nostro avviso, poco esplorato.

Alcune considerazioni e possibili interventi Le condizioni del sottosuolo pugliese, in particolare del Salento appaiono oggi estremamente compromesse. I principali fattori sono l’intrusione salina dai mari sia nelle falde sotterranee che in quelle superficiali; la scarsa risorsa idrica dovuta sia ad uno stress idrico che dura da decenni, sia alla precipitazione delle acque superficiali verso quelle sotterranee; l’elevato inquinamento delle acque e dei terreni dovuto al massiccio utilizzo di pesticidi, sia fitofarmaci che biocidi; la scarsa quantità di sostanza organica nei terreni, spesso inferiore a quella del deserto. Queste condizioni hanno causato un grave indebolimento delle piante, di varie specie di alberi e degli olivi in particolare. Essi sono alberi molto forti, ma adesso molti di loro sono crollati di fronte a questa situazione ambientale. L’indebolimento li ha resi recettivi ad avversità biotiche e abiotiche. Nelle piante malate si trovano spesso microrganismi patogeni come funghi, nematodi nelle radici, e talvolta il batterio Xylella. Anche l’insetto rodilegno ha attaccato molti olivi. Tutto questo ha spesso compromesso anche la morfologia e la funzionalità delle radici che rispondono incrementando la concentrazione di essudati con conseguente aumento dei parassiti, che poi causano altre ferite aumentandone il danno. Si innesca così un esponenziale aumento di ferite, emissioni di essudati e aumento esponenziale dell’esposizione a microrganismi patogeni. Infine sopraggiunge il disseccamento della pianta. Insomma, la causa principale del Co.Di.R.O. è la drammatica condizione del sottosuolo pugliese, seguita dalle altre concause prima esposte, di natura agronomica e non. D’altra parte è noto che la resilienza e le rese delle colture dipendono da fattori climatici (Long e Kettering, 2016), biodiversità e capacità di stimolare le funzioni dell’ecosistema, oltre che da un adeguato sistema informativo degli agricoltori (Lin, 2011; Bullock et al., 2017). Bisogna cercare cioè di potenziare il binomio suolo sano–pianta sana e resiliente (Gaudin, 2018).

Ci sono elementi su cui agire per un giusto approccio di mitigazione degli effetti del Co.Di.R.O. ? Sembrerebbe proprio di sì. Un utilizzo agronomico dell’olivo non avrà le stesse esigenze di un utilizzo non agronomico, ma esistono degli interventi di natura probiotica con sostanze a basso impatto ambientale con i quali sono stati ottenuti risultati promettenti che meritano ulteriori conferme sperimentali. Risulta logico che i principali interventi debbano essere eseguiti sia sul terreno che in chioma. I primi sono in favore delle radici per ristabilire, nel breve-medio termine, il riequilibrio dei parametri idrici ed organici, rivitalizzando il microbioma radicale delle piante, riattivando le interazioni simbiotiche tra apparato radicale dell’olivo e microrganismi, potenziando la capacità di resilienza della pianta e rigenerando il giusto sistema di scambio idrico ed organico tra ambiente esterno ed interno alla pianta. L’utilizzo di consorzi microbici specifici biostimolanti e di biofertilizzanti stanno ottenendo risultati confortanti sui terreni trattati (Masoero et al., 2019; Pergolese, 2018) Questi interventi sono di facile esecuzione, economici ed utilizzabili dagli agricoltori sia attraverso prodotti di basso impatto in commercio, sia attraverso specifiche buone pratiche, sia attraverso la possibilità di preparare essi stessi i prodotti da utilizzare. Gli interventi primari sul terreno possono essere accompagnati da altri interventi specifici sul sistema foliare ed apicale, se sintomatico e aggredito da patogeni: un metodo efficace per diminuire la carica fungina è l’utilizzo di rame, aglio, zolfo e calce, accompagnato da adeguate potature. Alcuni funghi invece attaccano le foglie ma non entrano nel sistema xilematico: in questi casi una potatura del ramo annesso sarebbe inutile. La Xylella fastidiosa agisce dalle foglie ed approcci con prodotti in grado di entrare nel sistema xilematico hanno sensibilmente ridotto la carica batterica con conseguente calo dei sintomi di disseccamento, sia attraverso un composto di zinco, rame ed acido citrico (Scortichini et al., 2018), sia con approccio probiotico attraverso specifici consorzi microbici (Masoero et al 2019). A prescindere da questi interventi specifici in favore delle radici, del sottosuolo e del sistema apicale e fogliare, è di vitale importanza un nuovo approccio all’agricoltura che viri dal convenzionale al sostenibile (Sofo et al., 2014). Per quanto riguarda la salinizzazione delle acque e dei terreni, esistono metodi naturali per desalinizzare le acque, ma sono necessari interventi mirati sia ad un miglior riutilizzo delle acque piovane, sia a fermare il rimescolamento tra le acque di falda sotterranea e quelle di falda superficiale (Pergolese e Pergolese, 2015).

Bibliografia e sitografia:

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– azione 2.1.4 . Relazione finale – vol. 3. Monografia: “Valutazione del bilancio idrico irriguo e proposte di indirizzo” http://www.adb.puglia.it/public/download.php?view.2645

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Sofo A. Ciarfaglia, A. Scopa, I. Camele, . Curci, C. Crecchio, C. Xiloyannis , M. Palese (2014) . “Soil microbial diversity and activity in a Mediterranean olive orchard using sustainable agricultural practices “. Soil Use and Management 30, 160–167. Disponibile al 6 maggio 2019 su: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/sum.12097

Nella relazione a firma di Giorgio Doveri e dell'ingegnere Roberto Dammico, entrambi membri del Comitato emerge che la corposa e qualificata documentazione scientifica prodotta sin dagli anni 50 sulle tematiche ambientali del territorio Pugliese e specificatamente per l’area del Salento, viene di seguito accennata sinteticamente con evidenza di alcune criticità.

Ignorato il d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152: testo unico dell’ambiente. Le criticità ambientali che stringono in una morsa l’intera penisola salentina, ma anche l’intero territorio della Puglia, sono determinate da una cronica mancanza di tutela delle componenti di acqua, aria e suolo, che tale decreto legge impone.

Gestione in emergenza: il lunghissimo periodo di inefficace gestione del territorio, in continua emergenza, ha

reso usuale la condizione di deroga della prassi di pianificazione e quindi ha forzatamente messo in crisi i meccanismi intrinseci di auto equilibrio dei sistemi naturali.

Mancata sostenibilità ambientale: l’emergenza idrica, l’emergenza nella gestione dei rifiuti, ivi compresa la gestione dei trattamenti delle acque reflue, sono la diretta conseguenza della gestione del territorio che ha ignorato gli indirizzi di sostenibilità ambientale.

I controlli e le azioni di tutela sul territorio non possono essere più derogati, per poter rendere, per quanto ancora possibile, reversibile lo stato drammatico del disastro ambientale. Per troppi anni, e colpevolmente, gli enti preposti, nonostante i monitoraggi eseguiti (1995-1997) e successivamente ripetuti sino all’attualità (Progetti “Maggiore” “Minore” e Tiziano) , dessero sempre più indicazione di uno stato ambientale in

continuo e rapido degrado, hanno omesso qualsiasi tipo di intervento correttivo. Ne consegue una situazione “ambientale insostenibile e disastri irreversibili che la Regione va subendo senza che i mass media ne abbiano la benché minima percezione” . (Pubblicazione anno 2013 “ Sviluppi e risultati della rete di Monitoraggio delle acque sotterrane della Regione Puglia” a cura ing. Vincenzo Cotecchia ).

Inquinamento antropico in agricoltura per uso indiscriminato di pesticidi, diserbanti e ammendanti in agricoltura. Tale uso ha provocato il rilascio delle eccedenze di queste sostanze, buona parte delle quali cancerogene, in modo massiccio nelle falde acquifere, con grave pericolo per la salute umana, visto che dalle falde acquifere del Salento, attraverso numerosi pozzi gestiti da Acquedotto Pugliese, viene derivata buona parte delle portate d’acqua destinata al consumo umano. (Banca dati tossicologica del suolo e dei suoi derivati). A tale inquinamento si aggiungono gli sversamenti diretti di reflui in falda (in aree a particolare protezione ambientale, come denunciato a pag 608 negli studi del Prof. Cotecchia (1998) “ Sulla necessità di una consapevolezza politica per la gestione delle acque sotterranee della Puglia”.

Necessita censire la totalità dei pozzi esistenti, buona parte dei quali abusivi, la cui numerosità stimata supera le 100.000 unità e di cui non si conosce l’ubicazione. L’incontrollato emungimento dalle falde sino ad oggi praticato senza controllo alcuno sta determinando la completa salinizzazione delle falde buona parte delle quali sono irrimediabilmente perse. Tale condizione sta già portando buona parte dei territori in una crescente accelerazione verso la desertificazione. (Maria Dolores Fidelibus, Luigi Tulipano “inquinamento salino e antropico degli acquiferi della Murgia e del Salento azioni di salvaguardia” pubblicazione Geologi e Territorio).

1) 2001, “Distribuzione dei patogeni dell’olivo” della Dott. Saponari dell’Università di Bari:

“Lo stato sanitario dell’olivo in Puglia non sembra molto rassicurante. La “Verticillosi”, malattia fungina, risulta in preoccupante espansione.

L’olivo ospita in natura numerose specie di nematodi fitoparassiti che possono in molti casi procurare danni più o meno gravi e inducono specifiche alterazioni all’apparato radicale. “

“la Lebbra degli olivi si rimanifesta epidemicamente con una “forte recrudescenza”, soprattutto nelle province di Brindisi e Lecce.”

“pericolo delle colture intensive perché “inducono un aumento di densità di inoculo nei terreni.”

2) 2002, Inquinamento salino ed antropico degli acquiferi costieri della Murgia e del Salento

Maria Dolores Fidelibus e Luigi Tulipano, Politecnico di Bari

“Saranno sufficienti 10 – 12 anni perché nel sottosuolo salentino circolino dovunque acque a contenuto salino superiore a 3 g/l. Una catastrofe annunziata si compie sotto gli occhi degli addetti ai lavori, senza che nulla venga fatto per arginare un fenomeno che avrà anche paurose ricadute sull’intero ambiente. La sommatoria degli effetti del cambio climatico e della salinizzazione non potranno che avere una unica risultante: la completa desertificazione della Puglia, a partire dal territorio salentino.”

La salinizzazione delle acque di falda è una grave e tragica conseguenza dell’indiscriminato uso dei pozzi profondi, laddove sono stati perforati gli strati rocciosi di 20 - 30 fino a 70 metri di profondità, migliaia di volte. E’ stato trovato glifosato a oltre 60 metri di profondità. Mentre l’acqua salata è stata portata in superficie per decine di anni. Dall’Università di Lecce dicono che le falde superficiali vicino a Gallipoli sono pressoché vuote. Si parla infatti di “essudato” e non di falda.

3) Regione Puglia, Piano fesr 2007-2013, fondo europeo di sviluppo regionale

La documentazione sulla disponibilità di acqua in Puglia, documento completo su “ relazione idrica finale_vol 3 ”, recita a pag.17: “Assumendo il valore di 0,4 quale soglia di stress idrico grave (0,2 è la soglia di attenzione in letteratura), l’intera Regione Puglia risulta avere uno stato di stress medio pari a 0,77.

4) 2010, Lavoro ARPA Puglia “SUOLO” a cura della Dott.ssa Mina Lacarbonara

“ una situazione ad elevato indice di sensibilità ambientale alla desertificazione “ “ Ciò porta a dedurre che sul territorio l’impatto delle componenti pedologiche, climatiche, vegetazionali, gestionali ed antropiche, insieme ai fenomeni di dissesto, si pone al di là dei limiti di sostenibilità. “ In alcuni casi, inoltre, l’azione antropica si esplica del tutto negativamente, come emerso dall’esame dei fenomeni di dissesto, di salinizzazione dei suoli e delle acque sotterranee e dal depauperamento del contenuto di sostanza organica, andando ad aggravare ulteriormente i fenomeni di degrado.“

5) 2012, Regione Puglia, assessorato alla qualità dell’ambiente, Report di monitoraggio ambientale

Stato Acque Sotterranee:

“ Tra i contaminanti di origine antropica, responsabili dello scadimento in classe 4 vi sono i nitrati con concentrazioni superiori al limite di 50 mg/l (limite di potabilità). “

Lo stesso lavoro indica che su 323 punti di prelievo totali in Puglia, in 249 punti sono stati individuati in quantità oltre i limiti: Nitrati, Ferro, Manganese, Ione ammonio, Conducibilità, Cloruri, Solfati.

Dal 2013 si inizia a parlare di xylella.

6) 2013, l’Osservatorio Fitosanitario Regionale fornisce i primi dati di monitoraggio sulla xylella: 1757 campioni, positivi al batterio 5

2016, l’Osservatorio Fitosanitario Regionale fornisce nuovi dati di monitoraggio sulla xylella:

41520 campioni di cui 1538 campioni di piante sintomatiche (cioè con disseccamenti)positivi al batterio 1

7) 2015, il disastro ambientale viene tenuto nascosto e il ministero mente spudoratamente

Relazione del ministero delle politiche agricole e forestali

Misure di contrasto alla xylella fastidiosa, Roma 6 luglio 2015

recita, al primo paragrafo:

“ A.1. Premessa

Dal mese di maggio 2013 sono stati segnalati, da diversi agricoltori e tecnici della Regione Puglia, casi sempre più frequenti di disseccamenti molto gravi di oliveti mai riscontrati negli anni precedenti. Sono state immediatamente avviate indagini di qualsiasi tipo spaziando su tutte le possibili cause che potessero interagire con il disseccamento delle piante, verificando qualsiasi elemento agronomico, ambientale, naturale e inquinante presente nel territorio interessato.

Dopo aver escluso qualsiasi forma inquinante del terreno e dell’ambiente, è emerso invece un quadro sintomatologico fitosanitario alquanto complesso tale da definire un nuovo temine tecnico “Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO)”.

8) 2016, Report CSA Lecce (Centro Ambiente e Salute) in provincia di Lecce, 15 febbraio 2016:

“La progressione del fenomeno di contaminazione salina dell’acquifero infatti, rischia di causare un progressivo e diffuso aumento del tenore salino, rendendo inutilizzabile la risorsa.“

“ Pertanto, la contaminazione del suolo da fonti d’inquinamento puntuali e diffuse ha implicazioni sulla qualità dei prodotti agro – alimentari, sulla qualità delle risorse idriche e, di conseguenza, sulla salute umana.“

Inoltre, lo stesso documento recita:

“ si rende necessario ridurre i prelievi per ridurre i deficit di bilancio e/o limitare il progredire dei fenomeni di contaminazione salina.

Sarebbe auspicabile un minor utilizzo di concimi a base di Azoto e di Fosforo attraverso l’applicazione rigorosa del Codice di Buona Pratica Agricola e attraverso una politica di incentivazione della conversione delle aree agricole esistenti a coltivazioni di tipo biologico.”

9) 2016, “Rischi derivanti dall’obbligo d’uso di pesticidi per il controllo della xylella fastidiosa in Puglia” a cura dell’ “ISDE, International Society of Doctors for Environment” :

“Secondo l’ultimo rapporto reso disponibile da ARPA Puglia, il 73% dei campioni di frutta esaminati negli anni 2013-2014 conteneva pesticidi (che sono stati trovati anche in circa la metà dei campioni di ortaggi, legumi e vino) e, tra il 2012 e il 2014, è aumentata la percentuale di campioni con presenza simultanea di più pesticidi (sino a 15 differenti pesticidi in un unico campione).“

“appare utopico pensare di eliminare completamente con dei prodotti chimici tossici l’insetto vettore della xylella fastidiosa in un’area geografica molto estesa, nella quale la xylella è ormai endemica da anni e in presenza di molte altre possibilità di diffusione del batterio.“

“ Qualunque decisione sarà presa, avrà delle conseguenze sui nostri figli. “

La Dott.ssa Saponari effettua un test di fitopatogenicità sulla xylella. Per essere comprovato devono essere soddisfatti tutti e 4 i postulati Koch.

Due dei 4, nella realtà, non sono soddisfatti, cioè il primo ed il terzo:

il primo: il presunto agente responsabile della malattia in esame deve essere presente in tutti i casi riscontrati di quella malattia. Questo non è soddisfatto in quanto sono moltissimi gli olivi con disseccamenti ma senza xylella.

Il terzo: ogni volta che una coltura pura del microrganismo viene inoculata in un ospite sano (ma suscettibile alla malattia), si riproduce la malattia. Questo non è soddisfatto perchè ci sono moltissimi olivi sani ma con la xylella.

In base a questo test, la xyella non è la causa dei disseccamenti rapidi dell’olivo.

Ciò non toglie che il batterio sia fastidioso, appunto, e che esplichi in alcuni casi il suo specifico meccanismo d’azione che soffoca le branche in cui è presente. Ma questo, molti agricoltori lo sanno da secoli e fino a poco tempo fa hanno saputo risolverlo, sia per xylelle che per molti altri disseccamenti da fitopatogeni. L’uomo respira e mangia dalla bocca. L’albero, e quindi l’olivo, mangia dalle radici. In più il terreno è il suo unico piatto per tutta la vita. Se le sue sostanze non sono compatibili con la vita, ess ovviamente muore dopo aver resistito il più possibile. Ricordiamoci anche che l’Olivo ha un unico modo di esprimere più malattie o debilitazioni, cioè il disseccamento.

La necessità storica e culturale di un olio di bassa qualità ma alta quantità ha forzato le pratiche agronomiche verso un errato sfruttamento della risorsa e della pianta, con gravi utilizzi indiscriminati di veleni, per anni ed anni.

Inoltre la sostanza organica nei terreni salentini è estremamente bassa, spesso sotto il livello vitale: fatto 4 il parametro di un buon terreno, a livello di sostanza organica, e 1 il livello del deserto de Sahara, in molti terreni salenti la sostanza organica è inferiore a 1. Il batterio Xylella è presente, nelle sue numerose subspecie, in quasi tutta Europa e quasi esclusivamente in zone costiere. Non si può neanche più parlare di quarantena, come qualche anno fa, bensì di contenimento. Motivo in più per bloccare la stoltezza delle eradicazioni.

Chi sta operando nella cura delle radici e dei terreni sta ottenendo importantissimi risultati con ripresa degli alberi e della loro produttività. Sono inoltre usciti importanti lavori scientifici universitari e di ricerca in merito, legati molto all’approccio probiotico appunto ed alla fertilizzazione dei terreni collegata ai microrganismi. L’utilizzo dei consorzi microbici è eccezionale, proprio in linea con quanto detto. Ed essi contribuiscono sia alla rivitalizzazione dei terreni che alla riequilibratura dei microrganismi, per riportare alla norma l’inevitabile e naturale equilibrio tra microrganismi buoni e quelli cattivi. Il Dott. Pergolese, dopo i trattamenti e a seguito di analisi certificate, ha visto sparire la xylella dagli alberi trattati. Dopo gli hanno vietato di proseguire le ricerche.

Insomma, la cosa più bella è che c’è una soluzione e che sta funzionando.

Se non si persegue la verità si fa un errore grave di diagnosi, e se si sbaglia la diagnosi si sbaglia la terapia.

Questo fenomeno salentino ci mette di fronte al forse più grande bivio della scienza occidentale moderna: è più corretto uccidere il patogeno quando la salute del paziente è già gravemente compromessa, o è più corretto rinforzare il paziente da renderlo resistente al patogeno? Mi riferisco anche ad antibiotici per un raffreddore, antipiretici per tre linee di febbre, antiinfiammatori per una microcontusione, antidepressivi perchè pensiamo che sia la serotonina il problema ecc. ecc. I microrganismi sono forse il più fondamentale anello del nostro ecosistema, sebben piccoli e per noi schifosi. Ognuno di noi ha in pancia un kilogrammo di batteri e la loro legge di sopravvivenza è l’eterno equilibrio tra i così detti batteri buoni e quelli cattivi. I batteri, nostri antenati, affrontano così la partita della loro esistenza, e l’organismo sano è quello in cui i buoni sono in vantaggio. Essi sono la nostra emozionalità, basti pensare alla reazione che abbiamo quando abbiamo paura, o quando ci innamoriamo di una persona: ci fa male la pancia. E se continuiamo a perseguire il batterio nemico, esso sparirà e ne nascerà uno più forte. E’ ciò che già sta accadendo negli ospedali, luoghi igienizzati per antonomasia, dove una gran parte delle cause di mortalità sono le infezioni da superbatteri. Quindi, apriamo gli occhi adesso e volgiamo lo sguardo ai terreni, trattando le chiome nel modo adeguato e spendendo i soldi a disposizione per:

1) Un pronto intervento immediato sulle chiome, tra disinfezioni, corrette potature e eliminazione delle branche seccate.

2) riportare i parametri vitali dei terreni, cioè risorsa idrica, sostanza organica, fertilità, minerali e piccoli animali, al minimo sindacale compatibile con la vita. Anche per la salinizzazione ci sono metodi naturali molto economici, ma in realtà, come mi fu fatto notare, li ci vorrebbe un progetto di grande opera per riparare al guaio. Grazie a tutta questa attenzione in merito, con una virata del genere, in poco tempo questa sarà una storia passata e l’olio salentino sarà finalmente ottimo e resistente. Siamo pur sempre italiani mediterranei, possiamo essere noi a dire all’Europa cosa va fatto, per un buon olio.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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